Il mio Angelo
Elisa respingeva con ostinazione le chiamate, mentre Matteo continuava a insistere, squillo dopo squillo.
“Elisa, rispondi. Ma quanto devo aspettare?” – Marina fece capolino dalla porta della stanza. – “O spegni quel telefono, se non hai intenzione di parlare.” – Sbatté la porta con un colpo secco.
Elisa spense il telefono e lo lanciò all’altro capo del divano. Avrebbe voluto farlo molto prima, ma aspettava una chiamata da Angelo. Lui aveva promesso di chiamarla, ma erano già passati due giorni e non si era fatto vivo. Matteo, invece, non voleva più nemmeno sentirlo, figurarsi vederlo. Per lui si era aperta, uscendo dal guscio in cui si era rintanata dopo la morte dei genitori. E lui l’aveva tradita in modo così cinico…
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Fuori c’era una lastra di ghiaccio. I suoi genitori tornavano dalla nonna. All’improvviso, da un vicolo sbucò un SUV. L’ubriaco al volante, sulla strada scivolosa, perse il controllo e la macchina slittò dritta contro quella dei genitori. Sua madre morì sul colpo, suo padre in ospedale.
Era passato esattamente un anno. Prima, Elisa amava Capodanno, lo aspettava con trepidazione. Ora quel giorno le provocava un brivido di terrore. Era diventato il simbolo della morte dei suoi genitori, un ricordo costante di quella perdita e di un dolore che non svaniva mai.
Non ricordava nemmeno come fosse riuscita a finire il primo anno di università, né come avesse superato la perdita dei suoi genitori. Era venuta a vivere con lei zia Marina, la sorella di suo padre. Divorziata dal marito perché non poteva avere figli – un aborto malriuscito al liceo le aveva rovinato tutto.
“Chiamami pure solo per nome. Altrimenti mi sento una vecchia zitella” – disse subito a Elisa.
Ma Marina non era riuscita a sostituire sua madre e suo padre. E tantomeno erano diventate amiche. Marina era sempre in cerca, decisa a sistemarsi, frequentava uomini, usciva per appuntamenti.
Elisa non aveva intenzione di festeggiare Capodanno. Sarebbe andata a letto e basta. Ma Matteo la convinse a partecipare al compleanno di un suo amico, due giorni prima della fine dell’anno.
“Ho una ragazza, ma non esco mai con lei. Cosa ci faccio lì da solo? Tutti saranno in coppia. Non è Capodanno, è un compleanno. Dai, vieni. Bisogna tornare a vivere. E poi, credo che neanche a tua madre sarebbe piaciuto vederti chiusa in casa” – la supplicava.
Quell’ultimo argomento spezzò ogni resistenza ed Elisa accettò. Indossò quel vestito, quello che aveva comprato con sua madre proprio per l’ultimo Capodanno, ma che non aveva mai avuto il coraggio di mettere.
“Sarai la più bella” – le aveva detto sua madre.
Il vestito le stava davvero bene.
Marina la scrutò con occhio critico.
“Finché viviamo insieme, non mi sposerò mai. Chi mi guarderebbe con una ragazzina così carina accanto?” – Sospirò. – “Non è troppo scollato, però? Aspetta un attimo.” – Marina sparì in camera e tornò poco dopo con una sciarpa sottile. Era di una tonalità più scura del vestito, perfetta per completarlo.
«A mamma sarebbe piaciuto» pensò Elisa.
“Così va meglio” – disse Marina soddisfatta. – “Puoi appoggiartela sulle spalle se fa freddo.”
Lei e Matteo impiegarono un’eternità a raggiungere la festa in taxi. Quando entrarono nell’appartamento, il party era già iniziato. Il festeggiato fischiettò quando la vide.
“Ora capisco perché tenessi nascosta la tua ragazza. Anche se sei il mio amico, te la rubo” – scherzò, minacciandolo con un dito.
Elisa non conosceva nessuno, oltre a Matteo. Finché lui era lì, si sentiva tranquilla. Ma poi iniziarono a ballare. Un ragazzo la invitò e, quando la musica finì, Matteo era sparito.
Elisa si sentì subito a disagio tra tutta quella gente sconosciuta. Cominciò a cercarlo per le stanze. Attraversando l’ingresso, notò che la porta d’ingresso non era chiusa. Uscendo, lo vide sulle scale; era un piano più giù e stava baciando una ragazza con un’intensità da sembrare un addio dopo anni di lontananza. Erano così presi da non accorgersi di nulla.
Elisa si sentì mancare. Cosa fare? Non poteva rimanere lì. Tornò dentro, infilò stivali e cappotto, poi uscì di nuovo sul pianerottolo.
Guardarli era straziante. Capì che non sarebbe mai riuscita a passarci accanto. Non le restava che salire e aspettare. Prima o poi si sarebbero stancati o qualcuno li avrebbe richiamati dentro. Si arrampicò su per le scale, ma anche da lì arrivavano bisbigli e rumori di baci.
Decise di salire ancora. Sul pianerottolo tra gli ultimi piani c’era una lunga balconata aperta. Elisa si fermò e guardò giù, offrendo il viso arrossato alla brezza gelida. Le macchine parcheggiate sembravano cumuli di neve.
«Se mi buttassi nella neve, farebbe male?» le passò per la mente un pensiero strano. «Non ci pensare nemmeno!» – non sapeva se fosse un ordine che si era data o qualcun altro a suggerirglielo, ma si scostò di scatto dal parapetto. Poi ci si riavvicinò, si sporse e guardò ancora in basso.
“Non ci pensare nemmeno! Allontanati da quel parapetto!” – un tono severo alle sue spalle. E subito dopo, delle mani forti la afferrarono e la spinsero indietro.
La sciarpa si impigliò da qualche parte, scivolò dal collo e, presa dal vento, svolazzò sul bordo del balcone. Elisa emise un gridolino e allungò una mano per afferrarla, ma si sganciò all’improvviso e planò giù come un uccello.
“Lasciami andare!” – sbottò Elisa, infastidita dal ragazzo che ancora la tratteneva. – “La sciarpa! Marina mi ucciderà!” – gridò disperata.
“Scusa, ho pensato che volessi buttarti” – rispose lui, con aria colpevole.
“Ma che ti è venuto in mente? Stavo solo guardando giù. Non volevo saltare.” – L’irritazione di Elisa cresceva.
“Andiamo a cercare la tua sciarpa.” – Lui la trascinò via dal balcone. Scesero fino al piano della festa. Matteo e la ragazza non c’erano più. Un dolore sordo le trafisse il petto: non l’aveva neanche cercata.
La sciarpa si era impigliata su un ramo e sventolava nel vento. Il ragazzo afferrò un ramo più in basso, si sollevò e cercò di raggiungerla, ma il legno scricchiolò pericolosamente. Un attimo prima di cadere, però, riuscì a strapparne un lembo. Si sentì uno strappo e un bel pezzo rimase sull’albero.
“Mi dispiace, non volevo.” – Le porse il resto della sciarpa. – “Sarai nei guai? Era preziosa?”
“No. Me l’ha data Marina. Cosa ci faccio ora?” – La strizzò e la infilò in tasca.
“Sei scappata dal compleanno?” – chiese lui.
“E a te che importa?” – ringhiò Elisa.
“Vieni, ti accompagno.”
“Ci penso io.” -“Allora accompagnami almeno fino a casa,” sussurrò Elisa, mentre l’angelo senza ali le prendeva la mano, e in quel gesto trovò finalmente la pace che cercava da un anno.



