Non mi alzo più dal letto.
L’ictus mi ha preso tre mesi fa.
La parte sinistra del corpo non risponde più.
Vivo in un basso di Bari vecchia, al piano terra.
Con me ci sono i miei tre nipoti.
Ada ha quattordici anni.
Tito ne ha nove.
Lina solo sei.
La loro madre è Carmela, mia figlia.
Tre anni fa è partita con un camionista di Taranto.
Dice che manda i soldi.
Il mese scorso sono arrivati cinquanta euro.
Solo quelli, per quattro bocche.
Ieri Ada è tornata dal forno.
Aveva un sacchetto di carta lucida.
Dentro, quattro cornetti alla crema.
Ancora caldi, appena sfornati.
Il profumo ha riempito tutta la stanza.
Tito ha gridato di gioia.
Lina si è svegliata di colpo.
— Chi te li ha dati? — ho chiesto.
— Un signore davanti al forno.
— Che signore?
— Voleva fare una foto ai bambini.
— Una foto per cosa?
— Per una pubblicità, diceva.
Ada non sa mentire bene.
Abbassava gli occhi mentre parlava.
Si strofinava i pollici sulla maglietta.
Un gesto che fa sempre quando ha paura.
Io l’ho guardata a lungo.
Ma non ho insistito.
I cornetti erano veri.
La crema colava sul bordo della carta.
— Mangiate voi, — ha detto Ada.
Non ne ha preso nemmeno un pezzo.
Tito si è buttato sul primo.
Lina ha chiesto quello più grande.
Io li guardavo dal letto.
Non potevo muovermi per aiutarli.
Non potevo nemmeno alzare la mano sinistra.
Ada ha pulito le briciole dal pavimento.
Ha lavato le mani a Lina.
Ha rimesso a letto Tito.
Poi è venuta vicino a me.
Mi ha preso la mano buona.
— Va tutto bene, nonna, — ha detto.
Io non le ho creduto del tutto.
Ma ho chiuso gli occhi lo stesso.
Domani chiederò di nuovo.