Non è loro madre, questi cinque… e mai osserverai?

Ciao tesoro, ti devo fare un piccolo riassunto di come vanno le cose qui a casa, così ti senti più vicino, anche se siamo a chilometri di distanza.

Da quando la mia cara, Luisa, è volata al cielo proprio dopo lultimo parto, mi sono trovato a reggere da solo la nostra casetta in un paesino di collina, a due passi da Siena. Non importa se piangi o sorridi, i cinque bambini rimangono: il maggiore, Michele, ha nove anni; Luca ne ha sette; i gemelli Matteo e Marco ne hanno quattro; e poi cè la piccolissima Orsola, appena tre mesi, la nostra speranza tanto attesa.

Mai un momento di noia quando i bimbi chiedono da mangiare, ma quando li metto tutti a dormire, a mezzanotte mi ritrovo in cucina a fumare la sigaretta, a pensare a come si possa andare avanti.

Allinizio ho provato a gestire tutto da solo, facendo il possibile. Quando la sorella di Luisa è venuta in visita ha dato una mano, ma la nostra famiglia non ha più altri parenti vicini. Loro volevano portare via Matteo e Marco, dicendo che sarebbe stato più semplice per loro, e poi due cugini di mia sorella si sono offerti di aiutare con i bambini.

Mi hanno anche proposto di mandare i piccoli a un istituto, ma io non ho voluto cedere un solo figlio. Come si può dare via i propri figli? E poi, come farei a viverci senza di loro? È dura, lo ammetto, ma i ragazzini crescono piano piano e prima o poi diventano grandi.

Io mi occupavo di tanto in tanto dei compiti dei più grandi, mentre con Orsola era tutta unaltra storia: più problemi, più cure. Per fortuna la nostra vicina, la signora Rosetta, è una donna robusta, bassa, con la chioma lunga legata in una treccia un po fuori moda, ma molto riservata. Non dice molto, ma quando è entrata in casa nostra tutto è cambiato. Ha lavato, stirato, riorganizzato i vestiti dei bimbi, ha preparato i pasti e ha tenuto pulita la casa. Subito la scuola e lasilo hanno notato la differenza: i bambini erano più ordinati, i bottoni non più cuciti con filo nero su bianco, gli avambracci non più sporchi.

Un giorno Orsola si è ammalata, la febbre è salita e la dottoressa ha detto che doveva solo riposare e ricevere cure. Rosetta è rimasta al suo fianco tutta la notte, non si è mai seduta, lha cullata e alla fine è rimasta a stare con noi nella casa di Giorgio. I più piccoli hanno iniziato a chiamarla mamma, mentre i più grandi, Michele e Luca, allinizio la chiamavano signora, poi semplicemente Rosetta. Per loro era come avere una seconda madre, così tanto che la chiamavano persino la nostra mamma.

I parenti di Rosetta non hanno approvato:
Che fai a prendere su di te una tale responsabilità? le chiedevano.
Ho troppi figli in giro, rispondeva lei. Eppure a Giorgio non manca nulla.

Così sono passati quindici anni, quasi volati. I ragazzi hanno finito la scuola, alcuni hanno avuto qualche discussione con Giorgio, ma Rosetta è sempre intervenuta, tirandolo per il cappotto e dicendo Fermo lì, papà, prima risolviamo. A volte si arrabbiano, a volte si fanno gli estranei, ma la gente del villaggio non la chiama più Rosetta ma Signora Lucia, con rispetto.

Michele è già sposato, con una piccola moglie che aspetta il primo figlio. Luca lavora nellazienda agricola del paese, dove è uno dei meccanici più apprezzati, con premi e riconoscimenti ogni anno. Luca ha anche finito gli studi di ingegneria a Firenze cosa di cui Rosetta è davvero fiera, perché adesso ha un ingegnere in famiglia.

Orsola, invece, è arrivata al terzo anno di scuola media, è una vera artista: canta, danza, e nessuna festa è completa senza di lei. Giorgio, ormai, pensa spesso a quanto sia fortunato ad avere la signora Nina Bianchi, linfermiera di turno, che gli ha promesso di mandargli una bambina per fare la tata.

Questestate Rosetta ha sentito un fastidio al ventre: Non mi sento bene, forse è letà, ha detto a Giorgio, che lha cacciata fuori dal fumo, lha spinta a vedere il medico. Torna a casa più silenziosa, ma una sera, quando tutti sono già a letto, la chiama sul portico:

Siediti, papà, devo parlarti Il dottore ha detto che Aspetta, è troppo tardi per cambiare le cose, ma devo è è una vergogna, dice, coprendosi il viso con le mani.

Giorgio rimane senza parole, non sperava più figli.
Che vergogna, mamma I fratelli più grandi quasi se ne vanno, ma la natura ci ha messo tutto a posto, dobbiamo prepararci!

Dopo una lunga chiacchierata, tutti i figli hanno deciso di tenere segreto il nuovo arrivo finché non sarà il momento di annunciarlo. Così, il giorno dopo, al tavolo della cucina, Giorgio ha pronunciato: Ragazzi, tra poco avrete un altro fratellino o una sorellina.

Rosetta è rimasta con gli occhi pieni di lacrime, il piatto in mano, quasi rossa. Michele, che stava per sposare la sua ragazza, rise:
Grande, mamma! Sarà bello avere un altro piccolo da coccolare!

Matteo ha esultato:
Sì, un fratellino! Non vedo lora!

Marco, invece, ha protestato:
No, una bambina! Abbiamo già troppe ragazze, e ora una principessa in più!

Orsola, con il suo sguardo da tre mesi, ha solo alzato un sopracciglio.

Luca, ancora con la sua ragazza in visita, ha tirato fuori una birra e ha brindato: Alla nuova vita!

Il tempo è volato, e dopo qualche mese sono arrivati i primi neonati: un bimbo e una bambina, avvolti in fasciature azzurre e rosa. La signora Nina Bianchi è tornata con il sorriso, ha consegnato i pacchetti e ha detto: Ce li hanno portati i dottori, devi solo portarli a casa e farli crescere.

La famiglia si è riunita al dispensario, i tre studenti del villaggio sono venuti a fare gli auguri, e Rosetta, con gli occhi lucidi, ha tenuto uno dei fasciatoi mentre Giorgio stringeva laltro.

Che bello! Cresceremo tutti insieme, ha detto Orsola, guardando il neonato con tenerezza.

Il bus della cooperativa del villaggio li ha portati al fienile, dove il direttore ha organizzato la piccola festa. Bravo, papà, ci sei riuscito! ha esclamato Michele.

Rosetta, con un sorriso dolce, ha chiuso gli occhi e ha pensato: Li crescerò bene, con laiuto di tutti, e li chiameremo come noi, con nomi che portano il nostro cuore.

E così, tra una risata e una lacrima, la nostra piccola grande famiglia continua a crescere, sempre più unita, sotto il sole della Toscana.

Ti mando un abbraccio forte, e spero di sentirti presto!

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