Diario di Lucia, estate in Toscana
Sapeva tutto il paese, già da settimane, che sarebbe arrivato Lorenzo. Le ragazze serano messe tutte a prepararsi, a farsi i capelli la domenica e scegliere i vestiti più belli. Ma io, Lucia, orfana, per chi dovrei mai fare certe astuzie, non le ho mai capite e resto come sono. Eppure, è stata proprio questa mia semplicità che ha colpito Lorenzo, che si è invaghito di me al primo sguardo.
In paese, molte hanno iniziato a guardarmi storto; insomma, un ragazzo così bello, alto, spalle larghe, sembra uscito da un romanzo e anche di città, con la famiglia che non gli fa mancare nulla e unistruzione deccellenza presa pure allestero. Era la fortuna di tutte, pensavano, e invece ha scelto proprio me.
Mio nonno Pietro, che era stato sindaco e aveva sempre fatto limpossibile per i figli, da allora si vantava di me con tutti, orgoglioso come mai, e già sognava di coccolare pronipoti.
Le ragazze ancora tentavano in ogni modo di attirare Lorenzo, ma niente; la sua attenzione era tutta per me. Appena finita lestate, mi ha chiesto di trasferirmi con lui a Firenze. Prima di andare via, il nonno mi ha dato un consiglio: Vita dura ne hai avuta abbastanza, non lasciare che tuo marito ti metta da parte. Me lo sono promesso.
La vita in città era una corsa continua, tutto così diverso dalle colline tranquille. Speravo che Lorenzo rimanesse sempre protettivo e gentile, come quando ci siamo fidanzati. Ma man mano che si avvicinava il matrimonio, sembrava tutto più faticoso. Cerano i preparativi, i dolci fatti in casa, i parenti che venivano a vedere la promessa sposa, le attenzioni che pian piano diventavano fretta.
Dopo il viaggio di nozze, Lorenzo è cambiato. Iniziava quasi a vergognarsi di me, mi parlava meno. Sua madre, la signora Caterina, non perdeva occasione per trattarmi dallalto in basso, sussurrando a mezza bocca commenti sui piatti che cucinavo o sulle camicie stirate. Ogni giorno trovava qualcosa che non andava il minestrone troppo denso, le camicie con troppe pieghe, il pavimento non ben pulito.
Io soffrivo, ma dove potevo andare? Lavoro non ne ho trovato e Lorenzo non voleva che ci provassi: Con la tua istruzione, quanto puoi portare a casa? Uno stipendio da niente. Resta qui, hai tutto ciò che ti serve.
E io restavo. Quando ho scoperto di aspettare un bambino, Lorenzo era felicissimo. Per un po, sembrava che le cose stessero andando bene: la suocera aveva persino smesso di rimproverarmi tanto, rimproverava piuttosto lui se non mi trattava con cura. Poi la disgrazia: ho perso la creatura. Da lì tutto si è fatto ancora più pesante.
La signora Caterina sospirava: Non servi a nulla, né intelligente né in salute, solo il viso carino ti è rimasto. Ma a che serve?. E Lorenzo, invece di difendermi, sorrideva come se niente fosse.
Quando sono rimasta incinta di nuovo, lha presa male. Niente più coccole, nemmeno parole gentili: solo fastidio. Diceva che ero ingrassata, che non mi sapevo più vestire, che lo stancavo. Caterina lo rimproverava: Non trattare male tua moglie, un figlio deve nascere nellamore!. Ma lamore, io non lo sentivo più da lui.
Abbiamo iniziato a dormire in stanze separate. Lui usciva presto e tornava tardi, volutamente, quando io e la bambina già dormivamo. Notti intere a piangere, ma dove sarei potuta andare? Non avevo nessuno e la mia bimba meritava una famiglia. Non mostravo mai quanto stessi male, perché almeno lei potesse crescere protetta.
Il giorno del parto, lui non era nemmeno a casa da una settimana. Ho chiamato sola lambulanza, e una volta nato il piccolo Angelo, non sapevo nemmeno a chi dovessi telefonare. Eppure, alluscita dallospedale cera una sorpresa: una macchina addobbata coi palloncini, ma senza Lorenzo. Cerano la signora Caterina e nonno Pietro, vestiti a festa con un mazzo di fiori.
Grazie, nipotina, per il dono che ci hai fatto. Non cè nessuno al mondo più dolce della mia pronipote, diceva il nonno; e la suocera, che mi sembrava così fredda, si tratteneva a stento dallaccarezzare la bimba.
A casa, tutto era pronto, la tavola imbandita, la crostata alle pesche che Caterina sapeva essere la mia preferita.
Non pensavo che mio figlio fosse un così grande egoista sbottò Caterina. Si è preso gioco di te e ora si diverte chissà dove, lasciando due donne sole. Ma non temere, ce la faremo senza di lui. Lo caccio di casa, lui non ha più posto qui. Vedrai quanto dura senza di noi.
Come la chiameremo?, chiese il nonno. Magari Teresa, come si chiamava tua mamma?
Non sono riuscita a trattenere le lacrime. Tanto che Caterina mi passava la mano tra i capelli: Vedrai, la felicità tornerà. La maternità ti dona, e chi ti ama davvero saprà riconoscerlo. Lui non lo meritava.
Andrò in paese, lì staremo meglio.
Hai ragione, mi disse il nonno, insieme cresceremo questa piccola.
***
Due anni dopo essere tornata in paese, arrivò la proposta di Matteo, un ragazzo che conoscevo da bambina, semplice e di buon cuore. Un tempo, prima di tutta questa vita con Lorenzo, non lavrei nemmeno notato. Ma ora ciò che volevo era solo questo: qualcuno che sapesse difenderci, che ci amasse, che non ci ferisse mai.
Accetta, Lucia, dove trovi un altro così? Lo conosci da quando eri piccola. E poi, se tornasse Lorenzo…
Non le lasciai finire: Non tornerà. E non lo amo più.
Brava! rise il nonno. Allora ci prepariamo al matrimonio.
***
Il giorno delle nozze venne anche Caterina da Firenze.
Come tratti Lucia? chiese a Matteo, con la solita aria severa, Oggi lhai fatta tornare a piedi dal lavoro, e a casa cè disordine. E la piccola Teresa con le calze ancora da stirare!
E lei chi sarebbe? domandò indispettito Matteo.
La suocera.
Lex suocera, precisò Matteo.
Dai, basta litigare! sorrisi io, Una suocera non è mai davvero ex suocera, non credi?
È lansia, si giustificò Caterina, ho paura di non poter più vedere la mia nipotina.
Venga quando vuole, rispose Matteo, solo che la nostra famiglia adesso la gestiamo noi, senza nessuno a mettere bocca.
Io guardavo Matteo e dentro sentivo una certezza serena: questo, a farmi del male, non permetterà mai a nessuno. Gli sorrisi e il cuore, stavolta, era pieno di speranza.



