Ingiustamente accusata senza colpa

Senza colpa, accusata

Prendi tua figlia e andatevene! Tra noi non cè più nulla!

Ma, Sandro

Ho detto tutto! Non voglio più vederti!

La porta sbatté. Elena vacillò, la stanza girava davanti ai suoi occhi, nelle orecchie un ronzio. Una voce distante, quasi la voce di sua madre, le urlava nel cuore: Non osare!

Fu come uno schiaffo, e Elena fece, pian piano, due passi verso la sedia più vicina per poi lasciarsi cadere, stringendo i pugni. Il dolore le rischiarò la mente e scacciò la nebbia che stava per soffocarla.

Non posso! Non devo crollare! Non posso sprofondare nellabisso della disperazione! Anche se ne sento terribilmente il bisogno

Non devo! Cè Caterina! E No, meglio non pensare ora anche al resto! Devo raccogliere i pezzi e tentare di capire cosa diavolo sia successo.

Cosa mai avrà spinto Sandro a voltarsi così di colpo? Perché ora mi scaccia? Soltanto ieri era tutto a posto

O forse no?

La mente finalmente tornava a funzionare. Elena appoggiò le mani sul tavolo, i palmi rivolti verso lalto.

Allora! Come mi insegnava la mamma? Se non sai che fare, analizza! Metti tutto in fila, punto per punto, come le dita della mano. Meglio ancora, prendi una matita e annota!

Ma la matita era in unaltra stanza. E lì stava dormendo Caterina

La bambina aveva il sonno leggerissimo, svegliarla ora sarebbe stato uno strazio. Si sarebbe messa a piangere e Elena non avrebbe più avuto modo di riflettere.

Doveva arrangiarsi.

Guardò le sue mani, callose, coperte di lentiggini per via delle giornate passate al sole tra il giardino e lorto. Le unghie ormai da tempo non vedevano una manicure, non cera tempo né voglia per cose simili.

Chi lavrebbe mai detto che mi sarei appassionata così alla casa da dimenticare tutto quello che mi aveva insegnato mamma?

Elena, tu sei una donna!

No! Io sono una bambina!

Ancora per poco! Vedrai che presto sarai ragazza, poi donna, come me. E noi donne non possiamo mai lasciarci andare, in nessuna situazione! Manicure, pedicure, capelli in ordine, mani curate! Conta più di qualsiasi abito caro. Non puoi mica metterti i gioielli se hai il collo sporco! Capisci?

Sì, mamma! rispondeva la piccola Elena davanti allo specchio, macchiandosi di rossetto.

Questo no, tesoro, è ancora troppo presto! rideva la mamma, togliendole il rossetto di mano. È un colore che non va per te e per ora non cè bisogno di truccarsi. Sei già bella così. Arriverà il momento giusto, piccola, abbi pazienza.

Ma mamma

Zitta! Ho detto!

Quando la mamma diceva così, Elena capiva che non serviva insistere. La mamma era una persona di parola.

Sempre

Elena, devo partire. Starai un po dalla nonna. È necessario.

A lungo, mamma? Elena, da poco dieci anni, stringeva forte la gonna e cercava di non piangere.

Sei mesi. Mi hanno offerto un lavoro importante. Ma è al Nord, non posso portarti. Qui sarai meglio, con la nonna. Io ti chiamerò, ti scriverò.

Non andare, mamma

Alla fine, le lacrime scendevano, e la mamma, senza più pazienza, si arrabbiava.

Basta! Non ho altra scelta! Se non accetto questo lavoro, non potremo mai trasferirci. Voglio che tu abbia la tua stanza, che possiamo andare al mare! Se papà fosse ancora vivo, non ci penserei. Ma ora sono io, da sola, per te e per la nonna!

Cè sempre zia Tiziana! Elena scuoteva il capo, ostinata.

Tiziana ha i suoi problemi. Dobbiamo aiutarla anche noi.

Allora aiuta me e resta! gridava Elena. Fu la prima volta che vide negli occhi della madre una durezza mai vista.

Elena! il tono fu così freddo che la ragazza rabbrividì. Non si può pensare solo a noi stessi! Non è giusto! Se non penserai talvolta agli altri, nessuno penserà a te quando ne avrai bisogno. Capito? Ora sto pensando prima di tutto a te. Voglio che tu non abbia mai bisogno di nulla! poi la voce della mamma si fece più dolce, e la strinse forte. Ti giuro, è la prima e ultima volta. Ricorda, piccola, è necessario!

Elena non poté far altro che annuire, mentre una marea di dolore le graffiava il cuore.

Scriveva lunghe lettere alla mamma, ogni weekend urlava al telefono quanto le mancasse. A volte rinunciava persino al suo gelato preferito per la malinconia. Il tempo si trascinava interminabile. Quando la nonna annunciò che sarebbero andate a prenderla allaeroporto, Elena singhiozzò tanto da dover prendere al volo un taxi.

La mamma mantenne la parola. Mai più si separò così a lungo da Elena. Ci furono brevi viaggi di lavoro, ma non era la stessa cosa.

Si trasferirono finalmente in un appartamento più grande e per Elena arrivò la tanto desiderata stanza personale. Era bello, sì, ma trascorreva comunque più tempo in cucina, aspettando la mamma dal lavoro, o affaccendandosi accanto a lei anche quando cerano compiti da finire.

Stavano bene insieme.

Le difficoltà delladolescenza le sfiorarono appena. Risse o discussioni quasi nulle, perché la mamma sapeva essere paziente e piena damore. Elena restava stupita dalla forza di quella donna minuscola e senza alcun sostegno. Ormai anche la nonna non cera più, ed erano rimaste sole.

Con sua sorella la mamma non parlava.

Elena domandò una sola volta e ricevette una risposta diretta e definitiva:

Si può perdonare e capire tutto, tranne il tradimento.
Cosa ha fatto zia Tiziana?
Ha tradito nostra madre, la tua nonna. La chiamava, voleva vederla, salutarla, ma Tiziana non venne
Perché?
Temeva che lavrei implorata di restare, di aiutare a curarla. Era suo compito pure. Non volle dirmi che non sopportava vedere la mamma ridotta così, da imboccare come un bebè Non voleva vedere la donna forte che avevamo come pilastro dimenticare tutto
E tu invece, potevi?
Nemmeno io potevo la voce tremava, Elena la abbracciava per calmarla. Non volevo, ma non avevo scelta, Elena. Era mia madre. Dovevo far sì che se ne andasse in pace, con noi accanto. Anche se ormai quasi non ci riconosceva più
Per questo non mi lasciavi stare più di pochi minuti da lei?
Esatto. Non volevo che tu ricordassi la nonna così.
Non ricordo nulla di quel periodo. Ma ricordo come mi insegnava a fare la marmellata, a togliere la schiuma e mangiarla col cucchiaino sulle tazzine
Anche noi da piccole facevamo così
Non capisco! Vi ha cresciuto allo stesso modo. Vi ha amate, protette Perché siete così diverse?
Capita, Elena. La mamma ha sempre protetto Tiziana, che era malata da bambina. Forse per questo pensava di doverla sempre preservare, da tutto. Non so se sia servito
È servito?
Tu stessa vedi la vita di tua zia. Due matrimoni, tre figli, e tanto dolore Chissà, tolte le sue protezioni, la sua strada sarebbe stata diversa? Ma una cosa lho imparata: io ti aiuterò sempre, se me lo chiedi. Ma non chiedermi di risolvere tutto, sempre. Se hai un problema, siediti e pensaci. Se proprio non ce la fai, io sono qui. Sempre vicino, capito?
Sì, mamma

Elena ora era lì a riflettere, punto dopo punto, interrogandosi su ciò che era andato storto, e quando.

Ieri era il compleanno di Sandro. Data senza particolare importanza, ma decisero comunque di festeggiare in famiglia. Era estate, la casa grandeche avevano finito di sistemare solo lanno precedenteaccoglieva tutti comodamente.

Era venuta la madre di Elena, la suocera e la sorella di Sandro con marito e figli.

Caterina, impaziente di avere compagnia, correva ovunque, tempestando la madre di domande:

Mamma, ma arrivano presto? Giocheremo in piscina? E dopo?

Domande senza fine, Elena finì per non rispondere più. Tanto la figlia si rispondeva da sola, sistemando la sua stanza in attesa degli ospiti non si può ricevere gli ospiti nel disordine!

Sandro passò dal mercato e la cucina divenne un vortice di attività. La mamma di Elena aiutava e le chiedeva come si sentisse.

Mamma, ma cosa cè che non va? sbottò Elena.

Nulla, cara, solo una domanda Da quanto sei incinta?

Solo allora Elena scoprì che il piccolo segreto nascosto persino a se stessa non era più tale. Un gran sollievo le scivolò dentro e si mise a ridere mentre abbracciava la mamma.

Da poco, tre settimane. Non ho detto niente nemmeno a Sandro. Tu come lo hai capito?

Brilli, figlia mia. Esattamente come quando aspettavi Caterina.

Ho paura, mamma

E di cosa mai? State così bene insieme!

Non lo so Sento una strana inquietudine. Sandro è sempre cupo, non capisco cosa abbia

Glielhai chiesto?

Non mi risponde!

Gli hai chiesto nel modo giusto?

Mamma!

Dico la verità! Non si lascia mai spazio ai dubbi con chi si ama. Nemmeno mezzo passo. Se lo si lascia, può trovare qualcuno con cui confidarsi E sai poi cosa può nascere

Elena segnò mentalmente questo punto. Forse lì era iniziato tutto: i dubbi cresciuti come ombre dopo quella conversazione. Ma non aveva dato peso, presa dai preparativi, dal turbinio di cose da fare, non trovando mai il momento per parlare con il marito.

Poi Sandro aveva detto quella frase assurda.

Porta via tua figlia!

Ma come, che razza di frase era quella?!

Elena serrò i pugni. Ora avrebbe fatto tutto secondo ciò che sua madre le aveva insegnato: parlare chiaro con Sandro, basta misteri!

Sandro stava già mettendo in moto lauto per andarsene quando Elena corse fuori, urlando così forte che i passeri spiccarono il volo.

FERMO!

Saltando i gradini, corse verso il cancello.

Sandro la guardò stupefatto.

Spostati disse cupo, ma Elena colse nella voce unombra di esitazione. Non voleva davvero andarsene, né lasciare la famiglia. Non si era sbagliata.

Scendi e parliamone, prima che si svegli Caterina! Che succede? Dove vai?! Che discorsi sono? Sono tua moglie, non una sconosciuta!

La voce di Elena cresceva, e Sandro sentiva unondata montargli dentro.

Ma come, pensava Sandro, avrebbe urlato così a uno indifferente? Perché Elena lo fermava se voleva la libertà? E Caterina, davvero non voleva vederla crescere col vero padre?

Sandro scese infine dalla macchina, borbottando.

Come se tu non sapessi il motivo del mio comportamento!

Se lo sapessi, non chiederei! Da settimane sei distante. Oggi sembri impazzito! Che hai detto? Perché hai chiamato Caterina solo mia figlia? E allora tu chi sei per lei, Sandro?

Appunto, chi sono? scattò Sandro, fissandola. Da chi lhai avuta? Perché suo padre la vede di nascosto?

Ma che sciocchezze sono? Elena sgranò gli occhi. Ma ti senti?!

Con chi ti incontri in città quando porti Caterina a lezione?!

Un attimo di indignazione, poi Elena si ricompose.

Ecco dove siamo E chi ti ha aperto gli occhi, la mamma? O tua sorella?

Mamma non centra.

Ah, quindi Giulia! Perfetto!

Comunque sia, doveva dirmelo se sospettava qualcosa. È mia sorella!

E io sono tua moglie! Elena sentì la rabbia montare come unonda pronta a travolgere tutto. Ascolti tutti tranne me! E credi a chiunque tranne me! Così?

Mi hai mentito!

Io?! Sandro, renditi conto! Quando ti avrei mentito? E su cosa?!

Chi è quelluomo con cui vai in giro al parco con Caterina?

Elena sospirò, quasi incredula.

Te lavevo già raccontato, Sandro! Ma tu non ascolti mai! Era il periodo che volevi guardare la Champions in TV Siamo rientrate dalle lezioni e ti ho detto che avevo incontrato un mio compagno di liceo, Sergio. Viveva fuori da anni, ora è tornato per la madre malata. Sapendo che mia nonna aveva avuto la stessa malattia, mi ha chiesto se conoscessi buoni medici o una badante. Ci siamo visti altre poche volte e, se tua sorella avesse osservato bene, avrebbe notato che cera sempre anche mia madre! Pensi davvero che sarei così sfacciata da vedere un amante sotto gli occhi di mia madre? Lei ti ha sempre stimato più che me stessa, lo sai? E ora

Elena si fermò, inspirando a fondo.

Non avrebbe pianto, non ora!

Quindi vuoi dire che tra voi

Sandro, sono stata chiara. Tu hai scelto di credere al peggio, dimenticandoti tutto ciò che ci unisce! Hai calpestato il mio amore e il nome di nostra figlia. Cosa vuoi ora? Il test del DNA? Facciamolo! Così ti togli i dubbi: la bambina che ti guarda come uno specchio è tua figlia!

Udì il rumore nella stanza: Caterina si era svegliata.

È sveglia.

Si voltò verso casa, lasciando Sandro confuso nel cortile.

Dopo pochi minuti sentì lauto allontanarsi.

Caterina le parlava allegra, mentre Elena cercava di non piangere. Cosa era successo davvero? Cosa aveva sbagliato? Doveva chiamare la mamma? O riflettere ancora un po?

Mai chiamarmi per le vostre liti finché non sei sicura sia finita davvero e che non vi leghi più niente! Solo allora chiamami, notte o giorno. Ma prima silenzio! Perché se ti perdonate, io a lui non perdonerò mai loffesa fatta a mia figlia!

Elena lasciò il telefono da parte. Troppo presto per parlare. Sandro doveva almeno sapere che è di nuovo padre. Poi avrebbe deciso.

Un po più calma, quando sentì frenare davanti al cancello, era già più lucida.

Stava dando da mangiare a Caterina quando Sandro entrò di corsa, trascinando Giulia.

Entra! Elena, dove sei?!

Sono qui Elena guardò la figlia e si preoccupò.

Non doveva vedere un litigio. Non era giusto.

Cati, hai finito? Vai in camera e guarda i cartoni, va bene?

Sì! Caterina lasciò il piatto di verdure e corse via. Ciao papà! Ciao zia Giulia! Mamma mi ha detto che posso guardare i cartoni!

La voce allegra riportò un po alla realtà gli adulti. Sandro lasciò il braccio della sorella e Elena intervenne subito, prima che degenerasse.

Vai, Caterina! Arrivo presto da te!

Non cè fretta, mamma! Caterina sorrise ed iniziò a salire le scale.

La discussione fu dura. Giulia pianse, Sandro si arrabbiava, ed Elena restava perplessa dalle ragioni della cognata.

Pensavo che lo ingannassi Intorno a me vedo solo donne che tradiscono mariti ingenui! Mi sono lasciata condizionare

Giulia, pensi che io sia come loro? E tu, tradisci tuo marito? O i tuoi figli non sono del tuo compagno?

Giulia trasalì, smise di piangere per lo shock.

Ma che stai dicendo?!

E tu, coshai combinato nella tua testa? Ti rendi conto che con questa leggerezza potevi rovinare tutto? Tuo fratello almeno ha creduto a te e non a una sconosciuta. È grave, certo, ma tu hai infranto quel legame per nulla. Per quale motivo?

Non lo so Davvero Pensavo di difenderlo

Da me? Comè andata a finire, allora?

Elena scrollò le spalle e guardò il marito.

Chiarito tutto? Niente più domande?

Elena

No, Sandro. Ora sono io quella ferita. Mi serve tempo per capire come andare avanti. E tu, Giulia, per ora non sei la benvenuta in casa mia! Non credo servano altre spiegazioni.

Elena, scusami

Vedremo. Per ora, vi lascio andare!

Elena aprì la porta, fece cenno a Sandro.

Anche tu, vai. Hai capito cosa hai combinato. Vai pure

Con Sandro farà pace, ma sarà solo alle sue condizioni. E nessun altro in famiglia, a parte Giulia, saprà mai di quanto accaduto, perché a volte è proprio vero che i panni sporchi si lavano in casa. Per questa semplice verità Elena sarà per sempre grata a sua madre.

Lei prenderà in braccio il nipotino, commenterà entusiasta la somiglianza con il padre con la suocera e, sorridendo di lato, sussurrerà a Elena:

Sei diventata saggia, e una brava madre e moglie

Davvero?

Quando mai ti ho mentito, io?

Mamma, ma cosa significa essere saggia? Tu dici così, ma io non mi ci sento

La saggezza di una donna, cara, è sapere custodire tutto ciò che la vita le dona: figli, casa, amici Saper accogliere, unire, scaldare tutti intorno a sé. È difficile, perché bisogna saper scegliere cosa tenere, e cosa lasciar perdere. Mi sembra che tu questa arte labbia imparata

Dici?

Sono sicura! E a proposito, mi ha chiamata Sergio: si sposa tra un mese e vi invita, te e Sandro.

Mamma

Niente storie! Tengo io i bambini! Ma promesso, fammi un favore?

Che vuoi, mammina?

Metti finalmente a posto le mani!

Daccordo!

Elena abbraccerà la madre, farà un cenno dintesa a Sandro e persino a Giulia, che resterà defilata tra gli ospiti, e ammiccherà a Caterina:

Vieni, mi aiuti a mettere a dormire tuo fratellino?

Davvero si può? Caterina si illuminerà, toccando il piccolo col pugnetto.

Devi, tesoro! DeviCaterina prese sul serio il suo compito: camminava con passo delicato, come avesse in mano un tesoro fragile. Elena la seguì, il piccolo tra le braccia, e nel breve tragitto verso la cameretta sentì appena, dagli ospiti riemersi in salotto, i primi accenni di risate. La tensione si dissolse come zucchero nel tè caldo.

Mise il bambino nella culla accanto alla sorellina, che lo osservava con gli occhi grandi e avidi di sogni.

Raccontiamo una favola, mamma?

Elena sfiorò la mano di Caterina.

Certo. Oggi ne so una speciale

Sedette tra i figli e, mentre inventava storie in cui nessuno era mai accusato senza motivo, il bambino si addormentò senza un gemito e Caterina si rannicchiò contro di lei, respirando piano. Elena guardò i volti sereni, intuendo che la casa tutta nuova non era fatta solo di pietre e mattoni, ma soprattutto di errori perdonati, verità finalmente raccontate, abbracci mai dati per scontati.

Fuori, le prime lucciole danzavano nel crepuscolo destate.

Più tardi, mentre tutti dormivano, Sandro bussò piano alla porta della camera. Elena si alzò, lo raggiunse in corridoio: la luce era morbida, le voci delle case vicine ormai spente. Si guardarono senza fretta, un silenzio disarmato di sospetti.

Resti? domandò Elena, sussurrando.

Sandro annuì.

Solo se vuoi.

Lei fece un sorriso nuovo, diverso. Accennò col capo, aprendo la porta.

Saggio è chi impara e torna a casa, Sandro.

E in quellistante, senza dire altro, entrambi avevano già perdonato, con la semplice presenza accanto, e capito che la forza della famiglia nasce nella fatica tenace del ricominciare.

Così, quella notte, la casa fu davvero piena: di pace, odore di latte tiepido e di tenerezza lunga come la vita.

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