Mamma mia, che storia quella volta…
Martina, hai lasciato di nuovo lasciugamano bagnato appeso al gancio in bagno?
La voce di mia suocera, Assunta, risuonò dal corridoio appena avevo varcato la soglia di casa, di ritorno dallufficio. Era lì, in piedi con le braccia incrociate e lo sguardo fisso su di me, giudicante.
Sta asciugando, risposi sfilandomi i tacchi. A questo serve il gancio, no?
Nelle case per bene gli asciugamani si stendono sullo stendino. Ma tu che ne vuoi sapere.
Passai oltre senza darle soddisfazione. Ventotto anni, due lauree, responsabile in azienda e ogni santo giorno a sentire lamentele sugli asciugamani. Ogni giorno.
Assunta mi seguì con lo sguardo torvo. Quella mia maniera di ignorarla, di tacere, come se fossi la padrona di casa. Lei, con i suoi cinquantacinque anni di vita, sapeva riconoscere le persone, e io non le ero mai piaciuta. Fredda, altezzosa. Suo figlio Matteo meritava una moglie calda e accogliente, non una statua.
Nei giorni seguenti Assunta osservava, silenziosa. Prendeva nota, memorizzava ogni cosa.
Lorenzo, raccogli i tuoi giocattoli prima di cena.
Non voglio.
Non ti ho chiesto se vuoi o meno. Raccoglili.
Il piccolo Lorenzo, sei anni appena, fece il broncio ma iniziò a raccogliere i soldatini sparsi. Io continuai a tagliare le verdure senza nemmeno guardarlo.
Assunta spiava dalla sala. Ecco, pensava. Quella freddezza che notava in me. Nessun sorriso, nessuna parola dolce. Solo ordini. Il povero bambino.
Nonna, Lorenzo si arrampicò accanto a lei sul divano quando io andai in camera a sistemare la biancheria. Perché la mamma è sempre così cattiva?
Assunta gli accarezzò i capelli. Era il momento perfetto.
Cucciolo mio Alcune persone sono fatte così. Non sanno mostrare laffetto. È triste, purtroppo.
E tu lo sai fare?
Certo, amore. La nonna ti vuole un bene dellanima. La nonna non è cattiva.
Lorenzo le si strinse addosso. Assunta sorrise compiaciuta.
Ogni volta che restavano soli, aggiungeva dettagli alla sua storia. Sempre con molta cautela, con tatto.
La mamma oggi non mi ha fatto vedere i cartoni, si lamentava Lorenzo pochi giorni dopo.
Poverino. La mamma è severa, eh? Anche la nonna a volte pensa sia proprio troppo dura con te. Ma non ti preoccupare, vieni sempre a trovare la nonna, che ti capisce.
Lorenzo annuiva, assorbendo ogni parola. La nonna è buona, la nonna capisce. La mamma però…
Senti, bisbigliava Assunta, alcune mamme non sanno proprio essere dolci, Lorenzo. Non è colpa tua. Tu sei un bambino speciale. È la mamma che… insomma, è un po cattiva.
Lorenzo la abbracciava forte. Un gelo strano insidioso si faceva largo nel suo cuore pensando a me.
Un mese dopo notai che qualcosa era cambiato.
Lorenzo, amore, vieni che ti abbraccio.
Lui si tirò indietro.
Non voglio.
Perché?
E basta, non voglio.
Scappò da Assunta. Rimasi immobile in mezzo alla stanza con le braccia vuote. Qualcosa si era spezzato e non sapevo quando fosse iniziato.
Assunta dallingresso osservava la scena in silenzio, il sorriso soddisfatto che appariva sulle sue labbra.
Lorenzo, mi sedetti accanto a lui la sera sei arrabbiato con me?
No.
Allora perché non vuoi giocare insieme?
Scrollò le spalle. Lo sguardo estraneo, distante.
Preferisco stare con la nonna.
Lo lasciai andare. Un dolore sordo mi schiacciava il petto.
Matteo, non riconosco più Lorenzo, dissi a mio marito, a notte fonda, mentre tutto taceva. Mi evita. Non era mai stato così.
Su, non esagerare. I bambini sono così, oggi ti cercano, domani no.
Non è un capriccio. Mi guarda come se avessi fatto qualcosa di terribile.
Martina, stai tranquilla. Mamma si occupa di lui mentre lavoriamo. Magari si è un po affezionato.
Avrei voluto rispondere ancora, ma Matteo era già assorto nel telefono.
Tua madre ti vuole bene, invece diceva Assunta a Lorenzo la sera, mentre lo metteva a letto quando noi rincasavamo tardi. Ma a modo suo. Un po fredda, un po severa. Non tutte le mamme sono buone, capisci?
E perché?
Succede, amore mio. Ma la nonna non ti farà mai del male. Ti protegge sempre lei. La mamma invece
Lorenzo si addormentava con queste parole. Ogni mattina guardava me con sempre maggior diffidenza.
Ormai era chiaro da che parte stava.
Lorenzo, andiamo a fare una passeggiata? gli porgevo la mano.
No, voglio stare con la nonna.
Lorenzo…
Con la nonna!
Assunta lo prese subito per mano.
Ma dai, lascialo stare! Non vedi che non vuole? Vieni, amore, ti compro un bel gelato.
Uscii di casa con lui. Io rimasi a guardare. Mio figlio si voltava sempre più spesso da me, scappando verso Assunta. Cosa stava succedendo, perché?
A sera Matteo mi trovò in cucina. Sedevo davanti a una tazza di tè ormai freddo, fissando il vuoto.
Martina, parlerò io con lui. Te lo prometto.
Annuì soltanto. Le parole mi mancavano.
Matteo andò in cameretta dal piccolo.
Lorenzo, racconta un po a papà. Perché non vuoi stare con la mamma?
Lui abbassò lo sguardo.
Così.
Così non è una risposta. La mamma ti ha fatto qualcosa di male?
No…
E allora?
Lorenzo taceva. A sei anni non sapeva spiegare quello che non capiva nemmeno lui. La nonna diceva che la mamma era cattiva, fredda… dunque doveva essere vero.
Matteo uscì dalla stanza a mani vuote…
Nel frattempo Assunta pianificava il passo successivo. Ero esausta, lei lo vedeva. Ancora un po e quella presuntuosa avrebbe raccolto le sue cose di sua iniziativa. Matteo meritava una vera moglie, non una statua di marmo.
Lorenzo, lo attirò a sé la mattina seguente, mentre io ero sotto la doccia, lo sai che sei la persona più importante per la nonna?
Sì.
La mamma invece… insomma, la mamma non è un gran che, vero? Mai una coccola, sempre burbera. Povero il mio tesoro.
Non sentì i passi alle sue spalle.
Mamma.
Assunta si voltò. Matteo era sulla soglia, il viso pallido.
Lorenzo, vai in camera, disse piano, ma in modo che il piccolo scappò subito.
Matteo, io…
Ho sentito tutto.
Cera silenzio.
Tu Matteo deglutì hai messo mio figlio contro Martina? Per tutto questo tempo?
Lo faccio per il suo bene! Lei lo tratta come un carceriere!
Ma ti rendi conto?
Assunta fece un passo indietro. Mai i suoi occhi avevano visto tanto disprezzo in Matteo.
Matteo, ascoltami…
No, ora ascolti tu. Si avvicinò. Hai messo mio figlio contro sua madre. Mia moglie. Capisci cosa hai fatto?
Volevo solo il meglio!
Il meglio? Lorenzo scappa dalla sua mamma! Martina non si dà pace! Questo è il meglio?
Assunta sollevò il mento.
Comunque, lei non è adatta a te. Fredda, antipatica, senza sentimento…
Basta!
Il grido li scosse entrambi. Matteo respirava a fatica.
Fai le valigie. Oggi stesso.
Mi cacci via?
Devo proteggere la mia famiglia. Da te.
Assunta rimase a bocca aperta chiusa. Negli occhi di Matteo era scritto il verdetto. Nessun ripensamento. Nessuna seconda possibilità.
Dopo unora partì. Nessun saluto.
Matteo venne a cercarmi in camera.
Ora so perché Lorenzo è cambiato.
Alzai lo sguardo, colmo di lacrime.
Mia madre. Le diceva che eri cattiva, che non lo amavi veramente. Lha allontanato da te per tutto questo tempo, Martina.
Mi bloccai. Poi lasciai uscire il fiato lentamente.
Pensavo di impazzire. Pensavo davvero di essere una cattiva madre.
Matteo mi abbracciò stretto.
Sei una mamma meravigliosa. Mia madre… non so cosa sia successo. Ma non si avvicinerà più a Lorenzo.
Le settimane dopo furono difficili. Lorenzo chiedeva della nonna, non capiva perché fosse sparita. Noi gli parlavamo, con calma, con dolcezza.
Amore, gli accarezzavo i capelli, quello che ha detto la nonna su di me non è vero. Io ti voglio un bene immenso.
Lorenzo mi guardava dubbioso.
Ma tu sei cattiva.
Non cattiva, solo severa. Voglio solo che tu cresca bene. Anche la severità è una forma damore, capisci?
Lui pensò a lungo.
Mi abbracci?
Lo presi tra le braccia, così forte che rise
Giorno dopo giorno finalmente tornava il nostro Lorenzo. Quello che correva a mostrarmi i disegni, che si addormentava mentre gli canticchiavo la ninna nanna.
Matteo ci guardava giocare in salotto e pensava a sua madre. Lei aveva chiamato un paio di volte, ma lui non rispose mai.
Assunta era rimasta sola nella sua casa. Senza nipote, senza figlio. Aveva voluto proteggere Matteo dalla donna sbagliata e invece perse entrambi.
Appoggiai la testa sulla spalla di Matteo.
Grazie per aver rimesso tutto a posto.
Scusami se non mi ero accorto di niente prima.
Lorenzo ci raggiunse correndo, saltò sulle ginocchia del papà.
Papà, mamma, domani andiamo allo zoo insieme?
La vita pian piano tornava a sorriderciMatteo sorrise, abbracciandolo.
Certo che ci andiamo, campione. Tutti insieme.
Questo insieme risuonò nella stanza, così pieno e rotondo che quasi tremò laria. Mi scambiò uno sguardo complice, di quelli che valgono più di mille promesse. In quel momento capii che le ferite si sarebbero rimarginate, piano, con la pazienza e la presenza quotidiana. Non le avrebbe cancellate nessun gelato, nessuna bugia sussurrata, ma nemmeno le avrebbe lasciate vincere.
Lorenzo mi prese la mano con forza, le sue dita minuscole avvinghiate alle mie. Aveva gli occhi limpidi, speranzosi, e nellabbraccio stretto trovai la risposta che avevo cercato per settimane: nessuno avrebbe mai potuto separare davvero una madre da suo figlio, se il loro amore restava vivo, giorno dopo giorno.
Fuori già si sentiva il profumo dellestate, e per la prima volta dopo tanto tempo aprii la finestra, lasciando entrare la luce. Avevo temuto di perdere tutto, invece avevamo trovato qualcosa di più grande: la certezza che si può ricominciare, insieme, anche dopo la tempesta.
Allora, dissi, asciugando le ultime lacrime, chi di voi vuole vedere le scimmie?
Lorenzo scoppiò a ridere e in quel suono cera la promessa di un domani migliore. Era tornato il nostro sole.






