Nel cassetto di mia madre, 22 barattoli di ragù per Michele, morto 11 anni fa.

Nel cassetto di mia madre ho trovato 22 barattoli di ragù.

Erano per Michele. Michele è morto da undici anni.

L’ultimo messaggio nel suo vecchio Nokia era per lui.

Diceva: «Michele, se mi chiami stasera ti lascio un messaggio in segreteria».

E poi: «Sento più la tua voce».

Era scritto il 2 febbraio.

Il giorno prima che cadesse in bagno.

La vicina la trovò ore dopo.

Sentiva l’acqua scorrere e non si fermava.

Ha bussato, poi è entrata con le chiavi di scorta.

Mia madre viveva a San Severo.

La casa era rimasta ferma nel tempo.

Il tavolo di legno era lo stesso di quando eravamo bambini.

Le tende a fiori le aveva cucite lei, anni prima.

Ho aperto il congelatore e ho trovato i barattoli.

Due all’anno, per undici anni.

Ragù fatto con le sue mani.

Su ogni barattolo c’era il mio nome.

E una data, scritta con la sua calligrafia tremante.

Ma nessuno di quei barattoli era mai stato consegnato.

Erano solo preparati, chiusi, messi lì.

Ad aspettare.

Che cosa aspettava mia madre, ogni volta?

Forse aspettava una telefonata.

Forse aspettava una visita che non arrivava mai.

Il signor Colonna, il vicino di sempre, mi ha fermato per strada.

Mi ha detto: «Tua madre parlava sempre di te».

Ho chiesto: «Cosa diceva?»

Ha risposto: «Diceva: quando Michele finisce il cantiere, viene».

Si è fermato un momento, poi ha aggiunto piano: «Non veniva mai».

Mi è mancato il fiato per qualche secondo.

Perché non ero mai riuscito a tornare davvero?

Il lavoro, le scuse, i cantieri senza fine.

Quante volte ho rimandato, pensando che ci sarebbe stato tempo?

Ho svuotato la casa in tre giorni.

Ogni stanza raccontava qualcosa di lei.

Ho tenuto il quaderno delle ricette, scritto a mano.

Ho tenuto i barattoli, uno per uno.

Ho tenuto anche il Nokia, con quel messaggio mai inviato.

Nell’ultima pagina del quaderno c’era un’altra frase.

Diceva: «Pasticciotti per Michele, quando verrà».

Quando verrà.

Mia madre scriveva sempre al futuro.

Come se ci fosse ancora tempo, come se lui potesse davvero tornare.

Ora quei barattoli sono nel mio congelatore.

Non li ho mai apriti.

Non so se riuscirò mai a farlo.

So soltanto che mia madre mi aspettava.

E io non sono mai arrivato in tempo.

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