Mi vergogno a portarti alla cena, – disse Daniele senza nemmeno alzare gli occhi dal suo telefono. – Lì ci saranno persone normali.

– Mi vergogno a portarti alla cena, – disse Daniele senza nemmeno alzare gli occhi dal suo telefono.

– Lì ci saranno persone, gente normale.

Nadia stava davanti al frigorifero, con una bottiglia di latte in mano.

Dodici anni di matrimonio. Due figli.

E adesso, una vergogna.

– Metterò il vestito blu, – disse piano. – Quello elegante.

– Non è questione del vestito, – rispose lui, finalmente alzando gli occhi.

– E allora qual è la questione?

– Tu non sai parlare con quella gente. Non sai di cosa parlano.

Nadia posò la bottiglia sul tavolo.

– Di cosa parlano, Daniele?

– Di viaggi, di affari, di cose importanti.

– E io di cosa parlo, secondo te?

– Di bambini, di spesa, di pentole.

Il silenzio riempì la cucina come un fumo denso.

– Sono dodici anni che cucino per te, – disse Nadia. – Dodici anni che cresco i tuoi figli.

– Appunto, – disse lui freddo. – Sei rimasta indietro.

– Indietro rispetto a chi?

– Rispetto al mondo, Nadia. Al mio mondo.

Lei si sedette lentamente su una sedia.

– Quando è cominciata questa vergogna?

– Non lo so. È cresciuta, come tutto.

– E io non l’ho vista crescere?

– Forse non hai voluto vederla.

Nadia guardò le sue mani, segnate dal lavoro di casa.

– Chi ci sarà a questa cena?

– Colleghi. Il direttore. Qualche socio importante.

– E vuoi andarci senza di me?

– Voglio andarci senza l’imbarazzo.

Le parole caddero come pietre fredde.

– Allora vacci da solo, – disse Nadia.

Daniele alzò le spalle, come se fosse semplice.

– Forse è meglio così, davvero.

– Meglio per chi, Daniele?

– Per tutti. Anche per te.

Nadia si alzò, raccolse la bottiglia di latte.

– Sai cosa penso io, adesso?

– Cosa pensi? – chiese lui, quasi distratto.

– Che la vergogna non è mia.

Lui la guardò per la prima volta negli occhi.

– Che vuoi dire?

– Che chi si vergogna di chi ama non merita quell’amore.

Daniele rimase in silenzio, il telefono ancora in mano.

– Non intendevo questo, – disse infine.

– Intendevi esattamente questo, – rispose Nadia.

Aprì il frigorifero, ripose il latte con calma.

– Domani prendo i bambini e vado da mia sorella.

– Per una cena? – chiese lui incredulo.

– No, Daniele. Per dodici anni.

Lui restò seduto, immobile, senza parole.

Nadia uscì dalla cucina a testa alta.

Quella sera, alla cena, Daniele andò solo.

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