«MAMMA, HO TROVATO UNA NONNA PER NOI, STAVA PIANGENDO PER STRADA!» gridò mio figlio. All’epoca non immaginavo quanto questa donna avrebbe cambiato le nostre vite…
Nella città surreale di Torino, il piccolo Matteo di sei anni trascinava lentamente la gamba, la suola delle sue uniche scarpe autunnali si era quasi staccata. Tornò da scuola, strusciando i piedi per non peggiorare la situazione. La mamma aveva comprato quelle scarpe solo un mese fa, e a Matteo dispiaceva. Sapeva che sua madre, Lucia, lavorava giorno e notte in una pasticceria, tornando a casa così stanca che spesso si addormentava ancora vestita sul divano. Lei non lo avrebbe mai sgridato: era dolce, ma Matteo si sentiva in colpa non era riuscito a tenere bene quelle scarpe!
Si sedette su una panchina vicino alla fermata del tram, stringendo forte la scarpa, quando un gemito sommesso ruppe il silenzio irreale. Allaltro capo della panchina sedeva una signora anziana con un cappotto ben stirato, accanto a una grande borsa a quadretti. Guardava fissa il nulla, il viso arrossato di lacrime, tutta la figura vibrava come se laria settembrina fosse gelida, anche se non faceva poi tanto freddo.
Matteo si dimenticò del suo stivale sciupato e, con passi leggeri, si avvicinò e le sfiorò la manica:
Anche a lei si è rotta la scarpa? chiese con genuina compassione.
La donna sussultò, poi guardò il piccolo con una smorfia amara:
No, caro. A me si è rotta la vita. Si è strappata tutta, fino allultima cucitura
Si chiamava Marina Bellini, aveva sessantotto anni. Aveva passato la vita come infermiera allospedale Mauriziano, crescendo da sola il suo unico figlio, Giovanni. Quando Giovanni si sposò, Marina accolse la nuora come una figlia. Un mese fa, Giovanni le propose: «Mamma, vendiamo il tuo bilocale! Uniamo i soldi ai nostri, compriamo una grande casa fuori città. Vivremo tutti insieme, potrai curare lorto!». Marina era felice, sognava da tempo una famiglia numerosa e un grande tavolo di legno sotto le vigne.
La casa si vendette in fretta. I soldi li prese Giovanni per la trattativa. Stamattina la accompagnarono in auto alle porte della città, con tutte le sue cose nella borsa a quadretti. La nuora, con voce di ghiaccio, disse: «Aspetti qui unoretta, torniamo presto con i documenti». Sparirono. Marina attese sei ore sotto il cielo danzante di nuvole. Il telefono del figlio suonava a vuoto. Capì che non sarebbero tornati. Il figlio che aveva amato, ora laveva abbandonata come un vecchio giornale.
Ma come? gli occhi di Matteo si fecero grandi come limoni di Amalfi. Lei non è una poltrona rotta, non si lascia una nonna sotto la pioggia! Venga da noi! Abbiamo solo una stanza, ma con la mamma ci stiamo! La mia mamma è buona, solo triste a volte. Papà viene solo qualche notte urla, prende i soldi della mamma, poi lei piange. Ma io le parlerò, non si preoccupi! Venga!
Marina avrebbe voluto dire di no, ma in realtà non aveva scelta. Dormire in strada, alla sua età, significava scomparire nella nebbia della notte. Così afferrò la borsa e seguì il gracile ragazzino mentre nel cielo fluttuavano gondole rosa e viali di limoni.
La mamma di Matteo, Lucia, una donna magra con cerchi scuri attorno agli occhi, spalancò la porta nel vedere lospite inattesa e ascoltò incredula il racconto della signora.
Madre santa mormorò Lucia, portandosi una mano al cuore e mettendo subito su il bollitore per il tè. Rimanga con noi, signora Marina!
Marina restò. La casetta in affitto si trasformò come per incanto: Lucia tornava a casa accolta dal profumo dolce di crostate e pane caldo, il pavimento brillava, la zuppa borbottava sul fornello e Matteo faceva i compiti con una serenità mai vista. I suoi stivaletti, Marina li portò subito dal calzolaio e li pagò con la pensione fortuna che era riuscita a trasferire i soldi su una carta proprio un attimo prima che tutto crollasse.
Lucia, quasi senza rendersene conto, cominciò a sorridere di nuovo. Mise su qualche chilo, il viso si addolcì, smise di trasalire per ogni ombra e dopo tanto tempo si comprò un vestito nuovo, di colore azzurro. Erano diventati una famiglia vera, come nei sogni di una domenica dinfanzia.
Ma, una sera, dal corridoio arrivò un battito furente, quasi onirico. Era il padre di Matteo, Sandro. Lucia si rattrappì, stringendo il figlio al petto. Sandro spalancò la porta non chiusa a chiave e, barcollando nellingresso, urlò:
Dai, Lucia, i soldi, avanti! So che hai preso lanticipo!
Non fece in tempo a finire la frase che dalla cucina sbucò Marina, reggendo una pesante padella di ghisa con unaria impavida.
Adesso fuori di qui, parassita! disse la voce di Marina, tagliente e sicura, diversa dal normale, quasi una canzone di guerra degli alpini. Unaltra volta e ti rompo quella testa vuota, poi ti porto dai carabinieri. Io sono vecchia, non ho paura più di niente! Il maresciallo abita sopra di noi, siamo già amici!
Sandro rimase di stucco, mai avrebbe pensato che una signora coi capelli grigi si sarebbe schierata come un gladiatore davanti a lui. Indietreggiò, inciampando sul tappeto, e rotolò fuori dalla porta aperta come un ombrello spinto dal vento.
Marina chiuse la porta con calma quasi danzante, girò la chiave e, sorridendo a Lucia impietrita, disse:
Ecco fatto: adesso si prende il tè con la torta di mele!
Matteo guardò estasiato la nuova nonna, come se stesse guardando una magica Befana tra le nuvole.
Mamma sussurrò, tirando la manica di Lucia , sono stato bravo a portarla a casa, vero? Ora nessuno ci farà più piangere!
Lucia abbracciò forte suo figlio e pianse ma questa volta, piangeva di gioia, come se finalmente avesse trovato il sole in fondo a un sogno.
Voi cosa pensate? Ha fatto bene Lucia ad accogliere in casa una sconosciuta? E arriverà il karma a Giovanni per il suo tradimento?






