«Come hai potuto ridurti così? Figlia mia, non ti vergogni? Hai mani e gambe sane, perché non lavori?» — dicevano alla mendicante con il bambino

Come hai fatto a ridurti così? Figlia mia, non provi vergogna? Hai mani e gambe sane, perché non lavori? dicevano alla mendicante con bambino.

Mariella Rossi camminava lentamente tra gli scaffali del grande supermercato, osservando le file di prodotti colorati con curioso interesse. Passava lì ogni giorno, quasi fosse un lavoro vero. Non aveva bisogno di molta spesa: non nutriva una famiglia numerosa, semplicemente perché una famiglia lei non ce laveva. Ed è per questo che, ogni sera, Mariella scappava dalla sua solitudine rifugiandosi tra le luci e i profumi del supermercato.

Quando fa caldo almeno si può stare seduti su una panchina con le vicine, ma in inverno non cera alternativa. Così Mariella si era affezionata a quelle sue passeggiate anonime nel supermercato nuovo.

Lì era sempre pieno di gente, il profumo del caffè si mescolava alla musica diffusa dagli altoparlanti. E tutte quelle confezioni colorate, simili a giocattoli, le riempivano il cuore e la facevano sorridere.

La vecchietta prese tra le mani un vasetto di yogurt alla fragola, strizzò gli occhi provando a leggere ingredienti e marca, poi lo rimise tra le altre coppette. Quello yogurt non era proprio per le sue tasche, ma guardare non costa nulla.

Intanto, davanti allopulenza degli scaffali, si perdeva nei ricordi del passato: le comparivano davanti le lunghe code al banco, le commesse che sembravano leonesse in cerca di prodotti introvabili. Rammentava le buste grigie di carta grossa in cui avvolgevano le sue fatiche.

Le scappò un sorriso ricordando comera essere mamma, come si impegnava pur di far felice la sua bambina. Mariella si fermò davanti al banco dei surgelati e vi si appoggiò pesantemente, presa da un sussulto al cuore.

Rivide in mente il volto solare della sua Ilaria: capelli ramati riccioluti, grandi occhi grigi, una manciata di lentiggini sul naso e fossette quando rideva. Che bella era, pensò Mariella con un pizzico di nostalgia.

Sotto lo sguardo frettoloso di una cassiera si avvicinò al forno del pane.

Ilaria era stata la sua unica gioia. Una ragazza sveglia, troppo forse per il suo tempo. Quando capì che il lavoro non le avrebbe dato la felicità, scelse la strada della maternità surrogata, nonostante il parere contrario della madre. E come temeva Mariella, quella scelta non portò a niente di buono.

A ventanni, daltronde, chi mai ascolta i genitori? Se solo fosse rimasto suo padre Ma come avevano potuto quei farabutti coinvolgerla in una cosa simile?

Ilaria la prendeva a ridere, accarezzandosi il pancione: Per me questo non è nemmeno un bambino, sono solo soldi facili diceva con leggerezza.

Poi ci furono il parto difficile, lindifferenza dei medici, e Ilaria che, tre giorni dopo aver dato alla luce la bimba, se ne andò. La piccola fu portata subito via dai genitori committenti; Mariella ovviamente non vide un eurodel resto, i patti non erano con lei.

Così, dopo il funerale di Ilaria, Mariella restò sola al mondo. Nessun parente, nessuno. Quasi la solitudine fosse una coperta che la si tirava addosso per non sentire nulla, e ci stava bene così.

Addentrandosi verso il reparto pane per comprare almeno una rosetta (giusto per non sembrare una che vaga senza motivo), Mariella contò le monete in tasca, pagò alla cassa e si strinse il resto nel pugno prima di uscire. Aveva già passato abbastanza tempo lì per quella sera.

Notò la mendicante giovane il secondo giorno dallapertura del supermercato, circa un mese prima. Era al suo solito rito, quando la ragazza la colpìforse per la sua giovinezza così evidente, forse per la postura triste. O magari per il modo in cui teneva stretto il bambino.

Ma come si può ridursi così? pensava mentre si avvicinava. Gettò qualche centesimo nel bicchiere accanto e si rivolse con dolce fermezza: Figlia, ma non ti vergogni? Hai salute, potresti lavorare. Sei giovane, forza, non buttarti via.

La giovane donna ringraziò per gli spiccioli, ma invitò Mariella ad andare: Grazie, signora, ma vada pure. Più riesco a raccogliere, meglio è.

Mariella annuì mestamente e si allontanò senza insistere: non stava lì a fare la predica, voleva soltanto dare una mano, come sapeva fare. Nessuno ci badava più: né la polizia, né i servizi sociali. Mendicanti ne vedevi ormai a ogni angolo.

Tornando a casa, Mariella non riusciva a togliersi dalla testa gli occhi grigi e la voce giovane di quella ragazza. Quelle sfumature le sembravano così familiari Ma dove le aveva già sentite?

Arrivata, tolse gli stivaletti bassi e si diresse in cucina: accese la luce, posò il pane e in un quarto dora era già con il suo tè zuccherato preferito e una fetta di pane nero con un sottile strato di salame. Chissà quanto avrà fame quella poverettacol freddo che fa! Che vita pensò tra sé.

Diede uno sguardo fuori dalla finestra. Trepidò vedendo due uomini grossolani forzare la ragazza verso una macchina.

Mariella fu presa dal panico, corse a prendere il telefono per chiamare i carabinieri, ma la bloccò il timore di poter peggiorare la situazione. Guardò ancora: la piazzetta era ormai deserta. Decise di aspettare lalba.

Passò una notte agitata a pensare a quella giovane e al bambino. Prima che facesse chiaro, sognò qualcosa di strano: vide Ilaria sulluscio del supermercato, in braccio una bambina tutta livida dal freddo. Mariella la stringeva forte per scaldarla, ma Ilaria non reagiva: Non ho freddo, mamma, le disse.

Mariella prese la piccola dalle braccia della figlia, scostando una copertina: era una grande bambola, al collo una medaglietta.

Con quella medaglietta ripeté quasi in trance, svegliandosi di soprassalto.

Le nove già passate: si affacciò e riconobbe la ragazza, ancora lì davanti allingresso. Menomale, sospirò facendo un segno della croce.

Era la vigilia di Capodanno e faceva un freddo intenso. La ragazza col bimbo era in strada da più di unora, rischiava di congelarsi.

Mariella prese il pane, preparò velocemente dei panini col salame, riempì il thermos di tè dolce e si vestì in fretta.

Quando le si avvicinò, la giovane nascose con il foulard un livido sulla tempia. Non preoccuparti, cara, disse Mariella allungandole il cibo. Non voglio che tu soffra la fame.

La ragazza sorrise stancamente con gli occhi e si sistemò poche panchine più in là, divorando i panini quasi senza respirare, guardando sempre il piccolo che piangeva. Finito lultimo boccone, ringraziò e si affrettò a tornare dalla signora.

Grazie mille. Ora, fino alle sette, teniamo duro. Poi verranno a prenderci, disse a bassa voce.

Mariella tornò spesso alla finestra a controllare il termometro, il freddo aumentava. Alle cinque prese un vasetto di minestrone e tornò al supermercato, lasciando il barattolo accanto alla giovane e qualche moneta in tasca. Poi entrò rapida a comprare salame e cetriolini per la classica insalata russa di Capodanno. Aveva poco, ma non avrebbe patito la fame.

Alluscita della spesa, la ragazza e il barattolo erano spariti. Staranno mangiando da qualche parte, pensò Mariella rincuorandosi mentre tornava a casa.

Si mise a tagliare gli antipasti, mise il carpione nel forno. Magari qualche vecchia vicina sarebbe passata a farle compagnia.

Verso le dieci, Mariella diede unultima occhiata dalla finestra: voleva vedere la giovane andare finalmente via al caldo. Tra le lucine natalizie del centro commerciale, individuò la sagoma seduta sulla panchina, piena di singhiozzi.

Non resistette: mancavano due ore al brindisima sotto casa sua qualcuno stava congelando. Si gettò il vecchio scialle sulle spalle e, in pantofole, corse giù per la scala. Si fermò ansimante davanti alla ragazza, prese fiato, poi si sedette accanto.

Non ho più dove andare, disse piano la giovane.

Nei suoi occhi si aggrappava una speranza flebile. Vi prego, tenga lui, le consegnò il fagottino che stringeva e si avviò verso la strada.

A Mariella le mancò il fiato. Era tutto chiaro e terribile. Quella lì non stava andando verso una bella vita. Si alzò di scatto e la raggiunse: Ma cosa pensavi di fare? Vieni con me!, le intimò trascinandola verso il suo palazzone lì vicino.

Nel calore della cucina, Mariella prese il bambino e lo avvicinò al termosifone. Come ti chiami?, domandò, ma si bloccò notando un ciondolo con un orsetto tra i vestiti della ragazza.

La giovane seguì il suo sguardo: Non si preoccupi, è tutto ciò che mi resta di mia madre.

Mariella impallidì, si sedette stremata. Quella medaglietta la stessa che aveva regalato anni prima alla sua Ilaria, che era stata trasformata in ciondolo per il suo sedicesimo compleanno, vendendo la vecchia spilla della nonna per comprarle una catenina doro e offrirle una festa in trattoria.

La ragazza tolse il cappotto e chiese sottovoce: Posso farmi una doccia?

Mariella acconsentì e restò a sorseggiare un po di camomilla. Allora è lei è la mia nipotinanon può essere!. Poi cambiò il bambino e gli preparò un giaciglio sul divano, mentre aiutava la giovane a sistemarsi per la cena.

Arianna!disse ad un tratto, quasi per caso.

Come fa a saperlo?

Mariella fece un gesto vago: Forse lho sentito mangia pure.

Le sudava la fronte. Non aveva più dubbi: quella era la nipote dà tanto cercata. Lidentico nome che volevano darle i genitori affidatari.

Arianna le sorrise calda, con ammirazione davanti alle pietanze. Prese a mangiare di gusto.

Mariella la osservava con attenzione, cercando nel suo volto tratti familiari.

Allora, Arianna, raccontami, che ti è successo? domandò, con un tono che lasciava intendere tutto lamore che provava. Arianna scoppiò a parlare, come volesse liberarsi finalmente di tutto quel dolore.

Raccontò di aver vissuto fino a cinque anni con mamma e papà, una bambina felice con persino un piccolo pony, chiudendo gli occhi davanti a quel ricordo. Poi tutto svanì: i genitori litigarono e si separarono. Restò con la madre, che un giorno la portò in istituto, firmando la rinuncia. Arianna non capì mai il perché. In un attimo, si passò dalla favola allorfanotrofio, come oggetti buttati via.

Dodici anni in comunità, poi la vita fuori. Le diedero, da orfana, un piccolo appartamento, ma era una baracca destinata alla demolizione. Lì incontrò Saverio, lidraulico. Quando lui seppe della gravidanza, svanì. Alla fine, la baracca venne sgomberata e ad Arianna fu permesso di restarci solo fino al parto.

Peccato che, nel frattempo, la sua nuova casa era già stata occupata da altri. Arianna non aveva la forza di battersi con un bimbo in braccio. Così si ritrovò per strada, tra stazioni e scale della metropolitana, a chiedere lelemosina.

Fu lì che la notò Igor Il Tosco, che gestiva i senzatetto. Una mendicante carina con bambino fa soldi, pensò. Le propose un letto in cambio di ciò che raccoglieva.

Finirono dunque in un grande scantinato con tanti altri miserabili: paralitici, malati, e chi con trucchi da teatro faceva la fame finta, col trucco di lividi finti e pancioni posticci. I migliori attori portavano tanti soldi al capo, quelli impacciati, come Arianna, sempre meno.

Le giornate pari e uguali: la mattina li smistavano per le strade, la sera raccolta dei guadagni. Poi, però, le minacce si fecero pressanti. Le dicevano che il bambino piangeva troppo e dava fastidio.

E oggi nemmeno son venuti a prenderla: lhanno scaricata così. Arianna abbassò la testa sul piatto mezzo vuoto.

Grazie, non so come avremmo passato la notte, io e lui Poi pose la forchetta, sbadigliò e aggiunse: Domani ce ne andremo, davvero, se solo riesco a dormire.

Si addormentò con una facilità disarmante. Mariella la aiutò a sistemarsi sul letto, il piccolo in poltrona vicino a lei. Poi si sedette al tavolo con il discorso del Presidente che parlava in TV.

Non li avrebbe lasciati andare via, né domani, né mai. Sarebbero vissuti con lei, era giusto così. E quando fosse arrivato il momento, avrebbe raccontato tutto alla nipotina e aiutato Arianna a crescere suo figlio, a trovare una nuova felicità.

Allo scoccare della mezzanotte, Mariella si versò un goccio di limoncello, brindò da sola, poi si avvicinò alla finestra e si perse tra i fiocchi di neve illuminati dai lampioni. Grazie, Signore, per questo miracolo inatteso. Basta solitudine. Finalmente ho di nuovo una famiglia.Il bambino si svegliò con un breve vagito; Mariella si avvicinò e, senza pensarci troppo, lo strinse delicatamente tra le braccia. Guardò il piccolo viso dai lineamenti indefiniti e si accorse che, nel riflesso opaco della finestra, cera la sua Ilaria che le sorrideva tenera, orgogliosa. Ci sei riuscita, mamma, sembrava dirle.

Dalle strade arrivavano i botti della festa, la gente gridava di gioia. La città salutava il nuovo anno ignara dellalba che, in quella piccola cucina, già stava sorgendo. Mariella si girò verso Arianna addormentata e il suo cuore si gonfiò di emozione: non era più solo una vecchia signora invisibile tra gli scaffali, ma il punto dapprodo di una storia travagliata.

Le lacrime, stavolta, non erano di solitudine ma di gratitudine. Tese la mano e accarezzò i capelli di Arianna, leggeri come la speranza. Il bambino, avvertendo quel calore, si quietò tra le sue braccia. Mariella capì che ogni sofferenza si era trasformata, come un seme nel gelo, in una promessa di primavera.

Il futuro sarebbe stato incerto, ma ora aveva di nuovo qualcuno per cui preparare la colazione e spettinare con un bacio la domenica mattina. Un motivo per mettere il pane fresco in tavola, e raccontare ancora una volta come nonostante tutto, il cuore delle madri sa ritrovare la strada di casa.

Fuori nevicava fitto. Ma, almeno lì, nessuno avrebbe più sofferto il freddo.

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