Giulia e sua madre erano sedute sul vecchio letto, entrambe avvolte in abiti caldi; l’inverno incombeva e nella casa solo il focolare era acceso – “Niente, mamma. Tutto andrà bene. Non periremo. Ti darò le medicine ora.” Giulia, per quanto possibile, cercava di rassicurare la madre, ma non aveva una vera madre – era soltanto suocera, e ancor più, quasi ex‑suocera.

Ginevra è seduta con la madre sul vecchio letto. Entrambe sono ben coperte; fuori è inverno e nella casa il focolare appena acceso emana un tepore debole.
Stai tranquilla, mamma, andrà tutto bene. Non periremo. Ti do subito le medicine.

Ginevra, per quanto può, cerca di calmare la madre, ma non ha una vera madre: la suocera, quasi una exmadre.

Così vivono tre persone: la madre, il figlio e sua moglie Ginevra.

Ginevra si sposa tardi, a trentanni. È la seconda moglie di Dario. Non rompe la famiglia quando iniziano a frequentarsi, perché Dario è già divorziato.

Alla suocera, Maria Arcadi, le cade subito di gusto. Anche la suocera la vuole bene: è affettuosa, pronta a parlare e a capire. Ginevra ha perso i genitori da giovane e si sente sola; nella suocera trova una figura materna.

Si sono intrighi, commenta Dario.

Cinque anni di matrimonio passano come un lampo, poi Dario diventa brusco e irascibile, urla contro Ginevra e la madre. La causa è una amante. Spesso torna a casa ubriaco.

Un giorno dichiara che vuole il divorzio, dà due giorni per i bagagli. Ginevra non è ancora partita quando lamante appare con una valigia.

Forse lha fatto apposta per mettere a nanna la sua precedente e dirle brutte cose, ma non ci riesce. È una bionda allungata, labbra spesse, ciglia enormi che sbattono appena.

Ginevra non riesce a trattenere una risata.
Mi scambi per questa bambola con le ciglia da mucca? Che ti vada bene con lei, ma non mi dispiace per niente.

È più allegra, voi due risponde lamante due vecchie galline.

E cosa vuoi dire, mammina? ribatte Ginevra, accarezzando le ciglia finte. Lasciala andare, non ci serve più.

Va bene, mamma, anche a te è ora di andartene. risponde la madre, stringendo il cuore.

Dove andrò? Ho dato tutti i soldi della vendita dellappartamento per costruire questa casa, dice la madre, affranta.

Non ti serviranno più concerti. Rimani qui, ma non esci dalla tua stanza. Dora in poi Alba sarà la padrona di casa.

Gatto, che se ne vadano entrambe,
Ma è mia madre!

Tua madre? Vuoi dire che avrò una suocera così? Oh, tesoro

Ginevra è stanca di sentire le liti.
Mamma, verremo insieme al paese?

Meglio il paese che stare con quel figlio e quella

Aspetta, preparo in fretta le tue cose.

Non dimenticare le medicine, la cassa e la borsa.

Ginevra prende unaltra valigia, raccoglie tutto in fretta: cassa, borsa, medicine, documenti, biancheria, vestiti.

Portate via tutto. Non ci serve niente di estraneo, dice Alba con voce dolce, vero, tesoro?

Dario osserva in silenzio, incapace di intervenire. Sa che la madre non gli perdonerà mai quello che ha fatto.

Dopo mezzora Ginevra è accanto allauto. Maria Arcadi è già seduta sul sedile posteriore, asciugandosi le lacrime senza voltarsi verso il figlio, ma con un lungo sospiro.

Come faremo ora, bambina?

Staremo bene. Ho dei risparmi; finché non troviamo lavoro, basta. Hai la pensione, ci manterremo. Il pane con il burro sarà sufficiente.

Raggiungono il paesino dove Ginevra è cresciuta. È ancora giorno. La casa è fredda; Ginevra accende il focolare, porta acqua, mette il bollitore sul fuoco.

Come ti riesce tutto così bene, sembra che tu abbia vissuto qui tutta la vita.

Il nonno mi ha insegnato tutto. Per fortuna abbiamo comprato provviste, così non dobbiamo andare al negozio. Non sopporto le chiacchiere di campagna.

Il fuoco scalda poco a poco lambiente.

Domani pulirò tutto.

Bussano alla porta.

È arrivata la vicina? Non ti vedevo da tanto. La tua macchina è lì. Che ti porta in inverno? Qualche problema?

Tutto bene, zio Nicolò. È sistemato. Ti racconterò più tardi. Vieni a prendere un tè con noi.

Volevo invitarti, non sei sola? nota, accorgendosi della donna.

Questa è Maria Arcadi, lui è Nicolò Petrovic, la presenta Ginevra.

Se ti serve qualcosa, chiedi pure.

Per ora basta, grazie.

Una settimana passa; la casa diventa pulita e accogliente.

Sai, Ginevra, anchio vengo da campagna. Mi sono sposata con un cittadino. È morto quando avevo ventitré, ho venduto lappartamento. Mio figlio ha giurato che vivrò sempre con lui. Guarda come è cambiata la vita.

Non piangere. So quanto è dura. Anchio sto male, ma forse avrete dei nipoti.

Da quella? Dio! E Nicolò, con chi vive?

Da solo. Sua moglie è morta, un bambino è stato salvato dal vicino. È rimasto solo. Non si è più risposato. Non ha figli. Vive con mio nonno, più giovane di me, ma della tua età.

Un mese dopo non ci sono notizie da Dario; non chiama neppure la madre. Un giorno suona il telefono di Ginevra da un numero sconosciuto.

Ginevra?

Sì.

Suo marito è morto.

Si è sbagliato.

No, non è un errore. Dario era ubriaco e si è schiantato con la macchina. È una brutta notizia, ma non è solo: cera una ragazza con lui. Lei è viva, è uscita dallauto senza ferite. Venite per lidentificazione.

Che sfortuna per Maria Arcadi! Che cosa le diremo? Che fare? Zio Michele la aiuterà.

Ginevra, che è successo, non hai volto!

Mamma, non preoccuparti, siediti. Dario non cè più.

Oh esclama Maria Arcadi è colpa mia! Lho lasciato!

Mamma, ti ha cacciata via!

Sì, mi ha cacciata via. Ma io sono la madre. Oh la legge mi ha raggiunta.

Vado allidentificazione. Zio Michele sarà con me finché non torni.

Vado anchio.

Io sto con voi, dice zio Michele. Andiamo tutti insieme. Non si discute.

Il funerale si conclude. Ginevra e Maria Arcadi vanno nella casa di Dario, che ora deve passare in eredità alla madre e alla moglie. Dario non è riuscito a presentare il divorzio; la sua vita è stata fatta di amori, feste e banchetti.

Zio Nicolò li accompagna ovunque.

Sono con voi, donne. Se serve aiuto, chiedete.

La casa è cambiata in un mese: vestiti sporchi ovunque, piatti sporchi sul pavimento, odore di birra e di qualcosa di marcio.

È stato mio figlio a combinare tutto! Non è mai stato così! Che disastro!

Che fate qui? Questa è la mia casa, sparite! dallo studio appare la stessa figura con labbra e ciglia finte, seguita da un uomo peloso quasi nudo.

Mostra i documenti della casa! interviene zio Michele.

Che documenti? Mio marito è morto. Non abbiamo neanche il matrimonio!

Non cè nemmeno il divorzio!

Lo avevamo già festeggiato. Quindi è tutto mio!

Basta con queste fantasie alcoliche! Andate via! Cè qualcun altro qui?

Luomo scappa silenzioso. Zio Michele vigila perché la ragazza non porti via nulla.

Dobbiamo controllare i documenti. Forse cè un testamento, o un altro proprietario. Cambiamo le serrature, quella bionda potrebbe avere ancora le chiavi.

I documenti sono a posto; le serrature vengono cambiate. Molte cose devono essere buttate. Zio Nicolò accompagna Ginevra e Maria Arcadi ovunque.

Mi dispiace che torniate qui. Mi ero abituato a voi.

Torneremo, e tu, zio Michele, vieni anche tu.

Mi hai riportato alla giovinezza. Masha somiglia alla mia moglie defunta.

Ho notato, zio Nicolò, come la guardi. E lei ti guarda anche. Oh, cè amore?

Lo dirai anche tu, risponde luomo, irritato.

È vero!

Un anno dopo Nicolò e Maria si sposano. Vanno bene insieme, con Ginevra che per loro è come una figlia. Hanno anche dei nipoti!

Ginevra diventa madre, ma non si sposa mai. Accudisce due bambini, sotto tutela: un fratello e una sorella che non possono essere separati. Voleva un solo figlio, ma ne ha due.

Genitori e persone care non si trovano solo alla nascita o nellinfanzia; a volte le circostanze li portano a comparire.

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Giulia e sua madre erano sedute sul vecchio letto, entrambe avvolte in abiti caldi; l’inverno incombeva e nella casa solo il focolare era acceso – “Niente, mamma. Tutto andrà bene. Non periremo. Ti darò le medicine ora.” Giulia, per quanto possibile, cercava di rassicurare la madre, ma non aveva una vera madre – era soltanto suocera, e ancor più, quasi ex‑suocera.