Coppia senza figli scopre un neonato sulla panchina; 17 anni dopo i genitori appaiono chiedendo l’impossibileI loro occhi, colmi di disperazione, imploravano che il bambino potesse restituire la vita rubata al loro passato perduto.

Livia e Marco uscirono dalla casa dei loro amici, dove avevano festeggiato allegramente un compleanno, e si diressero verso casa. Già da tempo novembre aveva avvolto la città di Roma in una coltre grigia. Sotto la luce fioca dei lampioni si scorgeva la neve cadere lenta, e un leggero vento spingeva i fiocchi a danzare.

Che meraviglia! esclamò Livia, rapita dallo scenario notturno.
Certo, cara rispose Marco, avvolgendo la moglie in una stretta affettuosa.

Mentre avanzavano, Livia si fermò improvvisamente.
Senti? chiese a Marco.
Sì, una voce di pianto rispose lui, guardandosi intorno.
È strano sentire pianti così in piena notte, sembra un pianto di neonato osservò Livia, preoccupata. Lo sento da vicino, ma non riesco a capire da dove provenga.

Si fermarono e guardarono attentamente.
Credo sia da lì! disse Marco, puntando verso il parco di Villa Borghese. Corse verso la panchina coperta di neve, dove un piccolo cumulo di vestiti lasciava trasparire un lamento.

Che piccolina mormorò Livia. Ma dovè la mamma?
Sembra che labbiano lasciata qui, sola ipotizzò Marco.

Con cautela Livia sollevò il neonato tra le braccia; il bambino si calmò subito.
Piccola, chi ti ha fatto questo? la sua voce era un sussurro colmo di tenerezza. Davvero dei genitori così crudeli da abbandonarti al gelo?

Rientrati in casa, posero il bambino sul divano e lo avvolsero in una coperta logora, rivelando una neonata di pochi giorni, vestita con una maglietta stracciata e una copertina di vecchia lana.

Dobbiamo nutrirla subito, e probabilmente il pannolino non è stato cambiato da ore Livia, le lacrime appannavano gli occhi.
Corro a comprare tutto, promise Marco.

Livia insistette:
Prendi latte in polvere, biberon, pannolini devo cullarla, altrimenti piangerà di nuovo.

Quindici minuti dopo Marco tornò con sacchetti di acquisti.
Ecco i pannolini usa e getta, non abbiamo altro disse, posando il pacco sul tavolo.
Perfetto, ora la cambieremo e la nutriremo esultò Livia, agitandosi attorno al piccolo corpo. La pelle del neonato era screpolata; Livia la coprì delicatamente con una crema per bambini e posò i nuovi pannolini. Il piccolo afferrò il ciuccio con una fame che sembrava infinita.

Dobbiamo chiamare la Polizia, altrimenti sembrerà che siamo noi a sottrargliela propose Marco, preoccupato.
Hai ragione, non voglio finire nei guai con gli agenti rispose Livia, cullando la bimba finché non si addormentò.

Allalba, gli agenti dei servizi sociali e della Polizia comparvero nella loro abitazione. Livia osservò con angoscia mentre la piccola veniva portata via. In una sola notte si era legata al cuoricino di quella creatura, e la separazione le fece sentire una pugnalata al petto. Livia e Marco non avevano figli da sette anni; un tempo Livia era rimasta incinta, ma aveva perso il bambino al quarto mese. Da allora avevano rinunciato a sperare in una nuova vita. Forse la bambina trovata aveva davvero perso i genitori

Rimasti soli, i due coniugi rifletterono sul destino della piccola.

Amore, come vorrei ancora stringerla tra le braccia! È così dolce, disse Livia.
Sai, tutta questa confusione mi ha fatto apprezzare il piccolo caos intorno a un bimbo osservò Marco, guardando fuori dalla finestra. Le mamme con passeggini si intrattenevano nei giardini dei condomini; Marco immaginò Livia tra quelle madri felici e sorrise.

Tre mesi dopo il sogno divenne realtà. I servizi sociali non riuscirono mai a rintracciare i genitori biologici di Ginevra, la loro nuova figlia. Livia e Marco erano felici. Avevano comprato tutto il necessario: passeggino, lettino, vestiti, giocattoli. Ginevra era diventata la loro gioia più grande. Livia passeggiava orgogliosa con la carrozzina rosa nel cortile del suo condominio, chiacchierando alle altre mamme. Nessuno dubitava che avrebbero fatto tutto per lei.

Ginevra crebbe forte. A diciassette anni si laureò con una medaglia doro e decise di iscriversi alluniversità di Scienze dellEducazione.

Alla festa di fine anno, tutta la famiglia era riunita a tavola per festeggiare. Un improvviso bussare alla porta interruppe i brindisi.

Apro, voi, ragazze, accomodatevi disse Marco sorridendo, correndo verso lingresso.

Ben presto apparvero una coppia ubriaca: un uomo paffuto e una donna con i capelli arruffati, vestiti con un giubbotto logoro.

Donnetta, congratulazioni per la tua laurea! proclamò la donna, con voce rauca.
Sì, siamo fieri di te! rispose luomo, grattandosi la nuca come se cercasse le parole giuste.

Chi siete? chiese Ginevra, saltando dal tavolo. Perché siete qui?

Siamo i tuoi veri genitori, cara affermò la donna, ansimando. E ci hanno trovato su una panchina del parco quindici anni fa.

Mamma, papà, spiegateci… è uno scherzo? domandò Ginevra, guardando confusa tra gli estranei e i genitori adottivi.

Ginevra, non ascoltarli. Sono dei bevitori, vogliono solo un posto dove bere disse il padre, cercando di apparire convincente.

Ah, allora siete qui per il vostro hangover? replicò Ginevra, sarcastica. A che gioco siete venuti?

Livia intervenne, raccontando con lacrime agli occhi la storia del ritrovamento nel parco. Ginevra, sconvolta, quasi scoppiò in pianto, poi con voce ferma ordinò:

Se è vero, andatevene subito!

La donna ubriaca sbottò:

Ma cara, hai dei fratellini più piccoli, non è così? disse, strappandosi i capelli. Il marito si dimenava, sembrava perso nel tempo.

Va bene, tornerò a trovarvi ma per favore non tornerete più nella nostra casa promise Ginevra.

Gli estranei si inchinarono, poi uscirono. Marco chiuse la porta con un sospiro di sollievo.

Che odore lasciarono! esclamò Livia, aprendo la finestra per far entrare laria fredda.

Ginevra, curiosa, chiese ai genitori adottivi:

È vero quello che dicono?

La madre abbassò lo sguardo.

Sì, figlia.

Il padre confermò, raccontando di come lavessero trovata sul freddo della panchina, avvolta in una vecchia coperta, e di come avessero affrontato ogni burocrazia per ladozione.

Allora allora vi voglio ancora di più, mamma, papà! quasi in lacrime, dichiarò Ginevra, abbracciando i genitori con gratitudine.

Il tempo passò. Quegli ospiti indecenti non tornarono più. La famiglia di Ginevra capiva il loro perché: gli uomini ubriaconi avevano solo bisogno di denaro, e la loro figlia, lasciata a caso, era diventata unopportunità per loro. Ginevra, con il cuore grande, non poteva accettare che qualcuno potesse sfruttare bambini così.

Anni dopo, Ginevra si diplomò e trovò lavoro in un collegio pedagogico. Mai dimenticò i fratellini e le sorelline che avrebbe potuto avere. Decise allora di partire, insieme al suo compagno Vincenzo, verso lindirizzo che le era stato indicato. Dopo un lungo viaggio, giunsero a una casetta diroccata, ancora abitata da qualcuno.

È qui? esclamò Vincenzo, stupito.
Sì, credo di sì rispose Ginevra, entrando nel cortile abbandonato, che sembrava non essere stato ristrutturato da centinaia di anni.

Batterono alla porta di legno. Dopo pochi secondi, si udirono passi.

Ah, vi ricordate di noi? gracchiò una donna dallaspetto trasandato. Entrate, chi è con voi? Il tuo ragazzo? Se è così, servirebbe un bicchierino per festeggiare.

Sono il fidanzato, ma non siamo qui per questo rispose serio Vincenzo.

E allora? Dateci anche un centesimo, i bambini hanno fame, e noi noi non abbiamo niente. Il vostro padre è morto lanno scorso borbottò la donna, scrollando le spalle.

Nel corridoio apparvero due occhi di bambino vigili.

Questi sono per voi disse Vincenzo, porgendo due grandi scatole di caramelle. I bimbi afferrarono i doni e corsero via.

Seduto a tavola cera un ragazzo magro, che osservava gli ospiti con timore.

Questo è Mino, il nostro piccolo timido, ma ha un grande sogno: studiare sussurrò la donna.

Ginevra si avvicinò, sorridendo.

Piacere, Mino. Sono tua sorella.

Il ragazzo le lanciò uno sguardo dubbioso, ma poi allungò la mano.

Ginevra e Vincenzo portarono Mino con sé. Il ragazzo si rivelò ingegnoso e dotato; grazie allaiuto di Ginevra, riuscì a entrare in una scuola e a trovare un appartamento a Milano. Ogni giorno Ginevra, con Vincenzo, lo andava a trovare; Mino fiorì, divenne sorridente, raccontava barzellette e animava la famiglia.

Nella casa della madre alcolizzata rimanevano ancora due bambini, di nove e dieci anni. Ginevra li aspettava spesso davanti alla scuola, portando sacchi di generi alimentari. Il suo cuore si spezzava per il fratellino e la sorellina, la madre li spendeva tutti per lalcol. Ginevra li invitava a casa sua, per farli sentire un po bambini veri, lontani dalla miseria. Con Vincenzo li portava al cinema, alle giostre, o a una passeggiata al Parco Sempione. Un giorno la madre scomparve, travolta dallo stesso stile di vita che laveva condannata.

Marco e Livia si erano affermati come genitori amorevoli. Presto la loro famiglia si allargò: nacquero altri due figli, Arturo e Valentina, allevati soprattutto da Marco e Ginevra. Cresciuti in una casa adottiva, avevano dimenticato il dolore dellinfanzia. Da piccoli sognavano di fuggire dalla casa fatiscente e dalla madre trasandata, ma ora i loro sogni si erano realizzati. Divennero psicologi, aprirono il proprio studio e aiutarono molte persone.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

13 − 11 =

Coppia senza figli scopre un neonato sulla panchina; 17 anni dopo i genitori appaiono chiedendo l’impossibileI loro occhi, colmi di disperazione, imploravano che il bambino potesse restituire la vita rubata al loro passato perduto.