Mi è appena venuta in mente che noi due potremmo essere proprio una famiglia disfunzionaleTоді я вирішила, що варто спробувати виправити наші недоліки за допомогою спільних вечорів, коли ми готуємо традиційну домашню їжу і відкриваємо один одному серця.

Caro diario,

oggi mi sono svegliata con il cuore ancora in subbuglio per la celebrazione dei nostri venticinque anni di matrimonio. Alessandro mi ha stretto fra le braccia e ha sussurrato: «Che fortuna avere te al mio fianco». Io, ancora con gli occhi ancora lucidi, ho risposto: «E io sono felice perché sei qui con me». Poi ha aggiunto, con un sorriso tirato: «Con chi altrimenti dovrei stare? Solo con te, perché sei il mio destino, la donna migliore del mondo».

Non ho potuto fare altro che baciarlo sulla guancia e correre in cucina a tirare fuori dal forno la torta alla ricotta che ho preparato per loccasione. Questanno abbiamo deciso di festeggiare lanniversario dargento in modo intimo, solo noi due e i nostri figli: Andrea, quattordicenne che frequenta ormai la terza media, e la nostra piccola Ginevra, appena laureata in lettere.

Ginevra ha trovato un piccolo appartamento vicino al suo nuovo lavoro a Bologna e, nonostante io le abbia detto più volte che a casa cè sempre spazio per lei, ha sentito il bisogno di vivere da sola. «Perché dovrei affittare un altro tetto? Qui hai la tua stanza, viviamo tutti insieme, perché separarti? Quando ti sposerai, tornerai da noi», le ho chiesto. Lei, con voce tremante, ha risposto: «Mamma, ti voglio bene e so che non mi cacci via, ma ho bisogno di provare a stare da sola. E, per favore, non offenderti, ma i tuoi dolci mi fanno diventare una rotonda, mentre io devo tenere sotto controllo la mia figura. È impossibile resistere alle tue prelibatezze».

Lho osservata, sorridendo. Ginevra è lincarnazione di una bellezza mediterranea: lunghi capelli corvini, occhi verdi come il mare di Sorrento, un corpo snello e una grazia quasi aristocratica. Io, invece, sono sempre stata piccola e snella, quasi una bambina ancora vista come tale da chi mi incontra per strada. Non mi trucco troppo, porto i capelli in una coda veloce e indosso vestiti semplici.

Alessandro è un uomo imponente, alto, dalla corporatura robusta. Con gli anni ha guadagnato qualche chilo, ma i suoi torti alla pignatta rimangono un segreto deliziose. A ventotto anni era un modello da spiaggia; a quarantotto è ancora affascinante, con uno sguardo che riesce a rubare lattenzione di chiunque. So che, accanto a lui, non risalto, ma ho imparato a vivere con il sussurro delle voci dietro le spalle, perché so che, per lui, rimango la donna più bella, la più desiderata.

***

Mi ricordo quando avevo ventanni e lui ventidue. Era un gelido pomeriggio di settembre a Firenze; dovevo recarmi al compleanno della mia amica Viola. Avevo preparato un piccolo regalo e, mentre mi avviavo verso casa di Viola, ho deciso di comprare anche un mazzo di fiori.

Nel negozio di fiori di Via della Spiga cera solo un giovane dietro il banco, intento a scegliere un bouquet. La fioraia, una signorina dal sorriso dolce, lo osservava con interesse. Io ho notato il loro sguardo incrociarsi e ho pensato: «Con quel fisico dovrebbe fare il cinema!».

Il giovane, notandomi, si è avvicinato e ha chiesto: «Scusi, signorina, preferisce questo mazzo di rose rosse o quello con peonie?» Mi sono arrossita, non mi aspettavo che un bel ragazzo mi parlasse, ma ho risposto: «Preferirei le peonie, anche se la maggior parte delle donne ama le rose».

La fioraia, curiosa, ha chiesto: «E a sua figlia che fiori piacciono?» Il ragazzo ha risposto, un po confuso: «A me? Non compro fiori per una ragazza, non so nemmeno chi sia la destinataria». Dopo una breve pausa, il giovane ha spiegato: «Il mio amico andrà al compleanno della sua cugina e mi ha convinto a venire con lui. Non volevo arrivare a mani vuote, così ho comprato un mazzo. Ma ho avuto troppa scelta».

Io ho consigliato: «Le rose non sbagliano mai, piacciono a tutte». Il ragazzo ha chiesto: «Anche a lei le piacciono?» Ho sentito il volto scaldarsi; ho abbassato lo sguardo e ho risposto: «Amo soprattutto i fiori di campo, ma le rose hanno il loro fascino».

Lui ha sorridendo ha raccontato: «Mia madre mi porta sempre dei fiori di campagna quando andiamo in campagna; cè una bellezza silenziosa in quei fiori, quasi nascosta, ma se li osservi bene». Ha comprato il mazzo di rose e, uscendo, ha lanciato un sorriso verso di me.

«Che bel ragazzo», ha commentato la fioraia, «una sola smorfia e ha già rubato il cuore!».

Ho comprato un piccolo mazzo di crisantemi, ho salutato la fioraia e mi sono diretta verso la casa di Viola. Quando sono arrivata, luomo dal sorriso smagliante era lì, accompagnato dal suo amico Marco, cugino della festeggiata. Si chiamava Salvatore, ma tutti lo chiamavano Sasà.

Salvatore era visibilmente sorpreso nel vedermi di nuovo, e i suoi occhi non smettevano di fissarmi. Io, timida, ricambiavo il suo sguardo e, più tardi, verso la fine della serata, ci siamo seduti insieme. Abbiamo chiacchierato di tutto, dal lavoro alle passioni, e il tempo è volato.

Quando la musica è iniziata, Viola ha chiesto a Sasà di ballare. Lui, con un sorriso colpevole, ha guardato me e ha accettato linvito della festeggiata. Dopo un paio di canzoni è tornato da me, ha chiesto se volevo accompagnarlo a casa, e io, senza pensarci troppo, ho accettato.

Il giorno dopo, al campus, ho trovato Viola che mi ha ignorata completamente. Dopo le lezioni lho avvicinata e le ho chiesto cosa fosse successo. Con voce aspra mi ha risposto: «Ti rendi conto che Marco ti ha presentato a Sasà per me? Io lho visto in foto e mi è piaciuto. Tu invece hai flirtato con lui tutta la sera!».

Io, sconvolta, ho replicato: «Non ho flirtato con nessuno, non capisco da dove vengano queste accuse». Viola è rimasta lì, furiosa, e se nè andata, lasciandomi con un nodo allo stomaco. Mi sono chiesta se avessi davvero tradito la nostra amicizia, se fossi una traditrice.

Poi, tornando a casa, mi sono guardata allo specchio: «A chi serve davvero una donna come me?». Il telefono ha squillato; era la voce di Sasà. Ieri mi aveva chiesto il numero, e io, senza sperare in nulla, gli avevo dato il mio contatto. Aveva proposto di incontrarci al tramonto sul lungomare di Viareggio. Quando sono arrivata, mi aspettava con un mazzo di fiori di campo e un sorriso che ha immediatamente cancellato tutti i miei dubbi.

Così è iniziata la nostra storia damore. Molti ci hanno detto che non sarebbe durato, che un ragazzo bello come Sasà non poteva restare con una ragazza semplice come me. Ma lui non ha mai guardato altrove; il suo unico sguardo è rimasto fisso su di me. Dopo un anno ci siamo sposati, e da allora non passa giorno in cui non mi ricordi quanto sono la sua donna più bella.

Circa dieci anni dopo, ho osato chiedergli: «Perché mi hai scelta, sapendo che non sono una bellezza da copertina?». Ha risposto: «Lamore non si spiega, ma ti dirò quello che sento. Mi sono innamorato dei tuoi occhi, così pieni di gentilezza, della tua voce, del tuo profumo, della tua anima. Sei come quei fiori di campo: la loro bellezza è discreta, ma per chi sa guardare è ineguagliabile. Non scambierei mai la tua peonia per la più lussuosa delle rose».

***

Stasera, per il nostro anniversario dargento, abbiamo preparato una cena intima a casa nostra a Napoli. I figli ci hanno dedicato parole dolci, il regalo più prezioso per noi. Al centro della tavola cera un delicato mazzo di fiori di campo, quella tradizione che Alessandro mantiene da quando mi ha regalato il primo bouquet il giorno del mio compleanno, in luglio.

«Sasà», ho sussurrato mentre ci sdraiavamo, «a volte penso che siamo una coppia un po strana».

«Perché?», ha chiesto, sorpreso.

«Non ci siamo mai litigati in venticinque anni. Succede davvero?».

«Vuoi litigare?», ha riso, iniziando a solleticarmi.

«No, no, non voglio», ho gridato ridendo, spaventata dalla sua carezza.

«Allora anche io non voglio litigare», ha risposto, baciandomi.

Scriverò di nuovo domani, ma per ora mi sento leggera, come quei fiori di campo che tanto amiamo.

Con affetto,
Oliva.

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