Aspettando il marito rientrare dal lavoro, Costanza sedeva al tavolo della cucina sorseggiando un tè al timo, senza fretta, un sorso dopo laltro. Allimprovviso il rumore della chiave nella serratura la fece alzare e fermarsi sulla soglia. Entrò Luca, serio e silenzioso.
Ciao fu la prima cosa che disse Costanza, sei di nuovo in ritardo, ho già cenato, ti aspettavo
Ciao rispose Luca. Avresti potuto non aspettare, non ho fame e, in realtà, non rimarrò molto, raccoglierò le mie cose e me ne andrò disse, senza nemmeno togliersi le scarpe. Si diresse verso la stanza, aprì larmadio e tirò fuori una valigia.
Costanza rimase attonita. Senza capire nulla, osservava Luca lanciare nella valigia i primi oggetti che trovava.
Luca, spiegami cosa sta succedendo?
Non capisci? Me ne vado da te affermò, senza incrociare i suoi occhi.
Dove vai?
Da unaltra donna
Ah, immagino una ragazza giovane, anche se sei ancora un ventenne, quaranta anni non sono unetà commentò Costanza con una punta di sarcasmo, mentre la consapevolezza le affiorava. Non piangerò, non vedrà le mie lacrime, pensò a sé stessa ad alta voce, e da quanto tempo è così con lei?
Da quasi un anno rispose Luca con calma, aggiungendo vedendo la sua sorpresa, è un problema tuo, se non te ne sei accorta, è perché ti ho tenuta ben nascosta.
Stai davvero per andartene o interruppe Costanza, curiosa.
Costanza, non capisci proprio nulla? Senti bene: vado da unaltra, presto avremo un figlio. Non siamo riusciti a concepire, così Katia mi avrà un maschio. Ti do un mese per sgomberare il mio appartamento. Dove e come andare è una tua faccenda. Io vivrò con Katia e il bambino finché lei abiterà in affitto.
Luca uscì. Costanza rimase sola, le pareti sembravano stringersi, il silenzio riempiva lappartamento. Accese la televisione perché, almeno, qualcuno parlasse. Con Luca avevano trascorso dodici anni; ci mise circa una settimana a riprendersi, ma ce la fece.
In eredità dai genitori premorti, le rimaneva una casa di campagna in Umbria. Tuttavia non voleva vivere isolata.
Non posso restare lì pensò Costanza è troppo distante dalla civiltà, nessuna comodità, nessun lavoro; a trentacinque anni non voglio più abitare in campagna. Venderò la casa e, con i soldi, prenderò una stanza in una casa popolare o in un dormitorio universitario, il resto della vita lo dirà il destino.
Così fece. Vendette subito la casa appena arrivata in Umbria. La vicina, Vittoria, laspettava.
Tesoro, che bello vederti, stavamo per andare in città a cercarti.
Che è successo? chiese Costanza.
I miei parenti del Nord vogliono comprare la tua casa. Hanno bisogno di un casolare da ristrutturare, così da stare vicino a noi, mia sorella e il suo marito
Dio mio, Vittoria, è per questo che sono venuta, vediamo solo il prezzo. Ti passo il mio numero
In dieci giorni ebbe il denaro sul conto, una piccola somma, ma bastò per affittare una stanza in un dormitorio di tipo residenziale. Cucina comune, due camere con altri inquilini, la terza era sua. Pensava fosse una tipica casa popolare.
I vicini apparivano riservati, persone decenti. Costanza li incrociava raramente, dal mattino al tardo pomeriggio al lavoro, e proprio lì iniziò una storia con il collega Marco. Sembrava che tutto funzionasse bene, almeno così le sembrava.
Poco prima della festa della donna, l’8 marzo, Marco le disse:
Devo riflettere molto, non sono sicuro dei miei sentimenti, facciamo una pausa nella nostra relazione.
Facciamo pausa ma vai pure a fuggire nei boschi ribatté lei, furiosa.
Quella sera tornò a casa infuriata; aveva trentasei anni e non aveva tempo per pause. Decise di placare lo stress mangiando. Aprì il frigo e trovò una piccola fetta di prosciutto, ma non la riconobbe. Il suo cuore sprofondò.
Chi ha preso il mio prosciutto? urlò nella cucina.
Cara, lo ho buttato due giorni fa era diventato verde e puzzava, ho pensato che non lo mangereste, meglio non rischiare la salute rispose tranquillamente la vicina, la signora Vera Giannini.
Non potete toccare le cose altrui! sbottò Costanza. Non spetta a voi decidere cosa devo mangiare.
Costanza si scagliò contro Vera, sfogando tutta la sua rabbia. Non solo aveva rotto con il marito e perso lappartamento, ma ora anche il collega la lasciava e i vicini rubavano il suo cibo.
Signora Giannini, non si preoccupi intervenne Giovanni Illic, luomo che abitava laltra stanza.
Era un uomo di sessanta anni, capelli grigi, intellettuale, con gli occhiali, sempre seduto su una sedia vecchia a leggere il giornale. Vera si mostrò turbata.
Costanza è in preda alla rabbia, è il risultato di altre persone che lhanno ferita. Non prendetela sul personale consigliò Giovanni, senza alzare lo sguardo dal giornale.
E voi cosa sapete? replicò Costanza, nessuno vi ha chiesto il vostro parere.
Credetemi, so qualcosa.
Allora perché vivete qui, in questa misera casa popolare? la sua voce non si fermava più.
Costanza decise di chiedere scusa. Vera, dopo aver lanciato unocchiata al vicino, rientrò nella sua stanza. Costanza sbatté la porta con forza e si sedette sul divano.
Un altro filosofo di cucina che dà consigli e vuole insegnarmi la vita pensò, ancora infuriata e affamata.
Passò unora. Guardando il portatile, ricordò di aver comprato quel prosciutto tanto tempo fa e di non sapere più a che punto fosse. Provò vergogna.
Lho presa e lho offesa senza motivo, Vera ha solo cercato di aiutarmi Devo chiedere scusa pensò.
Andò nella cucina e trovò Vera.
Mi scusi, signora Giannini, non so cosa mi sia preso. È stato tutto così sopraffatto E aveva ragione Giovanni Illic.
Vera sorrise, la abbracciò:
Succede, cara. Vieni, siediti, prendiamo un tè con biscotti. Dovresti anche chiedere scusa a Giovanni, è stato ingiustamente colpito. Lui è un professore in pensione, una volta insegnava alluniversità, viveva in un grande appartamento in centro e amava il suo lavoro. Ma
Fermandosi un attimo, continuò.
La moglie di Giovanni si ammalò di un tumore al cervello. I medici non volevano operare, dissero troppo tardi. Andò in Israele, dove gli fu offerta unoperazione a caro prezzo. Prestò dei soldi, partì con la moglie, lintervento riuscì, ma la salute non migliorò. Dopo pochi mesi la moglie morì. Giovanni lasciò il lavoro, si prese cura di lei, poi vendette il suo appartamento e pagò i debiti. Ed ecco perché è qui.
Costanza quasi pianse.
Grazie per aver condiviso tutto disse domani chiederò scusa.
Il giorno dopo, dopo il lavoro, Costanza bussò timidamente nella stanza di Giovanni con un regalo in mano. Lui aprì.
Buona sera, Giovanni Illic gli porse il pacco, per favore, perdonami, per Dio, accetta le mie scuse. Ieri vi ho offeso ingiustamente, aveva ragione.
Giovanni la ascoltò senza interrompere; al termine, rispose:
Che gradita sorpresa. Accetterò il regalo e le tue scuse, se festeggerai con me il mio compleanno di oggi.
Oh, auguri! Il regalo è proprio in tempo rispose Costanza, sarò felice di aiutarla.
Con Vera, allestirono la tavola. Mentre la apparecchiavano, Costanza raccontò a Vera la sua storia: da studentessa ingenua si era fidata di un uomo sposato, rimase incinta, lui la fece ricoverare, pagò le spese, poi la lasciò. Non riuscì più a concepire e forse è per questo che il marito labbandonò.
La tavola era pronta quando bussarono. Alla porta apparve un uomo alto, quaranta anni, sorridente: era il figlio di Vera, Romolo.
Buongiorno, sono Romolo, il figlio di Vera si presentò.
Buongiorno, Costanza, entra pure.
La conversazione al tavolo fu vivace; si brindò a Giovanni, si augurò salute e felicità, e si rise di cuore. Romolo, ex geologo ora autista di camion, raccontava aneddoti e storie senza fine.
Costanza non credeva a quanto fosse cambiata la sua vita in pochi giorni: ieri conosceva a malapena quelle persone, oggi sembravano una famiglia.
Giovanni, dopo qualche ora, si ritirò nella sua stanza, e Romolo propose:
Facciamo una passeggiata, raccontami di te. Sono solo un ospite qui, ma ho una casa in città, viaggio spesso, e mia madre non vuole trasferirsi. Ti confesso, è un po innamorata di Giovanni, e forse anche lui di lei rise Romolo. Io non stavo più a casa, così mi sono sposato ancora una volta, ma la prima moglie era durante la mia carriera di geologo, quando è andata via, un altro ha preso il suo posto.
Linverno era sceso sulla città, la neve ricopriva ogni cosa, il silenzio era rotto solo dal fruscio dei fiocchi. Costanza e Romolo camminarono per ore, il freddo non li fermò. Dopo si separarono.
Tre giorni dopo Romolo doveva partire per un lungo viaggio di lavoro.
Per molto? chiese Costanza.
No, una settimana, poi torno. Mi aspetti?
Certo, ti aspetterò.
Così iniziò la loro storia, che divenne un sentimento profondo. Si sposarono, Costanza si trasferì da lui e, dopo un anno, nacque il piccolo Arturo. Quando Romolo doveva partire per lunghi viaggi, Costanza e il figlio tornavano per un po nella casa popolare.
I giorni di attesa trascorrevano rapidamente. Vera e Giovanni aiutavano e coccolavano il nipotino; non cerano babysitter migliori.
Alla fine Costanza capì che il vero valore non sta nelle cose perdute o nei luoghi di cui si fugge, ma nella capacità di perdonare, di chiedere scusa e di ricostruire legami sinceri. Il perdono ha trasformato il dolore in speranza e ha aperto la porta a una nuova felicità condivisa.






