Giuseppe, ormai giunto al suo settantesimo compleanno, ha visto crescere tre figli. La moglie, Maria, è scomparsa trentanni fa, e da allora Giuseppe non si è più risposato. Nessun incontro fortunato, nessuna scintilla: le scuse sono infinite, ma alla fine non importa più.
I due ragazzi, Marco e Luca, erano dei veri maestri del litigio e della rissa. Lo si vedeva spostare i figli da una scuola allaltra finché non è capitato sotto la guida di un eccellente professore di fisica, che ha scoperto in loro un talento sorprendente. Improvvisamente, le liti e le botte sono sparite.
Anche la figlia, Ginevra, era un caso difficile. Fatica a inserirsi tra i coetanei, al punto che lo psicologo scolastico le suggeriva una visita dallo psichiatra. Poi è arrivato un nuovo insegnante di lettere, ha aperto un laboratorio per aspiranti scrittori. Ginevra ha iniziato a scrivere dal mattino alla sera; i suoi racconti sono comparsi prima sul giornale della scuola, poi nei club letterari di tutta la zona.
In breve, Marco e Luca hanno ottenuto una borsa di studio al Politecnico di Milano per ingegneria, mentre Ginevra si è iscritta alla facoltà di Lettere dellUniversità di Roma. Giuseppe è rimasto da solo, e per la prima volta ha notato il silenzio intorno a sé come il lupo che ulula nella notte. Ha ripreso la pesca, il giardinaggio e lallevamento di maiali nella sua cascina con un ampio terreno lungo lArno. Con i proventi ha guadagnato decente, anche se a farla notare che un ingegnere in fabbrica guadagna meno.
Con quei soldi ha potuto aiutare i figli a comprarsi delle macchine economiche, dare loro una mano con le spese quotidiane e comprare vestiti decenti. Il tempo, però, è diventato ancora più scarso: la gestione della fattoria e del mercato lo teneva occupato, ma gli andava bene così. Passarono altri dieci anni e il grande giorno si avvicinò: il suo settantesimo compleanno, da festeggiare da solo.
I ragazzi, ormai con le proprie famiglie, erano impegnati in un progetto top secret per il Ministero della Difesa, impossibilitati a tornare per il weekend. Ginevra girava tra simposi di scrittori e giornalisti. Giuseppe non voleva disturbare con un invito.
Sarò solo, senza feste né festeggiamenti. Passerò la serata a controllare la fattoria e, più tardi, con una bottiglietta di grappa, ricorderò Maria e le dirò quanto sono cresciuti.
Al mattino, come di consueto, si è alzato presto per controllare i maiali, perché hanno bisogno di una dieta speciale. Quando è uscito, sul prato illuminato dalle stelle, ha notato qualcosa di strano: un oggetto lungo e avvolto in una coperta di tela.
Che cosè questo? si è chiesto, quando improvvisamente sono scoppiate quattro proiettori!
Le luci hanno svelato il prato, gli invitati e i familiari: Marco e sua moglie con i figli, Luca e la moglie con altri piccoli, e Ginevra accompagnata da un uomo alto con gli occhiali spessi. Tutti con palloncini, soffiatori e pistole ad aria compressa, urlavano e agitavano le braccia:
Buon compleanno, papà!
Il misterioso oggetto è stato quasi dimenticato. I figli lo hanno incastrato impedendogli di tornare in casa, dove le mogli si affrettavano a preparare la tavola.
Aspetta, papà, ti devo bendare! ha detto Ginevra.
Va bene, vai pure ha risposto lui, mentre lei gli avvolgeva una tela robusta sulla nuca e lo girava più volte.
Che state combinando? ha chiesto Giuseppe, un po perplesso.
Un regalo per te ha risposto Marco.
Spero non sia troppo costoso? ha temuto luomo, cercando di mantenere la compostezza.
Non preoccuparti, papà, è solo un pensierino, una piccola chicca di gratitudine. ha aggiunto Luca.
Con la benda rimossa, è scoppiata una musica alta, rullanti di batteria e tutto il resto. I ragazzi hanno strappato la coperta. Sotto la luce dei proiettori brillava una Fiammante Fiat 500 Topolino depoca, verniciata di rosso brillante.
Giuseppe è rimasto senza parole, quasi svenuto per la sorpresa, ed è stato subito sostenuto e messo su una sedia.
Oh cielo, cielo, cielo balbettava.
Calmati, papà gli spruzzava acqua Ginevra, ridendo. Hai sempre sognato questauto.
Ma è è una macchina da una fortuna! si è lamentato.
Non più di quanto valga lamore, papà ha replicato Marco.
Venite, proviamo i posti ha invitato Ginevra. Sediamoci, facciamo qualche foto.
Giuseppe ha aperto la porta, ma lì, dentro, cera una scatola di cartone.
E questa? ha chiesto.
Aprila gli ha detto Ginevra.
Allinterno ha visto due occhi che lo guardavano dal fondo. Ha estratto un piccolo cucciolo peloso, un micino bianco e grigio.
È un vero gatto di famiglia, come quello che avevamo quando Maria era qui. Ricordate? Bombolo. Voi, da piccoli, lo adoravate
Certo, papà hanno risposto tutti.
Non si è più seduto nella Fiat. È salito al piano di sopra, nella sua camera, e ha mostrato la foto di Maria al gattino, piangendo:
Vedi, Marta? Vedi? Ho fatto qualcosa. Non lhanno dimenticato Vedi?
Ma i figli non lo hanno lasciato solo a lungo quel giorno. Il tavolo al piano di sotto era già apparecchiato e sono iniziati i brindisi. Ginevra gli ha sussurrato allorecchio che era al quarto mese di gravidanza e che il suo futuro marito, Filippo, era venuto a trovarla.
Resterò qui. Il lavoro sul mio nuovo romanzo può essere fatto ovunque, e tu il tuo genero tornerà in Inghilterra a trovare i suoi genitori; tra due settimane ci sposeremo nella chiesa di San Giovanni.
Sei daccordo, papà? ha chiesto la figlia.
Sembra un sogno magico ha risposto Giuseppe, bacilandola la fronte di Ginevra.
La giornata è proseguita tra chiacchiere, spuntini, bicchieri di vino e ricordi. La sera è andato alla tomba di Maria, dove ha passato un lungo momento a parlare con lei. La vita sembrava aver trovato un nuovo senso, soprattutto con quella piccola Fiat rossa. Avrebbe dovuto comprare vestiti depoca, salire a bordo e fare un giro verso Firenze.
Sul letto dormiva il piccolo micino, che ora aveva il nome di Tomino.
Tomino ha pronunciato Giuseppe, ripetendo il nome.
Il gattino ha fatto le fusa, allungandosi a tutta lunghezza. Giuseppe lo ha accarezzato, si è sdraiato e, con il ventre caldo del felino, si è addormentato.
Il mattino successivo lattendeva una giornata impegnativa: nutrire i maiali, curare il orto e andare a pesca, come sempre. Al piano di sotto, Ginevra e Filippo dormivano ancora.
Quando i ragazzi e le loro famiglie sono ripartiti, è tornato il silenzio. Tomino ha seguito il suo padrone, è caduto nella mangiatoia dei maiali, si è aggrovigliato nelle reti della barca e ha provato a rosicchiare il pescato. Giuseppe rideva, chiacchierando con il birichino:
Sembra che la giovinezza sia tornata gli ha detto, accarezzandogli la schiena.
Il gattino ha miagolato, afferrando le dita di Giuseppe con minuscoli dentini.
Ah, birbantello! ha esclamato luomo, scoppiando a ridere.
Questo racconto non serve a altro che a ricordare a chi ancora può visitare i propri genitori: non rimandate a domani. Partite subito!






