Dio lo perdoni. Lei è la moglie del defunto? Ho qualcosa di importante da dirle, ciò che il defunto mi ha confidato prima di morire…

13 aprile 2024

Caro diario,

Dio lo perdoni. Sono stato chiamato da Ginevra Bianchi, la vedova di Andrea Bianchi, limprenditore più stimato di Milano, che ieri è stato sepolto sotto una pioggia leggera, con ombrelli neri che ondeggiavano sopra la tomba come ali di corvi. Andrea ha chiuso gli occhi per leternità, lasciando dietro di sé una folla di afflitti e un gruppetto di curiosi.

Ginevra stava davanti alla croce, lo sguardo perso tra le lacrime. Nella sua mente, però, già giravano domande pratiche: Che fine faranno le aziende? Le proprietà? I conti bancari? Era convinta di ereditare tutto, come se la legge fosse un semplice gioco di parole a cui tutta la sua vita si era abituata.

Quando gli invitati se ne furono andati, Don Damiano, il parroco di cui Andrea si fidava, si avvicinò con una cartella sotto il braccio.

Signora Ginevra?

Lei sollevò lo sguardo, asciugandosi gli occhi.

Sì, padre?

Dio lo perdoni. Lei è lultima persona importante nella sua vita. E, per volontà sua, devo dirle qualcosa di fondamentale.

Un brivido le attraversò la schiena. Finalmente, pensò, ho capito cosa mi ha lasciato.

Don Damiano aprì la cartella.

Il signor Andrea ha redatto, qualche mese fa, un testamento legale, registrato presso il tribunale di Milano.

Ginevra sorrise a denti chiusi, proprio come aveva immaginato.

Ma ha previsto solo la quota di patrimonio di cui può disporre liberamente, ha aggiunto.

Ginevra sbuffò, perplessa.

Cosa intende?

La legge impone al coniuge e ai figli una quota minima deredità. Nessuno può privarla della sua parte. Andrea non ha voluto ingannarla: le spetta il cinquanta per cento del suo patrimonio. È così che la normativa è scritta, e lui lha rispettata.

Unondata di sollievo la pervase. Metà dellimpero… era immenso.

E laltra metà? incalzò la donna, impaziente.

Don Damiano chiuse gli occhi per un attimo, come se stringesse al petto decenni di segreti.

Laltra metà è destinata alla Casa dei Bambini San Marco, dove è cresciuto.

Ginevra rimase a bocca aperta.

Come cioè?

Il sacerdote proseguì a bassa voce:

Andrea mi ha confidato, col linguaggio della morte, che ha trascorso la sua infanzia in un orfanotrofio. Non voleva raccontarlo per compassione o pietà; ha iniziato a lavorare a quattordici anni, dormendo su materassi strappati, studiando a lume di candela e, più tardi, da solo nelle biblioteche della città. Ha costruito tutto con le proprie forze. Prima di morire mi ha detto:

«Don Damiano, i bambini della Casa dei Bambini conoscono davvero il dolore della mancanza. Voglio che il mio patrimonio diventi il loro scudo. Ginevra avrà la sua parte, giusta per vivere bene. Il resto deve andare dove il bambino che ero io avrebbe avuto bisogno.»

Ginevra si sentì travolta da una marea di emozioni: rabbia, stupore, vergogna, impotenza.

E non poteva chiedermi? Non poteva decidere insieme a me? balbettò, con la voce tremante.

Signora Andrea ha agito entro i limiti della legge. Non le ha tolto nulla di quel che le spetta. Ma il resto ha sentito appartenere moralmente al bambino che è stato, e a tutti gli altri bambini che vivono lo stesso incubo.

Ginevra fissò il vuoto. Metà del patrimonio… era sparita. O almeno così la percepiva.

E io? Con che cosa resto?

Con tutto ciò che la legge le consente: una casa a suo nome, redditi mensili sicuri. Non le mancherà nulla. Forse, un giorno, capirà perché ha scelto così.

Tre settimane passarono prima che Ginevra trovasse il coraggio di recarsi alla Casa dei Bambini. Ledificio era vecchio, modesto, ma pulito. I bambini giocavano nel cortile, scalzi o con giocattoli improvvisati. Quando la videro, si avvicinarono curiosi, gli occhi spalancati.

La direttrice, la signora Luisa, le spiegò:

La metà di patrimonio lasciata dal suo marito trasformerà questo luogo. Potremo ristrutturare le dormitori, assumere psicologi, insegnanti, mandare i bambini a programmi educativi Signora, non capisce LA SUE DONAZIONE cambierà il nostro futuro.

Un ragazzino con i capelli spettinati le afferrò la mano.

Signora lei amava il signor Andrea?

Ginevra rimase senza fiato.

Sì in un certo modo, sì

E lui ci amava. Ha detto alla direttrice che noi siamo la sua famiglia.

Un nodo si spezzò nel petto di Ginevra. I bambini le mostrarono disegni, quaderni, sogni piccoli e grandi. Finalmente colse ciò che non aveva mai visto in vita sua: Andrea non aveva diviso il patrimonio per punirla, ma per ricostruire il mondo che laveva privata della giustizia da bambino.

Il giorno successivo tornò alla Casa dei Bambini. Il terzo giorno ancora. Il quarto, ancora. E una sera, a casa, fissando la foto di Andrea, sussurrò:

Non mi hai lasciato povera, Andrea. Mi hai lasciato ricca dove conta davvero.

Per la prima volta, dopo il funerale, provò pace. Aveva capito perché una parte del suo impero non le era mai stata. A volte le persone ci lasciano eredità che non vediamo subito: lezioni, valori, verità, cicatrici profonde nel cuore. Lamore non si misura in proprietà, e leredità più pesante non è quella materiale, ma quella che ci costringe a essere migliori di ieri.

Alcuni danno al mondo tutto ciò che hanno, altri danno tutto ciò che sono. Ed è allora che si capisce che il bene compiuto in silenzio pesa infinitamente più delle ricchezze accumulate nel clamore.

Ho imparato che la vera ricchezza è la capacità di trasformare il dolore altrui in speranza per tutti.

Marco Rossi.

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