È venuta da me una donna e ha detto: “Sono la fidanzata del figlio di signora. Ma è sparito da due settimane”.

Ho aperto la porta e, davanti a me, cera una giovane donna in lacrime. Indossava un cappotto stropicciato e le mani le tremavano. «Buongiorno sono la fidanzata di suo figlio. Ma è sparito. Due settimane fa. E nessuno sa dove sia.»

Sono rimasto senza parole. Lho osservata cercando di mettere insieme i pezzi del puzzle nella testa. Fidanzata? Mio figlio non mi aveva mai detto di aver promesso di sposarsi, e tanto meno di essersi innamorato. E soprattutto, non era mai scomparso. Lo avevo visto la settimana precedente, quando mi aveva aiutato a portare la spesa, aveva bevuto un tè e mi aveva detto che il lavoro lo teneva occupato. Lavoro, come al solito.

Lho fatta entrare. Si è seduta sul bordo di una poltrona e ha estratto dal borsellino una fotografia. Lei e mio figlio Lorenzo sullo sfondo di un lago. Si tenevano per mano, sorridenti, felici. «Era ad agosto. Mi ha chiesto di sposarmi allora», ha detto sottovoce. «Da quel giorno abbiamo programmato tutto insieme. Abbiamo affittato un appartamento, dovevamo cominciare un nuovo lavoro in Svezia. Partivamo tra una settimana.»

Guardavo la ragazza con crescente preoccupazione. Nel mio mondo non esistevano proposte di matrimonio, né Svezia, né viaggi allestero. Lorenzo viveva da solo a Milano, lavorava da remoto per una società informatica. Ha sempre avuto i suoi segreti, ma non spariva mai. Non mi lasciava mai senza una parola.

«Ho chiamato il suo compagno di stanza», ha continuato. «Mi ha detto che Lorenzo si è trasferito, ha preso tutto e se nè andato. Non ha detto dove. Non risponde al telefono, né a me né a nessuno. Per questo sono venuta da lei, perché forse è qui, o è successo qualcosa.»

Ho provato a chiamare Lorenzo. Il telefono è rimasto in silenzio. Ho mandato un messaggio, una sola parola: «Dove sei?» Nessuna risposta. In quel momento qualcosa si è spezzato dentro di me. Ho sentito la paura che solo una madre conosce: la paura di non riconoscere più il proprio figlio, di aver lasciato scivolare qualcosa, di aver guardato negli occhi per anni senza vedere la verità.

Ho iniziato a cercare. Nei giorni seguenti ho telefonato agli amici, ai colleghi di un tempo, persino allex ragazza di Lorenzo. Tutti ripetevano la stessa cosa: «Lorenzo ultimamente è cambiato». Silenzioso, nervoso, come se qualcosa lo stesse inseguendo.

Alla fine è arrivato un messaggio da un numero sconosciuto. Una sola frase: «Non cercatemi. Devo rimettere a posto tutto». Nientaltro. La polizia non poteva fare nulla: era un adulto, aveva deciso da solo. Non cera una scomparsa da indagare, non cerano basi legali. Sono rimasto io, con il vuoto e unondata di domande.

Un giorno un uomo sconosciuto si è presentato. Ha detto di conoscere mio figlio. Che Lorenzo era coinvolto in qualcosa di cui è meglio non parlare al telefono. Che era fuggito non da noi, ma da qualcosa che lui stesso aveva creato.

Una settimana dopo abbiamo ricevuto una lettera, scritta a mano, lunga. Lorenzo ammetteva di essersi impicciato in debiti, di gestire unattività segreta, di aver cercato di uscirne stipulando altri impegni, e di non volere trascinare noi in quel pantano che aveva scavato.

«So che quello che faccio è una codardia», scriveva. «Ma forse, sparendo, nessuno dovrà soffrire.»

Ho pianto leggendo quelle parole, provando vergogna. Per anni non avevo posto domande. Mi rallegrava il suo apparire indipendente, il fatto che non chiedesse aiuto, ma lui stava affondando.

La fidanzata, Giulia, ha detto che aspetterà. Che lo ama, che crede che tornerà. Io non so più a cosa credere. So solo che, da quel giorno, nulla è più evidente, neanche quando guardi un figlio negli occhi e pensi di conoscerlo a fondo.

A volte anche il proprio figlio diventa uno sconosciuto. E tu resti con la domanda che nessuno ha mai osato pronunciare: chi è davvero?.

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È venuta da me una donna e ha detto: “Sono la fidanzata del figlio di signora. Ma è sparito da due settimane”.