Giovanna ha voluto celebrare il suo jubileù con noi e ha pretese di sgomberare l’appartamentoTuttavia, quando arrivò la sera, scoprì che l’appartamento era già pieno di ospiti inaspettati.

Ginevra, ti ha già detto Lorenzo? iniziò la suocera. Ascolta! Saranno fino a venti ospiti, quindi cominceremo i preparativi la sera. Io arriverò in anticipo, verso le diciotto.

Cosa? La sera? chiese, scettica, la nuora. Non ho acconsentito a nulla del genere.

Aspetta un attimo, non ho ancora finito. Ho già inviato a Lorenzo la lista della spesa, lui ha promesso di comprare tutto.

Lorenzo era sempre stato al fianco della sorella maggiore, Silvia. Prima dei trentanni, Silvia era già stata due volte sposata e due volte divorziata, e ogni volta il colpevole era il marito: «non era il giusto». La loro madre, Elena Ferrara, gli ripeteva fin da piccolo:

La sorella ha sempre bisogno di aiuto.

E Lorenzo aiutava. Con i soldi, quando Silvia «temporaneamente» rimaneva senza lavoro, con le riparazioni dellappartamento in affitto, con i continui traslochi dei mobili dopo ogni separazione.

Poi lui si sposò.

Ginevra, la moglie, sopportava tutto con pazienza. Quando, un anno dopo, Silvia le chiese «per qualche giorno» lauto perché laveva nuovamente «danneggiata», Ginevra rispose, dolcemente ma con fermezza:

Lorenzo, è davvero il momento di dire basta? Anche noi abbiamo bisogno dellauto questo fine settimana. Credevo avessimo dei piani

Che cè da fare? A piedi non si può andare?

No. A piedi non si arriva nemmeno alla casa dei miei genitori. Hanno raccolto per noi due secchi di cetrioli. Ti ho detto, ti ricordi, che avrei voluto usarla.

Sì ho capito, ma sai che Silvia ha unemergenza.

Ancora? Che tipo?

Non lo so esattamente, balbettò Lorenzo, ma a lei serve di più.

No, Lorenzo. Questa volta non ti lasciare convincere! O rifiuti a tua sorella, o compri lauto a me. Sono stanca di prendere il tram, quando il marito con lauto potrebbe portarmi dove devo.

Lorenzo, per la prima volta, esitò e quasi chiamò Silvia per rifiutare, ma Elena intervistò rapidamente:

Che cosa, lascerai tua moglie sola? È lunica! Chi la aiuterà se non tu?

E Lorenzo tornò a servire sua sorella, nonostante i litigi con Ginevra. Una volta passarono diversi giorni senza parlare; Lorenzo non ne reggeva più:

Perché taci? Ti sei offesa?

Davvero? Ti ci è voluto tre giorni per capirlo? sbottò Ginevra.

È che non riesco a capire a cosa ti riferisci.

Ginevra rise, confusa:

Sul serio? Non capisci? Silvia ti ha preso per tutti i weekend perché doveva andare alla sua casa di campagna da una cara amica. Pensavo che lavresti solo accompagnata, ma sei rimasto lì per due giorni. Ti ha turbato qualcosa?

Cosa dovrebbe turbarmi? Ho bevuto un po. Cera il suo ex, con cui parlavo normalmente. Dovevo festeggiare in qualche modo. Ero un idiota a rifiutarmi?

Avresti potuto almeno telefonare.

Anche tu avresti potuto, replicò Lorenzo.

Io ho chiamato! Il tuo telefono era spento. Immagina! Che cosa dovevo pensare? Ero nervosa, non sapevo dovera il mio uomo. E lui ha deciso di prendersi una pausa da me, sbottò Ginevra.

Non inventare, rispose luomo, gesticolando che lo stavano chiamando.

Lorenzo uscì sul balcone e solo lì rispose al telefono. Sapeva bene che la moglie non avrebbe gradito unaltra chiacchierata con la sorella.

Ciao, fratellino! gracchiò Silvia al telefono. Il mio anniversario è tra due settimane! Trenta anni! Capito?

Lorenzo lanciò unocchiata a Ginevra, che stava mescolando la zuppa.

Allora cosa vuoi? chiese.

Come mi capisci subito! rise Silvia. Voglio festeggiare a casa vostra! Avete un grande salotto. Il mio appartamento in affitto è piccolo e la proprietaria è sempre di cattivo umore. Un ristorante è troppo caro.

Forse meglio al bar? Ti aggiungo quello che serve, propose Lorenzo.

Sei impazzito?! si offese Silvia. È un anniversario! Vuoi che io spendi soldi per laffitto quando tu hai già un appartamento? E dovrai comunque aggiungere. Io non sono la figlia di un milionario.

Parlo prima con Ginevra. È anche la sua casa. Forse ha dei suoi piani.

È tardi! interruppe Silvia. Ho già detto a tutti che la festa sarà da voi. Libera lappartamento per lintera giornata, ok? Mamma dice che si occuperà di tutto.

Lorenzo sospirò, coprendo il volto con una mano. Mentre cercava un modo per uscire dalla situazione, il telefono vibrò di nuovo. Questa volta era un messaggio di Elena:

«Silvia ha chiesto di preparare il menù. Ecco la lista dei piatti. Anche la spesa è da comprare. Dì a Ginevra di dare una mano, anche in cucina.»

Nel frattempo Ginevra, ignara dellanniversario, si era comoda sulla sedia con il cellulare, pronta a guardare la sua serie preferita. Quando Lorenzo entrò in stanza, abbassò lo sguardo e lei capì subito.

Allora, che succede? chiese tranquillamente, mettendo in pausa la serie.

Ginevra, senti Silvia ha un anniversario, capito? Trenta anni. È una data importante.

Ginevra sollevò la testa.

Bene, che faccia la festa. Non le proibiamo nulla.

Lorenzo si grattò la nuca.

Non è quello il punto. Vuole festeggiare da noi.

Cosa?! si alzò dalla sedia. Aspetta. Nella nostra casa?

Sì, ma solo una sera. Dice che il ristorante è costoso e a casa sua è stretto

E allora? Hai accettato?

Ho detto che parlerò prima con te! Ma Silvia ha già invitato tutti. E mamma sta preparando il menù

Ginevra chiuse gli occhi, inspirò profondamente.

Lorenzo, sei davvero un adulto? O solo un trasmettitore di desideri di Silvia?

Che intendi?

Mostrami il telefono, disse con ironia, indicando il cellulare. Nessuno mi ha nemmeno chiamata! È la mia casa, non una stazione di transito per i tuoi parenti. Silvia vuole festeggiare qui, devo aiutarla, devo assistere tua madre, e nemmeno mi hanno chiesto!

In quel momento il telefono di Ginevra squillò di nuovo.

Ecco la ciliegina sulla torta, sibilò. Tua madre, agitò il cellulare davanti al viso di Lorenzo.

Ginevra, ti ha già detto Lorenzo? interruppe la suocera. Ascolta! Saranno fino a venti persone, quindi cominceremo a preparare da sera. Io arrivo intorno alle diciotto, il giorno prima.

Cosa? La sera? rise la nuora, ancora dubbiosa. Non ho firmato nulla del genere.

Aspetta, non ho finito. Lorenzo ha già la lista della spesa, ha promesso di comprare tutto.

E i soldi? Dove li troviamo? sbottò Ginevra.

Lorenzo ha promesso aiuto, rispose brevemente Elena.

Quindi volete trasformare il mio appartamento in un ristorante e poi farci pagare il banchetto? Ginevra non riusciva più a trattenersi.

Silvia non è una sconosciuta! Un giorno di aiuto, qualche insalata, dei panini sei la padrona di casa!

Elena Ferrara, interruppe Ginevra, ho appena saputo della festa. Non ho dato il permesso di ospitare lanniversario di Silvia nel mio appartamento.

Che tu chiami «il mio appartamento»? Siete marito e moglie, è tutto vostro! ribatté la suocera.

Non è così. Se fosse stato lappartamento di Lorenzo, non parlereste così. Sarebbe solo una guardia di sicurezza per me.

Basta sciocchezze. È finita. Entro venerdì dobbiamo comprare tutto, concluse Elena, chiudendo la chiamata.

Cosè stato tutto questo? chiese Ginevra a Lorenzo, udendo il suono di una breve vibrazione.

Basta fare la vittima! scoppiò Lorenzo alla fine. Ti hanno detto che hai torto. Ammetti lerrore e smetti di insistere.

Ginevra rimase sconvolta. Si alzò, andò al guardaroba e, senza parlare, estrasse una grande borsa sportiva. Poi nella camera da letto aprì larmadio e iniziò a piegare le magliette e i jeans di Lorenzo.

Nel frattempo Lorenzo si sentiva il vincitore. Aprì rumorosamente il frigo, prese una bottiglia di birra, chiuse la porta a botte e si sedette davanti alla TV, come se nulla fosse cambiato.

Pensava che Ginevra si fosse solo «raffreddata» e che tutto sarebbe tornato alla normalità. Avrebbe solo sbuffato, si sarebbe calmata, e tutto sarebbe finito.

Mezzora dopo, Ginevra era nel corridoio con una borsa in mano, accanto alla sua borsa sportiva carica di cose di Lorenzo. Lorenzo uscì dal soggiorno verso il frigo, ma la vide.

Che cosa è questo? sbottò. Che spettacolo hai organizzato?

Ginevra lo guardò con freddezza:

Non è uno spettacolo, Lorenzo. È la fine. Non sarò più lombra della mia vita, né la serva nella mia casa, né il fondo per le pretese di tua madre e di tua sorella. Se vuoi essere un bravo figlio e fratello per favore. Torna da tua madre. Preparati insieme alla festa. Sono sicura che ti darà volentieri un angolo nel suo salotto.

Sei seria? fece un passo verso di lei. Non tornerò.

Assolutamente seria, annuì Ginevra. Non voglio che tu torni. Ho sopportato così tanto che ora mi pongo domande anche su me stessa. Basta. Se in tre anni non avrai imparato a rispettarmi, il futuro sarà ancora più oscuro.

Ginevra non puoi rovinarlo tutto in un attimo! implorò Lorenzo.

Impossibile distruggere ciò che è già caduto. replicò.

Lorenzo rimase immobile, ancora incapace di capire che Ginevra aveva già deciso.

Ecco, aggiunse Ginevra, tutte le tue camicie e i tuoi jeans sono qui. Non cè bisogno di ringraziare. Esci subito.

Lorenzo aprì la bocca per parlare, ma Ginevra aprì la porta dingresso. Lorenzo rimase lì, il volto arrossato dalla rabbia, le guance infiammate, le labbra strette. Sperava ancora che lei cedesse, ma la sua calma lo irritava ancora di più.

E allora? lanciò. Pensi di trovare qualcuno di meglio? Dovrai cercare ancora!

Ginevra sbuffò e si allontanò di un passo:

Cercare persone come te è un compito impossibile. E grazie al cielo.

Ti pentirai! urlò Lorenzo, afferrando la borsa. Ti inginocchierai quando capirai che nessuno vorrà più parlarti! Senza di me sei nessuno!

Se «nessuno» è chi vive nella propria casa, lavora, non serve i parenti del marito e non sopporta sgarbi, allora mi piace essere «nessuno». rispose Ginevra.

Lorenzo se ne andò, mentre Ginevra rimase sola. Prese un profondo respiro, si avvicinò alla finestra, spinse indietro la tenda e guardò lex che caricava la borsa nel bagagliaio di un taxi.

Passarono alcuni mesi.

Il divorzio fu doloroso. Lorenzo cercò di dipingere Ginevra come avara e mercenaria. La questione principale fu la macchina acquistata durante il matrimonio. Lorenzo sosteneva di averla pagata interamente, Ginevra sosteneva di usarla solo per i suoi spostamenti.

Signor giudice, ho versato tutti i soldi, la macchina è intestata a me! dichiarò convinto. La mia moglie non ha messo nemmeno una moneta!

Ginevra aprì una cartellina di documenti, pose sul tavolo estratti bancari, bonifici e copie di ricevute. Trovò anche il contratto di acconto firmato da lei.

Non pretendo la sua quota, ma non intendo rinunciare alla mia, disse serenamente.

Il tribunale si schierò dalla parte della giustizia.

Lorenzo non lo prese bene. La macchina era ormai sua. Ora doveva venderla e dividere il ricavato. Uscì dallaula del tribunale con il volto contrito dalla rabbia.

A casa lo aspettava una tempesta di accuse.

Sei proprio un incapace! gridò Elena. Hai dato tutto a lei! La macchina! Lappartamento! E non hai nemmeno assunto un avvocato decente!

In più Lorenzo aveva contratto un mutuo per finanziare la festa dellanniversario di Silvia in un ristorante, perché aveva «sistemato» il suo appartamento. Ora aveva un piccolo angolino in una stanza della casa di Elena.

Ginevra, per la prima volta dopo tanto tempo, dormì tranquilla. Decise che era ancora giovane per sopportare persone come Lorenzo. Uomini dignitosi cerano in giro; limportante era riconoscere in tempo chi è davvero affidabile.

**Morale:**Quando si smarriscono i propri limiti, la dignità si spezza; ma chi rispetta se stesso e i propri confini costruisce una vita più serena e onesta.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

seventeen − 3 =

Giovanna ha voluto celebrare il suo jubileù con noi e ha pretese di sgomberare l’appartamentoTuttavia, quando arrivò la sera, scoprì che l’appartamento era già pieno di ospiti inaspettati.