Dio, ti prego, non farci tardare!AnnaBellini ha guardato lorologio per la terza volta negli ultimi cinque minuti. Sergio, dobbiamo essere puntuali, vero? ha sussurrato.
Il guidatore della limousine nuziale ha sorriso entusiasta nello specchietto retrovisore: Tranquilla, Anna. Siamo sul binario giusto.
Parlare di programmazione mi aveva già sorpreso nei due mesi precedenti: lorario della cerimonia, il programma dei servizi fotografici, il menù del ricevimento tutto scandito al secondo.
Alessio, il suo futuro sposo, insisteva che il giorno del matrimonio doveva essere perfetto. Non era un problema, né un errore. Gli piaceva quando le cose andavano secondo il piano, forse per la sua esperienza da direttore finanziario, dove nulla funziona senza un calendario preciso.
Anna lancia uno sguardo a tratti a Alessio. Seduta accanto a lui, è immersa nel cellulare, probabilmente a ricontrollare gli ultimi dettagli.
È strano. Quando si sono incontrati per la prima volta, tre anni fa, Alessio sembrava un tipo molto più vivace.
Il loro primo incontro è stato lopposto di tutti i piani. Alessio era in ritardo al lavoro; Anna, per caso, ha bussato alla porta di un bar e, goffamente, ha rovesciato il caffè sulla sua camicia bianca come la neve. Invece di arrabbiarsi, lui ha riso e lha invitata a prendere un altro caffè.
Anna sorride pensando a quel giorno. È passato così tanto tempo.
Il silenzio è rotto dal rumore delle frenate. La limousine viene sbalzata in avanti per fortuna la cintura è ben allacciata.
Che succede? urla Anna, spaventata.
Il cane, commenta il conducente, sulla strada. Non ce labbiamo fatta in tempo.
Il cuore di Anna balza.
Scende dal veicolo, ignorando il grido di Alessio: Dove vai?
Sullasfalto, proprio davanti al cofano, giace un grosso cane rosso chiaro. È immobile.
«Mio Dio», sussurra Anna avvicinandosi. «È vivo?»
Il guidatore si inginocchia accanto al cane.
«Respira», dice, ma il cane resta immobile.
«Dobbiamo subito al veterinario!»
Alessio mette una mano sulla spalla di Anna. «Non abbiamo tempo, la cerimonia inizia tra quaranta minuti.»
«Come puoi dirlo così?», ribatte Anna, girandosi verso di lui. «Qui sta morendo una creatura viva!»
«Non possiamo fare nulla. Gli invitati stanno arrivando, segretaria»
«Non mi importa della segretaria!», dice Anna, le lacrime rigano il viso. «Non possiamo andarcene così!»
In quel momento altre auto si fermano nella fila. Gli invitati cominciano a disperdersi e a radunarsi intorno.
«Che è successo?»
«Perché restiamo qui?»
«Madonna, il cane! Che poverino.»
Le voci si mescolano in un frastuono generale. Qualcuno propone di chiamare il veterinario, altri insiste per proseguire.
«Sergio», chiede Anna al guidatore, «sai dove è la clinica veterinaria più vicina?»
«A qualche chilometro da qui», risponde. «Ma»
«Niente regali! Dobbiamo portarlo subito!»
«Anna!», grida Alessio, afferrandola per il gomito. «Sei impazzita? Abbiamo un matrimonio!»
«Sì, un matrimonio!», risponde, allungando la mano indietro. «Il giorno in cui due persone giurano di amarsi e sostenersi, nonostante tutto. Siete davvero disposti a lasciare morire un animale per un programma?»
Allimprovviso si sente un grido: «Giulia! Giulia!»
Un uomo più anziano corre verso di loro, ansimando. I suoi capelli grigi sono spettinati e gli occhiali scivolano sul naso.
«Giulietta, tesoro, avvicinati al cane», dice con voce tremante. «Che hai fatto? Ti ho detto di non correre.»
Le sue mani tremano mentre accarezza il pelo rosso.
«È il vostro cane?», chiede Anna a bassa voce.
Luomo la guarda, gli occhi colmi di lacrime. «Ho avuto una sola Dopo la morte di mia moglie, solo Giulia mi ha tenuto in piedi.»
Rivolto al cane, dice: «Sei un idiota?»
«Lo portiamo dal veterinario», dichiara Anna con decisione. «Sergio, mi aiuti?»
Il guidatore annuisce e solleva delicatamente Giulia. Il cane pesa almeno trentacinque chili. Le zampe penzolanti e la testa bassa fanno rabbrividire Anna.
«Dobbiamo improvvisare», dice guardandosi intorno.
Uno degli invitati stende una coperta sul fondo della limousine: «Prendi questo. Stai attenta.»
Con la coperta spessa sul sedile posteriore, Sergio, Anna, Alessio e lanziano Giovanni Rossi trasportano il cane con cura. Alla luce interna il pelo rosso appare opaco.
«Tesoro, tesoro», sussurra luomo anziano, accarezzando il cane con mani tremanti. «Non sparire.»
Anna lo tiene vicino, appoggiando la testa di Giulia sul suo grembo. Il vestito da sposa bianco, immacolato, è subito ricoperto da qualche ciuffo rosso, ma lei non se ne accorge.
«Sergio, facciamo una svolta!», ordina con tono autoritario. «Attenzione alle curve, per favore.»
Davanti alla clinica, Anna non smette di accarezzare il cane, le dita scivolano sul pelo morbido. Sente il cuore del cucciolo battere in modo irregolare, osserva le zampe che si muovono nel sonno.
«Aspetta, amore. Siamo quasi lì. Restiamo calmi.»
Giovanni piange silenzioso accanto a loro, le lacrime scivolano tra le mani.
«Non preoccupatevi», dice Anna allungando la mano. «Andrà tutto bene, ce la faremo.»
Alessio, in piedi davanti a lei, la fissa con sorpresa e ammirazione. Non è ancora sicuro di cosa fare, ma lo sguardo è pieno di rispetto.
Giulia si muove leggermente e sussurra: «Silenzio, silenzio, tesoro.»
Anna le accarezza la testa: «Siamo quasi arrivati. Siamo con te.»
«Anna», sbuffa Alessio, irritato. «Arriveremo in ritardo.»
«Allora arriveremo in ritardo», replica, rivolgendosi agli invitati. «Mi scuso, ma la cerimonia dovrà essere posticipata. Spero capiate.»
Stranamente nessuno si oppone. Anzi, molti annuiscono lentamente.
«Andrò con Sergio», dice Anna. «E avvisa lufficio che arriveremo tardi.»
«No», ribatte improvvisamente Alessio. «Verrò con te.»
Anna lo guarda sorpresa. «Davvero?»
Lui sorride debolmente. «Hai ragione. Al programma non importa più nulla.»
Unora più tardi, la processione nuziale arriva al luogo del ricevimento quarant’anni di ritardo, ma a quel punto a nessuno importava più.
Giulia rimane alla clinica con un leggero trauma cranico e qualche livido, ma è viva e in buona salute. Giovanni Rossi, luomo anziano, è rimasto al suo fianco.
«Sai», dice Alessio mentre scendono le scale, «non ti vedevo da tanto.»
«Cosa intendi?»
«Mi riferisco a quel litigio per il cane. Insistevi a fare quello che volevi. Eri così vivo, così sincero, proprio come al bar quel giorno.»
Anna sorride. «Eri sempre noioso, come sempre.»
«Ehi, ehi!», scherza Alessio, dandole una spinta sul fianco. «A proposito, sono passato dalla clinica!»
Anna lo fissa seriamente. «Grazie.»
«Di niente.»
Lui rimane serio fino alla fine.
«Chi sei e cosa hai fatto al mio futuro sposo?», esclama Anna, spaventata. «Sto parlando sul serio!»
«Basta!», ribatte, ma la tensione si scioglie.
Ricordano i regali di nozze. «Non dovremmo dare questi soldi al canile in ricordo di oggi?»
Anna sente di nuovo le lacrime. «Forse è il momento giusto.»
«Ti prendo per mano», sussurra. «Perché sei così gentile?»
«No, perché puoi cambiare. Non ti spaventa farlo.»
La cerimonia avanza lentamente. Il vestito della sposa è leggermente stropicciato, la cravatta dello sposo sparita. Ma quando pronunciavano i voti, ogni parole suonava sincera, dal per il meglio al per il peggio.
Una settimana dopo il ritorno dalla luna di miele, la prima tappa è stata la casa di Giulia e Giovanni. Non avevano ancora programmato la visita: a volte i momenti migliori nascono spontaneamente, senza agenda.
E Giulia? Ora ha nuovi amici una giovane coppia che porta dolci e la porta a passeggiare.
Giovanni dice di non aver mai visto il suo cane così felice. In realtà, non è mai stato così felice lui stesso, perché ora ha una famiglia.
A volte, bisogna solo fermarsi. Anche quando corri, anche quando arrivi in ritardo.
Fermati e aiutami. Perché così è più bello. E il mondo diventa un po più luminoso.
Il matrimonio, alla fine, è stato perfetto solo un po fuori programma.
È passato un anno. Nel piccolo appartamento di Giovanni, si è riunita una strana ma calorosa compagnia. Al tavolo festivo cerano lui, Anna, Alessio e, ovviamente, il nostro eroe, il cane Giulio.
Felice giorno di salvezza! Anna alza il bicchiere di prosecco. «Un anno fa il destino ci ha messo insieme.»
«E continuo a girare», ride Giovanni. «Allora, ero solo dopo la morte di Maria, la mia moglie. Parlavamo solo con Zuleika.»
Accarezza la testa del cane. Il cucciolo gli lecca la mano, grato.
«Ora ho tutta una famiglia. Vieni spesso, andiamo tutti insieme. Mi hanno anche insegnato a usare internet, così posso condividere le storie sui social!»
«Nel gruppo di protezione animali», suggerisce Alessio.
«Sì, sì! Abbiamo già aiutato tre cani a trovare una casa. Ho raccontato le loro storie e»
«Ti ricordi come aiutavi gli orfanelli?», dice Anna sognante.
«Certo! Tre mesi fa Alessio e io abbiamo investito parte dei risparmi per aprire un piccolo rifugio. Giovanni è diventato un ospite abituale, aiuta i cani e racconta la sua esperienza.»
«Perché», interviene Alessio, tirando fuori dei documenti. «Ricordi il terreno accanto allorfanotrofio?»
«Sì», annuisce Anna. «Avevo problemi con la burocrazia.»
«Niente più intoppi!», annuncia Alessio. «È approvato, il rifugio potrà accogliere più animali.»
«Davvero?!» esclama Anna, avvolgendo le braccia intorno al collo di Alessio. «Sei fantastica!»
«Io?», ride lui. «Tu sei il vero miracolo. Senza la tua tenacia non saremmo qui.»
«Se non fosse stato per Giulia», aggiunge Anna.
Il cane, sentito il suo nome, abbaia felice.
«Sì, senza Giulia», concorda Alessio. «Allora ero davvero agitato, ma ora capisco che a volte è necessario infrangere i piani per rendere la vita migliore.»
«È vero», annuisce Giovanni. «Mia madre Maria diceva sempre lo stesso.»
Inizia a raccontare unaltra storia della sua vita. Anna ascolta, appoggiando la testa sulla spalla del marito. Alessio giocherella con i capelli. Giulia dorme ai loro piedi.






