La moglie invisibile

Lella! una voce squillante, e lamica, scrollandosi le gocce dal suo mantello rosso acceso, si lasciò cadere sulla sedia di fronte. Scusami, cera traffico da impazzire. Hai già ordinato?

Solo un caffè, rispose Lella con un sorriso mesto. Ti aspettavo.

Marta si tolse il mantello, lanciò a Lella uno sguardo critico e fischiò piano.

Santo cielo, Lella, ma tu ti guardi allo specchio la mattina? Cosè, quella roba addosso? Maglione grigio, pantaloni grigi Sei in depressione o hai deciso di diventare invisibile?

Sono comoda così, fece spallucce Lella. Ho già cinquantadue anni, Marta, mica ho ancora voglia di vestiti sgargianti.

Eh già, certo, Marta ordinò al volo un cappuccino e una brioche. E il tuo Fausto dovè? Ancora a pescare?

Lella annuì.

È partito venerdì sera. Torna domenica per pranzo. Come al solito.

Come al solito, la prese in giro Marta. E tu, come sempre, a casa da sola, eh? Guardi la televisione, rammendi i calzini? Lella, ma quandè che tuo marito ti ha invitato da qualche parte? Al ristorante, a teatro, pure solo un cinema? Prova a ricordare, dai su, spremi la memoria!

Lella sentì le guance diventare calde.

Siamo stati alla casa in campagna a luglio. Insieme.

Ah, la casa in campagna! rise Marta. Tu che diserbi lorto e lui che mette a posto il capanno degli attrezzi! Romanticissimo. Senti, bella, la vita passa. Non siamo più ragazzine, daccordo, ma neanche vecchie decrepite. E tu ti stai seppellendo viva.

Non dire sciocchezze, Lella sorseggiò il caffè, amarissimo. Abbiamo una famiglia normale. Ventotto anni insieme. Non conta niente?

Ventotto anni di abitudine, tagliò corto Marta. Vuoi sapere cosa vedo io? Sei diventata trasparente. Per lui sei come il frigorifero o una sedia. Cè, funziona, basta così. Quandè che ti ha detto lultima volta qualcosa di carino? Oppure ti ha chiesto come stai?

Lella avrebbe voluto ribattere, ma le parole restarono bloccate lì. La verità era che le loro serate passavano nel silenzio più totale. Fausto leggeva il telefono o qualche rivista di pesca, lei lavorava a maglia o guardava delle serie alla televisione. A volte chiedeva che cosa ci fosse per cena, a volte lei ricordava che dovevano pagare delle bollette. Tutta la conversazione finiva lì.

Ti ho punta sul vivo, vero? Marta si sporse avanti, gli occhi che brillavano. Senti, ho conosciuto una persona. Fa il fotografo. Si chiama Andrea. Un uomo interessante, sa parlare, ascolta. Sabato apre una sua mostra, in una galleria su via Carducci. Vieni? Così ti distrai un po.

Marta, non so

Non accetto no come risposta, la interruppe lamica. Devi uscire da questo guscio. Guarda un po di gente, fatti vedere anche tu. Ti vesti come si deve, ti do una mano io. Vedrai che cosa vuol dire essere vista, sentirsi dare due chiacchiere che non siano su tubi che perdono.

Lella sospirò. Inutile discutere con Marta. E poi, a dirla tutta, lidea di uscire non era poi così male, in quella casa ormai davvero troppo silenziosa.

***

Sabato sera Lella era davanti allo specchio e quasi non si riconosceva. Marta le aveva portato un vestito bordeaux, elegante, con una cintura che le segnava la vita. Si era truccata per la prima volta dopo mesi, aveva sistemato i capelli.

Ma guarda un po sussurrò, studiando la sua immagine riflessa. Pensavo di essere ormai

Di essere una nonnina? Marta fece un sorrisetto soddisfatto. E invece no, cara mia. Cè ancora bellezza in te. Hai solo dimenticato dovera.

La galleria era piccola, con soffitti alti e pareti bianche. Appese cerano fotografie in bianco e nero: cortili, facce sconosciute, vecchie stazioni. Un po di gente, trenta persone forse, tutti con bicchieri di vino, voci basse.

Marta portò subito Lella da un uomo alto, capelli scuri brizzolati, un maglione nero e i jeans.

Andrea, la mia amica Lella, li presentò Marta. Lella, lui è il fotografo di tutto questo.

Andrea si voltò, lei incontrò i suoi occhi: grigi, caldi, sorridenti. Le diede la mano.

Piacere. Spero ti piaccia.

Non sono per niente esperta di fotografia, ammise Lella stringendogli la mano. Era asciutta e calda.

Meglio così, rise Andrea. Limportante è sentire, non capire. Vieni, ti faccio vedere il mio scatto preferito.

La guidò verso una fotografia in un angolo. Cera una donna anziana alla finestra, la luce le disegnava le rughe come storie vissute. Negli occhi, profondi e tristi, si vedeva un altrove lontano.

Vedi? sussurrò Andrea. Era la mia vicina. Ottantatré anni. Quando lho fotografata mi raccontava della guerra, del marito perso, di come ha cresciuto tre figli da sola. Ma nei suoi occhi non cera mai pietà per se stessa. Solo una malinconia dignitosa.

Lella fissava la foto e sentiva stringersi il cuore.

È bellissima, mormorò.

Sì, annuì Andrea. La bellezza non è solo gioventù e pelle liscia. È portarsi dentro la propria storia e restare fedeli a se stessi. Le lanciò uno sguardo attento. Anche tu, negli occhi, hai qualcosa di simile. Una tristezza che incuriosisce. Come se pensassi sempre a qualcosa che nessuno sa.

Lella rimase spiazzata. Nessuno laveva guardata così da anni. Fausto la guardava senza vedere. Questo sconosciuto invece sembrava leggerle dentro.

Sono solo stanca, forse, balbettò.

Stanca di che? chiese Andrea, senza curiosità forzata, come se si conoscessero da una vita.

Lella avrebbe voluto buttare tutto sul ridere, invece le parole uscirono da sole.

Della monotonia. Che ogni giorno sia uguale al precedente. Sveglia, colazione, le solite cose. Fausto al lavoro, poi pesca. I figli cresciuti, ormai lontani. E mi ritrovo seduta in questa casa e penso: dove sono finita io? Dovè la ragazza che sognava di viaggiare, di qualcosa di grande?

Si fermò, spaventata dalla propria sincerità.

Scusa, non so cosa mi sia preso.

Non scusarti, Andrea le sfiorò il braccio, un gesto lieve e rassicurante. Si chiama onestà. Una rarità, di questi tempi. A proposito, ho una proposta. Ho un piccolo circolo, ci riuniamo una volta alla settimana, parliamo di fotografia, letteratura, ogni tanto usciamo per fare foto. Vieni mercoledì prossimo. Sono sicuro che ti piacerà.

Lella voleva dire no. Che aveva altro da fare, che non poteva

Daccordo, sentì uscire dalla sua bocca. Verrò.

***

Fausto tornò domenica, puntuale, con lodore del fiume e del fuoco addosso. Lella lo accolse sulla porta.

Allora, comè andata? Hai pescato qualcosa?

Due persici, rispose lui, dirigendosi in cucina e lasciando lo zaino. Niente male. E tu, tutto ok?

Sì, bene, rispose Lella. Sono stata a una mostra con Marta.

Ah, aprì il frigo, tirò fuori del salame. Bene. Dovresti uscire più spesso. Sei troppo sempre in casa.

Lo disse distratto, senza guardarla negli occhi.

Fausto, andiamo da qualche parte insieme, una sera? A cena fuori, o a teatro?

Fausto la guardò un po spiazzato.

Perché? Costa troppo, e poi sono stanco dopo la pesca. Magari unaltra volta, va bene?

Unaltra volta. Sempre unaltra volta. Lella annuì e lasciò la cucina. Nella sua stanza scrisse subito a Marta: Passami lindirizzo di quel circolo. Mercoledì ci sarò.

***

Il circolo si riuniva nel seminterrato di un vecchio palazzo, trasformato in uno spazio pieno di divani, scaffali di libri e macchine fotografiche sui tavoli. Erano in quindici, i più over quaranta, cinquanta. Andrea la accolse con un sorriso.

Sono felice che sei venuta, le disse.

La serata volò. Discutettero di un fotografo francese, poi lessero poesie di Montale, poi chiacchierarono del più e del meno. Lella ascoltava senza parlare, e si sentiva incredibilmente bene. Lì nessuno le chiedeva delle bollette o della cena. Nessuno la vedeva solo come una domestica.

Quando uscì, Andrea laccompagnò alla fermata.

Ti è piaciuto?

Tantissimo, confessò Lella. Non me laspettavo. È come entrare in un altro mondo.

Lo è davvero, sorrise lui. Lella, posso dirtelo? Vedo una donna che non vive per sé da tanto. Sempre per qualcun altro. Tuo marito, i figli, la casa. Quando hai fatto qualcosa solo per te, lultima volta?

Lella ci pensò. Non riusciva a ricordare.

È questa la trappola delletà di mezzo, continuò Andrea. Cerchiamo di fare tutto per gli altri, ci scordiamo di noi stessi. E allimprovviso ci sembra che la vita ci scivoli tra le dita. Ma non è mai troppo tardi per ricordarsi chi siamo.

Le sue parole le entravano dentro come una crema che leniva il dolore. Lella rimase ad ascoltare, affascinata.

Senti, Andrea si fermò. Perché sabato non andiamo fuori città? Conosco una villa antica, la luce autunnale è fantastica, vorrei fare qualche fotografia. Mi fai compagnia? Prometto che sarà interessante.

Lella si bloccò. Sabato Fausto sarebbe stato a pescare. Sarebbe rimasta da sola, come sempre.

Non so balbettò. Non sarebbe proprio

Sbagliato? Andrea sorrise malinconico. Lella, ti offro solo una gita in mezzo alla natura. Un po di vita vera. O no, non ne hai diritto?

Ne ho diritto, sussurrò lei.

Allora alle dieci alla metro. Vesti pesante, lì tira vento.

Le fece ciao con la mano e se ne andò. Lella rimase lì, con il cuore che batteva da ragazzina.

***

Venerdì sera Fausto preparava le sue cose per la pesca.

Sto via fino a domenica, disse, chiudendo lo zaino. Ho il cellulare, chiamami se serve.

Va bene, Lella lo guardava mentre controllava le canne. Fausto, ti va se vengo anchio?

Lui alzò gli occhi, sorpreso.

Ma dai, ti annoi a pescare. Lultima volta ti sei lamentata che avevi freddo e ti pungevano le zanzare.

Sarebbe solo per stare insieme, sussurrò Lella.

Siamo sempre insieme, fece spallucce lui. Rilassati e guardati le tue fiction.

Le diede un bacio distratto e uscì, lasciandola sola davanti alla porta chiusa.

Siamo sempre insieme, pensò tra sé. Ma lo erano davvero?

Il mattino dopo si svegliò presto, scelse a lungo cosa mettere. Jeans, maglione caldo, giacca. Allo specchio aveva le guance accese, gli occhi vivi. Sembrava quasi più giovane.

È solo una gita, si disse. Solo un amico. Non è niente di male.

Andrea si avvicinò con due bicchierini di caffè al bar.

Buongiorno! gliene porse uno. Pronta allavventura?

Viaggiarono nella sua vecchia Fiat Panda, ascoltando musica e raccontandosi storie. Andrea parlava dei suoi viaggi, Lella rideva e sentiva la leggerezza dimenticata.

La villa era mezza in rovina, ma bellissima: colonne, un parco spoglio e uno stagno limaccioso. Andrea fotografava, Lella raccoglieva foglie gialle.

Mettiti lì, disse Andrea. Vicino a quella colonna. Guarda lontano, non in macchina.

Scattò qualche foto, gliele fece vedere.

Vedi? Sei fotogenica davvero. La malinconia nei tuoi occhi ti rende profondissima.

Lella guardava le foto. Quella donna che pareva sconosciuta, con lo sguardo sognante e i capelli mossi dal vento era lei?

Restarono fuori fino a tardo pomeriggio. Poi Andrea la portò in unosteria del paese. Mangiarono panzerotti caldi e bevvero tè, la conversazione diventava sempre più personale.

Da quanto sei sposata? chiese lui.

Ventotto anni, rispose.

E sei felice?

Tacque. Cosa vuol dire, felici? Abitudine? Stabilità?

Non so, ammise. Prima pensavo di sì. Ora non sono neanche sicura di cosa provo. È come stare sveglia e sognare. Tutto giusto, tutto regolare, ma manca sempre qualcosa.

La passione, suggerì Andrea. Quella che ti fa sentire viva, che hai ancora desideri tuoi e non sei solo un ingranaggio nella vita di qualcun altro.

Le strinse la mano.

Lella, sei una donna incredibile. Intelligente, bella, ricca dentro. Hai il diritto alla felicità. Alla tua felicità.

Lei si fissò la mano sotto la sua. Avrebbe dovuto staccarsi, alzarsi, andare via. Ma non ci riusciva. E non voleva.

***

Le settimane seguenti passarono in un vortice febbrile. Lella incontrava Andrea sempre più spesso. Al circolo, alle mostre, in passeggiate per la città. Le donava ciò che a casa mancava: attenzione, complimenti, profondità nelle parole.

Fausto invece era sempre uguale. Lavoro, pesca, notiziari. Lella cucinava, puliva, lavava. Le loro conversazioni ridotte allosso.

Lella, hai preso lo stracchino?

Sì, cè in frigo.

Bene. E le mie calze?

Nel cassetto, come sempre.

Nientaltro. Andrea invece domandava sempre. E lei davanti a lui si apriva, come un fiore al primo sole.

Marta, ovviamente, capì tutto al volo.

Allora, ti sei innamorata? rise lamica quando si videro in quel solito bar.

Non dire sciocchezze, Lella arrossì. Siamo solo amici.

Sì, amici Marta roteò gli occhi. Lella, hai una luce diversa. Non ti vedevo così da anni. E tifo per te, davvero. Te lo meriti.

Ma sono sposata

E allora? fece spallucce Marta. Fausto nemmeno si accorge che esisti. Vive la sua vita. E perché dovresti tu rinunciare alla tua? Lella, sei umana. Se Andrea ti fa felice chi se ne frega?

Le parole di Marta cadevano su terreno fertile. Anche Lella se lo diceva da sola. Sto solo vivendo. Un po di felicità la merito.

Il punto di non ritorno arrivò a novembre. Andrea la invitò a una gita in una cittadina sui colli, per un festival di fotografia di strada.

Restiamo lì una notte, disse. Ho preso due camere, ti giuro. Sarà bellissimo.

Due camere. Lella si aggrappava a questa idea come a una scusa.

A Fausto disse che sarebbe partita con Marta per una svendita fuori città.

Va bene, disse lui, senza alzare gli occhi dal tablet. Ma non spendere troppo.

Sperò in uno sguardo, una domanda in più. Niente.

In albergo, davvero Andrea aveva prenotato due camere. Passarono la giornata fra foto e conferenze. Alla sera, al ristorante, Andrea parlava del cogliere lattimo, di quanto la felicità sia da prendersi, non aspettare.

Lella, ho conosciuto tante donne, le disse fissandola negli occhi. Ma tu sei speciale. In te cè qualcosa di puro, di profondo. E una tristezza così autentica che vorrei solo cancellarla.

Le prese la mano.

Non ti voglio mettere fretta o pressione. Ma ci tengo a te. Tanto.

Lella sentiva tutto girare. Colpa del vino? Delle sue parole? Del modo in cui la guardava? Quando risalirono alle stanze, lui la accompagnò fin davanti alla porta, le diede un bacio sulla guancia.

Buonanotte, sussurrò. Se vuoi parlare, sono qui, nella stanza accanto.

Lella entrò, si tolse i vestiti, si stese a letto e fissò il soffitto. Il cuore a mille, la testa in tumulto.

Sono sposata. Ho un marito da ventotto anni

Quandè che ti ha baciata per amore, non solo per abitudine? Quandè che ti ha detto che sei importante?

È un tradimento.

È vita. Forse lultimo momento per sentirsi viva.

Alle due di notte, si alzò, prese la vestaglia e andò nel corridoio. Bussò alla porta di Andrea.

Aprì subito, come se laspettasse sveglio.

Lella, sussurrò.

Varcò la soglia.

***

La mattina dopo, il mal di testa era pesante, anche se non centrava il vino. Lella era nel letto di un altro uomo, e faticava a riconoscere sé stessa. Andrea dormiva, ma lei si rivestì in silenzio e tornò in camera.

Cosa ho fatto? Oddio, cosa ho fatto?

Eppure, nel viaggio di ritorno, Andrea fu dolce, le fece mille complimenti, la prese per mano. E Lella sentì che la vergogna lentamente lasciava spazio a una felicità fragile.

Sto vivendo, pensava. Sto vivendo, dopo anni.

A casa, Fausto la accolse come sempre.

Hai comprato qualcosa?

Qualcosina, rispose lei, evitando il suo sguardo. Niente di speciale.

Ho fame, che si mangia?

La routine era tornata. Di giorno Lella era la moglie solerte, la casalinga perfetta. Di sera scriveva ad Andrea, lo vedeva di nascosto. Lui la portava in posti nuovi, le regalava libri, le leggeva poesie.

Con Fausto, solo scambi di servizio.

Bisogna sistemare la caldaia in campagna, diceva lui.

Lo faremo a primavera, rispondeva lei.

Ok.

Silenzio. Infinito.

Marta trionfava.

Vedi? Vedi che ora stai vivendo la tua vera vita? Non resti lì a prosciugarti in quella noia.

Lella provava a giustificarsi, con sé stessa.

Fausto ci ha separati lui, scegliendo sempre la pesca invece di me. Ho diritto anchio a un po di felicità.

Ma la notte, sdraiata accanto a Fausto che russava, sentiva qualcosa dentro di lei andare in pezzi.

***

Dopo giorni venne il primo freddo vero e la neve. Lella e Andrea si vedevano ormai ogni settimana. Lui aveva affittato un piccolo studio per le foto; lei diceva a Fausto che frequentava un corso di informatica.

Fausto annuiva, senza far domande.

Andrea era perfetto. Attento, appassionato, con parole bellissime. Ma a volte Lella aveva la sensazione che quei discorsi li avesse già fatti a tante altre. Che non fosse la prima e sicuramente non sarebbe stata lultima.

Ma era troppo tardi per fermarsi.

A dicembre successe ciò che era ovvio dovesse accadere: Lella entrò in farmacia per prendere a Fausto delle pastiglie per il raffreddore. Alla cassa, nella borsa, cadde una scatolina piccola: il profumo che le aveva regalato Andrea, Notte Fiorentina. Dolce, raffinato.

Non se ne accorse. Pagò ed uscì.

Quella sera stessa Fausto tornò prima dal lavoro. Lei era ai fornelli, quando lui spalancò la scatola sul tavolo.

È tua? chiese piano.

Lella si voltò, sentì il cuore crollare.

Sì Lho trovata per strada, disse la prima cosa che le venne.

Per strada, ripeté lui. Un profumo che costa cento euro. Dalla strada.

Aprì la scatola, ne annusò il tappo.

Lella, non sono scemo, disse piano. Pensi che io non abbia visto che sei cambiata? Che vai sempre fuori? Che mi guardi come fossi uno sconosciuto?

Lella si sentì schiacciata.

Fausto, io

Chi è? la interruppe lui. Chi è questuomo?

Nessuno solo un amico. Noi

Non mentire, la voce si fece dura. Hai un amante, sì o no?

Il silenzio era assoluto. Vide la dolcezza negli occhi di Fausto sparire allimprovviso.

Sì, sussurrò. Sì, Fausto, perdonami, io

Così, fece un sorriso amaro. Ho capito.

Si girò, diretto alla porta.

Fausto, ti prego, restiamo a parlare. Voglio spiegare

Cosa vuoi spiegare? si voltò; negli occhi una tristezza mai vista. Che ho lavorato troppo, che ti ho trascurata? Forse hai ragione, forse sono finito dentro la routine e la pesca. Forse mi sono dimenticato di chiederti come stavi. Ma io non ti ho mai tradita. Mai. Perché ti amo. E tu hai distrutto tutto.

Fausto, per favore… Lella singhiozzava. Non andartene. Proviamoci ancora, rimediamo.

Non posso stare qui, disse lui. Voglio pensare. Starò da Stefano qualche giorno.

In quindici minuti era pronto. Lella guardava inerme mentre metteva via le camicie, i calzini.

Fausto, sussurrò. Non lasciarmi.

E tu non hai lasciato me già, andando da lui?

Se ne andò in silenzio. Solo silenzio, ma mai era stato così vuoto.

***

Lella vagava per la casa, incapace di stare ferma. Chiamò Fausto, lui non rispose. Gli scrisse: Ti prego, perdonami. Torna. Niente risposta.

Chiamò Andrea.

Andrea, balbettò, Fausto ha scoperto tutto. Se nè andato. Non so cosa fare.

Mi dispiace tanto, la voce di Andrea era pacata. Dai, vediamoci, ti faccio compagnia.

Si trovarono nel suo studio. Lei pianse, raccontò tutto. Andrea la abbracciò.

Vedrai che andrà tutto bene, la consolava. Non poteva continuare così per sempre. Eri infelice. Ora hai unaltra occasione, di ricominciare.

Ricominciare? lo fissò con gli occhi impastati di lacrime. Una nuova vita? Quale?

Beh, Andrea esitò, ora sei libera. Puoi viaggiare, creare, vivere come vuoi. Essere te stessa.

E tu? chiese lei piano. Tu resti? Restiamo insieme?

Andrea si sfilò un attimo, grattandosi la nuca.

Lella, disse diplomaticamente, lo sai, non sono tipo da relazioni casalinghe. Vivo giorno per giorno, sono un po selvaggio. Con te sono stato benissimo, ma

Ma cosa? Lella sentì gelarvisi il cuore.

Ma non sono fatto per una storia seria, disse aprendo le mani. Lho sempre detto. Amo la mia libertà. Pensavo che anche tu volessi solo un po daria.

Lella lo guardava. Tutto si fece chiaro. Belle parole, attenzioni, complimenti era stato un gioco. Un copione recitato tante volte.

Allora per te ero solo un diversivo? mormorò.

No, no, non così cercò di prenderle la mano, lei la tolse. Ci tenevo, davvero. Ma non posso stare fisso con nessuno. Volevi sentirti viva, ora lhai provato. Non è male, no?

Lella si alzò.

Hai ragione, la voce le tremava. Lho sentito. E ora sento solo i cocci. Per colpa tua, mia, per la mia stupidità.

Uscì senza voltarsi. Camminava nella neve, le lacrime che si univano ai fiocchi gelati sul viso.

***

A casa, tutto vuoto, tutto spento. Lella si sedette sul divano, guardando il vuoto. Poi chiamò Marta.

Marta, disse quando rispose, devo parlarti.

Si trovarono al bar Da Margherita, dove tutto era iniziato. Marta ascoltava sorseggiando il cappuccino.

Oh beh, disse alla fine ti sei presa tutte le emozioni che volevi. Almeno non ti sei fossilizzata!

Lella la fissò incredula.

Parli davvero così? La mia vita a pezzi e tu

E che vuoi? fece spallucce Marta. Lella, hai scelto tu. Io ti ho solo presentato Andrea. Il resto lhai fatto tu. Sei adulta.

Mi hai sempre spinta, sentiva crescere la rabbia. Sempre a dire che Fausto non mi vedeva, che dovevo pensare a me.

Ho forse torto? Marta fece una smorfia. Lui non ti apprezzava. Adesso magari se ne rendrà conto, o forse no così è la vita.

Lella si alzò.

Marta, pensavo fossi la mia migliore amica. Ora capisco che volevi solo vedermi infelice come te. Sola, sempre in cerca di qualcosa.

Oh via, non fare lesagerata, sbuffò Marta.

Addio, Marta, Lella se ne andò dal bar.

***

Passò una settimana. Fausto non tornò. Lella provò a cercarlo, a scrivergli. Brevi risposte: Ho bisogno di tempo.

Restava sola in una casa improvvisamente troppo grande e troppo vuota. La notte rigirava nella testa tutto, le parole, i gesti. Le veniva in mente Fausto che sistemava il rubinetto, le portava il tè a letto, piantava il melo in giardino. Quei dettagli banali ora erano tutto ciò che avrebbe voluto indietro.

Alla vigilia di Capodanno non resse più. Andò sotto casa di Stefano, dove sapeva che Fausto si era rifugiato. Lei suonò, aprì proprio Stefano.

Ciao Lella, imbarazzato. Vuoi parlare con Fausto?

Sì, quasi senza voce. Ti prego.

Stefano sospirò, tornò dentro e poi uscì con Fausto.

Fausto sembrava invecchiato. Occhi stanchi, profilo severo.

Che vuoi?

Solo chiederti scusa, Lella iniziò di getto. Ho sbagliato tutto. Ho perso la testa. Andrea era solo un miraggio. Tu eri reale. Eri la mia casa. Per favore, dammi la possibilità di porre rimedio.

Fausto tacque a lungo. Poi scrollò le spalle.

Non lo so, Lella. Quando lho saputo, è stato uno strazio. E ancora adesso, quando ti guardo, ti vedo con lui. E non riesco a togliermelo dalla testa.

Lo capisco. Ma magari, col tempo

Magari sì, la interruppe. O magari no. Non lo so se riuscirò a dimenticare, o a perdonarti.

E io, Lella si asciugava il viso, io non so neanche più chi sono. Ho distrutto tutto. Casa, fiducia. Noi.

Restarono lì nel corridoio, due persone che avevano condiviso quasi trentanni e dun tratto erano estranei.

Devo andare, disse piano Fausto. Scusami.

E chiuse la porta. Lella restò sul pianerottolo, ascoltando i suoi passi farsi lontani.

Quando tornò fuori, nevicava. Firenze tutta piena di lucine e risate, le coppie in strada. Lei camminava da sola, e il vuoto dentro era una voragine che non si sarebbe mai più colmata.

***

La notte di Capodanno la passò da sola. Accese la televisione, si versò un bicchiere di prosecco. A mezzanotte alzò il bicchiere.

Alla nuova vita, mormorò amara. E adesso, cosè davvero?

A gennaio la richiamò Marta.

Dai, Lella, basta chiuderti in casa! la voce allegra come sempre. Ho conosciuto un tipo nuovo, insegna yoga. Secondo me ti farebbe bene. Ci andiamo insieme?

Lella rimase muta.

Lella, mi senti?

Ti sento, rispose alla fine.

Allora ci vediamo? Al nostro solito bar?

Lella chiuse gli occhi. Le tornò in mente quelleterno giro: Marta, un nuovo personaggio interessante, sempre lo stesso copione.

No, Marta, disse piano. Non ce la faccio più.

Come non ce la fai?

Non ce la faccio, sentì che qualcosa in lei si spezzava veramente. Scusa.

Riattaccò.

Qualche giorno dopo, Lella era seduta, da sola, nello stesso bar Da Margherita. Beveva un caffè e guardava la neve dietro la finestra; le persone andavano e venivano.

La porta si aprì ed entrò Marta, si guardò intorno e la vide.

Guarda tu, anche qui, Marta si sedette, si tolse la sciarpa. Ho appena conosciuto uno nuovo. Te lho detto per telefono. Medita, fa yoga ti serve proprio! Vuoi che te lo presenti? È qui

Lella la fissò. Sul suo viso, dietro il solito entusiasmo, vide solo vuoto. Lo stesso vuoto che sentiva dentro. Ma lei almeno aveva iniziato a vederlo.

Che hai da guardarmi così? Marta si protese avanti. Lella, devi scuoterti! Così impantanata non vai da nessuna parte. La vita continua, capisci?

Lella aprì la bocca, ma le parole si fermarono lì. Pensava solo: Quante volte devo ancora credere che la felicità arriverà da qualcun altro? E se ce lavevo già e lho buttata via?

Lella, oh, ci sei? Marta schioccò le dita.

Lella la guardò a lungo, con uno sguardo nuovo, pieno di dolore e consapevolezza. Capì di essere stata solo una pedina, che tutte le risposte che cercava le aveva sempre cercate fuori da sé.

Sì, sussurrò finalmente.

Marta aspettava. Lei rimase in silenzio. Fuori nevicava ancora, e in quel silenzio cera tutta la verità. Il peso di ciò che aveva perso, il terrore di ciò che non poteva più tornare.

Allora? Ti presenti o no? Marta non resisteva.

Lella la guardava, ancora in silenzio. E in quel silenzio, per la prima volta, cera la sua risposta. Forse il primo vero passo per tornare a vivere davvero.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

7 − 3 =

La moglie invisibile