La suocera al mio compleanno mi ha regalato un libro di cucina pieno di frecciatine, ma io le ho restituito il regalo – Una storia italiana di “regali con il sottinteso”, pirottini al salmone, e confini tra nuore e suocere

E linsalata, lhai tagliata tu oppure è ancora una di quelle delle scatoline di plastica con cui avveleni mio figlio? domandò Severina Rinaldi, la suocera, storcendo le labbra e punzecchiando con la forchetta una tartina di ricotta e salmone.

Lucia tentò un lungo respiro, lisciandosi la piega dellabito elegante. Compiva trentacinque anni. Era il suo compleanno, un traguardo che sognava di festeggiare sentendosi regina, coccolata dai complimenti e dal calore degli amici. Invece eccola lì, al centro del suo salotto, a sistemare la tavola con lanimo di una studentessa sorpresa senza compiti.

Signora Severina, è tutto ordinato dal ristorante, quello con lo chef milanese. Usano solo ingredienti di qualità spiegò, abbozzando un sorriso. Sa che lavoro fino a tardi, non avrei le forze per stare ai fornelli per quindici persone.

Eh, il lavoro, sempre il lavoro la suocera roteò gli occhi, cercando sostegno nel ritratto di suo figlio appeso sopra la mensola. Ai miei tempi si lavorava pure in fabbrica, nei campi, e si tiravano su figli. Ma che un marito mangi cibo comprato per una festa Lucia, tesoro mio, è una follia. Povero Matteo, ha perso smalto Guarda che occhiaie.

Matteo, il povero figliolo, trentotto anni belli pieni e una corporatura vigorosa ravvivata da due guance rubizze, entrò strofinandosi le mani.

Mamma! Luci, che tavola! E che profumino Lucia, sono quei rotolini di melanzane che adoro?

Severina gli lanciò unocchiata ferita, ma non disse niente. Gli invitati sarebbero arrivati a minuti. Sentendo la molla della pazienza stringersi, Lucia corse in cucina a prendere il secondo. Da cinque anni, la suocera conduceva una guerriglia silenziosa per riappropriarsi dello stomaco di suo figlio. Ogni weekend mandava buste piene di polpette, arrosti, crostate, accompagnate da commenti taglienti: Almeno mangiate qualcosa di buono!, La nostra Lucia è troppo impegnata, è una vera donna in carriera. Lucia sopportava: dirigeva la logistica di unimportante azienda, guadagnava più di suo marito e credeva che pagare la colf o la consegna a domicilio fosse normale. Era tempo guadagnato, da dedicare allo sport, a un libro o a una passeggiata con Matteo.

Ma Severina aveva idee diverse. Nella sua testa, una donna che non sapeva stendere la pasta a mano era poco più che difettosa.

Lo scampanellio annunciò linizio della festa. La casa si riempì di amici, parenti e fragranti bouquet di fiori. I brindisi si susseguirono uno dopo laltro; alcuni regalarono buste con euro, altri percorsi benessere. Latmosfera si scaldò, e Lucia decise di ignorare il broncio della suocera.

Allarrivo del dolce, Severina, che era rimasta tutta la sera da parte, batté la forchetta sul calice di cristallo chiedendo silenzio.

Cari ospiti attaccò con tono da cerimonia, più da commemorazione che da festa anche io voglio congratularmi con la nostra festeggiata. Trentacinque anni sono un momento importante. A questa età, una donna dovrebbe aver raggiunto saggezza, pazienza e saper custodire la famiglia.

Fece una pausa teatrale, e tirò fuori dalla borsa un pacco ingombrante, color oro.

I soldi vanno e vengono, la bellezza appassisce continuò, poggiando con un tonfo il pacco sul tavolo. Ma saper fare da mangiare mantiene unita la famiglia. Ho pensato tanto al regalo da farti, Lucia. E ti dono ciò che ti manca più di tutto: la conoscenza.

Nella stanza calò un gelo. Matteo tossicchiò imbarazzato.

Lucia scartò il regalo con mani ferme. Era un libro enorme, solenne: *La Grande Enciclopedia della Casa e della Cucina Italiana. Collezione dOro*. In copertina, una massaia sorridente in grembiule, mestolo in mano.

Non è un libro qualsiasi sottolineò Severina con unaria zuccherina ci ho messo il cuore. Lho personalizzato. Ho segnato le ricette che piacciono a Matteo, come cucinare il risotto che sia giallo e non grigio, come stirare le camicie così che mio figlio sembri un direttore, non uno straccione. Usa questo tesoro. E impara: non è mai troppo tardi per diventare una buona moglie.

Qualcuno rise nervosamente. La mamma di Lucia si morse le labbra, ma Lucia le strinse la mano sotto il tavolo. Non avrebbe rovinato il compleanno con una scenata.

Grazie, signora Severina disse Lucia, posando il libro accanto ai fiori. Poi servì la torta, fingendo allegria, mentre dentro ribolliva. Quel regalo era uno schiaffo in carta da regalo.

A festa finita, la lavastoviglie gorgogliava in cucina. Lucia si sedette sul divano col libro sulle ginocchia. Matteo si accostò e la abbracciò.

Dai, Luci Non te la prendere. Lo sai comè, cresciuta allantica Voleva fare bella figura. Forse ha solo esagerato.

Esagerato? Guarda qui, Matteo.

Il libro era pieno di post-it sgargianti. Sulla prima pagina una dedica di Severina: *Alla mia adorata nuora, perché mio figlio riscopra il gusto della vera cucina di casa*.

Alle polpette: La carne va tritata a mano! Quella comprata è roba da pigre!. Alla sezione pulizie: La polvere sotto il letto è il biglietto da visita della padrona di casa. Chissà quanta ce nè, da piantare patate!. Sulla stiratura: Le pieghe dei pantaloni devono tagliare la carta. I vestiti di Matteo sono una vergogna.

Non era un libro di cucina. Era un breviario di rancore, un elenco minuzioso di lamentele camuffate da premure.

Mamma si preoccupa borbottò Matteo, completamente paonazzo. Vuoi che la nascondo in soffitta? E la dimentichiamo?

No Lucia chiuse il tomo con un colpo secco I regali non si nascondono. Meritano il trattamento giusto.

Andò avanti così per un paio di giorni. Lucia non fece scenate, la sera leggeva la maledetta enciclopedia prendendo appunti nel taccuino.

Quando venne sabato, giorno della canonica visita dalla suocera, Lucia fu la prima a prepararsi.

Andiamo da mamma? chiese Matteo, stupito, guardandola sistemarsi i capelli davanti allo specchio.

Certo. Dopo una festa così elegante, non posso non ringraziarla. E ho anche io un regalo per lei.

Matteo si rabbuiò:

Ti prego, Luci, niente guerre

Tranquillo, amore. Oggi finiamo questa storia.

Arrivarono da Severina allora di pranzo. La casa profumava di cipolla rosolata e cera dapi, tutto splendeva. La padrona di casa li accolse radiosa, certa che Lucia fosse lì per chiedere consigli di cucina.

Entrate, entrate gorgheggiava Severina Ho appena sfornato i rustici, come piacciono a Matteo. Non avrete già mangiato con quei vostri cibi da asporto

A tavola, Lucia fu impeccabile. Apprezzò i rustici, lodò il vitello tonnato, si informò della salute della suocera. Severina si rilassò, sicura di aver fatto centro.

A fine pasto, Lucia tirò fuori dal borsone la famigerata enciclopedia. La suocera sorrise compiaciuta.

Lucia, hai dubbi? Chiedimi pure! Il capitolo sui lievitati è difficile, ti aiuto volentieri

Signora Severina la interruppe Lucia con tono gentile ma fermo Ho letto il suo dono parola per parola, ogni osservazione, ogni consiglio.

Severina annuiva soddisfatta.

Ho capito che questo libro è un condensato della sua esperienza, del suo mondo…

Ma certo! esclamò la suocera.

Proprio per questo continuò Lucia, spingendo il tomo verso di lei Non posso tenerlo io.

La faccia di Severina si irrigidì.

Cosa? Restituisci un regalo? Lucia, è una mancanza di rispetto!

Mi ascolti, per favore. Questa non è una questione di garbo. In questo libro cè il ritratto della donna perfetta ai suoi occhi: quella che si alza allalba per impastare, che considera la polvere sotto il letto una tragedia personale, che vive per compiacere luomo di casa. Lei, signora Severina, ha raggiunto la perfezione in questo. Ma io non sono così. Io guadagno con la testa, non con le mani. Unora del mio lavoro vale una spesa settimanale. Se stessi tre ore al giorno a preparare tortellini, perderemmo lequivalente di una bella vacanza. Matteo ed io abbiamo fatto i conti. Non conviene.

Matteo restò a bocca aperta, ma la guardava con occhi colmi di rispetto.

E soprattutto Lucia toccò la copertina del libro Ho letto i suoi commenti: imbranata, pigra, vergogna. Di amore questo libro ha poco. Mi creda: chi è felice, non si sfoga scrivendo cattiverie nei regali.

Severina si strinse nelle spalle, arrossendo.

Ma io io ho vissuto solo per la famiglia

Ecco, appunto. Ha vissuto tanto per la casa Io invece voglio vivermi. Con suo figlio. Amarlo, parlarci, viaggiare insieme, non passare la vita girata a un fornello.

Lucia tirò fuori dalla borsa una busta.

Le restituisco il libro, qui non serve. Ma non voglio lasciare questa storia col saldo in rosso. Lei mi ha regalato il Manuale della perfetta governante. Io invece le regalo unoccasione per ricordarle che è donna, non solo cuoca.

Posò la busta sul libro.

Qui dentro cè un abbonamento a un corso completo nella miglior scuola di ballo della città. Tango. E dieci sedute dal fisioterapista, che magari la aiuta con la schiena, visto quanto cucina.

Crollò il silenzio. Si sentiva solo il ticchettio dellorologio a pendolo. Severina fissava libro e busta, poi Lucia, aprendo e chiudendo la bocca. Ricevere indietro le sue lezioni incartate di gentilezza la lasciò spiazzata. Se urlava, confermava di essere isterica. Se rifiutava, mostrava debolezza.

A ballare? Alla mia età?

Certo. Cè un gruppo alla sua, persone educate e simpatiche. Vedrà che esistono passioni più profonde del cacciar polvere sotto i letti.

Lucia si alzò.

Grazie dei rustici, erano ottimi. Matteo, andiamo? Dobbiamo ancora andare al cinema.

Matteo, fino a quel momento chino, si tirò su e si avvicinò alla moglie.

Grazie, mamma, davvero buono tutto. Ma Lucia ha ragione. Non deve cucinare. Io la amo così comè. E ti dirò, mi piace ordinare: proviamo ogni giorno gusti diversi: il sushi, la cucina libanese. È una gran scoperta. Non offenderti.

Diede un bacio alla madre, prese Lucia sottobraccio e uscirono.

Mentre si preparavano nellingresso, dalla cucina non veniva un respiro. Severina era rimasta seduta con la sua Enciclopedia dOro e labbonamento per il tango.

Una volta in macchina, Matteo scoppiò in una risata liberatoria.

Luci, sei stata geniale! Pensavo scoppiasse una guerra mondiale, invece lhai spiazzata! Non conviene economicamente, mi hai fatto morire!

Non avevo altra scelta sorrise Lucia sistemando lo specchietto. Ho solo messo confini. Tua madre non è cattiva, è prigioniera dei suoi schemi. Crede che se non si distrugge per la famiglia, la sua vita non va. Ma non voglio vivere da sacrificata.

Credo andrà mai a ballare con Peppino? chiese Matteo, sgranando gli occhi.

Non lo so. Magari butterà la busta. O magari si stupirà di divertirsi. In ogni caso, la sua enciclopedia ormai ce lha lei. E spero che le critiche sullo spolvero restino chiuse lì dentro.

Passò una settimana. Severina chiamò solo una volta, con voce schiva, poi cambiò discorso. Del libro, nessuna notizia.

E un mese dopo, di sabato, mentre Lucia e Matteo, fuori da ogni tradizione, dormirono fino a tardi, arrivò una telefonata.

Pronto, mamma? Come? Non ci sei oggi? Il pranzo? Ah, non puoi? Perché?

Matteo mise il vivavoce.

abbiamo il saggio di fine corso tra due settimane, balliamo tutti i giorni! la voce di Severina aveva un tono nuovo, più giovane. Il mio partner, il signor Pietro, era nellesercito, ma guida da vero gentiluomo. Niente rustici oggi, ragazzi. Fate voi, ordinate quella vostra pizza. Ora devo correre, ancora le scarpe da ballo mi fanno male!

La chiamata si interruppe. Matteo e Lucia scoppiarono a ridere.

Missione compiuta! esclamò Lucia lasciandosi cadere sui cuscini. Il signor Pietro, ex militare Che si prepari, ora vedrà come si fa con i colletti inamidati!

Almeno ci lascia vivere sospirò beato Matteo. Lucia, vedo già lapp per ordinare il sushi

Grande, prendiamo il menù gigante.

Lucia restò a fissare il soffitto. Si sentiva leggera, finalmente libera. Aveva imparato che non serve ripagare rancore con rancore, né aggradire chi non cambierà. Bastava restituire le aspettative ingombranti al mittente e proporre, con rispetto, unalternativa di felicità. Il manuale di cucina colmo di veleno era ormai nel passato. Nel presente cera la libertà di un sabato tutto per sé e un marito che la amava per Lucia, e non per come impasta la sfoglia. Questa sì che era la ricetta segreta della felicità, fuori da ogni enciclopedia.

Grazie di aver letto fino in fondo. Sostenete la protagonista se pensate abbia fatto bene e raccontate anche voi come reagite ai regali con allusione.

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