Mio marito ha portato un amico a casa nostra «solo per una settimana», così io in silenzio ho fatto la valigia e sono partita per un soggiorno alle terme

Mio marito ha portato un amico a casa a vivere con noi per una settimana, e io, senza dire una parola, ho fatto la valigia e sono partita per le terme.

Dai, entra pure, non farti problemi, considera questa casa anche la tua risuona la voce allegra di mio marito dallingresso, seguita dal rumore sordo di una borsa pesante poggiata a terra. Clara adesso mette su qualcosa a tavola, siamo capitati proprio a puntino.

Clara si ferma con il mestolo in mano. Non aspettava nessuno. Anzi, aveva programmato una sera tranquilla in famiglia davanti alla televisione, con lunico ospite desiderato dopo una settimana massacrante in ufficio: la pace. Appoggia piano il mestolo, si asciuga le mani sullo strofinaccio e va a vedere chi è arrivato.

La scena che si presenta non promette nulla di buono. Paolo, suo marito, sorride come solo un napoletano al sole, aiutando a togliersi il piumino a un uomo corpulento, col viso gonfio e il naso arrossato. In un angolo, una borsa sportiva enorme sembra sul punto di esplodere.

Oh, Chiara! esclama Paolo quando la vede, allargando ancora di più il sorriso. Ti ho fatto una sorpresa! Ricordi Luciano? Luniversità insieme, era in classe con noi. Quello della chitarra, te lo ricordi?

Clara di Luciano aveva solo un vago ricordo: rumoroso, sempre allultimo banco, chiedeva sigarette e prestiti di appunti. Delluniversitario era rimasto ben poco: Luciano era ora decisamente ingrassato, con una pancia prominente e pochi capelli, mentre lo sguardo saltava scrutando ogni angolo dellappartamento.

Salve, padrona di casa bofonchia Luciano, togliendosi le scarpe e gettandole malamente vicino alla scarpiera. Casa accogliente, spaziosa.

Buonasera replica Clara, controllando Paolo con lo sguardo. Nei suoi occhi cè una domanda muta che di solito mette Paolo a disagio.

Lui si avvicina velocemente, la abbraccia e le sussurra sottovoce, cercando di non farsi sentire dal nuovo arrivato che nel frattempo è in bagno:

Clara, bisogna aiutare. Luciano è nei guai. La moglie, quella arpia, lha sbattuto fuori di casa. Lappartamento era della suocera e lui non era nemmeno registrato lì. Non sa dove andare, ha pochissimi soldi. Può stare qui una settimana, giusto il tempo di trovare una soluzione o fare pace in famiglia. Non potevo proprio lasciarlo in mezzo a una strada, dai.

Clara conosce fin troppo bene il buon cuore di Paolo, che spesso coincide con una certa debolezza. Non sa mai dire di no, soprattutto se qualcuno gioca su vecchie amicizie o sulla nostalgia dei tempi passati.

Una settimana? bisbiglia Clara. Paolo, abbiamo un bilocale. Dove dorme? In soggiorno? E noi dove ci sediamo, la sera?

Su, non fare la difficile risponde lui con unalzata di spalle. Per una settimana berremo il tè in cucina. Gli diamo una mano, tutto qui. Luciano è tranquillo, non ti accorgerai nemmeno che cè.

Il “tranquillo” Luciano esce dal bagno, si asciuga le mani sul miglior asciugamano di Clara, quello color crema appeso apposta per occasioni speciali.

A proposito, si mangia qualcosa? chiede allegramente, già guardando in cucina. Non ho toccato cibo tutto il giorno! Tra le valigie e il viaggio, sono solo nervi.

La cena si trasforma subito in un monologo gastronomico: Luciano mangia come se dovesse affrontare linverno russo, facendo sparire la pasta alla carbonara con una velocità impressionante, le polpette una dopo laltra, e nel frattempo non si risparmia nei commenti.

Buona la carbonara, ma ci voleva più guanciale! La mia ex, Stefania, la faceva più corposa, bella carica. Qui sembra troppo leggera, roba da dieta?

Clara stringe le labbra, trattenendo un giudizio. Paolo le sorride in modo colpevole, continuando a riempire il piatto dellamico.

Luciano, qui si mangia solo roba buona grazie a Clara, fidati.

Eh sì, per essere una signora di città non cucina male, ribatte Luciano versandosi il limoncello che si è portato da casa. Noi operai siamo abituati a roba più rustica, però. Paolo, hai per caso una birra? Con le polpette va meglio.

Per tutta la sera la TV, in soggiorno, è talmente alta che i bicchieri vibrano nella credenza. Luciano, sprofondato sul divano, guarda un film dazione commentando ogni rissa, mentre Paolo annuisce e va avanti e indietro dalla cucina portando vassoi di stuzzichini. Clara non trova posto nella sua stessa casa: si rifugia in camera, prova a leggere, ma le urla e le risate sgangherate risuonano anche dietro la porta chiusa.

La mattina seguente lincubo prosegue. Clara entra in cucina per preparare il caffè e trova un monte di piatti sporchi, briciole e bottiglia vuota sulla tovaglia. Luciano dorme ancora in soggiorno, steso sul divano letto, russando come un trattore. Lodore di alcol e calzini stantii è insopportabile.

Paolo, stropicciato, esce dal bagno:

Scusaci, Clara, ieri sera abbiamo fatto tardi e non abbiamo pulito, sussurra. Faccio tutto io stasera quando torno.

E nel frattempo con cosa fate colazione? Tutto sporco.

Dai, lavo due piatti al volo…

Clara beve il caffè in silenzio e se ne va. Tutto il giorno, in ufficio, si trova a pensare che non vuole più tornare a casa. Quelloasi di pace che aveva costruito con tanto amore ormai non la rappresenta più.

La sera conferma i suoi timori. I piatti sono stati “lavati”, ma restano pieni di aloni di grasso. Lodore di frittura è dominante. Luciano fuma in cucina, con la finestra socchiusa, ignorando la regola che vieta di fumare in casa.

Eccoti, padrona di casa! saluta Luciano soffiando il fumo verso il soffitto. Abbiamo fatto patate fritte! Da soli! Solo che il guanciale mancava, sono andato a comprarlo con i soldi di Paolo. La mia carta, per ora, è bloccata.

Clara guarda il piano cottura: grasso dappertutto, bucce di patata per terra.

Non ho fame, dice fredda. Paolo, puoi venire un minuto?

Lo trascina in camera e chiude la porta.

Paolo, che succede? Perché fuma in cucina? Perché questo disordine? Avevi promesso che non avrei neanche sentito la sua presenza.

Dai, Clara, non arrabbiarti, prova ad abbracciarla ma lei lo respinge. È nervoso, poveraccio, trova un po di pace qui. Sistemo tutto io, tranquilla. E poi sta già cercando casa.

Cercando? Davanti alla partita con la birra in mano?

Ma oggi ha fatto delle chiamate, davvero! Clara, non essere esagerata. Gli amici si vedono nel momento del bisogno.

I tre giorni seguenti sono un inferno. Luciano resta a casa (in ferie non pagate), divora in una volta quel che Clara cucina per due giorni. Si aggira in boxer per casa, occupa il bagno per ore e lo lascia bagnato e sporco.

Il venerdì Clara torna a casa prima, pregustando solo una doccia bollente e un letto tranquillo. Aprendo la porta sente risate e musica: oltre alle scarpe di Paolo e Luciano, ci sono tacchi da donna e altri mocassini maschili.

In salotto, il fumo è denso. Luciano, un altro che non conosce e una donna troppo truccata stanno cenando allegramente. Paolo, rosso in volto, è in un angolo con aria colpevole. Bottiglie e stuzzichini sono sparsi sul tavolinetto di legno buono di Clara.

Ecco la padrona! urla Luciano. Paolo, offre da bere alla signora! Clara, ti presento Mario e Sabrina, qui si festeggia il venerdì!

Clara guarda il cerchio umido lasciato da un bicchiere sul tavolino, il mozzicone nella sua ciotola di Murano, suo marito che si nasconde.

Non urla. Non caccia nessuno. Dentro di lei si spegne un interruttore e la rabbia lascia il posto a una glaciale serenità.

Buonasera, dice calma. Non vi disturbo.

Si gira, va in camera, chiude a chiave. Dal rumore si intuisce che Paolo prova a calmare i presenti ma la musica riparte, anche se più bassa.

Clara tira fuori la valigia, lucida nei gesti decisi. Accappatoio, ciabatte, costumi, un paio di bei vestiti, libri lasciati da parte troppo tempo, make-up. Ringrazia la sorte per le due settimane residue di ferie che la capoufficio voleva a tutti i costi farle usare a fine anno, e se stessa per quei suoi risparmi personali. Apre il portatile e prenota una settimana in una delle migliori terme nei Colli Euganei. Camera con vista sul parco, pensione completa, spa, massaggi. Paga quasi tremila euro, senza rimpianti. Prenotazione confermata, si parte domani mattina.

Si mette a letto coi tappi nelle orecchie. I rumori della festa diventano un eco lontano.

Al mattino casa deserta e silenziosa. Forse gli ospiti sono andati via a notte fonda, Paolo e Luciano dormono come morti. Clara fa la doccia, si veste, trascina la valigia in cucina. Lascia un biglietto tra gli avanzi della cena: “Sono alle terme, torno tra una settimana. Il frigo è vuoto. La bolletta pagala tu.”

Il taxi la attende sotto casa. Quando la macchina parte, Clara finalmente si sente leggera.

I primi due giorni alle terme sono puro oblio. Passeggia tra i vialetti, respira aria pulita, sorseggia centrifugati allossigeno, nuota, legge in tranquillità. Il telefono spento o silenziato, lo guarda solo una volta al giorno.

Dal primo giorno a sera fioccano le chiamate di Paolo. Prima solo squilli, poi messaggi:

“Clara, dovè che sei?”

“Non è divertente. Dove sei finita?”

“Siamo svegli e tu non ci sei”

“Qui non cè niente da mangiare, potevi almeno lasciare una minestra…”

Clara legge i messaggi, ride e va a farsi un impacco al cioccolato.

Al terzo giorno il tono cambia.

“Clara, rispondi! Dove sono i calzini puliti?”

“Come si avvia la lavatrice? Si accende ma non parte!”

“Luciano chiede dove stanno gli asciugamani puliti, il suo è sporco.”

“Finito il detersivo e la carta igienica. Dove sono le scorte?”

Clara risponde solo una volta: “Trovi tutto su internet. Detersivo e carta li prendi al supermercato. I soldi li avete, con quelli ci avete preso il limoncello.”

Al quarto giorno arriva una chiamata. Clara è al bar delle terme con una tisana. Questa volta decide di prendere la linea.

Clara! Meno male! la voce di Paolo è isterica. Quando torni? È un incubo!

Che succede, Paolo? Io sto alle terme. Ho dei trattamenti.

Qui è il caos! Luciano è fuori controllo! Ieri ha portato altra gente a vedere la partita e hanno urlato fino alle due. Donna Rita sotto ha chiamato i carabinieri! Ho dovuto dare spiegazioni! Mi hanno pure lasciato una multa!

Ma tu hai detto che era una brava persona, andava aiutato replica Clara con finto compatimento. Appunto: stai aiutando. Datti da fare. Sei luomo di casa.

Clara, qui non cè da mangiare! Torno dal lavoro e trovo solo piatti sporchi e Luciano che ordina la cena come se fosse lalbergo! Dice che sono un incapace!

Non è un mio problema risponde lei serafica. Daltronde, secondo il tuo amico, “signora di città” e cucino male. Fatevi insegnare. Saltate il guanciale!

Clara, non riesco a cacciarlo, non si fa, è un amico… implora Paolo.

È una tua scelta, Paolo. Tua la casa, tue le regole. Se domenica sera, quando torno, la casa non è esattamente come prima di Luciano e lui è ancora qui, me ne vado da mia madre. E questa volta mi separo, davvero. Non è una minaccia, è un fatto.

Riaggancia e va a farsi il massaggio al viso. Si sente stranamente bene. In passato aveva sempre paura a dare ultimatum, a sembrare “cattiva”. Ma la settimana con Luciano le ha insegnato che la pazienza non è sempre una virtù A volte è solo offrire il collo al prossimo.

Gli ultimi giorni di libertà volano. Clara dorme come non le succede da una vita, il volto si distende, gli occhi le si illuminano.

Rientra la domenica sera. Il taxi arriva davanti al portone. Sali in ascensore senza paura, qualunque cosa accada.

Apre la porta.

Profumo di pulito e limone, e… di pollo arrosto. Gradevole.

Il corridoio è libero, nessun borsone, nessuna giacca estranea. Le scarpe di Paolo sono allineate.

Paolo la guarda dalla cucina, con la barba fatta e la camicia pulita, ma le occhiaie profonde.

Ciao mormora lui.

Clara passa in soggiorno: tutto perfetto. Divano sistemato, tappeto pulito, tavolino lucidato, finestre spalancate: nessuna traccia di fumo.

Cucina splendente, pollo nel forno.

Luciano dovè? domanda, togliendosi il cappotto.

Paolo sospira appoggiandosi allo stipite.

Lho mandato via. Giovedì, dopo la tua telefonata.

Davvero? Non ti sei sentito in colpa?

Clara… quando mi ha ordinato di andare a prendere la birra perché “sta iniziando la partita”, e io rientravo da lavoro stanco e stavo lavando la sua padella mi è scattato qualcosa dentro. Gli ho detto di fare le valigie e di andare.

E lui?

Ha urlato. Che sono uno zerbino, che non si cede mai davanti a una donna, che ho tradito lamicizia. Voleva pure soldi come risarcimento. Gli ho dato cinquanta euro e gli ho buttato la borsa fuori. Poi ho pulito la casa due giorni di seguito. E mi sono scusato con Donna Rita portandole i cioccolatini.

Paolo prende le mani di Clara: le sue sono ruvide dal troppo detersivo.

Scusami, Clara. Sono stato uno stupido. Davo per scontato tutto quello che fai. Credevo che la casa si sistemasse da sola, il frigo si riempisse come per magia. Solo questa settimana mi sono reso conto del peso. Come hai fatto a resistere così a lungo, lavorando pure fuori?

Clara lo guarda: nei suoi occhi non cè solo pentimento, ma finalmente consapevolezza.

Io non resisto, Paolo. Mi prendo cura di noi, ma non sono la domestica di nessuno.

Mai più ospiti a dormire. Mai più Luciano. Mi ha pure mandato dei messaggi offensivi, lho bloccato. Lo giuro.

Dai, siediti, che il pollo è pronto sorride Clara. Si sta per bruciare.

Cenano in silenzio, ma è un silenzio piacevole. Paolo la serve, le versa il vino.

E il soggiorno alle terme? Ti è piaciuto? chiede timidamente.

Moltissimo. Da oggi ci andrò almeno due volte allanno. E sai che dovresti imparare a cucinare almeno qualcosa di meglio di un uovo al tegamino. Non si sa mai, potrei scappare di nuovo.

Imparerò, promette Paolo serio. Lo giuro.

Il giorno dopo Clara scopre, tramite unamica comune, che Luciano è tornato dalla suocera ma lì ha fatto una scenata. Lex moglie ora lo denuncerà e lo caccerà via, e lui è sommerso di debiti. Licenziato da un mese per ubriachezza altro che marito cacciato allimprovviso.

Paolo scuote la testa e abbraccia Clara. La lezione è stata compresa: i confini della famiglia diventano sacri, e nessuno più li oltrepasserà.

Clara, invece, capisce una cosa: a volte, non serve urlare per essere ascoltati. Basta fare silenzio e andarsene, lasciando che il resto del mondo si arrangi.

Da quel momento la vita cambia. Paolo non è diventato un casalingo perfetto in un giorno, ma non ha mai più dato per scontato il lavoro della moglie. E, soprattutto, ha imparato a dire no. Quando, poche settimane dopo, un cugino chiede “un paio di notti per fermarsi a Milano”, Paolo dà con cortesia lindirizzo di una pensione.

Clara, ascoltando dalla cucina mentre mescola il minestrone, sorride. È vero: i centri benessere aiutano, ma casa tua è migliore quando cè chi ti rispetta.

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