Il mio cavaliere, un imprenditore milanese, è venuto al ristorante senza portafoglio per mettermi alla prova sulla mia sincerità: ecco come ho reagito senza perdere la testa…

Il mio cavaliereun imprenditore di Milanosi è presentato al ristorante senza portafoglio, tutto per mettermi alla prova e capire se fossi una “materialista”. Ma, credetemi, non mi sono persa d’animo… Ecco cosa ho fatto…

Il ristorante dove Giulio Bianchi mi aveva invitata per il nostro secondo appuntamento era un inno al lusso sfacciato: luci soffuse da far venire sonno anche ai pipistrelli, camerieri che scivolavano in silenzio tra i tavoli vestiti come direttori dorchestra, atmosfera da film che vince premi al Festival di Venezia. Giulio, va detto, era nel suo ambiente naturale: giacca sartoriale, orologio che urlava ho speso più del tuo affitto, e quellaria soddisfatta di chi pensa che il mondo giri per lui come un piatto di risotto allo zafferano.

Ordina quello che vuoi, ha detto con la nonchalance di uno che il menù lo usa solo come sottobicchiere. Odio vedere una donna che si limita per educazione.

Faceva tanto principe dei sogni, ma un campanello ha iniziato a suonarmi in testa: forse era il suo modo di guardarmi come se fossi in gara per la finale di Miss Italia, o il modo in cui parlava delle sue ex, tutte a suo dire colpevoli di aver visto in lui solo il bancomat.

Scelgo uninsalatina con lanatra e un calice di Vermentino. Giulio, invece, va pesante: fiorentina, tartare di Fassona, una bottiglia di Barolo riserva. Intanto mi tiene conferenze su business, la pochezza della gente, limportanza dei valori e delle connessioni spirituali. Io annuivo, ma mi sentivo come a un esame di maturità con una sola domanda-trabocchetto pronta a scattare da un momento allaltro.

Teatro dellassurdo

Quando il cameriere depone sul tavolo il conto, in una cartellina più elegante delle mie borse, Giulio non si scompone. Fra una riflessione filosofica e laltra, si mette a frugare con lentezza chirurgica nelle tasche, nella giacca, poi nei pantaloni. E allimprovviso ecco spuntare la faccia da agnellino smarrito.

Accidenti sospira guardandomi fisso negli occhi. Deve essere rimasto il portafoglio o in ufficio o nellaltra macchina.

Allarga le mani: insomma, scene da vero Oscar della recitazione italica. Niente smanie, nessun tentativo di pagare con lo smartphone, nulla che ricordi anche vagamente lansia di un uomo senza soldi in un locale del genere. Solo, mi fissa.

Che situazione imbarazzante, eh? si appoggia indietro sulla sedia. Mi dai una mano? Paghi te, poi ti faccio un bonifico. Se vuoi alla prossima cena ti offro tutto, con gli interessi.

A quel punto mi era chiaro: non era una dimenticanza, era una di quelle prove di purezza da film comico italiano. Già sentite e lette online, ma sinceramente non pensavo mi toccasse provarla sulla mia pelle nel 2024, soprattutto con un uomo che si presume serio e di successo.

Il suo ragionamento era semplice come la carbonara fatta col prosciutto: se pago io senza battere ciglio, sono brava, da tenere stretta, degna di gloria e dedizione. Se mi rifiuto, allora ecco che sono la solita cacciatrice di dote. In quel momento davanti a me non cera più un imprenditore, ma un manipolatore insicuro in piena performance da detective dellanimo.

Era convinto di avermi in pugno, scommetto che nella sua testa già mi vedeva pronta a sfilare la carta di credito dalla borsa tutto zucchero e miele.

Freddo calcolo allitaliana

Prendo la borsa con una calma da monaca benedettina, Giulio sembra rilassarsisegno che crede di aver già vinto.

Ma certo, nessun problema, dico dolcemente e faccio cenno al cameriere.

Potete dividere il conto, grazie. Io pago la mia parte. La fiorentina e il Barolo li lasciamo al signore qui.

E, come per magia, il sorriso scompare dal viso di Giulio.

Ma che vuol dire? sibila avvicinandosi minaccioso. Ti dico che non ho il portafoglio!

Lo capisco benissimo, replico passando il telefono sul POS. Ma ci conosciamo appena, e pagare anche per te non fa parte delle mie mansioni. Se decidi di portarmi in un ristorante stellato e ordinare tutto, la responsabilità è tua. Sono certa che troverai una soluzione. Sei grande, no?

Il cameriere resta impalato come davanti a una scena di teatro pirandelliano. Giulio inizia a imperlarsi di rosso, la maschera da galantuomo cade lasciando la volgarità a nudo.

Ma davvero? borbotta. Per due soldi? Ti giuro che ti restituisco tutto. Era solo per testarti.

Test superato, rispondo alzandomi. Io non sono uno strumento per i tuoi giochetti psicologici.

Mi avviavo già verso luscita, ma sentivo che la sceneggiatura aveva bisogno ancora di unultima battuta. Giulio rimane lì, davanti al conto non pagato, arrabbiato e spaesato come un turista giapponese durante lo sciopero dei treni.

Torno al tavolo, frugo nel portafoglio e raccolgo una manciata di spiccioli e due banconote stropicciatequelle che servono per lautobus quando manca la ricarica della tessera.

Ah, già, aggiungo. Se il portafoglio è nellaltra macchina, il taxi di ritorno te lo sogni?

Appoggio i soldi vicino al suo calice di Barolo.

Ecco, questa è per la metropolitana. Così almeno qualcosa impari davvero sulle donne italiane. Offerta della casa.

Qualcuno ai tavoli vicino si volta sbigottito. Giulio sembra aver preso una pizza in faccia.

Esco finalmente in strada.

Quella serata mi è costata solo uninsalata e un bicchiere di biancopiccolo prezzo per togliermi subito il dubbio su chi avevo davanti e risparmiarmi un futuro di rospi da baciare. Spero che Giulio abbia imparato la lezione, ma gente così, sa comè, è dura da cambiare.

E voi? Avreste salvato il cavaliere smemorato o anche voi avreste scelto la dignità, anche a costo di sembrare spietate?.

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