La FigliaMentre il tramonto tingeva di rosso le strade di Firenze, la giovane scopri che il segreto del suo passato era custodito in una vecchia lettera nascosta nella soffitta di casa dei nonni.

Raffaele, è una bambina, 3500 grammi! ha esclamato gioiosa Martina al telefono.
Io ero lì, sotto le finestre del reparto maternità, a salutare la moglie che stringeva il neonato tra le braccia.

È una figlia. Io sono il papà! Martina, ma non ci aveva promesso un maschietto?
Al telefono cadde un attimo di silenzio, poi la moglie sussurrò:

Credo ci siano stati dei fraintendimenti

Mi voltai e attraversai la via, passando tra i papà felici che disegnavano cuori di gesso sullasfalto e lasciavano volare palloncini colorati, tra le macchine lucide e i parenti accalcati vicino alle auto.

Avevo sempre sognato un figlio, un erede, il proseguimento della nostra stirpe. Mentre Martina era incinta, dipingevo nella mente il nostro futuro: noi a giocare a pallone nel cortile, a pescare al lago, a scambiare chiacchiere tra uomini e a portare a casa alla mamma un pesce abbondante, poi la sera tutti intorno al tavolo a raccontare la giornata, con il piccolo al mio fianco, orgoglio mio.

Martina aveva impiegato anni a rimanere incinta; eravamo andati a farsi controllare da un famoso specialista, il professor Gianni Bianchi, una vera stella della medicina, e solo dopo cinque lunghi anni lei mi ha dato la notizia che aspettavo.

Raffa, è vero? ho sentito una voce dietro di me. Mi sono girato: era Luca, il compagno di università.

Da quanto tempo! Come stai?
Sono tornato da mia madre, mi sono ammalato un po, ho bisogno di riposare, è sola qui, il papà è morto da cinque anni. E tu?
Vengo dal reparto maternità, la moglie ha partorito, è una bambina.
Congratulazioni! E tu perché non sei felice?

Luca ha sorriso, ha guardato intorno e, vedendo un caffè a pochi passi, ci ha invitati a entrarci per fare due chiacchiere.

Allora, ti aspettavi un maschietto? Tutti noi attendiamo i ragazzini, gli eredi, è normale. Quando ero come te, mi stavo preparando a diventare padre di un figlio, ma la moglie ha dato alla luce una bambina.
A proposito, come stanno i tuoi? Sono venuti con voi?

Luca ha abbassato lo sguardo e si è fermato, poi mi ha guardato con una tristezza che sembrava contenere lintero universo.

Sono solo, non ho più famiglia. Raffa, non è il momento di parlare di felicità, ho una tragedia
Che cosa è successo?
Un incidente non voglio ricordarlo. Sono solo da un anno, sto pensando di trasferirmi definitivamente da mia madre, trovare lavoro, ristrutturare lappartamento.

Abbiamo continuato a parlare a lungo, a ricordare gli anni da universitari, gli amici comuni, i progetti per il futuro. Ho lasciato il mio cellulare a Luca, dicendogli che poteva chiamarmi in qualsiasi momento, giorno o notte.

La mattina dopo, con un enorme mazzo di peonie preferite di Martina e un mazzetto di palloncini, mi sono precipitato alle finestre della maternità.

Martina! ho gridato, sentendo la sua voce dolce al telefono.
Scusami! Sono così felice per la nostra tanto attesa bambina! A chi somiglia di più?
A te, Raffa, sei proprio un bel ritratto!
Davvero? Ieri mi sentivo un po
Non preoccuparti, ti capisco

Mi ha interrotto la moglie:

Raffa, la bambina è sana, tranquilla, mangia e dorme, e nel sonno sorride. Presto la scarichiamo, vedrai di persona.

P.S. Non siamo mai riusciti ad avere altri figli; il parto è stato difficile e ne ha risentito la salute di Martina. Sono passati ventanni, la nostra figlia è cresciuta diventando una ragazza intelligente e splendida, la amiamo e ne siamo fieri, e Luca è diventato il suo padrino. Ancora oggi le sono grato per quella conversazione che mi ha aperto gli occhi, insegnandomi a valorizzare e ad amare tutti quelli che hanno il privilegio di stare al mio fianco.

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