«”Fino all’estate ci sistemiamo da voi!” — Come ho cacciato la sfacciata famiglia di mio marito e cambiato tutte le serrature» Il citofono non ha semplicemente squillato, si è messo a urlare, pretendendo attenzione. Guardo l’orologio: sono le sette di mattina, sabato. L’unico giorno in cui avevo programmato di dormire dopo aver chiuso il bilancio trimestrale, non certo di ricevere ospiti. Sul display, la faccia di mia cognata. Svetlana, la sorella di mio marito Marco, sembrava in procinto di assaltare il Quirinale, e dietro di lei si agitavano tre ragazzini spettinati…

«Stiamo qui fino a giugno!»: ti racconto come ho cacciato la sfacciata famiglia di mio marito e ho cambiato le serrature.

Il citofono non ha solo trillato: ha praticamente urlato, pretendendo attenzione. Ho guardato lorologio: le sette del mattino, di sabato. Unico giorno in cui contavo di dormire almeno fino a tardi, dopo aver chiuso il bilancio trimestrale in ufficio. Invece di godermi il letto, mi aspettavano visite. Sul piccolo schermo del videocitofono: la faccia di mia cognata. Loredana, sorella di mio marito Michele, sembrava pronta ad assalire il Colosseo, e dietro di lei, tre testoline spettinate in fila.

Michele! ho urlato, senza neanche staccare la cornetta. Cè la tua famiglia. Pensaci tu.

Lui è uscito dalla stanza come una tartaruga a cui hanno appena schiacciato il guscio, infilando i pantaloncini storti. Sapeva bene cosa voleva dire il mio tono in quei casi: la mia pazienza con i suoi parenti era ormai evaporata. Mentre balbettava qualcosa nel citofono, io ero già sulluscio, braccia conserte, sguardo di granito. Casa mia, regole mie. Quel trilocale in centro a Bologna lavevo comprato due anni prima di sposarci, pagandolo centesimo su centesimo fra turni e sacrifici, e lultima cosa che volevo era riempirlo di estranei.

La porta si è spalancata e nella mia entrata di solito profumata di diffusori costosissimi è arrivata unintera carovana. Loredana, carica di borsoni, non si è nemmeno preoccupata di salutare. Mi ha semplicemente scansata con il fianco come fossi una credenza.

Finalmente! ha sospirato, lanciando i borsoni in mezzo al pavimento in gres porcellanato. Alessia, cosa fai imbambolata sulla porta? Metti su lacqua per il tè, che i bambini sono affamati dopo il viaggio.

Loredana ho detto con voce glaciale (Michele capiva dai miei toni quando sarebbe finita male). Che succede?

Michele non ti ha detto niente? Ha spalancato gli occhi, versione Madonna addolorata. Abbiamo iniziato i lavori in casa: impianti, pareti, pavimenti cè polvere ovunque, impossibile restare! Restiamo da voi una settimana, giusto il tempo che finiscono. Questa casa è bella grande, di spazio ne avete, no?

Ho guardato Michele. Fissava il soffitto, capendo che la sera lo attendeva la crocefissione.

Michele?

Dai Ale è mia sorella, dove dovevano andare con i bambini? Giusto una settimana

Una settimana, ho scandito esatta. Cibo: vi arrangiate. I bambini non corrono in casa, non si avvicinano al mio studio. E silenzio tassativo dopo le dieci.

Loredana ha sbuffato, roteando gli occhi:

Sei peggio di una direttrice di carcere, Alessia. Vabbè, stringiamo un patto. Dove dormiamo? Spero non sul pavimento…

Così è iniziato linferno.

La settimana in realtà si è allungata prima a due, poi a tre. Il mio appartamento che avevo messo a nuovo con tanto di arredatrice era diventato una stalla. Nellingresso cera perennemente una montagna di scarpe infangate contro cui inciampavo ogni volta. In cucina, dalla confusione, non si capiva più niente: macchie, briciole ovunque, aloni di unto sul top. Loredana si comportava come se dovessi ringraziarla io per la sua presenza.

Ale, ma il frigo è vuoto! Una sera mi becco a fissare gli scaffali semideserti. Ai bimbi servono gli yogurt, a noi un po di carne. Tu che guadagni bene, potresti pure pensare ai parenti.

Hai la carta, il supermercato sta giù allangolo, senza alzare nemmeno gli occhi dal portatile. Cè anche la consegna a domicilio, 24h.

Taccagna, borbotta richiudendo il frigo con tale forza da far tintinnare i barattoli. I soldi mica te li porti nella tomba, ricordalo!

Però il fondo lo abbiamo toccato poco dopo. Arrivata a casa prima del previsto, trovo i nipotini nella mia stanza. Il più grande saltava come un grillo sul letto ortopedico costato quanto una piccola utilitaria. La più piccola la più piccola stava disegnando sulla parete con il mio rossetto. Di quelli Tom Ford, edizione limitata.

FUORI! Ho urlato tanto che i bambini sono schizzati via come gatti.

Al caos è arrivata Loredana. Visto il disastro e il rossetto distrutto, ha alzato le mani come a dire ma dai.

Non ti inalberare, sono bambini! Una riga sul muro, si lava. E il rossetto? Roba da poco, te lo ricompri. Senti, già che ci siamo Il cantiere va lungo, la ditta fa schifo, restiamo qui fino a giugno. Tanto, da voi è divertente, mica dovete restare da soli ad annoiarvi!

Michele era accanto a me. Muto come un pesce. Useless.

Non ho risposto: sono solo andata in bagno, per non rischiare di commettere un omicidio in flagranza. Dovevo sbollire.

La sera, Loredana è andata a farsi la doccia, lasciando il telefono in cucina. Il display si illumina: una grossa notifica a schermo bloccato da “Martina Affitti”:

« Loredana, ti ho appena fatto il bonifico per il prossimo mese. Gli inquilini sono felici, chiedono se possono rimanere fino ad agosto! »

Subito dopo, notifica della banca: « Accredito: +900 euro ».

È stato un attimo. Si è acceso un interruttore in testa. Altro che ristrutturazione! Sta affittando il suo appartamento, pensa che genio… Intrallazza affitti a breve termine, guadagna alla grande, mentre qui scrocca tutto: luce, cibo, e pure la babysitter. Piano dritto. Sulla mia pelle.

Ho preso il mio telefono e ho fotografato lo schermo. Mano ferma. Mi sentivo gelida ma chiarissima.

Michele, vieni in cucina, gli ho detto.

Appena è entrato, silenzio. Gli mostro la foto. Legge, sbianca.

Ale, sarà uno sbaglio?

Lerrore è che non li hai ancora accompagnati alla porta, gli ho risposto tranquilla. Hai due scelte. O domani a pranzo loro sono fuori, oppure domani sparisci anche tu, con tutta questa allegra compagnia.

Ma dove vanno?

Non mi interessa. Allostello, sotto i portici, dove vogliono.

La mattina dopo, Loredana come se nulla fosse annuncia che va in centro a comprare “stivaletti favolosi” (scommetto con i soldi dellaffitto!). I bambini li lascia a Michele.

Aspetto che esca e la porta si chiuda dietro di lei.

Michele, prendi i bimbi, portali ai Giardini Margherita e restaci il più possibile.

Perché?

Perché adesso qui parte la bonifica casa parassiti.

Appena uscito con i bambini, telefono in rapida sequenza: prima alla ditta che cambia serrature, poi ai vigili urbani.

Lera dellospitalità è chiusa. Operazione pulizia partìta.

Ancora mi rimbomba la voce tremolante di Michele la sera prima:

Ale, sarà un errore?

Nessun errore. Solo sangue freddo e lucida decisione.

Il fabbro, un signore tatuato dallaria simpatica, lavora rapido.

È un portone blindato di quelli seri, commenta. La serratura che hai scelto qui ormai passa solo una ruspa.

Proprio quello che voglio. Sicurezza.

Per il lavoro lo pago quanto una bella cena da Osteria Francescana, ma la tranquillità a casa mia vale oro. Dopo tocca alle loro cose: niente compassione. Con i sacchi neri da centocinquanta litri butto dentro tutto: reggiseni di Loredana, i collant dei bambini, giochi dappertutto. Cosmetici? In un colpo solo tolti dal mio bagno.

Dopo quaranta minuti, fuori sul pianerottolo: cinque sacconi neri gonfi, e due trolley accanto.

Pochi minuti dopo arriva il vigile. Ho in mano i documenti.

Buongiorno, agente, porgo visura e carta didentità. Proprietaria: io. Solo io residente qui. Tra poco potrebbero arrivare delle persone a tentare lingresso. Chiedo che annoti tutto.

Il vigile, giovane e stanco, sfoglia le carte.

Parenti?

Ex, ormai, sorrido amara. Questione di eredità passata alla fase violenta.

Dopo unora, ecco Loredana: esce dallascensore carica di sacchetti da Rinascente, felice come una Pasqua. Sparisce subito la risata quando vede i sacchi neri e me col vigile vicino.

Cosè sta roba?! Sei fuori di testa, Alessia! Sono le mie cose!

Esatto, mani conserte. Prendile e vattene. Fine del b&b.

Prova a spingersi verso la porta, fermata dal vigile.

Signora, si fermi. Sta qui? Ha residenza?

Io… sono la sorella di Michele! Siamo ospiti! diventa paonazza, mormora: Ma dove sta Michele? Ti faccio vedere…

Chiama pure, le ho detto. Solo che lui ora sta spiegando ai piccoli quanto è ingegnosa la loro mamma.

Chiama. Nessuna risposta. Ancora. Niente. Michele, a quanto pare, ha finalmente trovato la schiena.

Non ne hai il diritto! urla, lanciando i sacchetti a terra. Da uno cade una scatola da scarpe nuove. Siamo in mezzo ai lavori! Abbiamo i bambini!

Smettila, faccio un passo avanti guardandola negli occhi. Salutami Martina. Chiedile se gli inquilini restano davvero fino ad agosto, o li devi sbattere fuori.

Loredana resta a bocca aperta come un pesce lesso. Sgonfiata.

Ma tu… come…

Forse chiudere il telefono la prossima volta, genio. Un mese a fare la regina a spese mie, cibo e utenze gratis, e intanto affittavi casa per metterti via soldi per una macchina? Complimenti, imprenditoria vera. Ascolta bene ora.

Abbasso il tono ma ogni parola risuona nitida:

Ora ti prendi questi sacchi e te ne vai. Se ti vedo vicino casa mia, anche solo a un chilometro, faccio un esposto allAgenzia delle Entrate per affitto in nero. In più, denuncio la sparizione di un anello doro. Sai dove lo trovano? Proprio in uno di questi sacchi, se vogliono controllare.

Ovviamente lanello era in cassaforte. Ma lei questo non lo poteva sapere. È impallidita, il fondotinta pareva stucco.

Sei una strega, Alessia, sibilò. Dio ti giudicherà.

Dio è occupato, taglio secco. E finalmente casa mia non lo è più.

Ha raccolto i sacchi brontolando, mani tremanti a chiamare il taxi. Il vigile la guardava con laria di uno che non vede lora di finire il turno, felice che almeno niente verbale.

Quando lascensore ha inghiottito lei, le sue borse e tutte le sue ambizioni, ho guardato il vigile.

Grazie mille davvero.

Si figuri. Ma la prossima volta, una bella serratura di quelle toste.

Ho chiuso la porta dietro me. La nuova serratura ha fatto clack bello tondo, rassicurante. Dentro, odore di detersivo: le ragazze delle pulizie avevano appena finito la cucina e stavano passando in camera.

Michele è rientrato due ore dopo. Da solo. Aveva già lasciato i bambini con la madre giù al portone. Entrava guardandosi intorno come un ladro.

Ale… è andata via…

Lo so.

Ha urlato di tutto, giù…

Mi importa zero delle urla dei topi quando vengono buttati giù dalla nave.

Ero in cucina, sorseggiando un caffè con la mia tazza preferita, ancora perfettamente intatta. Sul muro, niente più graffiti di rossetto. In frigo, solo la mia roba.

Lo sapevi dellaffitto? gli ho chiesto senza guardarlo.

No! Giuro su tutto, Ale! Se lavessi saputo…

Se lavessi saputo, avresti taciuto comunque, ho tagliato. Ascoltami Michele: questa è stata lultima volta. Se la tua famiglia ci riprova, i tuoi bagagli finiranno accanto ai loro. Capito?

Ha annuito, veloce e mortificato. Sapeva che stavolta non scherzavo nemmeno un po.

Ho fatto un sorso di caffè.
Perfetto.
Bollente, intenso, e soprattutto bevuto in una pace totale, assoluta, nella mia casa.
La corona non scivola affatto.
È proprio la mia misura.

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