— Da dove avete questa foto? — Luca impallidì appena notò sulla parete l’immagine del padre scomparso…

Ciao, ti racconto una cosa che è successa a Giovanni, il mio amico di sempre. Quando è tornato a casa dal lavoro, la mamma lo aspettava sul balcone di casa loro a Bologna, a far fuori i fiori. Si abbassava tra i vasi appesi, sistemava le foglie con delicatezza. Il suo viso era illuminato da una luce tranquilla, quasi unaura di pace.

Mamma, sei una vera ape, ha detto Giovanni, togliendosi la giacca, si è avvicinato e lha abbracciata per le spalle. Ancora tutta la giornata in piedi?

Ma che lavoro è questo, ha replicato lei, sorridendo, la tua anima si riposa. Guarda che tutto fiorisce. Lodore sembra di stare in un giardino botanico, non solo sul balcone.

Ha riso piano, come sempre, dolce. Giovanni ha inspirato il profumo dei fiori e, senza volerlo, ha ricordato i tempi dellinfanzia, quando vivevano in una palazzina di periferia e lunico giardino era un vaso di cactus che perdeva foglie continuamente.

Da allora è passato tanto. Ora la mamma trascorre molto tempo nella casa di campagna che Giovanni le ha regalato per il suo cinquantesimo compleanno. Un piccolo casolare, ma con un orto enorme: pianta quello che vuoi. In primavera mettono i semenzali, destate le serre, in autunno le verdure, e in inverno aspettiamo la primavera.

Giovanni però sapeva che, per quanto sorridente fosse la mamma, nei suoi occhi cera sempre una malinconia luminosa, una tristezza che non svanirà finché non si avverrà il suo più grande desiderio: vedere luomo che ha aspettato tutta la vita.

Il padre. Un giorno, una mattina come tante, è andato al lavoro e non è più tornato. Giovanni aveva solo cinque anni. La mamma ricordava: quel giorno, il padre laveva baciata sulla tempia, come sempre, aveva strizzato locchio a Giovanni e gli aveva detto: Sii forte. Poi è partito, senza sapere che sarebbe stato per sempre.

Ci sono state denunce, la polizia, le ricerche. ParentI e vicini sussurravano: Forse se nè andato, Forse ha unaltra, Qualcosa è successo. Ma la mamma ripeteva sempre:

Non sarebbe andato così, senza motivo. Se non può tornare, è perché non può.

Questa idea ha accompagnato Giovanni per più di trentanni. Era convinto che il padre non potesse abbandonarli. Semplicemente non poteva.

Dopo la scuola, Giovanni è entrato allUniversità di Ingegneria a Milano, anche se nel profondo sognava di diventare giornalista. Ma sapeva che doveva mettere i piedi per terra il più presto possibile. La mamma lavorava come infermiera allospedale, faceva i turni di notte e non si lamentava mai. Anche quando le gambe erano gonfie e gli occhi rossi per la mancanza di sonno, diceva:

Va bene, Giovanni. Limportante è studiare.

E lui si è messo a studiare. Di notte cercava il padre nei registri dei dispersi, setacciava archivi, scriveva nei forum. La speranza non si spegneva, anzi, diventava la sua linfa vitale. Sentiva di dover essere un sostegno per la mamma.

Quando ha ottenuto il primo lavoro stabile, ha prima pagato i debiti della mamma, poi ha messo da parte dei risparmi e, infine, ha comprato quella stessa casa di campagna. Ha detto:

Fatto, mamma, ora puoi riposare.

Lei ha pianto, senza vergognarsi delle lacrime. Giovanni lha abbracciata e ha sussurrato:

Te lo meriti mille volte. Grazie di tutto.

Giovanni sognava una famiglia, una casa che profumasse di ragù e focaccia, dove la domenica si riunivano tutti i parenti e risuonava il riso dei bambini. Ma per ora doveva lavorare, risparmiare per avviare la sua attività. Le sue mani erano sempre abili, fin da piccolo amava costruire.

Nel cuore, però, cera il desiderio di ritrovare il padre. Vorrebbe un giorno entrare in casa sua e dire:

Scusami Non ho potuto prima.

Allora tutto troverebbe il suo posto. Si capirebbero, si perdoneranno, si stringerebbero in un abbraccio di tre. E sarebbe davvero.

A volte Giovanni sentiva ancora la voce del padre, come quando lo prendeva in braccio e diceva: Allora, campione, pronti a volare? e lo lanciava in aria. Poi lo prendeva di nuovo

Quella notte, Giovanni ha rivisto il padre in sogno. Era sul bordo del fiume, con un vecchio cappotto, a chiamarlo. Il volto era sfocato, come nella nebbia, ma gli occhi gli stessi occhi grigi, familiari.

Il lavoro di Giovanni era stabile, ma con uno stipendio di 2500euro al mese non si arrivava lontano, soprattutto se voleva avviare qualcosa in proprio. Così la sera faceva lavori di riparazione: configurava computer, sistemi smart, andava da una casa allaltra. Stampanti, router, aggiornamenti lo sapeva a memoria. Gli anziani lo apprezzavano per la pazienza, la cortesia, la capacità di spiegare tutto con calma.

Un giorno è arrivato un incarico tramite una conoscente: una famiglia benestante in una zona residenziale fuori Firenze, con una villa e la necessità di impostare la rete domestica.

Arrivi dopo le sei, gli hanno detto. La signora sarà a casa e vi mostrerà tutto.

Giovanni è arrivato puntuale. Ha superato il posto di blocco, ha parcheggiato davanti a una casa bianca con colonne e grandi finestre. La porta lha aperta una giovane donna di circa venticinque anni, delicata, in un vestito elegante.

È il tecnico? Prego, entra. È tutto nello studio di mio padre. È in viaggio, ma ha chiesto di farlo oggi, ha detto con un sorriso.

Linterno era luminoso, spazioso, avvolto da un profumo leggero di fiori di gelsomino. In salotto cera un pianoforte, quadri alle pareti, scaffali di libri, foto incorniciate. Lo studio era austero: legno scuro, una lampada verde, un grande tavolo, una poltrona di pelle.

Giovanni ha tirato fuori gli attrezzi, si è seduto al computer e tutto procedeva normalmente finché il suo sguardo non si è posato su una foto appesa al muro. Una coppia giovane: una donna in bianco con fiori nei capelli, accanto a un uomo in completo grigio, entrambi sorridenti.

Qualcosa dentro di lui ha scattato: era suo padre.

Si è alzato, si è avvicinato. Occhi grigi, zigomi noti, una fossetta vicino alle labbra. Non poteva sbagliarsi.

Scusi chi è nella foto? ha chiesto piano.

La ragazza lo ha guardato sorpresa.

È mio papà. Lo conosci?

Giovanni non sapeva cosa dire. Guardava la foto come se avesse visto un fantasma. Il cuore batteva così forte che sembrava volesse uscire dal petto. Alla fine ha sputato fuori:

Credo forse sì. Ha sospirato. Potrebbe dirmi come si sono conosciuti i suoi genitori? Scusi se suono strano, ma per me è importante.

La ragazza, un po imbarazzata, ha iniziato:

Papà aveva una vita un po strana. Era un ingegnere. Ha incontrato la mamma per caso, in vacanza, e poi se ne sono innamorati

Mi ha guardato intensamente:

Sembri sbiadito. Va tutto bene? Hai sete?

Giovanni ha annuito in silenzio. Lei è andata in cucina, lui è rimasto lì, senza sapere perché fosse lì. Forse era poco etico, forse illegale, ma ha aperto il suo portatile e ha iniziato a cercare.

La cartella Privato era protetta da password. Ha inserito la sua data di nascita e, miracolosamente, è entrato. Dentro cerano vecchie foto, scansioni di documenti e un file di testo senza nome. Lha aperto.

Il messaggio iniziava così, come una lettera mai inviata:

«Dal primo giorno sapevo che era sbagliato. Tu eri bella, intelligente, benestante e innamorata. Io nessuno. Ho mentito, dicendo di essere single, di non avere legami. Pensavo fosse solo un colpo di scena. Ma poi mi hai presentato ai tuoi genitori come il futuro sposo, abbiamo iniziato i preparativi Volevo scappare, ma non potevo più. La tua famiglia, i soldi di tuo padre, mi hanno tenuto lì. Hanno creato nuovi documenti, un passaporto senza indicazione di matrimonio. Non ne sono fiero. Credevo fosse più facile per tutti. Lidia dimenticherà. Il figlio è piccolo, non capirà. Ora non mi riconosco più. Vivo nel benessere, ma ogni mattina bevo il caffè con il peso di un traditore. Non cè ritorno»

Gli occhi di Giovanni si sono offuscati. Si è appoggiato allo schienale della sedia e ha fissato il vuoto per un lungo minuto, senza sapere che provare. Rabbia? Disgusto? Tristezza?

Davanti a lui cera una tradizione dilagante per decenni. Una madre che ha lavorato tutta la vita, racimolando spiccioli, senza risposarsi, che ha vissuto solo per il figlio. E un padre che ha vissuto nel lusso, che ha dimenticato, che ha riscritto il proprio destino.

Giovanni ha finito il lavoro in fretta, ha preso una busta bianca piena di contanti e se nè andato. Non ricordava nemmeno come fosse arrivato allauto. Si è seduto, ha chiuso la portiera le mani tremavano.

Per tre giorni non ha saputo come dire la verità. Ma la mamma, come sempre, lha sentita:

È successo qualcosa, Giovanni? Sono preoccupata

E lui le ha raccontato tutto: la casa, la foto, il portatile, il messaggio.

Lei lo ha ascoltato in silenzio, senza interrompere, solo chiudendo gli occhi una volta, stringendo le mani così forte da far diventare bianchi i noccioli.

Dopo il suo silenzio, la stanza è rimasta in pace. Poi è andata alla finestra, ha guardato lontano, verso lorizzonte, e ha detto con calma:

Sai mi sento più leggera.

Giovanni, sorpreso, ha chiesto:

Leggera?

Sì. Per anni ho vissuto con la domanda Perché?. Forse è in pericolo? Forse sta male? E se. Ora so che non è in pericolo, ha scelto unaltra vita.

Si è seduta al tavolo, appoggiata alle mani. Nei suoi occhi non cerano lacrime, solo stanchezza, quella che viene dopo un lungo cammino.

Non devo più aspettare, Giovanni. Non devo più temere di aver perso qualcosa. Sono libera.

Scusa se se ho scoperto tutto questo, ha sussurrato.

La mamma ha scosso la testa.

Non servono scuse. Tutto ha un senso, anche se non lo capiamo subito.

Lui lha abbracciata, come quando era piccolo e cadeva dalla bicicletta, e le ha detto:

Sei il mio più grande regalo. E anche lui ha esitato, mi ha dato te. Quindi non è stato tutto inutile.

Quella sera Giovanni era seduto vicino al lago, guardando il tramonto che tingeva il cielo di rosa.

Ha capito che non vuole più vedere suo padre. Non vuole più parole, spiegazioni, scuse vuote.

Il suo papà è limmagine di un ricordo dinfanzia: caldo, pulito, senza eccessi. Lo lascerà lì, nei ricordi.

Vivere non è tenere il rancore. Non è portare un passato che non ci segue più. Vivere è saper lasciar andare.

E proprio in quella sera, Giovanni ha lasciato andare tutto, una volta per tutte.

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