Mamma, quante volte devo sentirlo? Vuoi che mi persegui per tutta la vita? rispose con amarezza la quindicienne Ginevra.
Non per tutta la vita, solo finché vivrà la nonna. Se esce fuori, si perderà e
E morirà dietro al cancello, e noi resteremo con il peso della colpa Mamma, e se la lasciassimo andare? chiese di nuovo Ginevra, sfiancata da una sfida.
Lasciarla andare? rimase perplessa la madre, Anna.
Che la vada a perdersi. Tu stessa hai detto che ti sei stancata di farle la guardia.
Come puoi? È la suocera, non è sangue, ma per te è la vera nonna.
Nonna? Ginevra strinse gli occhi, come faceva ogni volta che la rabbia le scaldava il viso. Dove era quando il suo figlio ci ha lasciati? Quando rifiutava di stare al mio fianco? Con la sua vera nipote? Non ti ha mai risparmiato quando ti aggrappavi a qualsiasi lavoro per guadagnare un centesimo in più e ti rimproverava che il marito fosse sparito
Smettila subito! scoppiò Anna. Ti ho raccontato tutto invano. Si fermò a respirare. Ti ho cresciuta male, perché non provi pietà per il prossimo, per la tua famiglia. Ho paura. Quando invecchierò, mi tratterai così? Che cosa ci è accaduta? Sei sempre stata una ragazza buona. Non potevi passare accanto a un gattino o a un cucciolo abbandonato senza portarli a casa. Una nonna non è un cucciolo Anna scosse la testa, esausta. È già punita. Tuo padre non solo ci ha abbandonato, ma ha lasciato anche lei.
Mamma, vado al lavoro, farò tardi. Prometto di chiudere a chiave. Ginevra guardò sua madre con colpevolezza.
Bene, così non dirà nulla di superfluo ma Anna non si mosse.
Scusa, mamma, è doloroso guardarti. Pelle e ossa. Hai quarantanni e ti muovi come una vecchietta, a fatica cambi le gambe. Sempre stanca. Perché mi osservi così? Chi ti dirà la verità se non una figlia non di sangue? Ginevra alzò ancora la voce.
Grazie. Assicurati che non accenda il gas e che non apra lo sciacquone.
Vedi, siamo legate a lei come una catena. Nessuna vita nostra. Mamma, mettiamola in una casa di riposo. Lì sarà sempre sorvegliata. Non capisce più nulla
Di nuovo? interruppe Anna.
Tutto andrà meglio, soprattutto per lei, continuò Ginevra, ignorando lirritazione che cresceva nella madre.
Non voglio più sentirti. Non la porterò via. Quanti anni le restano? Che rimanga a casa
Ci sopravviverà. Vai al lavoro. Io non andrò da nessuna parte, chiuderò la porta, promesso. Ginevra ripeté con rabbia.
Mi dispiace, ho sbattuto contro di te Tutti escono, ma tu ti occupi della nonna.
Parlavano senza curarsi della porta della stanza di Nonna Rosa. Lei, ovviamente, sentiva tutto, ma a malapena capiva, e presto dimenticava.
Anna uscì verso il suo turno, e Ginevra entrò nella sua vecchia stanza, ora occupata da Rosa.
Bà, vuoi qualcosa? chiese la ragazza.
Il sguardo della nonna non tradiva alcun desiderio.
Andiamo, ti do una caramella, Ginevra aiutò Rosa a alzarsi e la condusse in cucina.
E tu chi sei? Rosa fissò Ginevra con gli occhi vuoti.
Bevi il tè, sospirò Ginevra, porgendo una caramella.
Rosa amava i dolci. Lei e sua figlia nascondevano le caramelle, ne davano solo una a tavola. Ginevra osservava Rosa srotolare la brillante confezione; fra i suoi capelli argentei c’era la pelle pallida del capo. Ginevra si voltò.
Un tempo Rosa tingeva e pettinava i capelli, li acconciava in ricci voluttuosi, dipingeva le labbra di rosso fuoco, tracciava le sopracciglia a pennello. Ginevra ricordava il profumo dolciastro dei suoi profumi. Gli uomini la guardavano, finché la sua mente non cominciò a vacillare.
Ginevra non sapeva se provava pietà, compassione o avversione verso la nonna. Un breve squillo alla porta interruppe i suoi pensieri.
Forse la mamma ha dimenticato qualcosa, disse Ginevra, andando ad aprire.
Ma alla porta cera il suo compagno di scuola, Luca. La madre non approvava la loro amicizia, così Luca veniva quando lei non era in casa.
Ciao. Perché così presto? La mamma è appena uscita, sussurrò Ginevra.
Lo so. Non mi ha visto.
Mila! si udì dalla cucina la voce di Rosa.
Chi è Mila? chiese Luca.
È il nome con cui la mamma mi chiama, e il nome che dà a sua figlia. Ora la porto in camera. Vai in bagno e resta lì. Ha un illuminazione oggi. Ginevra spinse Luca verso il bagno.
Non cè nessuno. Ginevra tornò in cucina e trovò una tazza vuota e una confezione di caramelle sul tavolo.
Voglio il tè, disse Rosa.
Ma Ginevra capì linutilità delle sue spiegazioni.
Rosa dimenticava tutto ciò che era appena accaduto, ma conservava con chiarezza i ricordi lontani. Spesso confondeva persone, non riconosceva nemmeno Anna. Alcune volte, però, aveva brevi lampi di lucidità.
Ginevra non capiva se Rosa ingannava per unaltra caramella o se davvero aveva dimenticato il tè appena bevuto. Chi lo saprà? Ginevra sospirò, posò di nuovo una tazza di tè e unaltra caramella davanti a lei.
Rosa aprì lentamente la confezione con le dita ribelli. Quando la tazza si svuotò, Ginevra la portò al letto, la sistemò e chiuse la porta.
Dal bagno comparve Luca.
Posso uscire?
Sì, vai in cucina. Ginevra guardò la porta chiusa e seguì Luca.
Seduti a capirci lun laltro, ascoltavano la musica dal loro unico auricolare. Ginevra chiuse gli occhi, dondolava la testa al ritmo. Non si accorse che Rosa scivolava nel vestibolo
Quando Ginevra si alzò per accompagnare Luca, vide la porta della stanza di Rosa spalancata. Corse nella stanza, ma la nonna non cera più.
Le porte non le ho chiuse. È scappata. Mia madre penserà che lho fatto apposta, singhiozzò Ginevra.
Perché la penserebbe così? chiese Luca.
Oggi le avevo detto che fosse meglio che si perdesse. Mia madre crederà che lho lasciata andare di proposito, per prenderla in giro.
Va bene, vestiamoci e andiamo a cercarla. Non può andare lontano, propose Luca.
Ginevra guardò il cappotto di Rosa, ancora appeso alla gruccia, e le scarpe.
È uscita in ciabatte e accappatoio? domandò, confusa.
Forse è andata dai vicini, non ha riconosciuto il suo appartamento Io vado in giardino, tu controlla gli appartamenti, disse Luca, correndo giù per le scale.
Al piano di sotto, nessuno rispose al campanello. Ginevra non continuò a perlustrare i corridoi, ma uscì in strada. Luca correva nel cortile, guardando sotto i cespugli, sotto lo scivolo del parco giochi
Non cè! Proviamo nei cortili vicini. Tu vai a destra, io a sinistra. Chi la trova per prima avvisa laltro. Ci incontriamo qui, ordinò Luca e si allontanò.
Ginevra raggiunse anche lei la fermata dellautobus. Non cera traccia di Rosa. Quanto tempo era passato? Trenta minuti? Quarantcinque? Come si può girare in ciabatte e accappatoio per tanto?
Dobbiamo chiamare la polizia, disse.
Aspetta. Ricordi dove Rosa amava andare? chiese Luca, infilando le mani nelle tasche.
Ginevra ci pensò, ma nulla le tornò in mente. Scuoteva le spalle.
Allargiamo la ricerca. Tu vai verso la scuola, io vado lì, indicò Luca verso laltra direzione.
Le lampade dei lampioni non illuminavano tutta la strada. Loscurità avvolgeva i tratti non illuminati, e Ginevra sentiva che qualcuno si nascondesse dietro i cespugli. Avvicinandosi alla scuola, ricordò una storia che Rosa raccontava: una volta aveva dimenticato il quaderno in classe, tornò a prenderlo, ma la guardia aveva chiuso la porta; Rosa saltò dal finestrino del primo piano e quasi si spezzò una gamba.
Rosa non era mai stata allieva di quella scuola, ma ogni volta che passava davanti raccontava quellaneddoto. Ginevra spinse il cancello del recintonon era chiuso. Ledificio scolastico aveva la forma di una P. Girò intorno a unala e vide un gruppo di ragazzi. Ridevano di qualcuno.
Nonna! capì Ginevra e corse verso di loro.
Rosa stava al centro del cortile, avvolta in un accappatoio grigioazzurro. Uno dei ragazzi le offrì una confezione vuota. Quando Rosa allungò la mano, pensando fosse una caramella, il ragazzo ritirò la mano e tutti scoppiarono a ridere.
Non capisce nulla. Da dove sei scappata, dal manicomio? Vuoi una caramella? ripeté il ragazzo, tendendole di nuovo la confezione.
Allontanatevi! urlò Ginevra.
I ragazzi la fissarono.
Guarda, unaltra!
Chi sei? Una nipote?
Fuggita dal manicomio con la nonna?
E la nipote niente. Vuoi una caramella? il ragazzo con la confezione si avvicinò a Ginevra.
Gli altri lo seguirono.
Ginevra indietreggiò. I ragazzi, come un muro, si avvicinarono, bloccando la strada a Rosa. Non ridevano più, ma la fissavano con arroganza, percependo la sua paura e la loro supremazia. Ginevra si appoggiò al cancello, le sbarre erano ormai ai lati. Come per ordine, i ragazzi si scagliarono contro di lei.
Ginevra agitò le braccia, tentando di tenere a distanza i tre aggressori. Uno la afferrò per le braccia, gli altri la spingevano contro il cancello, impedendole di muoversi. Stavano tastandola, decidendo chi colpire per primo
Allontanatevi tutti da lei! gridò Luca, proprio accanto.
Due ragazzi si ritirarono, ma il terzo continuava a trattenerla. I ragazzi si scontrarono con Luca. Ginevra colpì con il piede lattaccante, che ruggì e la lasciò andare. Sul pavimento trovò un pezzo di tavola, lo raccolse, corse verso i lottari e cercò di colpirne uno in testa, ma la sua altezza non bastò: il colpo colpì la sua schiena.
Il ragazzo si rialzò e si scagliò su Ginevra, che corse verso il cancello del recinto.
Ragazze, venite qui! Abbiamo chiamato la polizia vide un uomo e una donna dallaltro lato del recinto. Delinquenti, non cè più vita per loro
Il cenno alla polizia fece scappare i ragazzi. Ginevra tornò da Luca.
Aiutami ora, non voglio più sentire ringraziamenti, sbuffò luomo dietro di loro.
Basta, è finita bene, disse la donna.
Ginevra aiutò Luca a rialzarsi. Si avvicinarono alla nonna spaventata, che credeva fossero di nuovo dei delinquenti.
Bà, sono io, Ginevra. Torniamo a casa. la abbracciò.
Chi è Ginevra? Aspetto Borja. Sta per finire la lezione
Bà, Borja è finito da anni. Andiamo.
Ho sentito tutto, disse allimprovviso Rosa.
Cosa? chiese Ginevra, intuendo subito il senso.
Forse la nonna capiva più di quanto credessero?
Maddalena vuole mandarmi nella casa di riposo. Non lasciatemi, singhì Rosa.
Va bene, torniamo, fa freddo e sei in un accappatoio. Ti ammali, ti mettono in ospedale
Non voglio lospedale, sbuffò Rosa.
Portarono Rosa a casa. Ginevra la vestì di nuovo, le diede del tè caldo con una caramella e la sistemò a letto.
Come tornerai a casa? Sporca, con il sangue, diceva Ginevra e Luca alla porta dellappartamento.
Niente, limportante è che labbiamo trovata. Sei stata coraggiosa, non ti sei spaventata, sorrise Luca.
Mi sono spaventata, ma se non fossi arrivata
Tutto a posto. Scusa, è colpa mia se non ho chiuso la porta
Ginevra chiuse la porta dietro Luca e si sedette al tavolo della cucina. Il tremore era sparito, ma la mente non trovava pace. Pensava che, se non avesse ritrovato Rosa, avrebbe dovuto vivere tutta la vita con il peso della colpa, come diceva sua madre. Ora, per fortuna, il peggio era passato.
Le rimpianti per la lite con la madre la turbavano ancora. Il suo carico era più grande: doveva assistere non solo a quella nonna, ma anche a sua madre, che da due anni lottava contro un cancro. Il padre di Ginevra, ormai defunto, chiedeva ancora aiuto Ginevra aveva solo quindici anni, il futuro davanti, ma quante stagioni le restavano a Rosa? Che possa vivere felice nel suo dimenticatoio, nella sua infanzia perduta.
Non riusciva a immaginare che la madre, invecchiando, potesse diventare così distante da non riconoscerla più. Pensò persino che fosse meglio perdere laMentre la notte si dissolveva in unalba di luce dorata, Ginevra si svegliò nel suo letto, trovando accanto al cuscino un piccolo sacchetto di caramelle che la nonna aveva lasciato come promessa di dolce eternità.






