Il mio marito tardivo… Mi sono sposata per la prima volta a cinquantacinque anni.

Il mio marito in ritardo Mi sono sposata per la prima volta a cinquantacinque. Sono già passati cinque anni da quel giorno in cui ci siamo detti sì. Ora ho sessanta, lui sessantacinque. Non cè nulla di strano, oggi succedono di tutto; lincredibile è che è il mio primo matrimonio, e lo è anche per lui.

E immaginate: non avevo intenzione di sposarmi. Mai! Prima dei ventanni mi lasciò il ragazzo che amavo con tutto il cuore. Si chiamava Silvano. Se ne andò quando ero al quinto mese di gravidanza. Allinizio, perdonatemi Signore, mi venne voglia di togliermi la vita. Ma mi strinsi i pugni e giurai: non mi sposerò mai. Non volevo un altro scroccone che sparisse al primo colpo di vento.

E tenni la promessa. La figlia crebbe, si sposò, nacquero i nipoti, e io, come un mulo ostinato, continuai a trascinare da sola la vita solitaria. Gli uomini ci provavano, e come! Ma il mio carattere è tale che, una volta deciso, non mi volto dallaltra parte. La solitudine mi rese scontrosa, quasi non più una donna.

Il destino, però, è un burlone. E vi racconto come, alla fine, un uomo è riuscito a portarmi allaltare

Quando andai in pensione, come la maggior parte dei pensionati, mi misi a curare il giardino. Mi era rimasta dagli eredi di mio padre una piccola casa di campagna con un appezzamento di terra in Toscana. Raggiungevo il luogo con il treno regionale; il viaggio durava poco più di unora, così portavo sempre con me una rivista di cruciverba il tempo passava in fretta.

Una volta, alla fermata, salì sul vagone un uomo con la moglie evidentemente una coppia e un anziano di bassa statura. Allinizio regnava il silenzio. Poi sentii la donna parlare timidamente:

Silvano, andiamo a trovare i figli, li aiutiamo? Tu sei il papà

Il suo tono fu soffocato dal fragoroso ruggito delluomo:

Ma sei scema?! Vuoi che mi inginocchio davanti a questi idioti?!

Seguì una raffica di imprecazioni contro la moglie e i figli. Alzai gli occhi e rimasi immobile. Era Silvano. Lo stesso che un tempo mi aveva lasciata incinta. Non era cambiato molto, solo le rughe lo rendevano più accigliato e irritato. Grande, rude, come sempre. Silvano non mi riconobbe, ma notò il mio sguardo e sbuffò:

Che stai fissando? Girati, altrimenti ti colpisco in faccia!

Rimasi paralizzata. Poi, improvvisamente, accadde qualcosa di inaspettato. Luomo più piccolo, seduto di fronte a me, si alzò con decisione e si piazzò tra me e Silvano:

Se non smetti di umiliare le donne, parlerai con me. Un uomo che parla così con le donne non è un uomo, è una nullità. Ti farò girare la testa come un pecorone!

Mi spaventai: Silvano poteva schiacciarlo con una mano. Ma luomo si irrigidì, incrociò le braccia e mormorò qualcosa. In quel momento capii: davanti a me non cera un eroe, ma un codardo che alza la voce solo quando si tratta di donne. E io, per tutta la vita, mi ero rotta per colpa sua! Le lacrime mi riempirono gli occhi. Tutto scivolò via come un film in fastforward trentanni in pochi minuti.

Dopo due fermate Silvano e la moglie scesero, e io cominciai a piangere. Il vuoto era amaro dentro di me.

Anche le lacrime non offuscheranno il tuo bel viso, disse con un sorriso il mio difensore. Ora non mi sembrava più piccolo. Davanti a me cera un vero uomo. Si chiamava Giorgio Borselli, ex militare.

Così ci conoscemmo. E, improvvisamente, per la prima volta dopo tanti anni, sentii il desiderio di sposarmi. Di essere una donna amata.

E così avvenne.

Io e Giorgio siamo molto felici. La vita, a quanto pare, dispone tutto al posto giusto. E non importa quanti anni hai. Perché anche in autunno della vita può sbocciare lamore e portare una felicità autentica.

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