– Ma dai? Siamo già sposati da dieci anni! Che amante? Mi basta anche te!

Ricordo ancora quei giorni, quando io, Valentina, e mio marito Giovanni celebravamo dieci anni di matrimonio. Una sera, mentre il fuoco del camino crepitava, mi rivolsi a lui con la voce tremante:

Che cosa dici? Siamo sposati da dieci anni! Di che amante parli? Io ti basto!

La sua risposta fu secca e, a suo modo, sincera. Non colse nulla di strano nel suo sorriso, nelle parole né negli occhi, però unombra di dubbio continuava a tormentarmi.

Io non sono una donna che si affida al caso; dovevo scoprire la verità, qualunque fosse il prezzo. Così, sul consiglio di qualche forum, cominciai a controllare il cellulare di Giovanni. Non trovai nulla di più di chiacchiere vuote con alcune vecchie compagne di scuola. Il suo telefono non aveva mai avuto password, come se non avesse nulla da nascondere.

A volte mi sembrò di immaginare tutto, ma ogni volta che Giovanni tornava tardi dal lavoro avvertivo un presentimento di male. La mia amica Lucia mi ripeteva:

Sono solo supposizioni! Giovanni ti ama, non guarderà mai altrove! I tuoi sospetti non fanno altro che rovinare tutto!

Io, però, non potevo ignorare la voce del mio cuore; non avrei permesso al mio marito di condividere la vita con unaltra.

Un giorno, decisi di seguirlo al suo ufficio, sperando di capire se fosse lì per lavoro o per una donna. Appena mi vide, Giovanni si adirò, dicendo che mi stava incolpando davanti ai colleghi. Dovetti chiedergli scusa per ore, ma alla fine accettò di nuovo la pace.

La nostra casa a Roma sembrava un porto sicuro: due figli crescevano felici, la vita scorreva tranquilla. Eppure io cercavo sempre una scusa, una fuga per uscire dalla monotonia. Come si suol dire, chi cerca, trova, ma finora non avevo trovato nulla.

Ero una donna di trentanni, apparentemente serena, ma dentro di me il fuoco ardeva. Giovanni non mostrava alcun segno: né profumo estraneo, né cambiamento di abbigliamento, né niente che potesse far sospettare un tradimento. Se non fosse stato per un caso, non avrei mai scoperto la realtà.

Quando il nostro figlio più giovane iniziò la prima elementare, decisi di imparare a guidare. Dopo tre mesi di lezioni serali, superai gli esami e ottenni la patente. Giovanni, orgoglioso, mi regalò una piccola Audi, perché temeva che io guidassi troppo presto.

Un sabato dinverno, mi svegliai prima del solito e decisi di preparare una torta di melanzane e pollo per la famiglia. Fu fuori una gelida neve, ma avevo già imparato a guidare sul ghiaccio. Quando provai ad avviare lauto, il motore non rispose. Tornai in casa, dove tutti dormivano, e, senza svegliarli, uscii a piedi, ma il freddo mi costrinse a rubare lAudi di Giovanni.

Mentre il motore si scaldava, aprii il cassetto dellabitacolo, sperando di trovare dei fazzoletti, e trovai un cellulare che non riconobbi. Non era il suo, né quello che usavo. Una sensazione di gelo mi attraversò lo spirito, ma premessi il pulsante di accensione.

Sul display comparve un messaggio di una certa Oksana:

Amore mio, ti aspetto! Torna presto, ti sento mancare!

Senza password, leggendo la conversazione, scoprii che Giovanni lavorava fino alle cinque e rientrava a casa verso le sette, ma quasi ogni sera partiva per unora per stare con Oksana, una donna di circa quarantanni, prima di tornare a casa come se nulla fosse.

Il mio cuore si riempì di rabbia, ma proprio in quel momento vidi Giovanni avvicinarsi al portone di casa. Aveva lasciato un biglietto dicendo che era andato al negozio. Io, ormai consapevole, lo aspettavo.

Chi ti ha dato il permesso? mi lagnò Giovanni, furioso.

Io, con la mano sul volante, premessi il freno, accesi la retromarcia e, con un grido di sfogo, sparai lauto contro il cancello posteriore. Il suono del metallo rotto fu la mia piccola vendetta. Scendendo, dissi:

Vai da lei! Vedi che cosa succede senza casa e senza macchina!

Lanciai le chiavi dellAudi in una pila disordinata e chiusi la porta. I bambini, ancora intorpiditi dal sonno, non capirono cosa fosse accaduto. Giovanni, in pantofole e camicia di casa, si diresse verso lappartamento di Oksana, dove la trovò ad aprire la porta.

Tesoro, sei qui? gli disse una voce maschile dal corridoio.

Giovanni, sorpreso, capì che anche Oksana aveva altri amanti. Una donna di nome Marina lo accolse, offrendo rifugio e una tazza di caffè, ma senza nascondere la delusione.

Alla fine, Giovanni dovette tornare da sua madre, la signora Giulia, che viveva a due isolati di distanza. La vedendo, capì subito la gravità della situazione e, con una stretta di mano, gli propose un rifugio temporaneo.

Io, nel frattempo, mi trovai a dover chiedere gli alimenti per i miei figli. Il nuovo inizio di Giovanni non fu così facile: la vita, una volta libera, si rivelò più complicata di quanto avesse immaginato.

Così, mentre il tempo scorre e il ricordo di quei giorni rimane vivido nella mia mente, guardo al futuro con la consapevolezza che la verità, per quanto dolorosa, è sempre la via migliore.

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