Come ravvivare un matrimonio? — Quando tuo marito ti propone una “relazione aperta” all’italiana, tra gelosie, ravioli e puntate di Sanremo

Riscaldare il matrimonio

Senti, Lella Che ne diresti se provassimo una relazione aperta? propose un giorno, con cauta timidezza, Vittorio.
Scusa? per un attimo, Lella non colse il senso. Ma stai scherzando davvero?
E cosa cè di strano? Ormai è normale disse il marito, alzando le spalle e mantenendo con fatica unaria tranquilla. In Francia, in Olanda le persone fanno così, è comune, dicono che aiuta a tenere vivo il matrimonio. Anche tu me lo dicevi, che una piccola trasgressione ogni tanto sulla dieta, un pezzetto di cioccolato, non fa male: basta non esagerare. Ci vuole varietà, in tutto.

Lella sbatté le palpebre lentamente, cercando di dare un senso alle sue parole. Paragonare lamante a un cioccolatino era una pazzia. O forse una sfacciataggine inaudita.

Vitto cominciò. Se vuoi andartene, fallo e basta. La libertà te la do, ma non tirarmi dentro questa schifezza.
Dai Lella, sempre a fare la puntuta! Ti amo, lo sai. Solo che mi sembra che ci siamo spenti. Un po di pepe non ci starebbe male: ormai dormiamo ognuno da una parte del letto, parliamo solo di bollette e spese. Serve una scossa. E non ti vieto niente. Ti lascio libera, conosci gente, ti diverti un po. Che cè di male?

Lella accennò un sorriso amaro. Allimprovviso le fu tutto chiaro: il marito stava mentendo. Quegli occhi che sfuggivano lo sguardo, le dita che tamburellavano nervose sul tavolo Libertà: lui la voleva già da prima.

Vitto, dimmi la verità. Hai già trovato qualcuna, vero? Ora vuoi mettermi in mezzo solo per sentirti meno in colpa?
E cominciamo sbuffò Vittorio. Avrei dovuto star zitto. Tu sei rimasta donna daltri tempi. Dimentica quello che ho detto

Si alzò, recitando la parte del santo offeso, e andò in salotto. Lella rimase sola con i suoi pensieri.

Venticinque anni trascorsi insieme. Gli aveva dato il meglio di sé, aveva accettato i suoi saliscendi, la miseria, le ore piccole al lavoro che ora sembravano altro E lui, adesso, sazio e comodo sul divano, proponeva di sporcare la famiglia solo per una scossa. Che parola comoda, divertirsi.

Quella notte dormirono, se così si può dire, in stanze separate. Lella girò per ore nel letto, fissando ora il soffitto ora il buio della finestra, ripensando a come erano arrivati a quel punto. Cera stato un tempo in cui Vittorio le regalava mazzi enormi di glicini, si dava da fare per organizzare un matrimonio da favola, e piangeva di gioia quando nacque loro figlia. Ora era meglio se se ne fosse andato davvero.

Dove era il punto di non ritorno? Quando lei smise di truccarsi per lui? O quando lui dimenticò per la prima volta il loro anniversario, inventandosi unemergenza? Ma ormai, a che serviva porsi ancora queste domande?

Da una parte, Lella avrebbe voluto semplicemente chiedere la separazione e cancellare tutto. Dallaltra come si fa a gettare alle ortiche quasi metà della propria vita?

Forse tra loro non cera più passione, ma cerano abitudini, la casa comprata insieme, la vita organizzata dopo tanti sacrifici. E Vittorio le era sembrato un rifugio sicuro tante volte. La figlia ormai viveva da sola, la vecchiaia incombeva, ma insieme avevano sempre trovato il modo di aiutarsi e curarsi. Una volta Vittorio si era persino sobbarcato un debito per dare una mano a sua madre. Non sono cose che tutti farebbero.

In Lella si agitava una tempesta di emozioni: rabbia, paura, delusione. Forse pensa che io non valga più niente, rifletteva con amarezza. Che sono una donna ormai finita, buona solo per preparagli il minestrone, rammendare calzini per i nipotini, e aspettarlo a casa come una serva fedele.

No. Mai.

Va bene comunicò al marito la mattina dopo. Facciamo come dici tu.
Scusa?
Ho detto che sono daccordo con i tuoi rapporti aperti.

Quasi gli andò di traverso il caffè. Si aspettava urla e lacrime, invece lei disse solo sì.

Ecco, vedi? Magari ti piace pure bofonchiò lui. Ah, stasera torno tardi.

Le fece male, ma mantenne la maschera. Così, tanto per vedere fin dove sarebbe arrivato.

Quella sera Milano era grigia e silenziosa. Lella si sentiva a pezzi, come se le avessero detto che era un oggetto superato, abbandonata perché fuori moda.
Si guardò allo specchio: occhi stanchi, qualche ruga, la pelle non più perfetta. Ma il fisico reggeva ancora, i capelli erano folti. Era ancora bella? Forse il problema non era lei perché altri uomini le facevano ancora la corte: Andrea, ad esempio, il capo dellufficio accanto, appena arrivato dalla sede di Bologna.

Andrea era un uomo affascinante, brizzolato sulle tempie, voce roca, sorriso ironico. Dal primo giorno, non perse occasione di farle un complimento, aprirle la porta, offrirle un caffè. Più volte la invitò a pranzo; una settimana prima, a cena.

Andrea, sono a dieta la dieta sposata scherzò lei allora.
Lella, il matrimonio è solo un timbro sul documento, non una sentenza rispose lui, ammiccando. Ma non insisto.

Vittorio voleva che lei si divertisse? Ebbene, perché no?

Buonasera, Andrea. Vale ancora linvito a cena? Stasera avrei voglia di trasgredire alla dieta, scrisse su WhatsApp.

Non era vendetta. Lella voleva solo sentirsi ancora una donna. Ritrovare sé stessa, che il marito in quei giorni aveva calpestato.

La serata fu un piacevole miscuglio di emozioni. Andrea era galante, le spostava la sedia, versava il vino, la ascoltava davvero. E la guardava come se lei fosse la sola donna sulla terra.

Lella provava imbarazzo, ma anche qualcosa di nuovo e dimenticato: un pizzico di eccitazione, il piacere di sentirsi importante agli occhi di qualcuno. Era la prima volta da anni che la sua vita si riempiva di altro oltre ai fornelli e alle calze sporche di Vittorio.

Vuoi venire da me? le disse Andrea, dopo il dolce. Passiamo dallenoteca, scegliamo una bottiglia, magari guardiamo un bel film

Lei annuì. Una vocina urlava Fermati!, ma subito le tornò in mente la faccia di Vittorio quando le aveva suggerito di svagarsi.

Erano appena arrivati a casa di Andrea, quando il telefono di Lella prese a squillare. Vittorio. Ley rifiutò la chiamata, poi ancora: ma lui insisteva.

Pronto? rispose, cercando di restare calma.
Dove cavolo sei?! attaccò subito Vittorio. Sono le dieci, in casa non cè niente da mangiare, tu sei sparita! Ma ti sembra normale?

Lella rimase impietrita. Andrea, sentendo il tono, si defilò discretamente in unaltra stanza. La magia si dissolveva rapidamente.

Sono a un appuntamento, Vitto.
Cosa? Che cazzo dici?!
Devo proprio spiegartelo come a un bambino? Ieri hai voluto la relazione aperta, mi hai detto di uscire, svagarmi con qualcun altro. Ecco, ci sto provando. Non ti piace?

Il silenzio calò pesante, rotto solo dal respiro affannato di lui. Poi, come una diga che crolla, scoppiò.

Ma tu tu davvero sei corsa da uno? Era per scherzo! Volevo solo vedere la tua reazione! Proprio tu, che facevi la vittima appena ti si libera un attimo, vai via?

Lella rimase senza parole.

E tu dove sei stato stasera?
Da nessuna parte! In ufficio, e basta tagliò corto lui. Basta. Io non voglio prendere malattie da te. O te ne vai o me ne vado io. Separiamoci.

Riattaccò. Lella fissò il muro con gli occhi sgranati, umiliata e ferita.

Tutto bene? domandò Andrea.
Sì nulla di grave Lella cercò di sorridere, senza riuscirci.
Lella forse a questo punto è meglio che torni a casa, chiaritevi

La fiaba era finita, la carrozza si era trasformata in zucca, e il galante cavaliere diventava un uomo che non voleva finire dentro un pasticcio altrui. Andrea era stato gentile, ma non si era certo iscritto per una commedia familiare.

Forse sarebbe stato meglio separarsi subito. Ma le idee migliori ti vengono sempre tardi.

Quella notte Lella non tornò. Andò in un piccolo albergo vicino a Porta Venezia. Non se la sentiva di affrontare lurlo di Vittorio, e le serviva tempo per accettare che ormai nulla sarebbe tornato comera prima.

Passarono tre anni
La vita, come uno scultore, tagliò via tutto il superfluo, anche se il dolore fu acuto.

Vittorio si rifidanzò in fretta. Prima ancora che il divorzio fosse formalizzato. Ma la nuova donna lo lasciò proprio quando vendettero lappartamento: con la sua fetta di euro e via.

Andrea sparì dalla sua vita. Si incrociavano ancora negli uffici, ma erano frasi di circostanza. Lella capì una cosa: certi uomini sono felici di fare gli amanti, ma appena cè uno spiraglio di impegno o sostegno vero svaniscono come la nebbia nei Navigli.

Ma Lella non cercò più nessuno. Appena si trovò sola nella sua nuova casa, scoprì di avere uninfinità di tempo e di energie che prima evaporavano dietro ai capricci di Vittorio o ai lavori domestici. Ora si occupava di sé, finalmente.

Andava in piscina la mattina, e la schiena migliorò subito. Frequentava corsi di inglese per tenere la mente allenata. Cambiò taglio di capelli, rivoluzionò larmadio.

E soprattutto: diventò nonna.

La figlia, Marina, aveva avuto da poco la sua prima bambina. Allinizio della separazione, quando la situazione era esplosa, Marina aveva preso le parti del padre. Vittorio era stato abile a fingersi vittima, a dipingere la madre come una traditrice.

Ma il tempo rimise tutto al proprio posto. Un pomeriggio Marina volle incontrare la madre per chiarirsi, guardarla negli occhi, magari accusarla. Ma vide solo una donna stanca e sincera.

Lella le raccontò tutto, dal primo momento: la proposta bizzarra di Vittorio, le continue assenze dal lavoro, la solitudine che ormai la teneva compagnia da anni. Marina, ormai sposata, la capì. E quando il padre corse subito fra le braccia di unaltra, prese decisamente le difese di Lella.

Ora, Lella era seduta in cucina da Marina, la nipotina Sofia tra le braccia che cercava di afferrarle il dito.

Lo sai che papà ha chiamato di nuovo disse la figlia, stizzita. Voleva venire a vedere Sofia.
E tu? domandò pacata Lella.
Gli ho detto che non ci saremmo fatti trovare sbuffò Marina. Non voglio farlo entrare, mamma. Un giorno parla male di te, il giorno dopo mi chiede di farvi riappacificare. Ormai ogni volta che si presenta, mi viene lansia. E poi non voglio che metta Sofia contro di te. Che stia pure con la sua libertà

Lella tacque, stringendo più forte la nipotina.

Vittorio aveva avuto tutto lo spazio che voleva. Nessuno più che lo cercasse, nessuno che protestasse davanti al televisore. Ma aveva scoperto che la libertà, senza nessuno accanto, ha il gusto amaro della solitudine. E ormai era tardi per rimediare.

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