La storia di Giulia, la cagnolina fedele che aspettò per mesi davanti al portone la famiglia della 22, sfidando il destino di una provincia italiana degli anni ’90, tra i libri, il calore del vicinato e un viaggio indimenticabile fino agli angoli più remoti del Paese

Ti racconto questa storia quasi come se fossimo al telefono Allora, ascolta. Tutto è iniziato nei primi anni Novanta, in una piccola città del Nord Italia, tipo una di quelle cittadine tra la Lombardia e il Veneto dove ci si conosce tutti, e i pettegolezzi girano più veloci del tram. Cera una ragazza, Vera Bianchi, che lavorava in una libreria del centro. Il negozio stava proprio su una via principale, dove passano sempre biciclette, motorini e qualche Fiat scassata.

Una mattina di giugno, sai quelle mattine fresche che ti fanno venire voglia di fare una passeggiata? Improvvisamente si sente una frenata pazzesca davanti alla libreria. Le commesse, tra cui Vera e le sue colleghe, corrono fuori a vedere ma la strada sembra vuota. Solo una cosa attira lo sguardo: cè una cagnolina distesa allangolo del marciapiede, che si lamenta piano e cerca invano di alzarsi. Le zampe posteriori non rispondono.

Vera, la più coraggiosa, si avvicina subito. Parla con voce calma alla cagnolina, accarezza il muso e la schiena per capire che cosa si sia fatta. Le altre due, Valentina e la signora Elena, la direttrice, restano distanti, un po impaurite. Nessuna ferita visibile, ma il modo in cui trascina le zampe fa sperare poco bene.

Ragazze, portiamola dentro, nella stanza sul retro, propone Vera. Non possiamo lasciarla qui per strada. Valentina guarda Elena che, dopo un attimo di esitazione, annuisce.

Vera si mette la cucciola in braccio con tutta la delicatezza che ha. È una meticcia, pelo arruffato, senza collare, probabilmente abbandonata. Tutto il giorno resta nella stanza sul retro del negozio: beve un po dacqua, mangia qualcosina senza muoversi, sono le zampe che non funzionano.

Il giorno dopo Vera convince suo papà a passare in negozio con la vecchia Panda per portare la cagnolina dal veterinario cittadino. Solo che ad Arzignano hanno un ambulatorio misero, senza neppure i raggi X. Il veterinario guarda, sospira e dice: È giovane, forte magari col tempo migliora. Ma camminare questo non posso prometterlo.

Nel tragitto di ritorno nessuno parla. Vera abbraccia la cagnetta sul sedile posteriore, il papà sbircia dallo specchietto con aria preoccupata. A cena, lui le dice: Vera, non ti affezionare troppo. E non abituarla a stare con noi, a settembre dobbiamo trasferirci. Vera annuisce piano, ma ormai il legame è già profondo.

Alla cagnolina danno il nome Giulia tipicamente italiano, no? Giulia resta nella stanza sul retro della libreria. Le prime settimane non si alza mai, poi piano piano, anche se trascinando le zampe, comincia a esplorare il cortile e la piazzetta davanti al negozio.

Le ragazze del negozio discutono tra loro, tipo: E ora cosa facciamo? In strada morirebbe e nessuno se la sente di portarla a casa. Meno male che Elena permette di tenerla qui. Ma Giulia, a modo suo, sembra serena. Sniffa tutto, fa i suoi bisogni in cortile, poi torna al suo angolo tranquilla.

Nei weekend le commesse si la portano a turno a casa, tranne Vera, che si prepara al trasferimento: il papà ha trovato lavoro in Friuli, saranno via per almeno due anni. E Vera lo sa: più si affeziona, più sarà difficile lasciarla.

Nonostante tutto, il cuore di Vera già appartiene a Giulia, da quel primo sguardo con quegli occhi dolci. La cagnetta risponde con uno sguardo così fedele, che ti spacca.

Un weekend, però, Vera deve occuparsene per forza: le altre sono tutte in giro, tra gite, barbecue e picnic. Solo per questa volta! si giustifica con il papà, che la guarda un po severo. La mamma, sentendo dalla cucina, dice: Ma anche noi si va a casa al lago domani Giulia, che capisce tutto, va subito da lei, si conquista la simpatia della padrona di casa con uno sguardo tristissimo e affamato. In men che non si dica, la mamma si scioglie: Povera stella Ma non la avete mai nutrita? Domani viene con noi al lago. Al papà piace fare la griglia, vedrai che ti lecchi i baffi!

Alla casa sul Lago di Garda, Giulia è felicissima: carne alla griglia, il cane del vicino (un certo Bimbo, un grosso setter), che la accoglie come unamica di vecchia data. Quando tornano a casa, Giulia si sdraia senza problemi accanto al letto di Vera, come se fosse sempre vissuta lì.

Quando dovranno riportarla alla libreria il giorno dopo, la cagnolina resta scombussolata. Fino a che, allora di pranzo, sparisce. Tutte le commesse la cercano, la chiamano, ma Giulia non si fa vedere per la chiusura.

Vera è sconvolta, torna a casa a piedi e chiama la cagnolina ad ogni angolo: Giulia! Giulia, dove sei? Vieni fuori! E alla fine la trova davanti al portone del suo palazzo, stanca morta, ma appena vede Vera, esplode di felicità: scodinzola, lecca le mani, si muove goffamente come se avesse finalmente le forze.

Riportarla in libreria non aveva più senso: casa la conosceva ormai. E Vera non avrebbe mai potuto rinchiuderla di nuovo. Il papà chiede: E ora? Vera risponde: La curo io, papà. E spero che mi aiuti.

Passa una settimana, Vera prende ferie. Poi si licenzia: decide di dedicare gli ultimi due mesi prima del trasferimento solo a Giulia. Il papà li porta a Vicenza, in una clinica veterinaria seria, dove finalmente fanno i raggi. I dottori non garantiscono nulla, ma provano a operare. Un barlume di speranza cè.

Vera porta Giulia al lago per la riabilitazione: medicine, massaggi, esercizi sembra che la cagnolina debba riimparare a camminare come un cucciolo. I primi giorni nessun progresso, ma piano piano i genitori, venendo a cena, notano dei piccoli miglioramenti. Le zampe non sono più molli, anche se si muovono a fatica.

Dopo un mese corre già dietro a Bimbo, anche se ondeggia buffamente. Un altro mese e resta soltanto una lieve zoppia.

Vera è contentissima, ma triste per la partenza imminente. A questo punto la vicina di casa, la signora Rosa, dice: Lasciala qui con me! Starà col mio Bimbo e non si sentirà sola.

Il giorno del trasloco Vera porta Giulia da Rosa, e la sera già sono in treno verso Milano, poi volo fino a Udine, cambio e finalmente arrivano in Friuli.

Una volta sistemata, Vera chiama Rosa. E sente la cosa che la fa soffrire di più. Durante la notte Giulia si accorge che cè qualcosa che non va, scava una buca sotto la rete e sparisce. La mattina Rosa trova solo Bimbo in cortile. Capisce che non cè da aspettare, va subito verso la vecchia casa.

E chi trova davanti al portone? Proprio Giulia. La cagnolina la riconosce, ma le fa capire con un ringhio che da lì non si muove: le sta aspettando Vera. I vicini si radunano ormai sanno tutti che la famiglia Bianchi del civico 22 è partita per restare via a lungo. Giulia si mette davanti al portone, determinata a non spostarsi finché Vera non tornerà.

Vera ora chiama la signora Carla del civico 23, che la tiene aggiornata: La tua Giulia fa la sentinella qui davanti! Non si fa avvicinare da nessuno. Ho provato anche con la mortadella, ma niente!

Quando Vera cerca di mandarle dei soldi in lire per comprare il cibo, la signora Carla si offende: Ma che dici, Vera! Qui la viziamo tutti, che soldi e soldi

Arriva linverno. La gente del palazzo, Carla su tutti, la fanno entrare spesso nellatrio per scaldarsi. Giulia sale fino al terzo piano dove cera la casa di Vera, e si sdraia sullo zerbino davanti alla porta chiusa. Sembra che capisca che i suoi non ci sono, ma appena si scalda un po, torna fuori per il suo turno di attesa.

Vera sente spesso anche le colleghe della libreria. Ogni tanto passano a vedere la cagnolina. Lei le riconosce, accetta ogni snack, ma non si muove da lì.

Vera soffre tantissimo, vorrebbe mollare tutto e tornare a casa subito, ma tra i soldi (allepoca anche in Italia si faceva fatica) e il nuovo lavoro non può. Solo a giugno riesce a tornare. Mentre si avvicina al portone vede Giulia ferma, con le orecchie dritte e il corpo scosso da una leggera tremarella. La cagnolina ha già riconosciuto Vera, ma non vuole sperare troppo presto per paura di soffrire di nuovo.

Poi è festa grande: abbracci, lacrime, una gioia incredibile per entrambe. Le sembra che il cuore le debba esplodere davvero.

Lestate vola, ad agosto tornano i genitori: il papà ha un mese di ferie, ma a settembre si deve di nuovo trasferire per lavoro, stavolta più lontano. Vera supplica di portare Giulia con loro. La mamma guarda il papà, lui fa il muso lungo, sembra indeciso. Il viaggio sarebbe duro anche per le persone, figurati per una cagnolina che conosce solo cortili e paesini.

Si sente tensione nellaria. Giulia coglie tutto, resta nervosa e si attacca a Vera come mai prima. Ma una mattina il papà lo dice: Prepara le cose, anche per lei. Dobbiamo farle i documenti. Senza vaccini non possono farla salire né sul treno né sullaereo.

Il veterinario locale, per due barattoli di pesto, mette a posto il passaporto e timbra le vaccinazioni. Era unepoca in cui le cose si aggiustavano così, alla buona.

La sera il papà improvvisa anche la museruola: era quasi impossibile trovare accessori per cani allora. Giulia, che non ne ha mai messa una, si lascia fare tutto con una pazienza da signora, come se capisse che è la cosa più importante del mondo.

Ecco, vieni con noi, dice il papà, finendo il lavoro. Solo, Giulia, mi raccomando

E Giulia non ha mai tradito le aspettative. Mai un rimpianto, mai un problema. Viaggi di treno, aeroporti, voli da caserma in Veneto fino in Friuli e in giro per tutto il Nord Italia. Giulia segue la famiglia dovunque, e quando dopo un anno ritornano a casa, lei è ancora lì.

La cagnolina ha vissuto altri tredici anni stupendi, sempre accanto a Vera, fedele come nessuno, felice di ogni giorno passato insieme Mia cara, te lo giuro: certe storie fanno credere davvero che lamore di un cane sia più forte di tutto.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

17 − three =

La storia di Giulia, la cagnolina fedele che aspettò per mesi davanti al portone la famiglia della 22, sfidando il destino di una provincia italiana degli anni ’90, tra i libri, il calore del vicinato e un viaggio indimenticabile fino agli angoli più remoti del Paese