I genitori del marito sono arrivati per tre giorni di visita. Solo il figlio non vive più qui da tempo.

Alessandra aprì la porta con un po di esitazione, ancora con le chiavi in mano come se il suono del campanello non lavesse riconosciuto. Il cappotto era ancora fradicio, lombrello colava gocce, e sul sacchetto del latte spuntava una maniglia strappata. Il crepuscolo stava per finire e lingresso profumava di una cena altrui e del gatto di qualcun altro.

Dietro la porta cera Valentina. Scialle annodato, scarpe lucide, valigetta a rotelle e, tra le mani, un sacchetto con qualcosa di caldo. La voce sembrava uscita da un film depoca: allegra, con un accenno di dramma.

Luce mia! Sono qui per tre giorni! Con una torta. Con quella alla ciliegia. Paolo adora. disse, già nella hall, mentre Alessandra espirava lultimo fiato della giornata. E poi mi chiedi perché il codice della porta è cambiato? Sono già partita, ho dovuto tornare indietro con la valigia a stento ho trovato il portiere, gli ho chiesto il nuovo codice.

Alessandra resta in silenzio, annuendo a qualcosa che sembra stare dietro la spalla, come se ci fosse qualcun altro. Ma in casa è stranamente silenzioso. Troppo silenzioso.

E Paolo? Valentina si cambiò le scarpe, si voltò: nellatrio cera solo un gancio libero, nessuna giacca maschile, nessun paio di stivali, né odore di lui né il suo disordine. Lo vedremo più tardi, no? A cena ci sederemo, ho portato del risotto. Pietro, il papà di Paolo, arriverà. Prima è andato da un amico per una questione urgente. E Sandro? È ancora allasilo, vero?

Alessandra sorrise per un attimo, come se qualcuno avesse tirato una corda.

Ha una riunione che si è allungata.

Ah, capito. Lavoro, lavoro Valentina si interruppe. Gli occhi correvano ovunque, troppo veloci. Notò che sulla mensola cera solo una tazza. In bagno, lo shampoo quasi finito, ma solo uno. Sul frigorifero, disegni dei bambini, mentre le foto di Paolo erano sparite.

In cucina pose la torta sul tavolo, aprì con cura il contenitore del risotto e afferrò la mano di Alessandra.

Non ti preoccupare, andrà tutto bene. Respira. Mangiamo. Pietro arriverà, riderete tutti insieme. È un bravo tipo.

Alessandra annuì e si sedette. Prese la forchetta ma non mangiò. Il bollitore scoppiettò forte, quasi a lamentarsi.

Un po più tardi uscirono insieme per andare a prendere Sandro. Valentina portava dei guanti e un thermos di composta, Alessandra camminava in silenzio stringendosi al cappotto. Nellascensore, tornando indietro, incontrarono la vicina Lina. Lei sorrise e, con il suo tipico tono veloce, sputò:

Alessandra, il tuo ex è di nuovo con quella ragazza del negozio, con il passeggino? Non si occupa per niente del bambino, vero?

Valentina serrò i denti, evitando lo sguardo di entrambe.

Lina Alessandra solo espirò.

Ma è così, vero? Dico la verità. Alla fine tutti lo sanno.

La sera, mentre Valentina tirava fuori una coperta dallarmadio e la sistemava sul divano, si fermò a lungo tenendo il cuscino fra le mani. Poi, senza guardare:

È andato? Dovè mio figlio? Che cosa è successo?

Alessandra stava sulla soglia della cucina, schiena dritta, mani sul bollitore.

Tre mesi fa. Ha detto che doveva andare a un incontro e non è più tornato.

Da lei?

Alessandra non rispose, solo guardò altrove.

Valentina si sedette, posò la coperta accanto, mise una borsa sulle ginocchia e tirò fuori unaltra torta, piccola, in una teglia di plastica.

Lho fatta apposta per voi. Lui diceva che stavate bene Che volevate andare tutti al mare questestate Lui

Improvvisamente perse il respiro, come se avesse appena salito un lungo gradino. Alessandra si avvicinò, ma non lo toccò, limitandosi a posare una tazza accanto al bollitore.

Nella stanza regnava il silenzio. Fuori, il vecchio tram ruggiva sul binario. Alessandra rimaneva alla finestra, Valentina immobile. Ognuna nel proprio silenzio.

La porta sbatté con quel classico clic Pietro, come sempre, la chiudeva con forza, quasi volesse farsi sentire. Entrò allegro, in giacca con collo di pelliccia, con un sacchetto di mandarini siciliani e il giornale sotto il braccio.

Buongiorno, bellezze! Ecco la mia preda! Mandarini dolcissimi, come ai tempi dellinfanzia.

Si tolse le scarpe, appese la giacca e si diresse verso la cucina. Lì cera silenzio e tre sguardi: uno stanco, quello di Alessandra; uno preoccupato, quello di Valentina; e uno felice, quello di Sandro, che appena sentì la voce del nonno lanciò il biscotto, corse verso di lui, si aggrappò ai pantaloni come a un albero e scintillò di gioia.

Che taci? Pietro non capì. Sono fuori tempo?

Paolo iniziò Valentina, ma la voce le balzò via. Guardò Alessandra, quasi chiedendole il permesso.

Paolo è partito, disse Alessandra, calma, come se lo avesse ripetuto cento volte. Tre mesi fa.

Il sacchetto di mandarini cadde rumorosamente sul tavolo, seguito dal giornale. Pietro si sedette, rimase in silenzio, fissando il finestrino come se cercasse una risposta fuori.

Che cosa avete combinato qui? scoppiò allimprovviso. Lhai spinto, Alessandra. Lo hai tenuto stretto come un chiodo nel legno. Non lo riconosco più, torna a casa come se fosse una condanna!

Pietro, sussurrò Valentina.

E allora, Pietro? Che? Tutto è segreto, ma ora buongiorno! Lo hai agitò la mano. rovinato.

Alessandra non rispose. Prese una tazza e la portò al lavello, ma non uscì dalla stanza. Rimase in piedi, come se stesse decidendo se andarsene o restare.

Valentina rimase muta. Il viso si fece pallido. Si alzò, si avvicinò a Pietro e gli strinse la spalla. Lui reagì con un attimo di ritardo.

Mi aveva detto che stavate bene. Sandro è in salute, Alessandra è bravissima, pianificano una vacanza. Capisci che mi ha mentito? la sua voce si spezzò. Alla mamma.

Pietro alzò gli occhi, per la prima volta senza sapere cosa dire.

Io Pensavo balbettò. Non è un bambino. Decide da solo. Forse ha qualcuno

Da tempo ha qualcuno, affermò Alessandra senza voltarsi. Vive con lei. Con quella collega, con cui scambiava messaggi in bagno.

Pietro si alzò, uscì sul balcone, chiuse la porta alle sue spalle. Accese una sigaretta al crepuscolo, come un faro. Non fumava davanti al nipote, ma ora lo faceva.

Lo chiamerò, disse Alessandra. Che spieghi lui stesso.

Valentina non rispose, solo chiuse gli occhi.

Sul display del telefono apparve Paolo. Squillo, segnale. Poi la voce, stanca:

Pronto?

Vieni subito. Papà e mamma sono qui. Sandro. Dobbiamo parlare.

Silenzio lungo. Poi: Va bene. E di nuovo il segnale.

Alessandra guardò fuori. Un uomo spazzava la neve dalla strada, notte bianca, inverno silenzioso.

Vent minuti dopo il lucchetto fece clic. Paolo entrò, come in un appartamento altrui. Indossava quel piumino da cui Alessandra un giorno aveva tirato fuori caramelle e scontrini. I capelli un po spettinati, un profumo di profumo straniero appena percepibile. Si fermò sulla soglia.

Ciao a tutti disse a voce bassa.

Sandro corse, ma si fermò a metà passo. Paolo si sedette goffamente, lo strinse.

Ciao, piccolino. Come va?

Non vivi con noi, disse Sandro, senza rimprovero, solo fatti.

Paolo lo avvicinò, ma non alzò gli occhi.

Il silenzio avvolse la cucina. Pietro uscì dal balcone, lodore di fumo lo seguiva. Valentina guardava il figlio come se lo vedesse per la prima volta.

Mi avevi detto iniziò. Che stavate bene. Che Alessandra è una bomba. Che Sandro è felice. Mi hai mentito, Paolo?

Non volevo deludervi.

E lei? Valentina indicò Alessandra. Non volevi deluderla? O ti è bastato sparire?

Pietro improvvisamente parlò, a bassa voce:

Come hai potuto tradire tua madre?

Paolo si sedette, pose le mani sul tavolo, come se si fosse arreso.

Non devo nulla a nessuno. Né a voi né a lei. Sono andato via perché non volevo mentire. Non potevo più stare con Alessandra. E nemmeno con voi.

Te ne sei andato perché era più facile che restare e parlare da uomo, buttò Valentina. Hai tradito non solo lei. Anche noi. Te stesso.

Alessandra rimaneva in un angolo, in silenzio, come se non le servisse più nulla. Sapeva già tutto.

Valentina si avvicinò al figlio, toccò la spalla. La mano tremava.

Eri migliore, Paolo. Ti ricordo diverso.

Non rispose, chiuse gli occhi.

Sandro sbucò di nuovo in cucina. Questa volta non corse, ma rimase sulla soglia a guardare.

Paolo si alzò, fece un passo indietro, fissò tutti. Il viso divenne rigido, come una maschera. Si girò di colpo e uscì, sbattendo la porta non forte, ma decisamente. Come un punto alla fine di un capitolo.

Arrivò il mattino. Fuori, luce fioca e neve fresca sul davanzale. Pietro era di nuovo al giornale, Sandro mangiava la colazione, Valentina spostava qualcosa in cucina, e Alessandra stava alla finestra.

Alessandra si raddrizzò, la voce più ferma:

Posso ritirare gli elettrodomestici che mi avete regalato. Microonde, robot da cucina, bollitore. Prendeteli se volete. Volevo comunque fare dei lavori. Cambiare tutto non è un problema. Mi sembra giusto sistemare tutto fino al fondo.

Valentina si girò di scatto.

Sei impazzita? È appena mattina e già parli di mobili. Non abbiamo nulla da dividere. Non siamo dei ladri. Dovremmo scusarci, non impadronirci delle cose.

Sandro, in quel momento, giocava con le macchinine sul tappeto. Poi guardò su:

Nonna, papà tornerà?

Valentina lo guardò, inspirò profondamente, si sedette accanto a lui e gli accarezzò la testa.

Tornerà, tesoro. Ma un po più tardi. Vuoi vedere un cartone ora?

Sandro annuì.

Alessandra era alla soglia della porta, senza lacrime né rabbia, solo una certa ottusità interiore, come dopo un rumore lungo quando tutto svanisce e resta solo silenzio.

Posò il bollitore. Scoppiettò come colonna sonora al loro mutismo. Davanti a loro solo un giorno nuovo, ordinario, ma con la sensazione che tutto ricominciasse da capo.

Profumava di sapone e aria secca. Valentina era in bagno, lavava il lavandino lentamente, quasi in meditazione. Alessandra entrò, voleva prendere un asciugamano, ma si fermò.

Lascialo, disse Valentina senza girarsi. Lo prendo io.

Alessandra non rispose. Prese lasciugamano, lo pose accanto, rimase lì un attimo.

Non ero arrabbiata con voi, disse infine. Sono solo stanca di dover spiegare che non è colpa mia soltanto.

Valentina appoggiò il corpo al bordo del lavandino, scosse la testa.

Io sono arrabbiata. Con me stessa. Per non aver visto, per non aver voluto vedere. Pensavo che aveste tutto: amore, famiglia, felicità. Lo raccontavo a tutti.

Alessandra annuì. Le due donne, strette dal figlio, dalla casa, dal passato, rimasero in quel bagno ristretto.

Scusa, disse Valentina. Per tutto. Credevo che non avessi potuto trattenerci. Ma ora ti guardo e capisco che ti sei aggrappata a tutti noi, anche quando non dovevi.

Alessandra si sedette sul bordo della vasca, a bassa voce:

Mi terrò solo a me stessa. Niente più.

Dal corridoio arrivò la voce di Sandro: «Mamma, dove sono i calzini con gli squali?» e qualcosa cadde rumorosamente.

E lui, aggiunse Alessandra. Lo terrò ancora un po.

Si sorriseronero, non imbarazzate, ma con quella tipica ironia femminile, stanche ma sincere.

Più tardi, alla porta, si abbracciarono a lungo. Pietro rimaneva lì, a far roteare i piedi.

Anchio ho sbagliato, borbottò. Gli uomini non imparano a parlare, né da piccoli né da grandi.

Imparate, disse Alessandra. Finché cè qualcuno con cui parlare.

Pietro annuì.

Sandro si infilò le scarpe da solo forse un po sbagliate e corse su per le scale.

Ti chiameremo, disse Valentina. O tu chiamaci. Siamo comunque famiglia ormai, dove altro potremmo andare?

Alessandra annuì, lo abbracciò.

Lappartamento era quasi vuoto. Mobili sobri, scatole appoggiate al muro, sul davanzale solo una tazzina. Alessandra mise dentro una cucchiaino, lo riempì dacqua bollente, aprì la finestra. Un soffio di freddo e di novità le accarezzò il viso.

Sandro giaceva sul pavimento, disegnava il cielo con un pennarello verde.

Perché non è azzurro? chiese.

Perché la primavera sarà verde, rispose. E la primavera è verde.

Alessandra guardò il suoE così, con il profumo del caffè che si mescolava al silenzio, Alessandra si rese conto che il futuro, per quanto incerto, era finalmente suo.

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