Il SvekR ImplacabileIl SvekR, avvolto da una nebbiolina gelida, avanzò silenzioso verso la vecchia torre dove il destino dell’umanità attendeva di essere deciso.

Papà, ti dispiace se per qualche mese ci trasferiamo da te? chiese incerto Luca al padre.
No, rispose brevemente il padre.

I genitori di Luca si erano separati circa dieci anni prima. La madre, Elena, si era risposata due anni dopo, mentre il padre, Marco Bianchi, era rimasto da solo. Il suo carattere era duro, quasi insopportabile. Perciò le donne della sua vita non rimanevano mai a lungo, ma al figlio non laveva mai abbandonato. Oltre agli alimenti, gli comprava tutto il necessario e partecipava attivamente alla sua educazione. Rigoroso, da uomo, senza tenerlo a cuor leggero, ma con una cura paterna.

Luca aveva iniziato presto a vivere in maniera autonoma. Dopo la fine della scuola superiore, a diciannove anni, trovò lavoro e subito si trasferì dalla madre, prendendo una stanza in un dormitorio universitario. due anni dopo, sposò Ginevra, sua compagna di scuola. Stavano risparmiando per lacconto di un appartamento da comprare con mutuo, quando il proprietario della stanza che affittavano annunciò che la stava vendendo. Dovettero attendere la conclusione della vendita. Luca decise di chiedere al padre un aiuto, dicendo che a lui non serviva più che una stanza in quel trilocale vuoto. Il rifiuto del padre lo turbò, e stava per chiudere la discussione, quando Marco intervenne:

Puoi stare, ma in silenzio.
Grazie, tirò un sospiro di sollievo Luca.

Sapeva che Marco era un uomo schivo, amante del silenzio, parsimonioso di parole ed emozioni. Quella condizione di silenzio non lo sorprese. Ginevra ne era al corrente e accettò le regole con calma. Inoltre era al quinto mese di gravidanza e desiderava anchessa tranquillità. Non immaginava, però, che per Marco in silenzio significasse che solo loro dovevano tacere, mentre lui a casa sua.

Il signor Marco si alzava alle cinque del mattino, calzando le ciabatte rumorose, e iniziava il suo rituale quotidiano: bagno, toilette, cucina, cucina, toilette, bagno, bagno, cucina. Nella quiete mattutina riecheggiavano solo i rumori dei suoi passi: scrocc, scrocc, scrocc Porca miseria! sbottava quando qualcosa cadeva. E di nuovo: scrocc, scrocc, scrocc Boom! Il fatto che altri dormissero nella casa non lo disturbava; era la sua dimora. Se qualcuno non gradiva, poteva andarsene, non aveva invitati.

Oltre al frastuono mattutino, Marco controllava ogni azione di figlio e nuora. Il televisore dopo le nove era vietato: Il rumore mi irrita. Non si doveva friggere: Gli odori mi disturbano. Economia di luce e acqua: Non sono un milionario.

Tutto procedette così per una settimana, finché Ginevra non fu ricoverata in ospedale. Due giorni dopo, il suocero fece visita con della frutta.

Al bambino servono le vitamine, disse con tono austero, porgendo la busta.
Grazie, signor Marco, rispose Ginevra.
Daccordo, annuì il suocero. Devo andare. Ascolta il dottore.
Certo, sorrise Ginevra. Arrivederci.

Dopo la dimissione, Marco continuò a svegliarsi alle cinque, ma cercò di fare meno rumore, quasi a volere dimostrare una certa premura. Per esempio, chiamava a colazione con voce decisa o, silenzioso, prendeva una scopa e puliva i pavimenti, sapendo che Ginevra, in gravidanza, aveva bisogno di più riposo.

Lappartamento nuovo fu acquistato solo dopo tre mesi. Il padre impose di rifare i lavori prima di trasferirsi. Ginevra partorì proprio mentre i lavori erano al culmine, e dovette tornare temporaneamente nella casa del suocero. La suocera e i genitori della nuora la visitarono qualche volta, ma Marco fingeva di non gradire le visite, sebbene per la nipotina mostrasse un sorriso dolcissimo. Era pronto a proteggerla da ogni minaccia che percepiva per la sua piccola.

Ogni mattina raccoglieva la piccola Varina, lasciando che Ginevra dormisse ancora dopo le notti senza sonno. Imparò persino a cambiare i pannolini. Quando fu il momento di trasferirli nella loro nuova casa, Marco, asciugandosi una lacrima maschile, disse con tono severo:

Siete ancora giovani, non dovete stare soli con un neonato. Restate qui ancora un po. Non a lungo. Finché Varina non si sposerà.

Luca e Ginevra si scambiarono sguardi perplessi. Marco, voltandosi, aggiunse:

È solo sentimentale vecchiaia, se vi sembra fastidiosa. Muovetevi! Portate Varina qui e cominciate a sistemare le cose. Avrete ancora tempo per trasferirvi, sciocchi dellImperatore del Cielo.

Il figlio e la nuora pensavano che il padre li aspettava finché non sarebbero partiti, ma la realtà era altra Rimaneva solo stupirsi dei cambiamenti di quel padre severo e schivo. Decisero di restare. Dopo tutto, è bello avere un nonno.

Marco Bianchi, coccolando la sua nipotina con dolcezza, era felice di aver accolto nella sua vita il piccolo essere più amato e prezioso di tutti.

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Il SvekR ImplacabileIl SvekR, avvolto da una nebbiolina gelida, avanzò silenzioso verso la vecchia torre dove il destino dell’umanità attendeva di essere deciso.