Mi sono imposta con la sfacciata sorella di mio marito

— Mamma ha detto che il ristorante è confermato, — disse Monica, ignorando la tensione nella voce di Bianca. — E i soldi? Tu e Riccardo avete trasferito tutto?

Bianca restò in silenzio per qualche secondo.

Cercava le parole giuste.

Monica non si fermò.

— Non è una cifra enorme. Pensavo di aggiungerci anche del mio, ma sapete, con le mie spese… È tutto per la mamma, capisci.

— Aspetta, — la interruppe Bianca. — Non avevamo concordato niente.

— Oh, ma lui dimentica sempre tutto, — rise Monica. — Gli ho detto che avreste messo sui quarantamila. È normale per un’occasione simile, no?

Sembrava già tutto deciso.

Ogni obiezione pareva ridicola.

Bianca strinse il telefono più forte.

— Quarantamila euro? — chiese piano.

— Sì, ho pure ottenuto uno sconto! Ci sono le torte, il servizio, vedrai. Mamma sarà al settimo cielo. Ho già versato l’acconto. Riccardo ha detto che avreste trasferito tutto.

Monica chiuse la chiamata senza aspettare risposta.

Bianca restò a fissare il telefono.

Aveva un nodo in gola.

Un solo pensiero in testa: di nuovo lo stesso gioco.

***

La sera, in cucina, l’aria era tesa.

Riccardo aprì il frigorifero, prese una bottiglia di chinotto.

— Monica dice che sei contraria ai soldi per il ristorante, — mormorò senza guardarla.

Bianca si bloccò.

— Contraria? Così ha detto? — Si alzò dalla sedia. — Ho forse rifiutato qualcosa? Non sapevo niente finché non mi ha messo davanti al fatto compiuto.

Riccardo si girò, accigliato.

— Non lo fa per sé. Mamma non festeggia ogni anno.

— E non ti sembra esagerato farlo a nostre spese? Quarantamila euro, Riccardo!

Lui scrollò le spalle, distolse lo sguardo.

— È per mamma. Monica è stata brava a organizzare tutto.

— Brava, certo. Ma è facile con i soldi degli altri.

— Dai, smettila. Ci sta solo provando.

— Per chi? Per noi? Per mamma? O per se stessa? — Bianca abbassò la voce, per non svegliare il figlio. — Non ce la faccio più, Riccardo. Da lei è sempre lo stesso: date, trasferite, pagate.

Lui restò zitto, fissando il bicchiere.

— Cosa posso fare? Lei è fatta così.

— Ho già provato a parlarle, — tagliò corto Bianca. — Sai cosa mi ha detto? Che è un nostro dovere.

— E cosa ti aspettavi? Magari la sua vita è più complicata della nostra.

— Fa tutto da sola?! — esplose Bianca. — Sfrutta chi le sta intorno. E tu la appoggi pure!

Riccardo bofonchiò qualcosa e si ritirò nella sua stanza.

Bianca restò sola con i suoi pensieri.

***

La mattina dopo arrivò una chiamata inaspettata.

— Ciao Bianca! Sei occupata? — Monica suonava allegra.

— Che c’è, — rispose Bianca, fredda.

— Ho bisogno di un favore. Ho iniziato un progetto con una vicina, un negozio online. Devo pagare qualcosa e sono al verde. Potresti prestarmi la tua carta? Solo per un paio di giorni.

Bianca restò un attimo in silenzio.

— Sul serio? La mia carta?

— Sì! Sono attenta, conto tutto, restituisco tutto.

— No. Non se ne parla.

Silenzio dall’altra parte.

— Non capisco perché rifiuti.

— Perché tengo alla mia tranquillità. E alla mia carta.

— Non ti fidi di me? Siamo famiglia.

— Monica, chiudiamola qui. Ho da fare.

Bianca riattaccò, sollevata e arrabbiata insieme.

Monica aveva superato ogni limite.

La sera Riccardo tornò dal lavoro.

Bianca sapeva che sarebbe stato difficile.

— Tua sorella ha chiamato di nuovo, — disse piano.

— E allora? — Lui si tolse le scarpe, evitando il suo sguardo.

— Ha chiesto la mia carta. Per un suo progetto.

Riccardo si fermò, sorpreso.

— Cosa hai risposto?

— Naturalmente no.

— Perché non l’hai aiutata? È Monica.

— È un vizio di famiglia non vedere la differenza tra una richiesta e un abuso?

— Non chiedeva milioni. Sei tu che complichi sempre tutto.

— Complico? Pensi che si possa andare avanti così all’infinito?

Lui rimase zitto, poi mormorò:

— Le serviva solo un aiuto.

— E poi scompare, e noi rimediamo alle conseguenze.

Riccardo scosse la mano e si ritirò.

Bianca restò seduta al tavolo.

Qualcosa dentro di lei si era spezzato.

Monica non interferiva più nella loro vita.

La stava distruggendo.

Quella sera Bianca pensò a come fermare tutto.

Un piano prese forma nella sua mente.

Calmo, ragionevole, definitivo.

***

La settimana dopo furono invitati dalla famiglia di Riccardo.

C’erano quasi tutti: nonne, zii, zie, cugini.

Monica era, come sempre, al centro dell’attenzione.

Parlava ad alta voce del suo progetto, di come stesse “investendo nel futuro”.

Bianca osservava con calma apparente.

Riccardo sedeva accanto a lei, nervoso.

Sembrava intuire che qualcosa stava per succedere.

— Con la vicina stiamo avviando un progetto fantastico, — diceva Monica. — Facciamo tutto da sole, oggi è difficile.

Bianca si schiarì la gola.

— Monica, come mai per il tuo progetto cerchi i soldi degli altri?

Tutti si immobilizzarono.

Monica impiegò un momento per capire.

— Cosa intendi? — La voce si fece tesa.

— Mi hai chiesto la carta per “spese temporanee”. Prima ancora Riccardo ti aveva dato soldi per la macchina. Li hai mai restituiti?

Monica arrossì.

— Sono sciocchezze. Perché tirarle fuori qui?

— Non sono sciocchezze quando vivi di continuo a spese degli altri.

— Non capisco perché sei così arrabbiata. Siamo famiglia.

— Famiglia? — Bianca alzò un sopracciglio. — E cosa significa, per te, essere famiglia?

Il silenzio calò sul tavolo.

Nessuno osava parlare.

La nonna fissava il piatto.

Gli zii si scambiavano occhiate imbarazzate.

— Significa rispetto, — continuò Bianca. — Non prelievi continui.

Monica cercò aiuto con lo sguardo verso Riccardo.

Lui non disse nulla.

Per la prima volta non la difese.

— Riccardo, — sussurrò Monica, — dille qualcosa.

— Ha ragione lei, — rispose Riccardo piano.

Monica sbiancò.

— Come puoi dirlo?

— Perché è vero, — disse lui. — Basta, Monica.

Bianca lo guardò, sorpresa.

Non si aspettava quel sostegno.

Monica si alzò di scatto.

— Bene. Fate come volete. Io non vi chiederò più niente.

Uscì dalla stanza lasciando il silenzio dietro di sé.

Nessuno la seguì.

La cena continuò, impacciata ma più leggera.

Bianca sentì qualcosa allentarsi dentro di sé.

Non era felicità, ma sollievo.

Riccardo le prese la mano sotto il tavolo.

— Scusa, — disse piano. — Avevi ragione tu.

Bianca annuì senza parlare.

Non servivano altre parole.

A casa, quella notte, dormì meglio di quanto ricordasse da mesi.

Monica non chiamò per settimane.

Quando lo fece, la sua voce era diversa: più piccola, più cauta.

Chiese scusa, a modo suo.

Bianca ascoltò, senza rancore ma senza cedere.

— Va bene, — disse solo. — Ma niente più soldi.

Monica accettò.

Da allora i rapporti cambiarono, lenti ma veri.

Bianca aveva imparato una cosa semplice.

Il rispetto si pretende, non si aspetta.

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