La mia amica Donatella Rossi ha una lingua affilata come un rasoio. È un’esplosione di charme, spigolosa e scaltra. Ma quando vuole, sa fingersi un angelo tanto dolce da volerla stringere tra le braccia e coccolarla. Ecco, quello lo sa fare bene.
Ricordo quel viaggio in pullman. Un bus stipato all’inverosimile. Al volante c’era un tipo serio, Michele, un autista con le spalle larghe e lo sguardo severo. Ci aspettava un lungo trasferimento notturno, ma Michele non aveva un secondo pilota. Si voltò verso il nostro gruppo chiassoso e disse:
*«È un viaggio lungo, potrei cedere al sonno. Ragazze, chi mi fa compagnia? Qualcuna che si siede qui davanti, mi tiene sveglio con due chiacchiere? Sarà ripagata.»*
I passeggeri fecero smorfie di compassione: peccato per lui, ma nessuno aveva voglia di vegliare al suo posto. Tutti sognavano di sprofondare nei sedili e svegliarsi già a destinazione.
Fu Donatella a salvarlo: si offrì di intrattenerlo mentre gli altri russavano. Si sistemò davanti, si aggiustò la gonna, abbassò gli occhi con falsa modestia.
*«Non so di cosa parlare, sono una ragazza timida… ma ci proverò.»*
Mentre gli altri si accomodavano, Michele sfrecciava lungo l’autostrada, il pullman divorava i chilometri. Donatella iniziò:
*«Di cosa vuole parlare, comandante? Le racconto della mia prima cotta? Avevo diciannove anni… un’altra vita.»*
*«Ottimo argomento!»* approvò Michele. *«Anch’io ne ho avute, ma sembra un secolo fa. Vai, bella riccioluta!»*
*«In quei tempi lontani, mi capitò il primo amore»* esordì Donatella. *«O forse il secondo o il terzo… non contavo. Diciamo uno dei primi dieci. Il nome del ragazzo? Chiamiamolo… Sandro.»*
Michele teneva le mani salde sul volante e annuiva. Donatella raccontò con tono languido di come lei e Sandro si fossero ritrovati, travolti da una passione travolgente, proprio in mezzo a una piazza al tramonto!
*«Io e Sandro capimmo che ci eravamo cercati per tutta la vita!»* sussurrò, gli occhi che brillavano. *«Subito dopo cena, ci mettemmo in cammino… e ci ritrovammo dove si incrociano tre strade, mentre le prime stelle accendevano il cielo e nei bar già qualcuno alzava i gomiti…»*
*«Bella storia!»* rise Michele. *«E allora? Ve la siete data di santa ragione?»*
*«Tutto bene, se non fosse che non avevamo un posto dove andare!»* si lamentò Donatella. *«A casa mia no, da lui no. Gli amici tutti occupati, affittare una stanza? Troppo cara…»*
*«La conosco bene quella storia!»* borbottò Michele. *«Ai miei tempi, con il sangue che ribolliva e una ragazza disposta a tutto, ma senza un tetto dove farlo… una tragedia!»*
*«Cercammo un angolino romantico, ma niente»* continuò lei. *«Provammo pure le panchine sotto i tigli… tutte occupate! Un’epidemia d’amore! E Sandro mi disse: ‹Allora, tesoro, rimandiamo?›»*
Michele sussultò come punto da una vespa, quasi perdendo il controllo del volante.
*«Cosa?! “Rimandiamo”? Che razza di deficiente! Al posto suo, io… Ma dove l’hai scovato questo scemo?»* Donatella rise, un suono misterioso, da sirena.
*«Sto scherzando, Michele! Sandro trovò una soluzione. Mi portò in un palazzo con una botola che non chiudeva…»*
*«Ah, ora sì che parli!»* si calmò lui. *«Un tetto fa sempre il suo dovere, basta una notte scura e una ragazza ardente. Stelle, nuvole, romanticismo… Una volta, in un magazzino… ma è un’altra storia. Continua, Donatè.»*
Quando Donatella era in vena, avrebbe fatto impallidire un poeta. Con voce sognante, descrisse il cielo notturno che li avvolgeva, quanto piccoli sembrassero lassù, due puntini sotto l’infinito dell’universo!
*«…gemendo di desiderio, cominciammo a spogliarci»* sussurrò dolcemente. *«Indossavo un top aderente, con quegli odiosi gancetti sulla schiena. Me li strappai via, rovinandomi le unghie! La gonna, leggera come piuma, scivolò via, scoprendo la mia pelle luminosa… il vento caldo accarezzava i miei ricci ribelli… oh, che ricci avevo a quei tempi!»*
Michele grugniva, il sonno ormai bandito. Donatella era un quadro anche adesso, figurarsi a diciannove anni: avrebbe fatto sbavare mezza Italia.
*«Mi liberai di ogni indumento, pronta a bruciare nella passione!»* cantilenò. *«Nell’ombra, si intravedeva il sottile filo del mio reggiseno… un profumo speziato di corpi frementi ci avvolse… e allora Sandro disse…»*
*«Sì! Sì!»* ansimò Michele. *«Che ha detto?»*
*«Disse: “Sei uno spettacolo, Donatella! Ti spogli un’altra volta?”»*
Michele sussultò di nuovo, ma da professionista, riprese il controllo del mezzo.
*«Davanti a una donna nuda e lui chiede “un’altra volta”? Ma che idiota! Io gli avrei fatto un funerale così grande che nemmeno i dentisti avrebbero avuto abbastanza otturazioni! Ma racconti bene, devo dartene atto. Sei nata per i racconti piccanti al telefono.»*
Il pullman sfrecciava. Luci lontane sfilavano veloci. Donatella, con voce ipnotica, passò alla prossima fase della sua storia d’amore. Raccontò di corpi avvinghiati, cuori che battevano all’impazzata, tempeste di sensazioni…
*«E poi? E poi?»* incalzò Michele. *«Non fermarti ora, Donatè! Accidenti, quanto darei per tornare giovane…»*
*«…e allora Sandro disse: “Ho mancato!”»* concluse lei.
Donatella ridacchiò, Michele sbuffò e batté un pugno sul volante. Inutile dire che nessuno nel pullman aveva chiuso occhio? Fu un viaggio insonne, ma indimenticabile. Più tardi, la perfida Donatella mi sussurrò:
*«Se loro volevano dormire a mie spese… si sbagliavano di grosso. Se io non dormo, nessuno dorme!»*
Autore: Dario Esposito.






