Lina correva verso casa. Sul quadrante segna già quasi le dieci di sera, e desidera disperatamente arrivare al suo appartamento, cenare e crollare sul letto.

Ciao tesoro, ti racconto una storia che mi è capitata laltro giorno, così

Laura correva verso casa. Erano quasi le dieci di sera, il suo orologio segnava quellora e non vedeva lora di arrivare al suo appartamento, mangiare qualcosa, e buttarsi a letto. La giornata era stata davvero estenuante. Il marito, Marco, era già a casa, la cena sul tavolo, il figlio dodicenne, Gabriele, aveva già mangiato.

Laura lavora in un piccolo salone di parrucchieri in centro, lì dove cè sempre un po di chiacchiera. Oggi era di turno. Dopo aver chiuso, ha sistemato la postazione, ha attivato lallarme e chiuso la porta poi si è trovata lì, un attimo in più.

Il percorso per tornare a casa passa davanti a una piazzetta tranquilla, di quelle dove la gente di giorno siede sulle panchine a chiacchierare, e di notte è silenziosa ma illuminata dai lampioni, perciò non fa paura.

Quella sera, però, una delle panchine non era vuota. Un ragazzino di circa novedieci anni, Luca, e una bambina, Cinzia, che a guardarla sembrava non aver ancora cinque primavere, erano accoccolati luno sullaltro. Laura ha rallentato il passo e si è avvicinata.

Che ci fate qui tutti soli? È già tardi! Andiamo a casa!

Luca lha guardata intensamente, ha accarezzato la testa di Cinzia e lha stretto più forte.

Non abbiamo dove andare. Il patrigno ci ha cacciati.
E la mamma?
È con lui. Bevuta.

Laura non ha esitato un attimo.

Su, venite da me. Domani vedremo cosa fare.

I due piccoli si sono alzati piano piano. Laura ha preso Cinzia per mano, ha allungato laltra a Luca, e li ha portati al suo appartamento. Ha spiegato tutto a Marco e a Gabriele. Sapendo quanto il cuore di Laura è grande, non hanno fatto domande: subito hanno indicato dove potersi lavare, lhanno fatto sedere a tavola. I bambini, affamati, hanno mangiato timidamente ma con gusto tutto quello che è stato messo davanti a loro.

Poi Laura è andata da una vicina, la signora Bianchi, la cui figlia è al primo anno di scuola, e le ha chiesto dei vestiti per Cinzia. Ne sono venuti fuori un sacco sai comè, in ogni famiglia dopo i bambini resta sempre qualche cosa.

Laura ha fatto il bagnetto a Cinzia, lha vestita con abiti puliti. Luca si è lavato da solo e anche a lui hanno trovato qualcosa tra i vecchi vestiti di Gabriele. Hanno dormito sul divano del soggiorno, Cinzia non lasciava mai il fratello da un passo e Luca la teneva sempre tra le braccia.

Stanchi e sazi, i due piccoli si sono addormentati sul letto pulito. Laura ha mandato Gabriele nella sua stanza, mentre lei e Marco hanno chiacchierato ancora un po in cucina, a decidere il da farsi.

La mattina seguente Laura si è alzata presto, ha accompagnato Marco al lavoro, dove doveva ricoprire il secondo turno. I bambini si erano svegliati, li ha nutriti, ha messo i panni lavati e asciugati in una busta e ha deciso di portarli a casa.

Lì, a pochi metri dal suo edificio, cera lappartamento al terzo piano, con la porta spalancata. Luca e Cinzia sono entrati e si sono fermati nel corridoio, guardandosi intorno con gli occhi spalancati

Laura si è fermata accanto a loro. Avrebbe voluto guardare in faccia quella donna e chiederle cosa avesse pensato tutta la notte, mentre i suoi figli erano rimasti soli, ignoti.

Dalla stanza è uscita una donna più giovane, ma molto smilza, con una cicatrice sotto locchio. Ha guardato i bambini con indifferenza e ha detto: Ah sono venuti e chi è questa?

È la zia Laura. Abbiamo dormito da lei, ha risposto Luca.

Ah va bene, ha borbottato la donna, tornando nella sua stanza come se nulla fosse. Laura è rimasta senza parole. Era davvero la loro mamma?

Ma la donna è tornata, si è rivolta a Laura: Vieni in cucina, parliamo.

Laura è andata dietro di lei. Stranamente, nonostante lappartamento fosse modesto, cera una pulizia impeccabile: piatti lucidi, pavimenti brillanti, vestiti al loro posto. Anche il suo accappatoio, vecchio e con i bottoni mancanti, era pulito. Siediti, le ha detto la donna indicando la sedia.

Laura si è seduta. La donna si è messa di fronte, ha guardato Laura con quellocchio triste e ha chiesto: Hai figli?

Sì, Gabriele, dodici anni, ha risposto Laura.

Ascolta Se dovesse succedermi qualcosa, non abbandonare i miei bambini, daccordo? Non hanno colpa.

Stai pensando di lasciarli? si è stupita Laura.

Non ce la faccio più. Ho provato a fermarmi tante volte ma non riesco. E lui ha indicato verso la stanza da dove proveniva un sonoro russare. Ho denunciato alla polizia. Lo trattengono per qualche giorno, poi torna e picchia ancora peggio. Non riesco a stare senza bere. Bevo ogni giorno. E lui butta i bambini fuori dalla porta. Non sono suoi.

E il padre?

È annegato quando Cinzia aveva appena un anno. Da allora sono sola.

Non lavori?

Lavoravo al supermercato, ma la settimana scorsa mi hanno licenziata per assenze continue.

E quelluomo?

Fa qualche lavoretto qua e là. Ci arrangiamo come possiamo

Ha taciuto a lungo, poi ha di nuovo chiesto: Ti prego, se succede qualcosa, non lasciarli. Sei una brava persona. Se non puoi accoglierli, portali al rifugio, va bene?

Laura si è alzata, il cervello le girava. Non riusciva a credere a quello che aveva appena sentito. Sembrava un cattivo sogno. I bambini lhanno accompagnata alla porta, lhanno abbracciata entrambi. Le sono salite le lacrime agli occhi. Le ha asciugate con la manica e ha detto a Luca di ricordarsi dove trovarla.

È uscita fuori, le lacrime le scendevano a dirotto, facendola guardare al passante. Quella sera ha raccontato tutto a Marco. Lui non ha chiesto nulla, ha solo detto che non avrebbero mai abbandonato quei bambini. Gabriele, sentita la conversazione, è venuto e ha abbracciato tutti e due. Così sono rimasti in cucina, in silenzio, stretti luno allaltro.

Tre giorni dopo è arrivato Antonio, spaventato, agitato. Ha detto che la mamma era sparita, il patrigno era stato arrestato dalla polizia. Cinzia è ora dalla vicina, ma oggi la porteranno al rifugio. Ha raccontato tutto di corsa e poi è corso da sua sorella. Quella stessa sera i bambini sono stati portati al centro.

Il giorno dopo hanno trovato la mamma dei due bimbi in un fiume, la sua morte è stata violenta. Probabilmente aveva sentito il suo destino e così ti ha chiesto aiuto a Laura.

Laura e Marco hanno iniziato le pratiche per laffido dei due piccoli. Non cerano parenti per Luca e Cinzia, e dopo tante verifiche, grazie al racconto di Laura sulla conversazione con la madre, è stato loro concesso laffidamento.

Laura ha dovuto lasciare il lavoro. Cinzia era terrorizzata, si fidava solo di Antonio, non si separava mai da lui. Anche se cadeva una forchetta, guardava Marco con timore, quasi aspettandosi una punizione.

Ci sono voluti mesi per conquistare la sua fiducia. Antonio, più grande, ha capito in fretta che in quella casa non cera pericolo né dolore.

Pian piano, la piccola si è aperta. Ha iniziato a avvicinarsi a Laura, a giocare con Gabriele, a sorridere, anche se ancora guardava Marco con un po di timore. Il suo timore verso gli uomini adulti era radicato. Marco, però, lha sempre trattata con dolcezza e cautela. Sognava una figlia, ma per problemi di salute Laura non poteva più avere bambini.

Quando Marco è tornato da un viaggio di tre giorni, Laura, Cinzia e Antonio lo hanno aspettato. Marco ha girato intorno alla casa, ha allungato le braccia verso la bambina.

Cinzia si è avvicinata piano, lha avvolta al collo. Marco lha sollevata, lha portata in cucina. Al loro ingresso, Gabriele è venuto, poi Laura. Tutti si sono abbracciati, rimasti lì in silenzio, ma con il cuore pieno di calore.

Ora, nella nostra piccola famiglia, le cose andranno davvero bene. Ti voglio bene, ti mando un abbraccio forte!

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Lina correva verso casa. Sul quadrante segna già quasi le dieci di sera, e desidera disperatamente arrivare al suo appartamento, cenare e crollare sul letto.