Lorenzo, vergognati! Con chi ti stai per sposare? urlava la mamma, appoggiando la mano sulla tua camicia.
Spiegami, per favore, cosa non ti va di Marco? mi sono sentito perso tra le sue lacrime.
Ma come, lo sai? Sua madre è una venditrice che non smette mai di litigare, suo padre è sparito da tempo e in gioventù non faceva altro che ubriacarsi e uscire di notte.
Anche mio nonno beveva e correva dietro alla nonna per il paese. E allora?
Tuo nonno era una figura rispettata in paese, il suo nome era noto a tutti.
Solo per la nonna non era più facile. Quando ero piccolo ricordo che lo temeva. E noi, mamma, con Marco, andremo bene. Non giudicare le persone per i genitori.
Quando avrete i vostri figli capirai! concluse la mamma, mentre io sospiravo.
Non sarebbe stato facile se la mamma non avesse cambiato idea su Marco. Eppure noi due abbiamo celebrato un matrimonio allegro e siamo diventati una famiglia. Per fortuna Marco possedeva una casa nel borgo di San Casciano, ereditata dal nonno e dalla nonna, mentre il padre scomparso da tempo non aveva lasciato altro.
Marco ha ristrutturato la dimora, trasformandola in un vero e proprio palazzo moderno, con tutti i comfort che si possono sognare: Che marito meraviglioso ho, e che parole diceva la mamma allora? mi chiedevo.
Un anno dopo le nozze è nato nostro figlio, Alessandro, e quattro anni dopo è arrivata la bambina, Lina. Ma appena i bambini si ammalavano o combinavano qualche guaio, compariva la mamma con il suo solito: Ti dicevo! E aggiungeva sempre: I piccoli guai non sono poi così grandi! Cresceranno e vi daranno altri guai, con tale eredità!.
Cercavo di non farci caso, ma la mamma continuava a brontolare. Alla fine la piccola era andata contro la sua volontà, sposandosi senza il benestare dei genitori.
Mia madre è così: vuole tutto a modo suo. Nonostante ciò, col tempo ha accettato la mia scelta e, nei meandri più profondi del suo cuore, ha persino pensato che Marco fosse doro sotto tutti gli aspetti. Però non lo direbbe mai ad alta voce: ammettere di aver sbagliato sarebbe inaccettabile.
Per gli eredi, la mamma parlava quasi con timore, ma in realtà li amava da morire. Se fosse capitata una disgrazia, sarebbe saltata in acqua senza pensarci due volte, mentre si pettinava i capelli per consolarsi.
A volte temei le grandi disgrazie che, secondo i racconti di generazioni, accompagnano la crescita dei figli.
I figli crescevano, inevitabilmente. Alessandro aveva finito lundicesima classe e si preparava a entrare alluniversità, una tra le più prestigiose, situata a Bologna, a soli cento quarantatré chilometri di distanza.
Per una mamma quel chilometro poteva essere tanto lungo quanto la distanza tra la Terra e Mercurio. Quattro notti senza sonno, a preoccuparmi per il figlio: E se qualcuno lo ferisse? E se mangiasse poco? E se la città lo rovinasse? Mio figlio è così buono!.
Allinizio Alessandro viveva in una stanza di un dormitorio, tipica per i ragazzini di campagna. Ma il mio cuore materno non lo sopportò più, così convincemmo Marco a prendergli un appartamento in centro. Alessandro decise di contribuire al canone, facendo qualche lavoretto online, perché era il più sveglio di tutti.
Ogni fine settimana correvo a Bologna per vedere Alessandro, aiutarlo, pulire, cucinare. Paradossalmente, il suo appartamento era sempre ordinato.
A casa, lui non faceva mai ordine, preferiva il caos creativo. Il cibo era sempre pronto: polpette al vapore, arrosti in casseruola. Che genio, non mio figlio!
Le mie visite diventarono una fonte di tensione per Marco.
Lorenzo! Basta tenere Alessandro al tuo fianco! Lascia che respiri! E non mi dedichi più tempo! Se vuoi, vai a salutare la signora Lidia, la postina! scherzò Marco, ma sembrò spaventarmi. Come farei senza di lui se andasse a salutare Lidia? Nessuno lo saprebbe! Marco aveva ragione, era ora di lasciare il figlio crescere da solo.
Per un po mi comportai come una gallina che non vuole uscire dal pollaio, poi lentamente imparai a vivere con la consapevolezza che il figlio era adulto. Concedetti a Alessandro la libertà, ma fu tutto inutile.
Un giorno il decano mi chiamò: Il tuo figlio sta saltando le lezioni e rischia lespulsione! Incredulo, presi due giorni di permesso e corsi a Bologna. Marco non riuscì più a fermarmi; a volte mi sentivo un carro armato.
Alessandro non si aspettava la mia visita. Non aveva ancora potuto nascondere i motivi delle sue assenze: una ragazza, Gianna, una giovane dal volto angelico.
Tutto sembrava normale, ma accanto a Gianna cera anche un bambino di un anno, un piccolo maschietto. Capimmo subito che Gianna voleva ingannare mio figlio e sposarlo per avere il bambino.
Sono una madre moderna, ma a quelletà Alessandro non dovrebbe sposarsi né crescere figli. Gianna sembrava avere solo diciotto anni. Come poteva aver già un neonato?
Il mio cuore era in tempesta, ma rimasi calma. Salutai Gianna, poi chiamai Alessandro in cucina per una seria chiacchierata.
Alessandro, ti sei innamorato follemente? chiesi, forzando un sorriso.
Sì, mamma. rispose lui con un sorriso.
E lo studio? proseguii, cauta come un artificiere.
So di aver trascurato un po le lezioni, ma risolverò. mi rassicurò.
Qual è il tuo segreto? insistetti.
Non posso dirlo, mamma. rispose, evitando lo sguardo.
Non sapevo cosa fare per non mettere Alessandro contro di me, così presi una pausa e tornai a casa.
È colpa tua! sbottai contro Marco, Dai più libertà al figlio! Che facciamo ora?
Che è successo davvero? domandò Marco, ottimista. Se Alessandro ama il bambino, perché non è un estraneo?
E sei disposto a diventare nonno? proseguì Marco.
Certo! rispose Marco, sorridendo. Non è una questione di estraneità.
Marco si ritirò nella stanza accanto, mentre io vagavo per la camera vuota, rabbiosa con la vita, con Gianna, con Alessandro e con mio marito per aver preso parte alla loro decisione. Poi mi calmai, capii che Marco aveva ragione.
Il bambino non aveva colpa. Gianna, forse, ne era anchessa, le circostanze sono diverse. Allalba mi rimproverai, piansi, poi mi aggrappai al marito che dormiva sul divano del salotto.
Sergio, perdonami! dissi, sentendo unimprovvisa chiarezza. Vi voglio tutti bene!
Vieni qui, donna sciocca! Marco alzò la coperta, e mi accoccolai accanto a lui.
Ci addormentammo, con un sorriso felice sulle labbra. Sarò nonna! pensai. Il piccolo in casa era un tesoro, lo chiamammo Michele.
Le cose non furono così facili. Dopo un po Alessandro comunicò che sarebbe passato al corso serale delluniversità e che lui e Gianna avrebbero voluto sposarsi.
Questa volta non mi precipitai, ma analizzai la situazione. Poi, con Marco, andammo a Bologna per un fine settimana. Marco, come sempre, ci aiutò a capire la questione senza spezzare i rami.
Allingresso ci aspettava Gianna, asciugandosi una lacrima, e disse:
Scusatemi! Non volevo che Alessandro fosse così testardo. Ma sapete
Testardo? intervenne Marco, togliendosi le scarpe. Il nostro figlio non è neanche stupido. Se ha deciso così, è perché è necessario. Calmati, Gianna, ne parleremo.
Ci spostammo in cucina; Alessandro non cera.
Alessandro è uscito a comprare latte, tornerà subito, disse Gianna.
Perché ti scusi sempre? chiese Marco. Non abbiamo ancora capito dove sia il problema. Offriamo del tè? Io sono appena venuto da quattrocentotrentatré chilometri di auto.
Scusate, balbettò Gianna.
Marco, sentendo lennesimo scusa, rotolò gli occhi; Gianna sorrise. Capimmo che Marco aveva già accettato la scelta del figlio e tirai un sospiro di sollievo.
Mentre il tè fumava e Marco masticava il terzo biscotto fatto in casa, Alessandro rientrò con la spesa. Il suo sguardo era più duro, quasi di acciaio. Non mi sembrava più il figlio a cui potevo dare ordini.
Allora, avete deciso di sposarvi? chiese Marco, sedendosi tutti intorno al tavolo.
Sì, non cè dubbio rispose Alessandro con decisione.
Daccordo. Ma perché questa fretta? Aspettate un altro figlio?
No, davvero no! sbatté Gianna la mano sul tavolo, arrossendo.
Un pensiero folle mi attraversò la mente: forse la loro relazione non era ancora pronta per i figli. Ma
Allora, cosa vi spinge a volare così in fretta verso il matrimonio? chiese Marco.
Altrimenti Michele finirebbe in un asilo, rispose Gianna, abbassando gli occhi.
Perché potrebbe essere portato via? incalzò Marco.
Perché sua madre è morta in prigione bisbigliò Gianna, le labbra tremanti.
Gianna, non devi spiegare nulla! intervenne Alessandro. Mamma e papà, vi chiediamo solo di accettare quello che vi ho detto al telefono. Il resto è affare nostro.
Alessandro, aspetta interruppe Gianna. Se restiamo insieme, le nostre famiglie saranno unite. Non voglio nascondere a loro la mia vita, non è giusto.
Gianna si zittì, mentre Marco e io ci scambiammo uno sguardo.
Gianna, Michele è tuo figlio? chiesi, timida.
No! Michele è mio fratellino di sangue, da parte di madre. I nostri genitori sono diversi.
In quel momento mi venne voglia di lanciare un pugno a tutti, ma mi trattenni. Gianna ricominciò il suo racconto:
Mia madre è morta in carcere, aveva un difetto cardiaco congenito. Ha vissuto tanto con quella diagnosi. È sempre stata di carattere esplosivo, a mio avviso.
Gianna prese il tè, sospirò pesantemente. Le parole le costavano. Proseguì:
La prima volta che finì in prigione fu dopo una lite con mio padre, quando investì una vecchia sullattraversamento. Ne parlarono anche i giornali.
Quando la arrestarono, mio padre mi prese e ci dividemmo. Prima che la madre uscisse, il padre si risposò. Non giudico il padre per aver lasciato la madre in un momento difficile; era una donna complicata, e la nuova moglie, Tiziana, è molto dolce. Così, grazie a loro, la vita è stata più serena.
Gianna si fermò di nuovo. Vidi Alessandro e Marco prendere per mano sotto il tavolo, e capii che il peggio del suo racconto era ancora da venire.
Tre anni fa la mia madre si innamorò di un uomo più giovane di dieci anni, Denis. Da loro nacque Michele. Io ero felice del fratellino e li visitavo spesso. Nella loro famiglia non cerano litigi, ma al tribunale i vicini dissero di sentire urla, piatti rotti e simili.
Un giorno, come ho scoperto più tardi, mia madre e Denis litigarono furiosamente; lei lo spinse; lui cadde, si colpì la testa su un tavolino e, due giorni dopo, morì in ospedale. La portarono in carcere.
La madre è morta nella cella di isolamento, prima del processo, il cuore le ha cessato. concluse Gianna, prendendo fiato. Vi prego, non giudicate severamente la mia madre! Era come un colibrì, brillante, irrequieta e fuori controllo, ma la amavo comunque.
Ti perdono, Gianna disse Marco, una volta che si fece silenzio. Per averci raccontato tutto. Siamo una famiglia e dobbiamo sostenerci.
In quel momento, nel mio cuore, mi veniva voglia di gridare: Che fai, Alessandro! Non voglio questa gente! Non cè delinquenza nella nostra famiglia!. Ma mi trattenni, ricordando la scena in cui la mia mamma piangeva per il mio matrimonio con Marco.
Pensai: Non giudicare le persone per i genitori, non è giusto!. Questa follia mi ha fatto capire qualcosa di straordinario. Guardai Marco, che sorrideva, e capii: è così, è accettato!
Marco annuì e propose:
Che ne dite, amici? Prendiamo la custodia di Michele e voi aspettate di formare famiglia, continuate gli studi.
Come? chiese Gianna.
Papà, basta! esclamò Alessandro.
Michele sarà felice in campagna, ricordi comera la tua infanzia. Se volete, potete prenderlo in qualsiasi momento.
Io e papà ci annoieremmo senza di te, Alessandro, e ci occuperemo volentieri di Michele.
La tua sorella è più interessata ai ragazzi che ai genitori.
Gianna, la decisione è tua dissi, guardandola negli occhi. Posso davvero caricare così un peso? Anche il padre di Tiziana non voleva prenderlo.
Allimprovviso, il colpevole della discussione si alzò dal divano, si avvicinò alla cucina e, con un sorriso, sollevò Michele nelle braccia.
Che peso pesante! scherzE così, con il piccolo Michele tra le braccia, tutti noi trovammo la pace che tanto cercavamo.






