L’ultima occasioneMentre il sole tramontava, i protagonisti si avventurarono nell’oscurità, decisi a sfruttare quell’ultima occasione prima che il tempo li tradisse.

Ilaria, rannicchiata sul divano, stringe le mani intorno al basso ventre. Ogni dolore, ogni sanguinamento, ogni chiamata all’ambulanza, ogni trasferimento in ospedale, tutto le ricorda ciò che la attende. È un aborto spontaneo, non cè dubbio. È il terzo in due anni; prima cè stata una gravidanza fermata, e prima ancora un aborto volontario. Quel aborto la perseguita ancora, impedendole di sentirsi madre.

Allunga la mano verso il telefono e compone il numero del SAMU. Dopo trenta minuti la caricano su unambulanza; nel frattempo chiama Andrea, il marito, per dirgli che non arriverà a cena.

Di nuovo? chiede lui, e Ilaria non risponde. Le lacrime le rigano le guance, lacrime di disperazione e di delusione verso se stessa. «Quante volte può succedere lo stesso?». Sa Ilaria perché questi eventi si ripetono? Se non fosse andata dal chirurgo dubbio, forse avrebbero già un bambino di cinque anni. Ma il bambino non cè, e forse non arriverà mai.

Che dolore! riesce a dire, mentre il medico aggiusta la flebo e la guarda con indifferenza.

Due giorni trascorrono lunghi e dolorosi in ospedale. Alla dimissione Andrea arriva con un bouquet di rose, come sempre, quasi sceneggiato.

Sei pallida come la luna, le dice, e Ilaria risponde con un sorriso flebile. Non cè ragione di gioire; non può dare a suo marito il bambino che desidera, e questo è evidente.

Sulla via di casa, seduta accanto al marito, Ilaria stringe il mazzo di rose tra le dita, poi si volta verso Andrea e dice:

Non voglio più provarci. Non potrò mai darti un figlio.

Non dirlo così, arriverà, cerca di confortarla il marito, ma lei risponde solo con un sorriso amaro.

Tu ci credi davvero? Cinque anni di attesa. Ho quasi trent’anni, tu quasi trentacinque. Basta, mi stanco di recitare la futura mamma. I medici dicono che non ci sono speranze, è ora di ascoltarli.

Ilaria, avremo dei bambini, ribatte Andrea, ricorda le parole del professor Bianchi. Lui diceva che cè speranza se seguiamo le sue indicazioni.

E dove è il tuo professore? domanda Ilaria, nervosa. È morto da tempo; dove sono le indicazioni che devo rispettare? Sono svanite con lui! Basta, Andrea, non voglio più farti soffrire, né me stessa.

Cosa vuoi dire? insiste il marito, senza staccare lo sguardo dalla strada.

Ilaria inspira profondamente e volge lo sguardo altrove.

Separiamoci. Troverai una donna che ti darà un figlio, tutto andrà bene per te. Non merito la tua pazienza, il tuo affetto. Sono un vuoto, non riesco a contenere la vita, sono inutile.

Mentre parla, le lacrime le scendono traditrici in gola. Andrea le prende la mano, la avvicina alle labbra e dice:

Non dire sciocchezze. Ce la faremo. Ci sono persone che vivono senza figli, e noi possiamo farcela. La felicità non è solo nei bambini.

E nella loro quantità, sussurra Ilaria tra i singhiozzi, è abbastanza, Andrea. Non ti toglierò la felicità di essere padre.

Non mi togli la felicità familiare, interrompe lui.

Lui è tutto questo: innamorato di sua moglie, tollerante verso i suoi capricci, pronto a soffrire ancora solo per averla accanto. Ha lottato a lungo per conquistarla, ha eliminato i rivali, e quando Ilaria è diventata sua moglie, ha creduto che non gli servisse altro per essere felice, se non un piccolo germoglio di vita. Il destino però non gli ha ancora regalato un neonato.

Andrea conosce la storia di Ilaria. Sa che prima era stata sposata con un uomo più grande, costretta dal padre tiranno, e che da quelluomo è nato un aborto fallito. Quei eventi li hanno condotti al presente, senza alcuna possibilità di cambiamento. Ilaria è sposata da tempo con Andrea, non ha più contatti con il padre e quasi nulla conosce della sorella minore.

Non mi sorprende se il padre cercherà ancora di costringerla a sposare qualche scemo per il suo tornaconto, pensa.

La sorella minore, Ginevra, ha ventidue anni, è bella e intelligente, proprio come la maggiore, ma si piega più facilmente ai desideri del padre. Il padre ha cresciuto da solo le figlie, escludendo le ex mogli dal loro allevamento perché così decideva il tiranno. Gestisce le figlie come la sua attività: tira i fili come un burattinaio, prende decisioni e le obbliga a fare ciò che vuole.

Ilaria scappa dal padre a ventiquattro anni, incontra Andrea e taglia tutti i legami. Da allora lui non le permette di parlare con Ginevra, così quando, sulla soglia di casa, appare Ornella, la sorella maggiore, Ilaria rimane sbalordita.

Che cosa è successo? chiede subito, ma nota il pancione di Ornella solo dopo.

Sono scappata dal padre, singhiozza Ornella e corre tra le braccia di Ilaria. È passato poco più di una settimana dal ritorno dallospedale, Ilaria si è calmata, e ora arriva questa sorpresa.

Cosa voleva fare? domanda Ilaria.

Voleva voleva che io facessi un aborto.

Dio, sei incinta! esclama Ilaria, guardando la sorella, sconcertata. E di chi?

Non importa, Ilaria, non importa. È per amore. Lui è sposato, non vuole un figlio. Il padre ha detto che o faccio laborto o mi porta dritta da un medico.

Le due piangono insieme. Ornella è fragile, indifesa, familiare. Non si vedevano da cinque anni; da anatra brutta è diventata cigno. Il vincolo col padre la rovina ancora, e Ilaria è certa che, tra qualche giorno, la sorella tornerà a casa. Non può permetterlo.

Andrea accoglie serenamente larrivo della sorella nella loro casa. Non ha mai obiettato alle decisioni di Ilaria; la ama troppo per contraddirla, e Ilaria non usa mai questo amore contro la loro vita coniugale.

Una settimana dopo, Ornella decide che non può più tormentare il padre con la sua assenza.

Non ti lascerò andare via! grida Ilaria, afferrando le mani della sorella. Vuoi che il padre ti faccia del male e al bambino? Pensa al futuro del tuo figlio.

È troppo tardi per laborto, non potrà costringermi, risponde Ornella con sicurezza. Nessun medico mi prenderà alla ventunessa settimana.

Ma le parti artificiali possono essere pericolose! ribatte Ilaria. Non capirai nulla. Ti daranno qualcosa di cattivo nel tè e ti farà partorire. Sai comè? No, non lo sai! Io lo so!

Ilaria scoppia in lacrime e, con i suoi pianti e le sue convinzioni, convince Ornella della sua ragione. La sorella resta, ma continua a ricordare il padre e a sentirsi colpevole con lui.

Ornella partorisce a luglio e subito vuole tornare a casa. Ilaria afferra il neonato, lo avvolge contro di sé:

Non ti permetterò di portare il figlio a quel mostro. Vuoi che il padre cresca un mostro come lui? Se vuoi, vattene, non darò a Sergio.

Ornella alza le spalle:

Va bene, non serve. Al padre bastava solo il ritorno, senza il bambino. Tu sei comunque un pezzo di carne scartato; tieni questo piccolo urlo e il suo continuo malcontento.

Ilaria capisce che Ornella sta vivendo una depressione postpartum. Passerà un mese, forse più, e la sorella tornerà comunque per il bambino. A Ilaria piace tenere tra le braccia quel piccolo grido, annusarne lodore, ascoltarne i pianti.

Capisci che lo prenderà, dice cautamente Andrea, prima o poi Ornella tornerà per il figlio.

Lo so, risponde Ilaria, ma dentro sente una spaccatura di dolore. Nei documenti, il piccolo Sergio è considerato estraneo, senza alcuna garanzia che il padre comparirà.

Le cose si svolgono così. Il padre chiama Ilaria, urla al telefono e la minaccia:

Se non restituisci il mio nipote, ti taglio la testa, a te e a tuo marito.

Ilaria sente la voce del padre, il freddo che le entra dentro, e attende giorno dopo giorno larrivo di un genitore violento. Vorrebbe afferrare il bambino, prendere le valigie e fuggire dove vuole. Se non fosse stato Andrea, pronto a proteggerla a tutti i costi, lavrebbe fatto. È pronta a incontrare il padre, ma la paura di guardarlo negli occhi la blocca. Lincontro non avviene.

Invece, avviene un incidente: Ornella e il padre viaggiano in auto, si schiantano e muoiono sul colpo. Sergio resta con Ilaria, che avvia la pratica di affidamento al nipote. Nessuno lo reclama più, così Ilaria ha finalmente la possibilità di avere un figlio. Lo considera lultimo tesoro. Andrea non si oppone; capisce che non hanno altra via.

Le pratiche si prolungano; Ilaria visita numerosi uffici per ottenere i documenti su Sergio. Le manca la sorella, prova una certa compassione per il padre, ma ora ha un bambino, quasi come suo, che le ricorda Ornella.

Assorbita dai burocra, Ilaria dimentica la visita di routine dal ginecologo. La dottoressa la rimprovera e poi le chiede:

Hai qualche ritardo, per caso?

Ilaria alza le spalle:

Sì, lo stress sai comè.

Che stress! strilla la dottoressa. Hai fatto il test?

Ilaria scuote la testa.

Corri allecografia! ordina la dottoressa.

È la tanto attesa gravidanza. Non è solo una gravidanza, è già oltre le dodici settimane.

È la prima volta che porti il bambino così a lungo, dice la dottoressa, è un segno positivo. Rimani a riposo.

Che dici! Ho già un bambino tra le braccia.

Hai un bambino dentro di te! E il marito è lì, si prende cura di quello, mentre tu porti il secondo. Guarda lo schermo! È un feto sano, merita di vivere.

Ilaria accetta. Esce dallospedale due mesi dopo, con la gravidanza salvata e la certezza che tutto andrà bene. Lospedale la accoglie di solito con Andrea che porta un bouquet, ma ora porta anche un passeggino. Dentro cè Sergio, felice di vedere Ilaria. Lei sorride, accarezza il suo ventre, abbraccia il marito, poi il figlio. Dentro di lei si muove una bambina, destinata a nascere tra qualche mese. Lultimo, felice, ultimo colpo di fortuna, il sogno che si avvera, la speranza di un futuro migliore.

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L’ultima occasioneMentre il sole tramontava, i protagonisti si avventurarono nell’oscurità, decisi a sfruttare quell’ultima occasione prima che il tempo li tradisse.