Il compagno a codaMentre il tramonto avvolgeva le colline toscane di una luce dorata, il detective e il suo fedele compagno a coda si addentrarono nel misterioso borgo di San Lazzaro, decisi a svelare il segreto che da anni tratteneva il cuore degli abitanti.

Alessio al lavoro non è che tanto odiato, anzi, lo evitano. È un tipo di buona volontà, guidatore esperto e operaio diligente, ma è assolutamente poco socievole.

Nessuno vuole fare squadra con lui, e lui lo prende con piacere. Un collega è stato licenziato, così lo hanno mandato via. Gli altri camionisti lo hanno soprannominato Il Scontroso. Così è diventato, lo chiamano persino per gli occhi. A volte dimenticano il suo nome, ma il soprannome rimane in bocca a tutti.

Questo giro non prometteva nulla di speciale: percorso familiare, carico ordinario. Guida tranquilla, tieni gli occhi sulla strada.

Sullorlo della carreggiata, però, qualcosa strisciava tra lerba! Alessio voleva passare, temendo animali sulla carreggiata, ma il cuore gli sussurrò di fermarsi e dare unocchiata a chi non avesse avuto fortuna.

Un enorme gatto a strisce soffiò minaccioso, pronto a vendere la propria vita. Dicono che i gatti hanno nove vite; a quel punto ne aveva già perse alcune, il pelo era sporco e insanguinato, una zampa sembrava male.

Come sei finito lì, micio? chiese Alessio chinandosi sul felino.

Il gatto mostrò i denti e miagolò rauco, lasciando intendere che non voleva aiuti e che Alessio dovesse proseguire per la sua strada.

Capisco, signorino fiero, pensò Alessio, ricordandosi il gatto della nonna, con cui da piccolo condivideva il calore del forno a legna. Che bei ricordi: addormentarsi sul suo ron ron. Ora né il gatto né la nonna ma il ricordo rimane.

Non sono un chirurgo felino, ma vedo che non si può lasciare così. Non cè un ospedale qui vicino, quindi ti porto al più vicino.

Con cautela prese il gatto sibilante e lo sistemò sul retro del camion. Lanimale si dimenò, poi si calmò, forse convinto che le cose non sarebbero peggiorate.

Uscito dalla rotta principale, Alessio entrò in un piccolo paesino di provincia e trovò una clinica veterinaria. I pochi pazienti presenti lasciarono passare il camionista con il gatto in braccio senza fila.

Sei fortunato, gatto, disse il veterinario anziano. Lo puliamo, gli mettiamo una fasciatura e poi potrai tornare in strada.

Dove lo porto? protestò Alessio. Ho una consegna da fare!

Non cè posto in un rifugio, non è un cucciolo ma è ancora in forma! rispose il veterinario, scrollando le spalle.

Il gatto osservava silenzioso, gli occhi verdi puntati dritti nellanima di Alessio, che improvvisamente si sentì in colpa. Lo salvo o lo lascio? pensò.

Va bene, brontolò, e si diresse verso il corridoio dove due donne chiacchieravano animatamente.

Lalla è di nuovo venuta a nascondersi dal marito, diceva una.

Che sfortuna! rispose laltra con simpatia. È doro e luomo è un rompiscatole, lo picchia pure!

Ecco perché non è uscita al lavoro, è tutta scottata, commentò la prima. Oggi cè il signor Niko che gira in clinica!

Alessio non si intromise nelle vicende di Lalla. A ognuno la sua sfortuna! A lui, per esempio

La sposa giurava di aspettare, di amare fino alla fine, ma lui non finì nemmeno il primo mese di matrimonio e la donna lo lasciò per un altro. Così è la vita!

Prendilo, concluse il veterinario, porgendo il gatto ancora tremante. Spero si riprenda. Tra tre settimane tornerai per togliere la fasciatura.

Grazie, prese Alessio il felino e si diresse verso luscita.

Confessò di non sapere cosa fare con quel regalo caduto sul cofano, ma il tempo stringeva: il suo programma era già fuori orario. Prima doveva consegnare il carico, poi vedeva…

Mise il gatto sul letto di riposo del camion e ripartì.

Dopo qualche chilometro, vide due figure sul ciglio della strada. Una donna agitava disperatamente le braccia, una bambina la fissava timorosa.

Scusate, non prendo passeggeri! sbuffò Alessio, fedele al suo principio.

Miao! risuonò alle sue spalle.

Hai svegliato? chiese Alessio. Che vuoi?

Miao! insistette il gatto.

Forse ha fame? pensò Alessio. Meglio avvisare, altrimenti mi avrebbe ringraziato con un graffio.

Alessio parcheggiò, mise fuori il gatto sullerba. Il felino alzò subito la coda, confermando lipotesi.

Ehi! Dove andate? vide Alessio i due correre verso di lui.

Non ebbe il tempo di allontanarsi: la donna, trascinando per mano la bambina, li raggiunse in pochi minuti.

Per favore! Portatemi via! Sono a trentatré chilometri da qui! implorò la donna, gli occhi pieni di lacrime.

La bambina lo guardava con gli occhi bagnati, evidentemente pianta di pianto.

Signora, non sono un tassista, ma un camionista! cercò di spiegare Alessio. Prendete lautobus!

Abbiamo perso lunico turno, siamo in ritardo! si difese la donna. Vi prego, dateci un passaggio, lo promettiamo!

Il gatto, finito il lavoro, fece qualche passo goffo verso la bambina, strofinandosi contro la sua gamba. La piccola si sedette, lo accarezzò, e il gatto cominciò a fare le fusa.

Che ne dite, vi porto a casa e voi tenete il gatto? propose Alessio, indicando il felino che si leccava le zampe.

Le lacrime della donna cominciarono a scorrere.

Lo prenderemmo volentieri, adoro gli animali, lavoro in una clinica veterinaria! rispose, aggiungendo: Non so ancora dove sistemarlo, ma mia zia a Monticelli potrebbe accogliere

Che è successo? brontolò Alessio osservando la bambina accarezzare il gatto.

La bambina, con riccioli chiari e occhi spaventati, accarezzava il felino senza problemi.

Alessio ricordò la conversazione nella clinica. Probabilmente quella era Elena, la donna dal marito scatenato. Non si intromise, però annuì:

Va bene, vi porto.

Avanti, Veretta! esclamò la donna, chiamando la bambina.

Alessio prese il gatto e la piccola salì dietro, la donna si sistemò sul sedile accanto.

Pagherò, non preoccupatevi! si difese, ma Alessio solo sbuffò:

Allora andiamo. Il gatto ti è piaciuto, quindi sei una brava persona. Ringrazia il felino!

Grazie, gatto! esclamò la donna. Come si chiama?

Gatto è Gatto, alzò le spalle Alessio. Non lo conosciamo da molto, lho trovato per strada.

Che cuore grande! rispose la donna. E voi come vi chiamate?

Alessio, grugò il camionista.

Io sono Elena, la bambina si chiama Veretta, disse la donna.

La zia accetterà? chiese Alessio, sorpreso da sé stesso.

Speriamo, sospirò Elena.

Allora chiama, chiedi, passò al tu Alessio, con un sorrisetto.

Elena arrossì e mormorò a bassa voce:

Non ho il telefono Il marito è partito

Hai il numero? aprì il portellone e le porse il cellulare.

Elena sussurrò parole incomprensibili: marito, scappati, gatto. Alla fine, con voce esitata, disse:

La zia ci accoglierà, ma il gatto non

Veretta singhiozzò.

Vieni, gatto, vieni da noi, ascoltò il felino, Sei bravo!.

Abbiamo già fatto un accordo con il gatto, sbuffò Alessio.

È molto affettuosa, si difese la donna.

Accettando che il gatto non avrebbe trovato casa, Alessio li portò al suo indirizzo e lo consegnò alla zia, che lo accettò a malincuore.

Veretta non voleva separarsi dal felino, lo stringeva, lo baciava sul musetto baffuto. Poi corse verso Alessio e lo abbracciò a mani piene.

Veretta, non si può! si spaventò Elena.

Le mancano i papà, per questo si aggrappa, commentò la zia.

Alessio provò una strana fitta al petto. Aveva messo da parte i sogni di una famiglia felice, e ora questa piccola con i riccioli lo scuoteva.

Zio, verrai a trovarci? chiese Veretta, guardandolo con gli occhioni grandi. Con il gatto?

Farò del mio meglio, Alessio non poté rispondere di no.

Veretta, sospirando, corse a casa. Alessio tornò al camion e ripartì, con nella mente la bambina e la madre disperata.

Ma da dove escono questi uomini, che sfogano la loro rabbia su chi è più debole? chiese al gatto. Il felino miagolò con disprezzo, confermando.

Gli spiegherei a mano perché non è giusto alzare il pugno su donne e bambini! esclamò Alessio.

Miao! ribatté il gatto, pronto a difendere con artigli.

Alessio sentì la presenza del gatto calmargli gli nervi; per la prima volta in strada aveva qualcuno con cui parlare.

Raccontò al felino della famiglia, del servizio militare, delle proprie idee politiche. Il gatto annuiva, miagolava di tanto in tanto, condividendo il punto di vista del camionista.

Allora notò, sul ciglio, unauto con due uomini che agitavano le braccia.

Aiuto! sembrava chiedere.

Qualunque fosse la distanza della legge, il principio della strada è lo stesso: aiutare e sarai aiutato.

Che succede? chiese al nuovo arrivato, aprendo la portiera.

Due eventi si susseguirono: luomo estrasse una pistola, ma subito una cometa con coda colpì la scena!

Il gatto afferrò laggressore con tutte le forze e gli ruggì contro il viso. Luomo, lasciando cadere larma, cercava di liberarsi, mentre Alessio afferrò la pistola e la puntò al bandito:

Mani in alto!

Togliete il gatto! urlò luomo. Mi graffia gli occhi!

E così sia! disse Alessio, mentre il secondo bandito correva verso di loro; con un balzo colpì il malvivente alla mandibola, prese il gatto e, senza lasciare larma, saltò sul camion:

Muoviamoci!

Memorizzò il numero e, in pochi secondi, chiamò il posto di controllo della Polizia Stradale. Dopo mezzora i carabinieri arrestarono i ladri, informandolo mentre passava.

Erano conosciuti; uno di loro aveva già rapinato Alessio e il gatto prima.

Il paese deve conoscere i suoi eroi! disse il carabiniere.

Ma io non sono un eroe, rise Alessio. Avrei legato entrambi sul posto, e ora sono scappato!

Laltro ha già messo a segno diversi furti, è un duro, commentò lufficiale. Non ti serve sporcarti le mani, hai già trasportato un ferito. Indicò il gatto. Il tuo compagno?

Alessio guardò il felino. Il gatto lo guardava.

È mio, dichiarò con decisione. Lo chiamo Autostrada. È il mio compagno di viaggio.

Hai avuto fortuna con il compagno, sorrise il carabiniere. Hai dato una lezione al bandito!

Fortuna, davvero, rispose Alessio, serio.

La storia del camionista e del suo coraggioso gatto si diffuse su internet. La gente li riconosceva, li salutava, li ringraziava. Alessio sentiva che la vita stava cambiando: come il ghiaccio che si scioglie, il respiro si faceva più leggero.

Tre settimane passarono, i due compagni giravano per le autostrade, e quando fu il momento di togliere la fasciatura, Alessio tornò al paesino dove aveva lasciato Elena e Veretta.

Aprì la porta della clinica e la trovò sullo scaffale.

Oh, siete voi! esclamò Elena, senza distogliere lo sguardo. Ho sognato di oggi che sareste arrivati!

Sembra che il sogno abbia avuto un buon fine, rispose Alessio, senza sapere cosa dire. Non vi hanno fatto arrabbiare con Veretta?

No, scosse la testa Elena. La zia ci vuole bene, e io ho avviato una separazione, sussurrò, abbassando lo sguardo.

È giusto, rispose Alessio, poi, quasi involontariamente, aggiunse: Vuoi venire da me?

Gli occhi di Elena si spalancarono, aprì bocca, poi chiuse

Il gatto Autostrada, vedendo la scena, miagolò con decisione.

Ho una figlia balbettò Elena.

Io ho un gatto! replicò Alessio, aggiungendo: Lina, non so dire parole belle, ma so che il nostro incontro non è stato casuale. Non rifiutare subito, pensa. Ti proteggerò.

Miao! confermò il gatto.

Ci penserò, promise Elena.

Un mese dopo si sposarono, Alessio li portò a casa e cambiò lavoro, diventando autista di una clinica veterinaria.

Il gatto Autostrada vive ancora con loro, veglia su Veretta e, a tratti, sospira ricordando le strade infinite, sdraiato su un divano largo.

Ma la romanticità resta romanticismo, e dove sarebbero senza di lui? Gli uomini per fortuna ci sono i gatti saggi!

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