Lettera
Daniele camminava verso casa dopo una lunga giornata in ufficio, sentendo sotto i piedi la neve sottile e croccante che sembrava rimandarlo indietro nel tempo, tra i vicoli di Firenze immersi in un inverno ovattato. Bastava il rumore dei suoi passi per risvegliare ricordi dinfanzia: discese spericolate sulle cartelle di scuola giù per i dossi dei colli, battaglie di palle di neve, il gusto fresco delle stalattiti di ghiaccio rubate dai tetti, tutto avvolto da una luce dorata che ora pareva quasi irreale.
Fu allora che, allimprovviso, il pianto di un bambino lo destò dal suo sogno. Girò lo sguardo e, tra una fontanella ghiacciata e una fila di cipressi, notò una figura minuscola: un bimbo seduto su una panchina, nel suo cappottino marrone e col berretto grigio calato sugli occhi, che piangeva disperato, le lacrime che si impastavano alle guance arrossate.
Daniele gli si avvicinò piano.
Piccolo, ti sei perso? Perché piangi?
Ho perso una lettera singhiozzò il bimbo, la tenevo in tasca, poi non cera più e scoppiò nuovamente in lacrime.
Su, non piangere, la cerchiamo insieme. Che lettera era? Mamma ti aveva chiesto di portarla in posta?
No Lho scritta io. Per Babbo Natale Mamma non sa nulla
Oh, capisco Ma non preoccuparti, potrai scriverne unaltra!
Ormai non farebbe in tempo ad arrivare
Ascolta, corri a casa, che si fa buio. Io provo comunque a cercare la tua lettera, va bene?
Ma la spedisce, se la trova davvero?
Giuro! So che Babbo Natale legge tutte le lettere dei bambini, anche quelle che non arrivano mai nella buca della posta.
Il bimbo si asciugò la faccia col polsino e poi, ancora singhiozzante, si allontanò tra le luci tremolanti.
Che disdetta Ci teneva così tanto!, pensò Daniele, riprendendo a camminare più lentamente, occhi attenti ai cumuli di neve lungo la strada. Da ragazzo aveva sempre pensato che i regali sotto labete glieli portasse davvero Babbo Natale. Era passato tanto tempo ormai Suo figlio Leonardo aveva solo quattro anni, presto anche lui avrebbe iniziato a scrivere le sue letterine.
Mentre il silenzio ovattava tutto, Daniele scorse un angolo di busta, umido e tutto arricciato, che spuntava dalla neve vicino a un lampione. Con delicatezza, la recuperò: era proprio la lettera! La carta si era un po sciupata, ma lui la ripose con cura nella borsa per non rovinarla.
A casa, nella cucina avvolta dal profumo del ragù, la moglie Viola preparava la cena; Leonardo, felice, faceva correre delle automobiline sul tappeto. Daniele amava profondamente quel piccolo rifugio, la loro vita calma e sincera.
Viola, sai cosa mi è successo? Cammino, e su una panchina trovo un bimbo di otto anni che piange disperato: ha perso la lettera per Babbo Natale! E io lho trovata. Dai, guardiamo un po
Daniele estrasse la busta impasticciata dallumidità, con sopra scritto, in unintonazione infantile: “A Babbo Natale, da Matteo Rinaldi”.
La apriamo?
Ma certo, tanto non sarebbe finita da nessuna parte…
Daniele aprì con attenzione la busta, srotolò il foglio a quadretti, e lesse ad alta voce:
Caro Babbo Natale! Ti scrive Matteo Rinaldi, abito in via Donatello 14. Ho nove anni e sono in terza elementare. Mi piace giocare a calcio e correre dietro ai miei amici.
Vivo con la mamma Lucia e la nonna Teresa. Da poco abitiamo in una vecchia casa che ci hanno lasciato delle persone gentili.
Prima stavamo con papà a Livorno. Papà beveva troppo vino e poi gridava con la mamma. A volte picchiava anche me. Mamma e nonna la nonna è la mamma di papà piangevano sempre, e io con loro. Era dura con papà. Siamo scappati e abbiamo portato con noi la nonna.
Babbo Natale, vorrei chiederti di aiutare la mia mamma: ora pulisce le scale ma il dottore le ha detto che non deve piegarsi, le fa male la schiena. Regalale un vestito nuovo, per favore, il suo è strappato. La mia mamma è alta, magra, bellissima!
Alla nonna, porta qualche medicina per le ginocchia! Le fa tanto male camminare. E a lei piacerebbe anche un accappatoio caldo, perché ha sempre freddo!
A me invece piacerebbe un albero di Natale con le lucine e tante decorazioni colorate. Da piccolo la mamma lo metteva sempre, poi papà si arrabbiava e lo rompeva
Ti aspetto con tutto il cuore, caro Babbo Natale.
Matteo Rinaldi.
Daniele tacque, guardando Viola: aveva le lacrime agli occhi.
Che storia Il povero Matteo! Hanno lasciato tutto per fuggire dal padre, ora non hanno nulla È raro che i bambini chiedano qualcosa per mamma e nonna, piuttosto che per sé
Già E guarda che la mamma si è pure presa cura della suocera. Devono essere brave persone davvero. Che ne dici, Daniele, se realizzassimo noi il loro desiderio?
Sarebbe meraviglioso, Viola. Anchio sono cresciuta in una famiglia complicata: mio padre quando tornava ubriaco erano solo urla e paura. Mia madre non trovò mai il coraggio di lasciarlo Non vorrei che accadesse a qualcun altro.
Senti, al teatro dove lavoro cercano unassistente, potrei proporre a Lucia. Lo stipendio è onesto, e non dovrebbe fare lavori pesanti, suggerì Daniele.
E se chiedessimo ai fratelli Rossi i costumi di Babbo Natale e della Befana, così ci travestiamo e andiamo a trovarli? Facciamo una sorpresa anche a Matteo!
Comprerò le medicine per lartrosi che usava la mamma, penso vadano bene anche per la nonna Teresa. E poi un accappatoio soffice, e un vestito per sua madre, la taglia sembra essere più o meno come la mia stando alla descrizione. Troviamo qualcosa di semplice ma elegante, ora ci sono anche sconti prima delle feste natalizie.
Grazie a Dio, qualche risparmio lo abbiamo. Non sarebbe bello fare qualcosa di buono, Daniele?
Sì, Viola mia quanto sei generosa.
Daniele la abbracciò forte: non cera gioia più grande che sentirsi in perfetta sintonia.
Il giorno dopo, Viola acquistò un vestito verde scuro semplice ma bello, un caldo accappatoio rosa, delle pasticche per le ginocchia, una scatola di torroncini e agrumi, e decorazioni natalizie. Daniele aggiunse un piccolo smartphone per Matteo, sicuro che non ne avesse uno.
Si misero daccordo con i Rossi per prendere i costumi. Presero anche un abetino finto, piccolo ma fitto di rami. Leonardo restò dalla nonna.
Viola e Daniele si vestirono da Babbo Natale e Befana, riempirono un grosso sacco di regali, caricarono tutto sulla loro Fiat vecchio modello e si diressero verso lindirizzo sulla lettera.
La casa era davvero piccola, il cancello mezzo inclinato. Una luce flebile veniva dalla finestra.
Daniele prese labete, Viola il sacco, e bussiarono lieve alla porta.
Chi è? aprì una donna alta e slanciata sui trentacinque, Lucia, la mamma.
Appena vide Babbo Natale, restò interdetta.
Scusate, ma noi non abbiamo richiesto animazione forse avete sbagliato
Qui abita Matteo Rinaldi?
Sì, è mio figlio
Mamma, chi è? Una vocina dal corridoio, e Matteo comparve, coi pantaloni di tuta e il maglione consumato.
Oh Babbo Natale!
Ciao Matteo! Ho ricevuto la tua lettera e sono venuto con la mia aiutante Befana! Possiamo entrare?
Mamma, mamma, davvero lha ricevuta! Quel signore lha trovata e lha spedita, proprio come aveva promesso! Che bello! Entrate! gridò felice.
Lucia sorrise e li fece entrare. Apparve la nonna, minuta e fragile. Quando vide lalbero, gli occhi di Matteo iniziarono a brillare.
È per noi? Che meraviglia, profuma di Natale
Sì Mateo, ogni bambino merita un vero albero di Natale. E qui ci sono le luci e le palline, che potrete sistemare insieme. Ma prima, se vuoi i regali, devi raccontare una poesia o una filastrocca! Così usa fare a casa di Babbo Natale
Daniele abbassò la voce per sembrare davvero il Babbo delle feste, ma Matteo era così emozionato da non ricordare neppure una canzoncina. Guardava solo meravigliato la barba bianca e il vestito rosso.
Matteo, so che sei un bambino bravo, tutto il quartiere ne parla. Ami la mamma e la nonna, le aiuti, vai bene a scuola.
Ecco qui i regali che hai chiesto. Puoi pescare dal sacco…
Matteo, con il cuore che gli batteva forte, guardò la madre per avere il permesso, lei annuì.
Piano piano sciolse la cordicella e infilò la mano. Prima tirò fuori laccappatoio, avvolto in una scatola col fiocco rosso. Aprì la scatola e tirò fuori il capo.
Nonna, questo è per te! Lho scritto a Babbo Natale! Tieni!
Per me? Ma davvero la nonna, commossa, si strinse nellaccappatoio. Le stava a pennello!
Grazie Babbo Natale e grazie, cara Befana Non ho mai avuto un regalo così caldo disse la donna stringendo le mani.
Matteo consegnò poi il vestito a Lucia e le pasticche alla nonna. Le due donne guardavano stupite.
Poi Matteo pescò dal sacco un enorme pacchetto di caramelle e agrumi. E sopra, la scatola di un telefono.
Per me? Un telefonino? Tutto mio? Fantastico! Babbo Natale, ti ringrazio tantissimo! Lo sapevo che esistevi e ti sei ricordato di me! esclamò piangendo di gioia.
Tanta felicità e salute a tutta la vostra famiglia. Ora dobbiamo andare
Daniele e Viola presero il loro sacco ormai vuoto e si disposero per uscire. Matteo già cercava di aprire la scatola del telefono.
Mamma e nonna lo seguirono nellingresso.
Possiamo sapere chi siete? Come avete fatto a conoscere Matteo?
Ho trovato la sua lettera per strada e abbiamo pensato di realizzare il suo desiderio. È stato un piacere conoscerlo. Avete cresciuto un bambino splendido.
Qui cè anche il biglietto, se volete chiamare. Sto cercando una persona di aiuto al teatro: Lucia, potrebbe essere una bella occasione, se vuole.
Grazie è tutto così sorprendente Matteo era in attesa di un miracolo, e lo avete esaudito voi
Rientrando a casa, Daniele e Viola rimasero in silenzio, sereni come solo chi ha fatto il bene può esserlo. Regalare gioia, pensò Daniele, è il miracolo più vero: niente vale più del sorriso sincero di un bambino. E i soldi spesi? Vengono e vanno. Ma la felicità quella non ha prezzo, in nessuna moneta: né in euro, né nei sogni.






