Il prezzo della tranquillità

**Il Conto della Villeggiatura**

A Chiara era sempre parso che quelle beghe tra fratelli e sorelle fossero roba dei vicini o della zia Rosaria, residente a Bari. Invece no, la realtà si rivelò più banale, senza neanche aspettare il momento di dividere l’appartamento dei genitori o la vecchia casa di campagna.

Eppure, fu proprio la casetta in campagna a scatenare un litigio epico tra le sorelle Chiara e Giovanna. Non per questioni d’eredità o per chi dovesse zappare i pomodori, ma per qualcosa di ben più prosaico.

Le vacanze di maggio si avvicinavano, e uscire dalla regione sembrava un sogno irrealizzabile. I treni erano esauriti da settimane, e viaggiare in macchina per Chiara era una tortura: scomoda, interminabile, e dove sta il relax se guidi per ore?

«Sentiamo, perché non venite alla mia villetta?» propose Giovanna. «Non sarà un cinque stelle, ma è accogliente. I bimbi staranno all’aria aperta, e noi faremo un po’ di movimento. Una specie di boot camp naturale!» scherzò, o forse no, la sorella maggiore.

«Ottima idea!» approvò Chiara, che in fondo non aveva alternative. Restare in città significava passeggiare nel parco affollato, mentre la casa dei genitori era sinonimo di faccende infinite.

Non che fossero inseparabili, ma Chiara non ricordava contrasti gravi. I sette anni di differenza pesavano: quando lei era alle elementari, Giovanna aveva già studiato a Milano, sposato Marco e diventato mamma di una vivace Sofia.

«Faremo una grigliata, e Marco ci preparerà i suoi liquori. Sai che è un mago con le ricette, anche se lui non li assaggia mai!» cinguettò Giovanna al telefono.

Chiara ignorava la passione di Marco per i distillati, ma annuì, desiderosa di mantenere un tono cordiale.

«Perfetto, porteremo una torta e della frutta. Si dice che il primo maggio sarà soleggiato, finalmente un po’ di caldo dopo l’inverno!»

I figli di Chiara, due maschietti coetanei, e il piccolo di Giovanna avrebbero giocato insieme. Le vacanze promettevano spensieratezza.

Arrivò il primo maggio. Chiara, il marito Paolo e i bambini raggiunsero la villetta. Il traffico era infernale, ma l’euforia per la fuga dalla città li rendeva pazienti.

«Finalmente! Vi aspettavamo da ore» esordì Giovanna, indicando la tavola imbandita e l’area barbecue che Marco aveva costruito in due giorni.

«Mettiamo la torta in frigo, temo si sia sciolta» propose Chiara, mentre i bambini correvano in giardino.

La serata fu idilliaca: liquori, verdure alla griglia, carne fumante. La torta fu consumata il giorno dopo.

«Quanto tempo è passato dall’ultima volta che abbiamo chiacchierato così?» sussurrò Giovanna mentre sparecchiavano.

«Sempre di corsa… Peccato che Paolo debba lavorare tra i festivi, altrimenti resteremmo più a lungo» rispose Chiara, sorpresa dalla propria audacia.

«Rimani pure con i ragazzi, Paolo vi riprenderà per il 25 aprile» concordò Giovanna.

Il tempo fu clemente, i bimbi si abbronzarono, le sorelle fecero la spesa nei negozietti locali, accompagnate a volte da Marco. Chiara tentava di contribuire, ma Giovanna la bloccava:

«Basta così! Ci penso io. Non ti fidi?» rideva, riempiendo il carrello ogni giorno.

L’idyllio si incrinò al momento del congedo. Dopo giorni di banche e pranzi pantagruelici, Chiara era sazia.

«Paolo, avrà speso una fortuna!» mormorò in macchina, immaginando i costi.

Ma la realtà superò ogni aspettativa. Seduti a tavola, Giovanna estrasse un quaderno con ricevute e calcoli meticolosi: spesa, bollette pro capite, persino i giorni di Paolo.

«Quando avrà trovato il tempo…» commentò lui, cercando i contanti.

«Posso fare un bonifico?» chiese imbarazzato.

«Contanti, grazie. Le carte hanno commissioni, e poi… vi sembra normale scroccare nove giorni? Ho fatto uno sconto!» ribatté Giovanna, inarrestabile.

Raccolsero 500 euro, promettendo i restanti 750.

In macchina, il silenzio regnò finché Chiara non esplose:

«Perché quelle acciughe costose? Matteo ha mangiato solo cetrioli!» singhiozzava.

«Basta, 500 euro sono più che sufficienti» tagliò corto Paolo.

Ma Giovanna chiamò insistentemente:

«Ingrati! I vostri figli hanno rotto pure le sedie!» urlò.

Al terzo squillo, ignorarono il telefono.

Tornati a casa, una nuova chiamata: la madre, Anna Maria.

«Mamma, non immagini cosa ha fatto Giovanna…» iniziò Chiara, ma la replica fu glaciale:

«Rendete subito i 750 euro. Non si tratta così la famiglia!» e riattaccò.

«Porto io i soldi?» propose Paolo, esausto.

«Mai!» sbottò Chiara, ferita dal sostegno della madre alla sorella.

Piangendo, calcolò persino la quota della torta mangiata dai vicini.

Paolo uscì nottetempo, dirigendosi alla villetta.

Lì, musica e risate risuonavano: Giovanna e Marco intrattenevano nuovi ospiti.

«Chissà se hanno già preparato il conto…» pensò, tornando a casa.

Non parlarono più dell’accaduto. Trascorsi tre mesi, un messaggio:

«Non credere che abbia dimenticato i 750 euro. Serve per i libri di Sofia. Rispondi subito.»

Chiara cancellò il messaggio e bloccò il numero. Era venerdì, e la famiglia partiva per un agriturismo.

«Meglio non avere una villetta» commentò Paolo, guidando verso il relax.

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