Il cuore del gatto batteva silenzioso nel petto, i pensieri correvano sparsi, l’anima dolentemente ferita. Che cosa potrebbe essere accaduto perché la padrona lo ha affidato a persone estranee, perché l’ha lasciato?

Quando Alessandra, alla sua prima notte nella nuova dimora, ricevette in dono un gatto nero come la pece, rimase per un attimo senza parole.

Lui era un modesto monolocale al secondo piano di un palazzo di periferia, spoglio, a malapena sistemato con i pochi risparmi accumulati. Altri problemi lo attendevano, ma il piccolo felino, appena scosso dallo shock, la fissò con i suoi occhi dambra e la fece sorridere, chiedendo alla persona che lo aveva consegnato:

È maschio o femmina?

Maschio!

Allora, mio caro, ti chiamerò Barone.

Il cucciolo aprì la bocca e, con un timido Miao, accettò il nuovo nome.

***

Col tempo si scoprì che i gatti britannici sono compagni di vita molto tranquilli. Da tre anni ormai Alessandra e Barone condividevano ogni momento, scoprendo che il gatto possedeva unanima sensibile e un cuore generoso.

Lui la accoglieva al ritorno dal lavoro, le scaldava i sogni, guardava i film accucciato al suo fianco e, quando lei puliva, agitava allegro la coda.
La vita con Barone si tinse di colori vivaci: è bello tornare a casa sapendo che qualcuno ti aspetta, con cui ridere e piangere, e che ti capisce al volo.

Sembrava tutto perfetto, ma

Di recente Alessandra iniziò a sentire un dolore al fianco destro. Allinizio lo attribuì a una postura scomoda o a un eccesso di cibo, poi, quando il dolore peggiorò, decise di consultare il medico.

Quando il dottore le comunicò la diagnosi, Alessandra pianse tutta la sera, nascondendosi sotto il cuscino. Barone, percependo la sua angoscia, si accoccolò accanto a lei, facendo vibrare il suo piccolo ruggito di conforto.

Sotto quel ruggito, Alessandra si addormentò. Allalba, accettando il suo destino, decise di non informare la famiglia, per non subire sguardi pietosi né offerte di aiuto invadenti. Conservò però la speranza che i medici potessero curarla; le fu proposto un ciclo di terapia che, a loro dire, poteva migliorare la sua condizione.

Il pensiero di dove collocare Barone la turbò. Consapevole che la sua malattia poteva avere esiti tragici, pensò di trovare al felino una nuova casa e dei buoni padroni. Mise un annuncio online, indicando che voleva affidare il gatto di razza a mani amorevoli.

Il primo a chiamare chiese il motivo della separazione; Alessandra, senza capire davvero il perché, rispose che durante la gravidanza aveva scoperto una fastidiosa allergia al pelo felino.

Tre giorni dopo Barone fu imballato nella cuccia da trasporto e partì verso i nuovi proprietari, mentre Alessandra venne ricoverata.

Due giorni più tardi, telefonò ai nuovi padroni per sapere del gatto; con mille scuse, le risposero che il felino era scappato quella stessa sera e non lo avevano più ritrovato.

Il suo primo impulso fu fuggire dallospedale e andare a cercare Barone. Chiese di essere dimessa a una infermiera, ma questa la rimproverò severamente e la fece rientrare nella stanza. Una compagna dambulatorio, notata il suo sconvolgimento, le chiese cosa fosse successo. Alessandra, tra singhiozzi, le raccontò tutto.

Aspetta un attimo, cara, disse una donna minuta e anziana, domani arriverà un dottore da Venezia. Anchio ho una diagnosi grave; mio figlio, imprenditore, ha voluto trasferirmi in unaltra clinica, ma io ho rifiutato. Quando avrò il suo consulto, forse potrò rassicurarti anche te. le accarezzò la spalla con dolcezza.

***

Barone, uscito dalla cuccia, si trovò in una casa sconosciuta. Un uomo sconosciuto gli tese la mano per accarezzarlo; il gatto, spaventato, gli sferrò un rapido colpo di zampa e scappò in un angolo buio.

Paolo, non toccarlo ancora, lascialo abituarsi udì una voce femminile gentile, ma non era la voce della sua padrona.

Il cuore di Barone pulsava forte, la mente era un turbine di domande: perché la sua padrona lo aveva affidato a estranei? Perché laveva abbandonato?

Gli occhi dambra scrutarono la stanza e notarono una finestra aperta. Con un balzo fulmineo, il gatto attraversò la stanza e si lanciò fuori. Fortunatamente era solo il secondo piano, e sotto la finestra cera un prato curato, da cui iniziò il suo cammino di ritorno.

***

Il dottore luminoso si presentò a Alessandra sotto le sembianze di una donna affascinante di poco più di quarantanni, Maria Pavolini. Esaminò attentamente la scheda clinica, la fece sdraiare sul lettino e la girò sul lato sinistro. Dopo aver sondato dolcemente il dolore, ripeté le manovre su unapparecchiatura medica.

Alessandra non nutriva grandi speranze; tornò nella sua stanza dove già era adagiata la compagna di letto.

Allora, cara, cosa ti hanno detto? chiese la donna.

Niente di definitivo, hanno detto che verranno ancora.

Capisco. Io, invece, ho confermato la diagnosi, rispose con un velo di tristezza.

Grazie di cuore per tutto, replicò Alessandra, senza sapere come consolare chi sa che presto non ci sarà più.

Mezzora dopo, Maria Pavolini entrò accompagnata da altri medici.

Buone notizie, Alessandra, la tua malattia è curabile. Ho già prescritto un ciclo; due settimane di terapia e sarai di nuovo in salute, sorrise, donandole un barlume di speranza.

Quando i medici uscirono, la compagna di stanza aggiunse:

Che gioia! Prima di andare via ho potuto fare ancora un gesto buono. Sii felice, tesoro.

***

Barone non aveva una stella guida, né neppure la conosceva. Il gatto proseguì il suo viaggio verso casa, attraversando sentieri pieni di avventure e momenti comici.

Da sconosciuto a predatore astuto in un solo giorno, evitò le strade chiassose, saltò tra i tetti, fuggì dai cani e si arrampicò sugli alberi, sempre più vicino al suo obiettivo.

In un piccolo cortile tranquillo, vicino a una strada trafficata, incontrò un gatto randagio dal muso duro. Questo, senza esitazione, lo sfidò con un vigoroso miagolio, ma Barone, trasformato da aristocratico a temibile bandito, non cedette.

Lo scontro durò poco; il boss felino si nascose tra i cespugli, lasciandogli un orecchio leggermente strappato. Era una dimostrazione di supremazia, nulla di più. Barone, però, continuò il suo cammino.

Rinunciò a volte a dormire sul pavimento, imparò a posarsi sugli alberi più comodi, a cercare rami adatti al riposo. Imparò, con un po di vergogna, a rubare il cibo dai rifiuti e a scroccare i bocconcini delle gatte di quartiere, nutrite dagli abitanti generosi.

Una volta incappò in una banda di cani randagi; lo circondarono su un tronco debole, abbaiare e saltare per farlo cadere. La gente del vicinato, spaventata dal frastuono, scacciò i cani. Una donna, offrendogli un pezzo di salsiccia, lo prese in braccio.

Barone, avvolto dal tepore, ricordò la sua meta, scivolò fuori dal palazzo e, proprio quando la porta del condominio si aprì, si infilò di nuovo, proseguendo il suo ritorno.

***

Dimessa dallospedale, Alessandra tornò a casa. Nella mente riecheggiavano le parole della signora che le aveva augurato felicità. Era felice che la diagnosi fosse stata smentita e che stesse bene.

Il cuore però piangeva per Barone. Non riusciva a immaginare di entrare in quellappartamento vuoto senza un accogliente a darle il bentornato.

Appena varcò la soglia, telefonò a chi aveva preso Barone in consegna e chiese lindirizzo preciso. Raggiunta la casa, scoprì come il gatto fosse scappato e decise di seguirne le tracce.

Le dissero che era impossibile: erano già passate due settimane, e quel gatto domestico difficilmente avrebbe resistito per strada. Ma Alessandra non volle credere a quelle parole.

Camminò a piedi, perlustò ogni cortile, ogni piazzetta, ogni garage, chiamando Barone come se fosse un uomo perso in città. Scrutò le finestre dei seminterrati, cercando una traccia.

Già quasi al limite della speranza, notò che, dallaltro lato del marciapiede, un gatto nero avanzava verso di lei. Un gatto nero balenò nella sua mente. Si fermò, lo fissò, e capì.

Con un grido, Barone!, il felino non corse verso di lei: era esausto, si sedette, socchiuse gli occhi, e con voce fiacca mormorò: Sono arrivato.

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Il cuore del gatto batteva silenzioso nel petto, i pensieri correvano sparsi, l’anima dolentemente ferita. Che cosa potrebbe essere accaduto perché la padrona lo ha affidato a persone estranee, perché l’ha lasciato?