Il mio marito in ritardo… Per la prima volta mi sono sposata a cinquantacinque anni…

Il mio marito in ritardo Mi sono sposata per la prima volta a cinquantacinque anni. Sono già passati cinque lunghi cicli di calendario dalla nostra cerimonia. Ora ho sessantanni, lui sessantacinque. Non cè nulla di strano in tutto ciò; oggi accadono cose sempre più curiose. Lincredibile, però, è che questo è il mio primo matrimonio. E lo è anche per lui.

Immaginate: non avevo mai pensato di mettere la sposa su di me. Mai! Quando avevo meno di ventanni, il ragazzo di cui ero pazza mi ha lasciata. Si chiamava Alessandro. Se nè andato al quinto mese di gravidanza. Allinizio, scusate, Signore, mi veniva voglia di sparire dal mondo. Ma ho strizzato i denti, ho promesso a me stessa che non avrei mai detto sì. Non volevo un altro scroccone che scomparisse al primo intoppo.

E ho tenuto la parola. La figlia è cresciuta, si è sposata, sono nati i nipotini, e io, come un asino testardo, ho trascinato la mia vita solitaria. Gli uomini non hanno mancato di provare a conoscermi anzi, più di quanto potessi immaginare! Ma il mio carattere è quello di chi, una volta deciso, non devia dal sentiero. La solitudine mi ha reso un po ruvida, quasi una signora fuori luogo.

Il destino, però, è un birbante. E devo raccontarvi come, alla fine, un uomo è riuscito a portarmi allaltare

Quando ho preso la pensione, come la maggior parte dei pensionati, ho iniziato a dedicarmi al giardino. Da mio padre ereditai una piccola casa di campagna in Umbria, con un appezzamento di terra. Per arrivarci prendevo il treno regionale da Firenze; il viaggio durava poco più di unora, così mi portavo sempre un giornalino di cruciverba: il tempo passava in fretta.

Un giorno, alla fermata, sono saliti su al vagone un uomo e una donna evidentemente una coppia e un vecchietto poco alto. Allinizio regnava il silenzio. Poi ho sentito la donna parlare timidamente:

Alessandro, che ne dici se andiamo a trovare i figli e li aiutiamo? Tu sei il papà

Il suo tono è stato soffocato dal fragoroso ruggito delluomo:

Ma sei pazza? Che devo fare, strisciare davanti a questi idioti?!

Ha seguito una raffica di imprecazioni indirizzate alla moglie e ai figli. Ho alzato gli occhi di scatto e mi sono gelata. Era proprio Alessandro. Quello stesso che mi aveva abbandonata incinta. Non era cambiato molto, se non per le rughe che gli avevano inciso il volto e lira che gli brillava negli occhi. Grande, grossolano, come prima. Alessandro non mi ha riconosciuta, ma ha notato il mio sguardo e ha urlato:

Ma perché ti stai fissando così? Voltati, altrimenti ti prendo a pugni!

Il mio corpo è rimasto paralizzato. Poi, improvvisamente, è accaduto linatteso. Luomo più minuto seduto di fronte a noi si è alzato di colpo e si è piazzato tra me e Alessandro:

Se non smetti di insultare le donne, avrai a che fare con me. Un uomo che parla così con una donna non è un uomo, è una nullità. Ti avvolgerò come una pecora al suo corno!

Mi sono spaventata: Alessandro avrebbe potuto spintonarlo via con una mano. Ma lui si è subito irrigidito, ha raccolto le spalle e ha mormorato qualcosa. In quel momento ho capito: davanti a me non cera un eroe, ma un codardo che alza la voce solo contro le donne. E io, per tutta la vita, mi ero rotta contro di lui! Le lacrime hanno cominciato a riempirmi gli occhi. È stato come vedere un film in fastforward: trentanni sono volati in pochi minuti.

Due fermate più avanti Alessandro e la moglie sono scesi, io sono scoppiata in singhiozzi. Il cuore era vuoto e amaro.

Nemmeno le lacrime possono offuscare il tuo bel volto ha detto con un sorriso il mio difensore. Ora non mi appariva più un piccolo personaggio. Davanti a me cera un vero uomo. Si chiamava Federico Borselli, ex militare.

Così ci siamo conosciuti. E, per la prima volta dopo tanti anni, ho sentito crescere dentro di me il desiderio di sposarmi. Desideravo essere una donna amata.

E così è stato.

Io e Federico siamo felici come non mai. La vita, a quanto pare, è sapiente nel sistemare le cose al posto giusto, a qualsiasi età. Anche in autunno della nostra esistenza può sbocciare lamore e portare una felicità genuina.

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