30 ottobre 2026
Oggi, mentre mi concedo ancora un po di tempo per scrivere su questo quaderno logoro, mi ritrovo a ripercorrere la strana trama della mia vita, una storia che mi sembra quasi un film in cui gli attori cambiano costume ma la trama resta la stessa.
Mi sono sposata per la prima volta a cinquantacinque anni. Sono passati cinque lunghi anni da quel giorno in cui ho detto sì al mio sposo, e ora ho sessanta anni, lui cinquantasette. Non cè nulla di straordinario in questi numeri; letà è solo una cifra, a volte persino una benedizione. Ciò che è davvero sorprendente è che questo è stato il mio primo matrimonio, ed è stato anche il suo primo.
Ricordo ancora quando, da giovane, giuravo che non avrei mai messo mai più il piede sotto laltare. Avevo appena ventanni quando un ragazzo, Salvatore, che amavo con tutto il cuore, mi lasciò. Era incinta di cinque mesi quando lui se ne andò. Per un attimo ho pensato di non far più parte di questo mondo, ma ho stretto i denti e ho giurato a me stessa: Mai più. Non volevo più vedere un altro giocatore sparire al primo momento di difficoltà.
Così ho mantenuto la promessa. La mia figlia è cresciuta, si è sposata, ha avuto figli, e io, come un asino testardo, ho portato sul dorso una vita di solitudine. Gli uomini non smettevano di avvicinarsi, ma il mio carattere è sempre stato quello di chi, una volta presa una decisione, non cambia rotta. La solitudine mi ha resa un po ruvida, quasi una donna-donna fuori dagli schemi tradizionali.
Il destino, però, è sempre pronto a fare scherzi. Quando mi sono ritirata, come la maggior parte dei pensionati, ho ripreso a curare il piccolo casale di campagna che ho ereditato dai miei genitori, con il suo appezzamento di terra a pochi chilometri da Firenze. Per arrivarci prendevo il treno regionale da Firenze a Figline, un viaggio di poco più di unora, durante il quale mi intrattenevo con il giornale di cruciverba per far passare più velocemente il tempo.
Una mattina, alla fermata di Figline, nel vagone sono saliti un uomo e una donna, evidentemente una coppia, e un signore anziano di bassa statura. Il silenzio regnava allinizio, finché non ho sentito la donna parlare timidamente:
Salvo, vogliamo fare un salto a casa dei figli e dare una mano? Tu sei il papà
Il suo tono è stato subito interrotto dal fragoroso ruggito delluomo:
Che stai dicendo, stupida?! Vuoi che mi faccia calpestare da questi idioti?!
Segue una raffica di insulti contro la moglie e i figli. Ho alzato lo sguardo e mi sono fermata, quasi paralizzata. Era lui: Salvatore. Lo stesso che mi aveva abbandonata in dolce attesa. Il suo volto era più rugoso, gli occhi più duri, ma latteggiamento era quello di un uomo ancora grosso e rude. Non mi riconobbe, ma notò il mio sguardo fisso e sbottò:
Che ti stai guardando? Distogli gli occhi o ti schiaccio negli occhi!
Il mio corpo sembrava congelato. Proprio in quel momento, luomo di piccola statura, quello che sedeva di fronte a noi, si alzò con decisione e si piazzò tra me e Salvatore:
Se continui a insultare le donne, avrai a che fare con me. Un uomo che parla così alle donne non è un uomo, ma una nullità. Ti farò pagare le tue parole!
Ho provato una paura inspiegabile: Salvatore avrebbe potuto schiacciarlo in un attimo. Ma luomo, invece di reagire con violenza, si irrigidì, incrociò le spalle e mormorò qualcosa. In quel momento ho compreso che davanti a me non cera un eroe, ma un codardo che al massimo sa alzare la voce contro le donne. E io, per tutta la vita, avevo lasciato che la sua arroganza mi spezzasse il cuore. Le lacrime sono salite agli occhi, tutto è passato in un lampo, come se trenta anni fossero sfuggiti in pochi minuti.
Dopo due fermate, Salvatore e sua moglie sono scesi e io ho iniziato a piangere. Un senso di vuoto e amarezza ha invaso il mio animo.
Nemmeno le lacrime possono offuscare la tua bellezza, ha detto, con un sorriso, il mio difensore. Ora non mi sembrava più un ragazzino. Davanti a me cera davvero un uomo. Si chiamava Federico Bianchi, ex militare, ora pensionato.
Con Federico ci siamo conosciuti così, e improvvisamente ho sentito per la prima volta in molti anni lidea di volere un matrimonio, di volere essere amata come donna. E così è stato.
Federico ed io siamo felici. La vita, a quanto pare, colloca ogni cosa al momento giusto. Letà non ha più alcun significato; anche nella tarda età lautunno della vita può portare lamore e una felicità autentica.
Mi sento grata per questo nuovo capitolo, per la capacità di riscoprire la dolcezza di un amore che non pensavo più possibile.
Con affetto,
Loredana.






