I parenti del marito si offendono perché non li faccio dormire nella mia monolocale

Maristella teneva il mestolo in mano, dimenticando la zuppa.

Il vapore saliva dalla pentola e le appannava gli occhiali.

– Marco, stai scherzando, vero? – chiese, senza voltarsi.

– Dimmi che è solo una burla.

Marco restava in silenzio, appoggiato allo stipite della porta.

– Cosa c’è di tanto strano? – disse infine lui.

– Sono i miei parenti, Maristella.

– Vivono a due ore da qui, non capisco perché debbano dormire da noi.

– Abbiamo un monolocale, Marco. Un solo letto, un solo divano.

– Dove dovrebbero dormire, per terra?

Lui sospirò, cercando le parole giuste.

– Zia Pina ha detto che si aspettava di essere ospitata.

– È tua zia, non ricordo di averle fatto quella promessa.

Maristella posò il mestolo con un colpo secco.

– Abbiamo scelto noi questa casa, piccola ma nostra.

– Non possiamo trasformarla in un albergo per le feste.

– Sono solo due notti, Maristella, non chiedo la luna.

– Due notti in quaranta metri quadrati, con due persone in più?

– Dove metteresti zio Renato, sul balcone?

Marco si passò una mano sul viso, stanco.

– Potremmo arrangiarci, mettere materassi a terra.

– E domani andare al lavoro come sonnambuli?

– Non voglio litigare per questo, ma loro si aspettano ospitalità.

– L’ospitalità non significa sacrificare la nostra privacy, Marco.

– Potremmo prenotargli una stanza in pensione, qui vicino.

– Una pensione? Si offenderanno ancora di più.

– Diranno che non li vogliamo in famiglia.

– Non è questo il punto, e tu lo sai bene.

Il telefono squillò proprio in quel momento.

Era zia Pina, la voce già alterata.

– Marco, tua moglie ci sta cacciando come cani?

Maristella sentì quelle parole e strinse i pugni.

– Non vi sto cacciando, zia Pina, semplicemente non abbiamo spazio.

– Ai tempi miei si dormiva anche per terra, senza tante storie.

– Ai tempi vostri la casa forse era più grande, zia.

– Siete egoisti, voi giovani, pensate solo a voi stessi.

Marco intervenne, cercando di calmare gli animi.

– Zia, troviamo una soluzione, vi prenotiamo una stanza vicino.

– Non voglio pagare una pensione, voglio stare in famiglia!

La telefonata si chiuse con un clic brusco e rabbioso.

Maristella guardò Marco, gli occhi lucidi di stanchezza.

– Vedi? Qualunque cosa facciamo, sembra sempre colpa nostra.

– Lo so, Maristella, mi dispiace per questa situazione.

– Non voglio diventare la cattiva della famiglia, Marco.

– Non lo sei, sei solo una persona con dei limiti reali.

Lei tornò alla zuppa, ormai quasi freddata del tutto.

– Forse dovremmo stabilire regole chiare, una volta per sempre.

Marco annuì, abbracciandola piano da dietro.

Le offese dei parenti non valgono la pace di casa.

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