**La Vicina Oltrepassò il Limite**
Laura si bloccò sulla soglia di casa, la chiave stretta nel pugno. Dallinterno dellappartamento provenivano rumori di passi e un bisbiglio sommesso. Marco era ancora al lavoro, mentre lei aveva deciso di tornare prima, concedendosi una mezza giornata di riposo dopo una settimana stancante. Ma ora il cuore le batteva allimpazzata. Ladri? Aprì la porta con cautela e riconobbe una voce familiare:
Madonna santa, Laura, Marco, che disordine! La polvere sui mobili, le tende tutte storte! Dovreste assumere una donna delle pulizie, non si può vivere così!
Nellingresso, con una scopa in mano, cera zia Rosa, la loro vicina del piano di sopra. Laura rimase senza parole.
Zia Rosa? Come ha fatto a entrare? la sua voce tremava tra stupore e irritazione.
Ma figurati, cara, sono qui da buona vicina! zia Rosa sorrise, come se la sua presenza in casa altrui fosse la cosa più normale del mondo. Ho visto la porta socchiusa e ho pensato: meglio controllare che tutto sia a posto. E che casino! Allora mi sono messa a pulire.
La porta era chiusa a chiave replicò Laura, gelida, stringendo la borsa. Ne sono certa.
Oh, suvvia, chiusa o no, zia Rosa fece un gesto con la mano, come per scacciare una mosca. Qui siamo tutti una famiglia, di cosa hai paura? Meglio che ci sia io piuttosto che qualche malintenzionato!
Laura non seppe cosa rispondere. La loro casa, il primo appartamento comprato con Marco, improvvisamente le sembrò straniera. Borbottò un frettoloso «grazie» e accompagnò la vicina alla porta, ma dentro di sé ribolliva di rabbia. Come faceva zia Rosa ad avere accesso al loro appartamento? E perché si comportava come se ne avesse il diritto?
Tutto era iniziato sei mesi prima, quando Laura e Marco, una giovane coppia, si erano trasferiti in quel vecchio ma accogliente palazzo alla periferia di Milano. Lappartamento era il loro orgoglio: tre anni di risparmi per la caparra, un mutuo da ripagare, rinunce su tutto, dal caffè al bar alle vacanze. Quando finalmente ebbero le chiavi, Laura aveva quasi pianto di gioia, mentre Marco, solitamente controllato, laveva fatta girare per la stanza vuota ridendo.
Questa è casa nostra, Laura! Nostra! aveva detto, gli occhi che brillavano.
Avevano arredato poco a poco: comprato un divano, appeso tende chiare, sistemato un ficus sul davanzale. Ma ciò che li rendeva più felici erano i piccoli gesti quotidiani: il caffè mattutino nella cucina minuscola, i film sotto la coperta la sera, i progetti per la ristrutturazione.
Il secondo giorno dopo il trasloco, qualcuno bussò alla porta. Sulla soglia cera una donna minuta, sui sessantanni, con i capelli raccolti e un cesto tra le mani.
Buongiorno, giovani! Sono Rosa Bianchi, la vostra vicina del terzo piano. Zia Rosa, per gli amici sorrise così calorosamente che Laura non poté fare a meno di ricambiare. Vi ho portato delle crostate di marmellata. Un pensiero da vicina!
Grazie mille! Laura accettò il cesto, imbarazzata. Ecco, entri, le offro un caffè?
No, no, solo un attimo zia Rosa entrò, scrutando lappartamento con curiosità. Che bella disposizione! Solo che queste pareti andrebbero riverniciate, la carta da parati è vecchia. E la cucina è un po stretta, no?
Laura si sentì a disagio, ma annuì educatamente. Marco, preparando il caffè, aggiunse:
Pensiamo di ristrutturare, ma per ora il budget è limitato. Faremo poco alla volta.
Giusto, bravi! zia Rosa sorrise e batté una mano sulla spalla di Laura. Se avete bisogno, chiedete a me, conosco tutti qui. Posso indicarvi dove comprare i materiali a buon prezzo.
Le crostate erano squisite, e zia Rosa, una chiacchierona. Raccontò dei vicini, di come il palazzo fosse stato costruito ai suoi tempi, e diede persino consigli su come convincere il portinaio a spalare la neve prima. Laura e Marco si scambiarono unocchiata: sembrava avessero trovato unalleata.
Ma presto zia Rosa iniziò a presentarsi troppo spesso. A volte passava «solo per salutare», altre portava dolci, altre ancora offriva di «controllare le tubature» perché «in questo palazzo sono vecchie, potrebbero rompersi». Laura, educata al rispetto per gli anziani, cercava di essere paziente, ma i commenti della vicina la stavano logorando.
Una volta, zia Rosa arrivò mentre Laura e Marco stavano ridipingendo il soggiorno.
Madonna, Laura, che colore hai scelto? la vicina arricciò il naso, guardando la vernice azzurra. È freddo! Sarebbe stato meglio un pesca. E quel rullo lascerà strisce.
A noi piace lazzurro rispose Laura, stringendo il pennello. È il nostro stile.
Stile o no sbuffò zia Rosa io vivo qui da quarantanni, so come vanno le cose. Ascoltami, ritintalo prima che sia troppo tardi.
Marco, asciugandosi le mani, intervenne:
Zia Rosa, grazie del consiglio, ma abbiamo già deciso. Un caffè?
La vicina fece una smorfia, ma restò. A tavola, raccontò che la signora del quinto piano si lamentava del rumore del loro restauro, e che il portinaio criticava come separavano i rifiuti. Laura sentì un groppo in gola. Cercavano di essere gentili, e ora li giudicavano alle spalle?
Forse stiamo sbagliando qualcosa? sussurrò a Marco quella sera. Non voglio litigare con i vicini.
Laura, non diamo fastidio a nessuno la strinse Marco. Zia Rosa ama ficcare il naso dove non deve. Limitiamoci a ignorarla.
Ma zia Rosa non si arrendeva. Iniziava ad aspettare Laura allingresso, chiedendole del lavoro, dello stipendio, dei progetti per avere figli. Una volta, tornando a casa, Laura trovò la cassetta della posta aperta e le bollette ordinate sulla panchina.
Zia Rosa, ha preso la nostra posta? chiese Laura, incrociandola nel cortile.
Volevo aiutarti! esclamò la vicina. La cassetta era strapiena, ho pensato di sistemarla per evitare che perdessi qualcosa. A proposito, quanto paghi di luce? Io pago meno, posso insegnarti come regolare il contatore.
Laura sentì il sangue salirle alle guance. Mormorò qualcosa e se ne andò, ma il sospetto cresceva. Perché zia Rosa si interessava così tanto alla loro vita? E da dove trovava tutto quel tempo per gli affari altrui?
I dubbi si intensificarono quando un uomo in un completo economico si presentò come agente immobiliare. Insistette perché vendessero lappartamento, sostenendo che «il palazzo è vecchio, tra poco cadrà a pezzi». Laura rifiutò, ma luomo lasciò un biglietto da visita e aggiunse:
Ci pensi, questi appartamenti non restano a lungo sul mercato. La signora Rosa, tra laltro, le ha fatto i complimenti, ha detto che siete brave persone.
Zia Rosa? Laura aggrottò la fronte. Cosa centra lei?
È stata lei a mandarmi sorrise luomo. Ha detto che forse cambiereste idea con unofferta vantaggiosa


