Il Miracolo di Sasha

Ciao, ti racconto una cosa che mi è capitata e che ancora non riesco a credere.

Caterina, che ha appena compiuto cinque anni, viveva da poco in una casa di accoglienza a Roma. È arrivata lì perché la sua amata nonna, con cui aveva vissuto tutta la vita, è morta improvvisamente; la mamma, invece, non laveva mai conosciuta. Prima di morire, la nonna le aveva detto che la mamma era andata lontano e non sarebbe più tornata, così Caterina lha chiamata mamma e ha cercato di diventare grande per aiutarla, proprio come la nonna le ripeteva:

Quando sarai grande, ci occuperemo insieme di tutto.

Così la piccola ha iniziato a lavare i piatti, a spazzare i pavimenti, e si sentiva già una gran signora. Ma un giorno, la nonna si è ammalata, è arrivata lambulanza e una signora sconosciuta lha portata via, lasciandola nella casa di accoglienza.

Allinizio non le è piaciuto molto: cerano tanti bambini e le bambine di turno erano dolci, ma Caterina sognava ancora casa sua, il gatto Micio, il cane Fido, lodore dei dolci appena sfornati dalla nonna e il calore di quel focolare. Aspettava il miracolo di una porta che si aprisse e la nonna, sorridendo, le dicesse:

Dai, aiutante mia, torniamo a casa, altrimenti Micio ti aspetta da morire!

Ma poi la educatrice, la signora Luisa, le ha spiegato che la nonna era passata al cielo e non sarebbe più tornata. In quel momento Caterina ha capito che quel miracolo non sarebbe più esistito, eppure lei continuava a credere nelle magie. La nonna le aveva sempre detto che i miracoli avvengono davvero se ci credi con il cuore.

Spesso la vicina, la zia Valeria, veniva a trovarla e le portava caramelle, pasticcini o un nuovo giocattolo, e la nonna, anche se ormai era sola, le diceva:

Vedi, Caterinella, che meraviglia! Un piccolo gesto di gentilezza è già un miracolo.

Caterina non ha mai dimenticato quelle parole. Quando la signora Luisa le offriva una caramella, lei le sorrideva, la baciava sulla guancia e le diceva:

Grazie, Luisa, per il tuo piccolo miracolo.

E Luisa, accarezzandole la testa, rispondeva:

Sei il nostro miracolo, piccolina!

I mesi sono volati, è arrivato il periodo di Natale. Tutti insieme hanno ritagliato fiocchi di neve di carta, addobbato il grande albero di Natale e riso di cuore. Una sera, mentre sistemavano le decorazioni, la signora Luisa ha chiamato Caterina in disparte e, con voce confidenziale, le ha sussurrato:

Il Capodanno porta con sé mille sorprese. Scrivi su un foglio cosa desideri più di ogni cosa, mettilo sotto il cuscino e vedrai che si avverrà.

Caterina ha preso una vecchia cartolina che aveva salvato dalla casa della nonna, lha usata come foglio e, con una piccola matita, ha scritto: «Desidero tornare a casa». Non cera altro desiderio al mondo.

Invece di metterla sotto il cuscino, lha infilata nella tasca del suo orsetto di peluche, quello che la zia Valeria le aveva regalato una volta. Come diceva la nonna:

Bisogna volere con tutte le forze e credere.

E Caterina ha creduto davvero.

Il miracolo non è arrivato subito, così ha cominciato a chiedersi perché la sua fede fosse così forte. Ma ad aprile, in una luminosa giornata di primavera, è successo. Caterina era seduta sul davanzale a guardare il cortile, dove il custode Giovanni spazzava il vialetto. Allimprovviso la signora Luisa è entrata nella stanza, visibilmente emozionata:

Caterinella, il direttore vuole vederti in ufficio.

Caterina è scesa di scatto e ha chiesto:

Ho fatto qualcosa di sbagliato?

No, tesoro, ti stanno aspettando delle buone notizie! ha risposto Luisa, aggiustandole le trecce con dolcezza.

Allora Luisa lha presa per mano e, camminando verso lufficio della direttrice, la signora Antonella, ha notato subito la zia Valeria ad attendere.

Zia Valeria! ha esclamato Caterina correndo verso di lei e abbracciandola.

Sei il mio sole, piccolina! ha detto Valeria, stringendola forte.

Andremo davvero a casa? ha chiesto Caterina con gli occhi sgranati.

Certo, e non solo, è una promessa! ha risposto la zia asciugandole una lacrima.

Seduta sul divano, Valeria ha raccontato:

Ora vivremo tutti insieme. Lo zio Giovanni è pronto ad accoglierti, sarai la nostra figlia. Accetti?

Caterina ha annusato il suo cappotto, lha stretto forte e, con un sorriso, ha risposto di sì. Per lei zia Valeria e zio Giovanni erano come la famiglia della nonna.

Il giorno dopo sono partiti per la casa di Valeria a Napoli. Alla porta della casa di accoglienza hanno atteso il taxi, e tutti gli altri bambini e le educatrici li hanno salutati con entusiasmo. Luisa ha asciugato le lacrime con un fazzoletto, sorridendo. Caterina ha detto qualcosa alla zia, ha preso il suo orsetto e ha corso da Luisa:

Grazie, Luisa, per avermi detto di esprimere un desiderio a Capodanno!

Ha mostrato la cartolina piegata in due, dove dentro cera scritto a grandi lettere: «VOGLIO CASA». Luisa lha abbracciata, le ha dato un bacio sulla fronte e ha commentato:

Vedi? Ti avevo detto che i miracoli accadono quando ci credi davvero!

E così, amico mio, è finita la nostra piccola favola. Un abbraccio grande, e ricorda: i miracoli esistono, basta crederci con il cuore.

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