Massimo si porta dentro il rimpianto di aver affrettato il divorzio: gli uomini saggi trasformano l’…

Nonostante tutto, non riesco a liberarmi dal rimpianto di aver chiesto il divorzio così in fretta. Gli uomini saggi rendono le amanti una festa, io invece lho resa moglie.

Il mio umore era alto dopo una giornata intensa al lavoro, ma svanì appena parcheggiai la macchina davanti al palazzo e iniziai a salire le scale. Casa significava prevedibilità: le pantofole sempre al solito posto, il profumo del ragù di carne che mi arrivava dal corridoio, la pulizia quasi ossessiva della casa, un vaso di gerbere fresche sul tavolo.

Non mi commuoveva più: mia moglie era sempre lì, che altro può fare una donna di mezza età tutto il giorno? Cucinare torte salate, lavorare a maglia, o forse esagero con le fantasie sulluncinetto. Conta la sostanza.

Caterina venne a ricevermi, con quel suo sorridente modo di fare:

Sei stanco? Ho appena sfornato tortini con zucchine e ricotta, e con mele, proprio come piacciono a te…
Si ammutolì vedendo la mia espressione cupa. Indossava il solito completo casalingo, capelli raccolti in una retina, sempre così quando cucinava.

Parlando di capelli, era unabitudine professionale: tutta la vita aveva lavorato come cuoca nelle mense scolastiche. Occhi definiti da un filo di matita scura, un tocco di gloss sulle labbra. Unabitudine che ora mi risultava goffa, quasi volgare. Mi chiedevo perché mai colorasse la sua vecchiaia!

Non avrei dovuto essere così brusco, ma mi è sfuggito:

Il trucco alla tua età è ridicolo! Non ti dona.

Le labbra di Caterina tremarono, rimase in silenzio; non mise nemmeno la tavola, e forse fu meglio così. I tortini restavano sotto il canovaccio, il tè camomilla già pronto potevo cavarmela da solo.

Dopo una doccia e la cena, la pacatezza tornava a scaldarmi un po’, insieme ai pensieri della giornata. Mi accomodai nella mia poltrona preferita, avvolto nel mio accappatoio di spugna, facendo finta di leggere. Ripensavo a quello che mi aveva detto la nuova collega:

Lei è un uomo ancora affascinante, e interessante…

Avevo 56 anni e dirigevo il reparto legale di una grossa azienda romana. Sotto la mia guida cerano una neo laureata e tre signore sulla quarantina. Unaltra collega era appena andata in maternità; al suo posto, era arrivata Silvia.

Arrivai in ufficio il giorno dopo il suo ingresso: chiesi di farmela conoscere. Con lei, entrò nel mio studio anche il profumo delicato di unessenza francese, e quella freschezza tipica di chi ha ancora tutta la vita davanti. Viso dai lineamenti morbidi incorniciato da capelli biondi, occhi azzurri sicuri di sé. Labbra carnose e una piccola voglia sulla guancia. Trenta? Gliene avrei dati venticinque.

Divorziata, madre di un bambino di otto anni. Non saprei dire perché, ma mi passò per la testa Bene!.

Parlai con Silvia con un certo tono civettuolo, scherzando sul fatto che ora aveva un capo vecchio. Lei fece svolazzare le ciglia lunghissime, e mi rispose in modo che mi lasciò sullo stomaco quelle frasi per tutto il resto della serata.

Caterina, superata loffesa, si avvicinò con il solito tè serale. Feci una smorfia: Sempre tempestiva, eh.

Ma lo bevvi con piacere. Poi mi colse un pensiero: cosa starà facendo questa sera Silvia, la giovane collega? E il cuore ricevette una fitta di gelosia che non provavo da anni.
****
Silvia, dopo il lavoro, passò al supermercato: pecorino, pane casareccio, kefir per la cena. Arrivò a casa senza sorriso, quasi neutra. Abbracciò distrattamente suo figlio Vittorio, che corse incontro.

Il padre si dilettava in balcone, la madre preparava la cena. Dopo aver sistemato la spesa, annunciò subito che aveva mal di testa e non voleva essere disturbata. A dire il vero, si sentiva vuota.

Da quando aveva divorziato dal padre di Vittorio, le sue giornate trascorrevano nellinutile tentativo di diventare la donna principale nella vita di qualcuno.

Tutti gli uomini di valore si rivelavano già sposati, cercavano solo avventure leggere.

Anche lultimo, collega dufficio, sembrava innamorato follemente. Due anni appassionati. Perfino le aveva trovato casa in affitto a sua comodità, più che altro ma appena le cose si complicarono, lui spiegò che bisognava chiudere tutto e che lei avrebbe dovuto anche licenziarsi.

Le trovò pure una nuova posizione. Così Silvia tornò a vivere con i genitori e il figlio. La madre la consolava con affetto femminile, il padre diceva che almeno il bambino doveva crescere con la mamma, non solo con i nonni.

Caterina, la moglie di Massimo, da tempo si accorgeva che il marito stava vivendo una crisi di mezza età. Avevano tutto, ma mancava il senso. Temeva di pensare cosa potesse essere il senso per lui. Cercava di attenuare ogni tensione. Cucina quello che lui ama, è sempre curata, non cercava il dialogo profondo, anche se le mancava terribilmente.

Cercava di coinvolgerlo con il nipotino, con la casa in campagna. Ma Massimo si annoiava, si rabbuiava.

Proprio perché entrambi desideravano qualcosa di nuovo, la storia tra me e Silvia scoppiò subito. Dopo due settimane dal suo arrivo, la invitai a pranzo e la riaccompagnai a casa.

Le sfiorai la mano, lei si voltò verso di me, le guance accese.

Non voglio che la serata finisca così. Vieni con me nella mia casa in Umbria? dissi con voce roca. Silvia annuì, e partimmo.

Il venerdì, finivo il lavoro prima del solito, ma solo verso le nove Caterina ricevette da me un sms: Domani parliamo.

Non avevo idea di quanto racchiudesse la verità in quelle semplici parole e quanto sarebbe stato vano, in fondo, quel confronto. Caterina sapeva che non si può essere in fiamme dopo 32 anni di matrimonio.

Eppure, Massimo era talmente parte di lei che perderlo sarebbe stato come perdere una parte di sé. Poteva anche essere scorbutico, brontolone e un po’ troppo maschio, ma restava lì, nella sua poltrona, cenava accanto a lei.

Nel cuore della notte, lei cercava le parole per fermare la distruzione della propria vita più sua che mia.

Dalla disperazione, tirò fuori lalbum delle nozze, dove eravamo giovani e tutto era ancora avanti a noi. Comera bella allora!

Molti volevano chiamarla «moglie». Sperava che vedendo la loro felicità, io mi sarei ricordato che non tutto va buttato.

Tornai solo domenica, e capì che era finita. Davanti a lei, cera un Massimo diverso. Ladrenalina lo aveva trasformato. Imbarazzo e vergogna erano scomparsi.

Io bramavo cambiamenti, li accettavo con entusiasmo. Parlavamo con un tono autoritario, che non ammetteva repliche.

Disse che Caterina era libera. Avrei chiesto il divorzio il giorno dopo. Nostro figlio con la sua famiglia sarebbe andato a vivere con lei. Tutto secondo la legge. In effetti, la nostra vecchia casa con due camere da letto era ancora registrata a mio nome lasciatami da mia madre.

Loro si trasferirono nella casa più grande. Lauto, ovvio, rimaneva a me. La casa in Umbria, lavrei comunque frequentata io.

Caterina sapeva di apparire patetica e poco attraente, ma non riusciva a trattenere le lacrime. Le impedivano di parlare, le sue parole uscivano confuse. Pregava di fermarmi, di ricordare, di pensare alla salute, almeno alla sua… Lultima cosa mi fece arrabbiare. Mi avvicinai e sibilai:

Non trascinarmi dentro la tua vecchiaia!

Sarebbe ridicolo sostenere che Silvia mi amasse e per quello accettò subito la proposta di matrimonio, proprio la prima notte insieme, nella casa in Umbria.

Il ruolo di moglie la tentava, e ancora di più la sua risposta al vecchio amante che laveva scaricata.

Si era stancata di stare nella casa dove comandava il padre, desiderava sicurezza. Tutto questo potevo offrirlo io. Unopzione non brutta, ammetteva.

Nonostante avessi passato da tempo i cinquanta, non sembravo affatto un nonno. Agile, curato. Capo di reparto. Intelligente nei fatti, piacevole nella conversazione. Persino a letto, Silvia diceva che non mi mancava generosità. E che non ci sarebbe più stata una casa in affitto, i conti in rosso o furti. Tutto vantaggi. Beh, qualche dubbio sulletà cera

Dopo un anno, la delusione crebbe per Silvia. Si sentiva ancora giovane donna, voleva vivere il mondo. Viaggi, concerti, giorno di spiaggia col bikini audace, settimane con le amiche.

Per temperamento e giovinezza, riusciva a gestire tutto, anche il figlio ora a casa con lei, senza perdere il ritmo.

Io, invece, arrancavo. In ufficio risolvevo tutto, gestivo mille problemi; ma a casa ero solo un uomo stanco che cercava pace, rispetto per le proprie abitudini. Serate fuori, teatro, spiaggia, tutto andava bene ma con cautela.

Nessuna obiezione allintimità purché poi si dormisse subito, magari alle nove.

Cera anche da tenere conto del mio stomaco debole: niente fritti, niente salumi, niente precotti. Lex moglie mi aveva abituato troppo bene.

Talvolta mi mancavano persino i suoi piatti al vapore. Silvia cucinava pensando al figlio, non capiva come dai filetti di maiale potesse farmi male il fianco.

Non ricordava la lista delle mie pillole e pensava che un uomo adulto potesse occuparsene da solo. Così, piano piano, la mia presenza inizió a diminuire nella sua vita.

Silvia iniziava a fare progetti col figlio, unendosi alle amiche. Stranamente, il mio essere anziano la spronava a vivere di più.

Non lavoravamo più nello stesso ufficio la direzione non lo riteneva etico, così Silvia passò a uno studio notarile. Anche lei tirò un sospiro di sollievo: non doveva vedermi tutto il giorno, io le ricordavo troppo suo padre.

Sentiva rispetto verso di me. Basta? Non si sa.

Arrivava il mio sessantesimo compleanno e lei voleva una grande festa. Ma io prenotai solo un tavolino al solito ristorantino vicino Piazza Navona, quello dove ero stato decine di volte nella vita. Sembravo quasi triste, ma era naturale a quelletà. Silvia non ci dava peso.

Mi fecero gli auguri i colleghi. Non invitai le coppie con cui avevo frequentato Caterina, non mi sembrava il caso. I parenti lontani, nessuno che avesse veramente capito la mia scelta di sposare una donna più giovane.

Di mio figlio praticamente non ne avevo più. Aveva rinnegato tutto. Ma un padre non ha diritto a disporre della propria vita?! Ammetto che mi aspettavo qualcosa di più vivace.

Il primo anno con Silvia fu come una luna di miele. Mi piaceva stare con lei tra la gente, incoraggiavo anche le sue piccole spese, frequentava la palestra, usciva con le amiche.

Resistevo ai concerti rumorosi e ai film folli. In quelleuforia, feci diventare Silvia e suo figlio proprietari della mia casa a Roma. Dopo poco, le cederei la mia quota della villetta in Umbria.

Silvia, alle spalle, chiese a Caterina di cedergli pure laltra metà. Minacciò di venderla a estranei.

Comprò tutto, ovviamente coi miei soldi, e registrò la villetta solo a suo nome. Diceva che era ideale per il bambino, cera il lago, il bosco. Ora d’estate ci vivevano i suoi genitori e il figlio. In fondo, era meglio così: io non sopportavo liperattività del figlio di Silvia mi ero sposato per amore, non per fare da padre a un bambino che non sentivo mio.

La mia famiglia dorigine si sentì tradita. Presi i soldi, vendettero la loro casa con tre camere e si separarono. Mio figlio con famiglia trovò una casa a due camere, Caterina si trasferì in un monolocale. Come vivessero, non lo domandavo più.

E arrivò il giorno dei sessantanni. In tanti mi auguravano salute, felicità, amore. Ma io non sentivo quella scintilla. Era da anni che dominava solo linsoddisfazione.

Amavo certamente Silvia. Era il ritmo che non riuscivo a tenere. Non potevo domarla o farla mia del tutto. Sorrideva, ma viveva secondo le sue regole. Non faceva nulla di fuori luogo lo percepivo, e questo mi irritava.

Ah, se avessi potuto mettere lanima della mia ex moglie dentro Silvia! Che venisse da me col tè alla camomilla, mi coprisse se mi addormentavo sulla poltrona. Avrei passeggiato volentieri nel Parco Borghese con lei. E parlato ore seduti in cucina. Ma Silvia non sopportava i discorsi lunghi. Ormai si annoiava pure a letto. Io mi innervosivo, e finiva che si rovinava tutto.

Continuavo a convivere con il rimpianto di aver divorziato in fretta. Gli uomini saggi fanno delle amanti una festa, io lho trasformata in moglie!

Con la vivacità di Silvia, per dieci anni resterà giovane e seducente come una puledra. Ma anche a quarantanni resterà molto più giovane di me. Un abisso che crescerà anno dopo anno. Se sarò fortunato, la fine mi coglierà di sorpresa. Altrimenti?

Pensieri poco festivi tamburellavano nella mente, mentre il cuore accelerava. Cercai Silvia con lo sguardo era tra i ballerini. Bella, occhi scintillanti. Sì, ritrovarla accanto ogni mattina è pur sempre una gioia.

Cogliendo un attimo, uscii dal ristorante. Mi ripromettevo di respirare, di svaporare la malinconia. Ma subito i colleghi mi circondarono. Senza sapere cosa fare con langoscia che montava, presi dassalto un taxi fuori dal locale e chiesi al tassista di partire subito. Litinerario lo avrei deciso dopo.

Volevo andare dove conta solo la mia presenza. Dove appena entri, qualcuno ti aspetta. Dove il tuo tempo viene davvero apprezzato, e puoi rilassarti senza paure nemmeno di sembrare vecchio.

Telefonai a mio figlio, quasi supplicando, chiesi il nuovo indirizzo della madre. Lui mi rispose con parole amare, ma insistetti ripetendo che era questione di vita… e forse di morte.

Mormorai che oggi era il mio compleanno. Si ammorbidì, mi disse che sua madre forse non era sola. Nessun altro uomo. Solo un amico.

Mamma ha detto che hanno studiato insieme. Cognome buffo… qualcosa come Panetti.

Panetti corressi, sentendo una stretta di gelosia. Sì, lui era innamorato di lei. Piaceva a molti, Caterina. Bella, audace.

Lei stava per sposare proprio Panetti, ma io lho conquistata. È passato tanto, eppure sembra ieri, più reale della vita nuova con Silvia.

Mio figlio domandò:

Ma perché questa improvvisa urgenza, papà?

Rabbrividii al suo antico modo di chiamarmi e capii di provare una nostalgia tremenda per tutti loro. Risposi onestamente:

Non lo so, figlio mio.

Mi dette il nuovo indirizzo. Il tassista si fermò dove gli chiesi. Non volevo parlare con Caterina davanti a testimoni. Guardai lorologio quasi le nove. Ma lei era un gufo che per me incarnava il passero del mattino.

Suonai al citofono.

Mi rispose una voce maschile, roca. Disse che Caterina era impegnata.

Ma sta bene? È malata? chiesi, preoccupato. Luomo pretese il mio nome.

Sono il suo marito, in fondo! Tu devi essere Panetti urlai.

«Signor» mi corresse con malizia, che il marito lo ero solo una volta, e quindi non avevo il diritto di disturbare Caterina. Spiegare che lamica faceva il bagno, non lo trovava necessario.

Vecchio amore non arrugginisce, eh? domandai sarcastico, pronto al duello verbale con Panetti. Ma lui tagliò corto:

No, diventa dargento.

La porta non mi fu mai aperta

Oggi ho imparato che lamore e la compagnia richiedono pazienza: la giovinezza vola, la maturità va custodita come un dono. Ho perso troppe occasioni per essere presente, per dare attenzione. Prima di desiderare la libertà, bisogna guardare il valore di chi ci è stato accanto per anni e non scambiare la serenità per abitudine.

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