L’ArrivoMentre le prime luci dell’alba illuminarono la piazza, il viaggiatore si accasciò sul selciato, consapevole che il suo destino era ormai intrecciato con quello della città.

Ciao, ti racconto un po della nostra famiglia, così come se fossimo seduti al tavolino di casa a chiacchierare.

Il verdetto di famiglia lha lanciata la figlia maggiore, Sonia. Per il suo carattere difficile e le pretese da sposo, non si è mai sposata, e a trentanni è diventata una vera amara misantropa, una specie di ulcera che spaventa tutti gli uomini.

Sì, è proprio così, ha detto, chiudendo il discorso con un tonico come si dice. La sorellina più piccola, Benedetta, una rotonda e un po pasticciona, ha sorriso di approvazione. La mamma, Maria, è rimasta in silenzio, ma dal suo volto cupo si capiva bene che neanche la nuora le piaceva. E con cosa poteva piacere? Lunico figlio, il pilastro della famiglia, Marco, è tornato dallesercito con una sposa. Nessun parente, nessun soldo, nulla. Forse era cresciuta in un orfanotrofio, forse era una figlia di zia, nessuno lo sa. Marco rideva, dicendo non ti preoccupare, mamma, guadagneremo qualcosa. E chi è che ha portato questa sconosciuta in casa? Chissà se è una ladra, una truffatrice sono tempi strani!

Da quando Loredana è comparsa, la zia Vittoria Nicchia non ha più chiuso occhio. Dorme a metà, sempre in allerta, aspettando qualche colpo di scena dalla nuova nuora: quando comincerà a frugare negli armadi? E le figlie la incitano: Mamma, nascondi le cose di valore, non sai mai cosa può succedere, magari un bel cappotto di pelliccia o qualche gioiello.

E Marco, che non ha detto nulla per un mese, ha cominciato a chiedersi dove avesse messo gli occhi: Chi è stata a portarsi dentro la casa? Nessuna risposta.

Ma niente da fare, la vita va avanti e Loredana si è dovuta ambientare. La casa è grande, il giardino trenta are, tre maialini nei recinti, gli uccelli non si contano. Il lavoro è infinito, ma Loredana non si lamenta: pulisce, cucina, si prende cura dei maialini, cerca di accontentare la suocera. Se il cuore della madre non è contento, per quanto si rivesta doro, tutto va a rotoli. Così, il primo giorno, la nuora, stanca, le ha detto:

Chiamami per nome e patronimico, così va meglio. Ho già le mie figlie, e per quanto ti sforzi, non sarai mai una di loro.

Da quel momento Loredana è stata chiamata Vittoria Nicchia e la mamma non ha più usato altri titoli. Bisogna fare qualcosa, diceva, senza aggiungere altro. Non si doveva accontentare. Le sorelle più giovani non le davano tregua, sempre pronte a sistemare le cose. A volte la madre doveva far intervenire per evitare litigi, non per pietà verso Loredana, ma per mantenere lordine. E la ragazza lavorava sodo, non era una pigra. Pian piano Maria iniziò a sciogliere il ghiaccio.

Forse con il tempo le cose sarebbero potute migliorare se non fosse stato per Marco, che si era messo a fare il gallo. Quale uomo può sopportare una suocera che lo corrige dal mattino alla sera? E allora Sonia, la primogenita, ha fatto incontrare Marco con una sua amica, e tutto è degenerato. Le zie hanno festeggiato la sconfitta di Loredana, pensando che ora finalmente sarebbe sparita. La madre è rimasta in silenzio, Loredana ha finto di nulla, ma gli occhi le erano piccoli e tristi.

Poi, col botto, le notizie hanno colpito tutti: Loredana era incinta e Marco la voleva lasciare.

Non dovrebbe succedere, ha detto Maria a Marco. Non ti lho data in moglie.

Ma se è sposato, viva il matrimonio! Diventa papà, ha detto, se non ti comporti bene, ti butti fuori e non ti voglio più vedere. Sì, la sorellina Sara resterà qui a vivere.

Per la prima volta, la madre ha detto il nome di Loredana. Le sorelle sono rimaste senza parole. Marco, infuriato, ha replicato: Io sono luomo, decido io. Maria ha incrociato le braccia e ha riso: Che uomo sei? Hai solo i pantaloni! Quando partorirai, crescerai tuo figlio, gli darai istruzione, lo farai diventare un uomo, allora potrai chiamarti tale.

Maria non è mai stata una che si tira indietro, ma Marco non le ha più fatto caso.

Così Marco è scappato di casa, Sara è rimasta, e dopo il dovuto periodo Loredana ha partorito una bambina, che ha chiamato Varuzza. Maria, quando lha saputo, non ha detto nulla, ma si vedeva che era felice.

Allesterno nulla è cambiato, solo Marco ha perso la via di casa, è stato offeso. Maria ha finto di non preoccuparsi, ma ha iniziato a coccolare la nipotina, le comprava dolci e regali. Sara, però, non ha mai perdonato a Marco di averla privata del figlio, ma non le ha mai rivolto parole dure.

Passati dieci anni, le sorelle si sono sposate e nella grande casa rimanevano solo tre: la mamma, Sara e Varuzza. Marco si è arruolato e, con la nuova moglie, è partito per il Nord. A Sara si è avvicinato un veterano in pensione, un uomo serio più grande di lei, che aveva divorziato e le aveva lasciato lappartamento; lui viveva in una mensa. Riceveva la pensione, era un fidanzato affidabile. Anche a Sara è piaciuto, ma dove lavrebbe portata? Alla suocera?

Lui ha chiesto il perdono a Maria, è venuto a farle visita. Vittoria Nicchia, ti amo, non posso vivere senza Sara. Maria non è rimasta di soprassalto.

Amore, ha detto, sposatevi e vivete insieme.

Poi ha aggiunto:

Non ti porterò Varuzza a casa. Qui vivete voi tre, con me.

Così tutti hanno iniziato a vivere insieme. I vicini parlavano a vanvera, dicendo che la stramba Vittoria Nicchia aveva mandato via il figlio, e che Loredana era rimasta. Ma la nonna non ha più ascoltato i pettegolezzi, non ha più chiacchierato con le vicine, e si è tenuta fiera e distante. Sara ha dato alla luce una piccola Katia; la nonna non riusciva a credere alla sua adorata nipotina, ma la amava comunque.

Poi, improvvisamente, Sara si è ammalata gravemente. Il marito ha ceduto, ha iniziato a bere. Maria, senza parole, ha svuotato il salvadanaio e lha portata a Milano per le cure, ha preso tutti i farmaci possibili, ha mostrato a tutti i medici. Non è servito a nulla.

Una mattina Sara si è sentita meglio e ha chiesto un po di brodo di pollo. Maria, felice, ha ucciso una gallina, lha spolata e ha preparato il brodo. Quando Sara ha provato a mangiarlo, è scoppiata in lacrime, la prima volta che la nonna ha pianto.

Perché, bambina, mi abbandoni quando ti ho voluta bene? ha implorato la nonna.

Dopo un attimo si è calmata, ha asciugato le lacrime e ha detto:

Non ti preoccupare per i bambini, saranno al sicuro.

Da quel giorno non ha più pianto, è rimasta accanto a Sara, le teneva la mano e la accarezzava, quasi a chiedere perdono per tutto quello che era accaduto.

Altri dieci anni dopo, Varuzza è stata promessa in sposa. Sonia e Benedetta, ormai vecchie e con i pugni chiusi, sono tornate. Nessuna delle due ha avuto figli. Si è radunata tutta la parentela, e Marco è tornato. Con la nuova moglie si era già separato, beveva ancora. Quando ha visto Varuzza, è rimasto sorpreso dalla sua bellezza, ha detto: Non immaginavo avessi una figlia così. Ma quando ha saputo che la sua figlia la chiamava papà di un altro uomo, si è incazzato con la madre: Perché hai messo un uomo estraneo in casa? Che ci faccio qui? Io sono il padre!

Maria ha risposto:

No, figlio mio, non sei il padre. Hai sempre indossato pantaloni da bambino, non sei mai diventato uomo.

Marco non ha sopportato lumiliazione, ha preso le sue cose e se nè andato di nuovo. Varuzza si è sposata, ha avuto un figlio, lo ha chiamato Alessandro in onore del padre adottivo. Lanno scorso hanno seppellito la nonna Varuzza accanto a Sara.

Così rimangono, in fila, nuora e suocera, e questa primavera è spuntato un betulla nel giardino, senza che nessuno labbia piantata. È come un saluto di addio da Sara o un ultimo ti perdono dalla madre.

Un abbraccio forte, amica mia, e ricorda che le famiglie sono un intreccio di storie, a volte impazzite, ma sempre piene di amore.

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