Mi sono fermato davanti al piccolo cancello di famiglia, appoggiando la schiena al recinto di vimini. Avevo corso allultimo minuto verso lautobus come una pazza e ormai non avevo più forze. Quando ho visto il fumo grigioazzurro sollevarsi dal camino, ho afferrato il petto: il cuore batteva così forte che sembrava volesse spaccarmi le costole. Nonostante il fresco della sera, la fronte mi era imperlata di sudore. Lho asciugata con un gesto veloce, poi ho spinto la sbarra dingresso con decisione.
Con occhio attento ho notato che il ripostiglio era stato rattoppato. Il suo figlio non le scriveva più, ma non aveva mentito: la casa dei genitori era mantenuta, come aveva promesso. È salita di due gradini sul portico, pronta ad abbracciare il suo amato Alessio.
La porta si è aperta su uno sconosciuto, cupo, con un canovaccio da cucina gettato sulla spalla.
Cercate qualcuno? ha chiesto con voce roca, scrutandomi.
Vittoria Bianchi è rimasta senza parole.
E Alessio, dovè?
Luomo si è grattato nervosamente il mento, fissandola senza alcuna cortesia. Si era ritirato sotto il suo sguardo, consapevole del suo aspetto: vecchia giacca imbottita, stivaletti consumati, borsa macchiata un vestiario da gente povera. Ma non si fa una passeggiata destate quando è già autunno: indossava solo i vestiti del carcere.
Alessio è mio figlio. Dovè? Sta bene?
Lestraneo ha alzato le spalle con indifferenza.
Probabilmente sì. Dovreste essere voi a saperlo. Si stava per richiudere la porta, poi ha cambiato idea. Alessio Bianchi?
Lei ha annuito in fretta. Luomo ha mostrato uno sguardo comprensivo.
Mi ha venduto questa casa quattro anni fa. Entra se vuoi
No, no! ha agitato le mani e quasi è caduta dalle scale. Sa dirmi dove trovarlo?
Ha scosso la testa. Lei si è diretta verso la sbarra. Poteva andare da Domenica, l’amica, ma lei è lingua lunga: lavrebbe riempita di volgarità. E il cuore di madre sentiva che qualcosa di brutto era accaduto al figlio.
Camminando piano verso la fermata, si è persa in pensieri cupi. Che cosa era accaduto? Alessio era stato così fiducioso Quattro anni prima, si era affidato a un amico e si era ritrovato invischiato in una truffa. Se Vittoria non si fosse presa la colpa, lui avrebbe scontato una pena ben più lunga. La condannarono, anziana, a soli cinque anni. Tre giorni prima lavevano liberata per buona condotta e le avevano persino pagato il biglietto del treno.
Seduta su una panchina di cemento, ha sussurrato:
Dove devo cercarti, piccolino?
Le lacrime le salivano agli occhi. Il cuore le aveva sobbalzato quando, tre anni prima, le lettere del figlio si erano interrotte. Ora i suoi peggiori timori sembravano confermati: aveva persino venduto la casa. Si è asciugata le guance con un fazzoletto.
Allimprovviso, unauto nera si è fermata davanti a lei. Luomo cupo, nuovo proprietario della casa, le ha porso un foglio:
Ho trovato questo indirizzo nei documenti. Se vuoi, ti accompagno in città.
Lei ha preso il foglio come se fosse un salvagente.
Grazie, ragazzo mio, non ti preoccupare; ce la farò. Rinfrancata, si è diretta verso il vecchio autobus che era in arrivo.
Mezza ora di sobbalzi, angosce e smarrimenti in città: finalmente era davanti al portone, al terzo piano di un palazzo fatiscente. Ha premuto il citofono più volte e ha trattenuto il respiro. Avrebbero potuto aprire per annunciarle una notizia terribile. Le lacrime scendevano senza fine.
Quando la porta si è spalancata, la sua gioia non ha avuto limiti: stropicciato, un po ubriaco, ma vivo il suo Alessio! È scoppiata in singhiozzi e voleva stringerlo, ma lui non sembrava affatto felice. Si è fatto indietro, tenendo la porta socchiusa:
Come hai fatto a trovarmi?
Sconcertata dal suo freddo benvenuto, non ha saputo cosa rispondere. Alessio lha girata e spinta verso le scale:
Mi dispiace, mamma, ma non puoi entrare. Vivo con una donna che odia gli exdetenuti. Arrangiati, non ho un soldo.
Vittoria ha provato a parlare del ricavato della vendita della casa, ma la porta si è chiusa come un colpo di fucile al cuore. Non ha più pianto. A testa bassa, è scesa le scale. Domenica aveva ragione: aveva cresciuto un farabutto. Doveva ammetterlo e subire le sue rimostranze, senza tetto.
Rientrata in paese, il destino si è accanito: Domenica era morta sei mesi prima; la sua casa ospitava ormai nipoti quasi estranei. Sotto una pioggerellina fine, Vittoria si è rifugiata alla fermata dellautobus a riflettere sul futuro.
I fari di unauto lhanno sorpreso: luomo di prima, nuovo padrone della casa, lha chiamata:
Sali, sei fradicia!
Lei ha rifiutato singhiozzando: non aveva un posto dove andare, e quello sconosciuto era così premuroso. Lui lha fatta salire quasi a forza in macchina.
Hanno parlato. Vittoria ha raccontato la sua amara storia, taciuta solo la visita al figlio per pudore. Il conducente, Andrea, le ha proposto di stare da lui, almeno per un po. Così Vittoria Bianchi è tornata nella sua vecchia dimora, ora appartenente ad Andrea. E vi è rimasta.
Andrea lavorava dallalba al tramonto: possedeva una segheria in piena espansione; lei si occupava della casa: cucina, biancheria, faccende. Facile con gli elettrodomestici moderni. Andrea, ancora giovane e divorziato, non pensava a una nuova famiglia.
La sua presenza era esattamente ciò di cui aveva bisogno: sotto la sua ala materna, Andrea, orfano cresciuto nellassistenza, scopriva finalmente il calore di un focolare. Ogni volta che lei parlava di andarsene, lui ributtava:
Dove andresti? Qui sei a casa tua!
A poco a poco, anche il suo cuore si è riscaldato. Un figlio di sangue non si sostituisce, certo, ma Andrea si rivelava una bontà rara, quasi un vero figlio. Con lavvicinarsi dellinverno, decise di portargli il pranzo in segheria a due passi, e talvolta era troppo impegnato per tornare a mangiare.
Quel giorno gli ha portato un thermos di minestra fumante e dei polpettoni. Ha mandato via uno sconosciuto dellufficio, ha steso una tovaglia pulita. Andrea ha riso:
Vittoria, sei un generale: nessuna discussione! E se si offende?
Lei ha aggrottato le sopracciglia:
Vuoi assumerlo caposquadra? Si vede dalla faccia: è un furfante. Fidati del mio istinto, il carcere mi ha insegnato a leggere le persone.
Lui ha scosso la testa:
Su, mamma! Ha un curriculum solido. Non possiamo fidarci di unimpressione.
Lei aveva ragione: un mese dopo, la segheria ha subito ingenti perdite; lindividuo svendeva il legno di nascosto e poi è sparito con un intero camion. Andrea, cupo, ha ammesso lerrore.
Nel reclutare una nuova squadra, ha deciso: dato che la nonna se ne intende, la farebbe aiutare. Da quel giorno, Vittoria ha assistito ai colloqui: Andrea interrogava, lei osservava, annotava un verdetto che poi gli porgeva. Schede intere: ubriacone litigioso, furfante provato, fannullone alcolizzato conciso, preciso.
E individuava anche i buoni operai, anche se trasandati. Tuttavia, su un candidato ha esitato: ha fissato il modulo, le mani tremavano.
Andrea ha guardato il visitatore: era luomo che aveva venduto la casa! Alessio è rimasto di stucco, scrutando la madre seduta accanto al padrone, aggrottando le sopracciglia, giocherellando con il berretto. Sua moglie laveva mandato a lavorare; la segheria pagava bene. Non si aspettava di ritrovare la madre lì; la credeva dispersa.
Nel silenzio, Andrea ha preso il foglio del verdetto. Vittoria ha scritto due parole, poi è corsa fuori. Alessio ha avuto un sorriso ironico: certo che lo avrebbero assunto, sua madre avrebbe confessato per lui.
Andrea ha letto ad alta voce:
Tipo maledetto. Ha scosso Alessio come fosse una mosca. Fuori! Mi fido del giudizio di mamma.






